Orizzonte Altro
ORIZZONTE ALTRO
☰ KATEGORIAI
AUCTORITATES
OPERA
ARGUMENTA
INTERPRETATIONES
OI MATHETAI
RES GESATAE
RES GESTAE
Coreuti e Cretini
21 Agosto 2020
Coreuti e Cretini
21 Agosto 2020
RES GESTAE
Versione Pdf
Ma i troni, dove? Dove i templi, e le urne,
Dove, colmo di nettare, il canto che piace agli Dei?
Dove, dove splendono ora gli oracoli che da lungi colpiscono?
[…]
Ma dove sono, dove fioriscono le celebri corone della festa?
Tebe appassisce e Atene; più non risuonano le armi
In Olimpia, e nelle gare i carri dorati?
E di ghirlande più non si adornano le navi corinzie?
Perché tacciono anch’essi, gli antichi sacri teatri?
Perché non gioisce la danza consacrata?

F. HÖLDERLIN, Brod und Wein, attorno al 1800; Pane e Vino, in Hölderlin, Tutte le liriche, Mondadori, Milano 2001.

Così, sul crepuscolare crinale che compie in rintocco corrusco viepiù e flebile la catabasi dei Lumi, squilla ormai piangente la morte del secolo dalla remotezza dell’ombra e dell’apofasi, reitereva ecoica la propria elegiaca interrogazione il Poeta, aduso a “cantare il Sacro nel Tempo della Notte del Mondo”, quando gli Dei antichi sono fuggiti e Kórē non ancora albeggia, se non nel fideistico fruscio che eliotropico spasima in protendimento di redimita ricerca e diva.

Egualmente noi, oggi, ancor più immersi nella Notte di Hádēs, dovremmo chiederci, con pari nostalgico raccoglimento e orante nei tocchi cadenzati di Compieta, dove il Numinoso dimora.

Dove inaudito ormai risuona l’estatico íakch’ò íakche, dove i bákchoi stormiscono, fascio e fremito al Dio del furore tributando e possessione di ritmo, dove la celeusma invocante il daímon di Demetra scandisce la processione che il Sacro stesso, custodito cataro, scorta a Eleusi; dove la ferocia beatifica della bakcheía omofaga, dove la ctonia dirompenza dell’órgia tumulta il suo ossequio di rivolta al Cosmo celeste, dove ora conduce l’oreibasía delle fiere menadi, il cui crine cupo in danza profetizzava per Shelley tempesta occidua?

Ma “a Eleusi han portato puttane”, e la Destra che leggeva Ezra Pound, Mircea Eliade, Rudolf Otto e Julius Evola ora eleva contesa contro l’avocazione dello Stato, dell’ipostasi epperò della Comunità, di decidere e decretare la sospensione temporanea del chiuso consumare un godimento privato sterile, nichilista, lotofago, individualista, inautentico (e sostanzialmente ottuso), e ciò non certo per “totalitarismo etico”, per l’impressione paternalistica ossia di una educazione al divertimento, non per didascalico etero-tropismo di coscienze, bensì semplicemente per tutelare la salute pubblica, il bene minimo e preliminare di ogni Pólis la cui salvaguardia rappresenta una delle sue stesse costitutive ragioni d’essere.

“A Eleusi han portato puttane”, e forse “Solo un Dio può salvarci”; ma di certo non questa “Destra”, becera e illogica.

La Danza, la Festa, il Fasto celebravano, infatti, tradizionalmente, le forze generatrici della Comunità stessa e creatrici della vita: gli Dei, gli Antenati fondatori e cosmizzatori, le Potenze telluriche della Natura, immanenti e primordiali. Se nel nostro tempo, perfettamente ormai profano, esse tributano invece testimonianza al vuoto assiologico delle giovani generazioni della moderna società consumistico-capitalistica, tocca accettare il destino di compimento e decadenza.

E, nondimeno, ci si potrebbe aspettare, pur in questo spenglerianamente “civilizzato” torno d’anni nostro, che la “Destra” si scagli contro detti epifenomeni della decadenza nichilista per lo meno quando essi mettono a rischio il diritto alla vita e alla salute della Gemeinschaft. E invece leggiamo strali quali: “domani possono sospendere i comizi e dopodomani si possono ritardare le elezioni. Quando inizi a reprimere una libertà in nome di una emergenza non sai mai quasi finisci”; e ancora: “Questa gente non ha mai lavorato un solo giorno...”: sembra di leggere, non certo Robert Fitzwalter o addirittura John Locke, ma piuttosto Henry Ford, Mayer Amschel Rothschild e George Soros.

E non certo noi si è qui nostalgicamente a evocare il risveglio dei Re nella Montagna o degli Eroi dormienti, non romanticamente i restaurativi ritorni di Guglielmo il Maresciallo o Klemens von Metternich, ma ci si conceda almeno di sperare che la Grazia aristotelica dell’incontraddittorietà logica investa coloro i quali sono chiamati dalla Storia a guidare i Popoli: come è possibile, infatti, nel medesimo tempo, sostenere, da un lato, il diritto all’esistenza distintiva di una Comunità, il diritto ossia all’esserci identitario di un Popolo, contro una Weltanschauung globalista che vuole ridurre all’Uno del Nulla inautentico il darsi per molteplicità e partizione del Destino, e dall’altro scagliarsi contro la primazialità del Bene collettivo in difesa del diritto all’ego-ismo individualista del singolo – della sua avidità di guadagno come della sua bramosia di godimento e divertimento, “sballo” e choreía a-corale –, precisamente in apologia ovvero di quel culto dell’emancipazione estrema e statoclasta che detta Visione mondialista del mondo impone come l’unico possibile?

Siamo dunque condannati all’impossibilità dell’eterodossia, anche solo teoretica (e anche solo quanto alla declinazione corretta di Edonismo ed Eudaimonismo, Danza e Festa), rispetto all’Orizzonte unico del Capitalismo compiuto, siamo ossia condannati alla convergenza essenziale – della cosiddetta Sinistra e della cosiddetta Destra – verso l’ortodossia concettuale e valoriale perimetrata dell’Indistinto aoristico?

Dov’è la Destra che antepone il Destino collettivo al divertimento del singolo?

Un flebile raggio di luce e sensatezza nel dibattito pubblico ci concede adito alla speranza, in fondo, in fine:

https://www.linkiesta.it/2020/08/discoteche-chiusura-salvini-diritto

Alberto Iannelli

Ma i troni, dove? Dove i templi, e le urne,
Dove, colmo di nettare, il canto che piace agli Dei?
Dove, dove splendono ora gli oracoli che da lungi colpiscono?
[…]
Ma dove sono, dove fioriscono le celebri corone della festa?
Tebe appassisce e Atene; più non risuonano le armi
In Olimpia, e nelle gare i carri dorati?
E di ghirlande più non si adornano le navi corinzie?
Perché tacciono anch’essi, gli antichi sacri teatri?
Perché non gioisce la danza consacrata?

F. HÖLDERLIN, Brod und Wein, attorno al 1800; Pane e Vino, in Hölderlin, Tutte le liriche, Mondadori, Milano 2001.

Così, sul crepuscolare crinale che compie in rintocco corrusco viepiù e flebile la catabasi dei Lumi, squilla ormai piangente la morte del secolo dalla remotezza dell’ombra e dell’apofasi, reitereva ecoica la propria elegiaca interrogazione il Poeta, aduso a “cantare il Sacro nel Tempo della Notte del Mondo”, quando gli Dei antichi sono fuggiti e Kórē non ancora albeggia, se non nel fideistico fruscio che eliotropico spasima in protendimento di redimita ricerca e diva.

Egualmente noi, oggi, ancor più immersi nella Notte di Hádēs, dovremmo chiederci, con pari nostalgico raccoglimento e orante nei tocchi cadenzati di Compieta, dove il Numinoso dimora.

Dove inaudito ormai risuona l’estatico íakch’ò íakche, dove i bákchoi stormiscono, fascio e fremito al Dio del furore tributando e possessione di ritmo, dove la celeusma invocante il daímon di Demetra scandisce la processione che il Sacro stesso, custodito cataro, scorta a Eleusi; dove la ferocia beatifica della bakcheía omofaga, dove la ctonia dirompenza dell’órgia tumulta il suo ossequio di rivolta al Cosmo celeste, dove ora conduce l’oreibasía delle fiere menadi, il cui crine cupo in danza profetizzava per Shelley tempesta occidua?

Ma “a Eleusi han portato puttane”, e la Destra che leggeva Ezra Pound, Mircea Eliade, Rudolf Otto e Julius Evola ora eleva contesa contro l’avocazione dello Stato, dell’ipostasi epperò della Comunità, di decidere e decretare la sospensione temporanea del chiuso consumare un godimento privato sterile, nichilista, lotofago, individualista, inautentico (e sostanzialmente ottuso), e ciò non certo per “totalitarismo etico”, per l’impressione paternalistica ossia di una educazione al divertimento, non per didascalico etero-tropismo di coscienze, bensì semplicemente per tutelare la salute pubblica, il bene minimo e preliminare di ogni Pólis la cui salvaguardia rappresenta una delle sue stesse costitutive ragioni d’essere.

“A Eleusi han portato puttane”, e forse “Solo un Dio può salvarci”; ma di certo non questa “Destra”, becera e illogica.

La Danza, la Festa, il Fasto celebravano, infatti, tradizionalmente, le forze generatrici della Comunità stessa e creatrici della vita: gli Dei, gli Antenati fondatori e cosmizzatori, le Potenze telluriche della Natura, immanenti e primordiali. Se nel nostro tempo, perfettamente ormai profano, esse tributano invece testimonianza al vuoto assiologico delle giovani generazioni della moderna società consumistico-capitalistica, tocca accettare il destino di compimento e decadenza.

E, nondimeno, ci si potrebbe aspettare, pur in questo spenglerianamente “civilizzato” torno d’anni nostro, che la “Destra” si scagli contro detti epifenomeni della decadenza nichilista per lo meno quando essi mettono a rischio il diritto alla vita e alla salute della Gemeinschaft. E invece leggiamo strali quali: “domani possono sospendere i comizi e dopodomani si possono ritardare le elezioni. Quando inizi a reprimere una libertà in nome di una emergenza non sai mai quasi finisci”; e ancora: “Questa gente non ha mai lavorato un solo giorno...”: sembra di leggere, non certo Robert Fitzwalter o addirittura John Locke, ma piuttosto Henry Ford, Mayer Amschel Rothschild e George Soros.

E non certo noi si è qui nostalgicamente a evocare il risveglio dei Re nella Montagna o degli Eroi dormienti, non romanticamente i restaurativi ritorni di Guglielmo il Maresciallo o Klemens von Metternich, ma ci si conceda almeno di sperare che la Grazia aristotelica dell’incontraddittorietà logica investa coloro i quali sono chiamati dalla Storia a guidare i Popoli: come è possibile, infatti, nel medesimo tempo, sostenere, da un lato, il diritto all’esistenza distintiva di una Comunità, il diritto ossia all’esserci identitario di un Popolo, contro una Weltanschauung globalista che vuole ridurre all’Uno del Nulla inautentico il darsi per molteplicità e partizione del Destino, e dall’altro scagliarsi contro la primazialità del Bene collettivo in difesa del diritto all’ego-ismo individualista del singolo – della sua avidità di guadagno come della sua bramosia di godimento e divertimento, “sballo” e choreía a-corale –, precisamente in apologia ovvero di quel culto dell’emancipazione estrema e statoclasta che detta Visione mondialista del mondo impone come l’unico possibile?

Siamo dunque condannati all’impossibilità dell’eterodossia, anche solo teoretica (e anche solo quanto alla declinazione corretta di Edonismo ed Eudaimonismo, Danza e Festa), rispetto all’Orizzonte unico del Capitalismo compiuto, siamo ossia condannati alla convergenza essenziale – della cosiddetta Sinistra e della cosiddetta Destra – verso l’ortodossia concettuale e valoriale perimetrata dell’Indistinto aoristico?

Dov’è la Destra che antepone il Destino collettivo al divertimento del singolo?

Un flebile raggio di luce e sensatezza nel dibattito pubblico ci concede adito alla speranza, in fondo, in fine:

https://www.linkiesta.it/2020/08/discoteche-chiusura-salvini-diritto


Alberto Iannelli

orizzontealtro@gmail.com