× AUCTORITATES OPERA ARGUMENTA INTERPRETATIONES OI MATHETAI RES GESTAE
KATHEGORIAI
Persuadere aut Praecipere
Il fondamento della coimplicazione storica tra Democrazia liberale e Capitalismo, co-figurazioni del Moderno nomoclasta, (di)spiegato da Emanuele Severino e Werner Sombart

Della paritetica assenza assoluta di fondamento, e di ogni posizione tetica che, nell’oggi, identifichi Potere (capitalistico) e Statalismo liberticida; e di ogni irenico utile idiotismo leniniano che, sempre nell’oggi capitalistico e nel suo orizzonte omniafferrante, persegua afflati emancipativo-progressisti o liberal-liberalistici senza anzitutto superare l’avvolgenza del suddetto perimetro; e, in generale, di ogni pulsione anti-politica o Statoclasta che persegua scopi di ri-volgimento e non di ri-verbero del Potere del nostro Tempo

23 marzo 2021

Lo Stato totalitario può essere un potente alleato del capitalismo. Ma non ha gli stessi suoi scopi. È guidato da un’ideologia diversa. Può quindi diventare un nemico mortale del capitalismo. Già Max Weber aveva messo in rilievo che per il capitalismo avanzato la democrazia è preferibile allo Stato assolutista. Si può aggiungere che l’intrapresa capitalistica trova nell’assetto democratico un ostacolo minore di quello costituito dallo Stato assoluto, perché la democrazia non prende posizione rispetto alle diverse e contrapposte ideologie, e lascia che le scelte sociali siano determinate dalla maggioranza che di volta in volta si forma. Inoltre, se il venditore ha più capacità di persuasione dell’acquirente, ha anche più convenienza che il mercato sia libero, cioè che l’acquirente sia convinto della convenienza dei propri acquisti. Il libero consenso di quest’ultimo stabilisce infatti un sodalizio col venditore molto più stabile di quello che si produce in un mercato dove il capitale è sostenuto da uno Stato totalitario e dove quindi, alla fine, il venditore vende senza ottenere il consenso dell’acquirente, che percepisce nella compravendita un sopruso.

Emanuele Severino, Il destino della tecnica, Bur, Milano 2009.


Suscitare interesse, conquistare la fiducia, risvegliare la voglia di acquistare: in questo crescendo si manifesta l’efficacia del mercante di successo. Non importa quali mezzi vengono usati a tal fine, basta che non vi sia costrizione esterna, ma solo interiore, che la controparte non accondiscenda al patto di malavoglia, ma per propria decisione. Il risultato dell’azione del venditore deve essere la suggestione.
[...]
Le relazioni che l’imprenditore allaccia con altri individui sono anche di natura diversa da quella che si suole definire col temine “organizzazione”. Egli deve dapprima reclutare i suoi collaboratori, poi deve continuamente asservire ai suoi scopi persone estranee, inducendole a fare o a tralasciare determinate azioni, senza tuttavia usare mezzi di costrizione. A questo scopo egli deve “trattare”, deve condurre colloqui con altri per indurli, facendo valere le proprie ragioni e confutando le obiezioni altrui, ad accettare una certa proposta, ad eseguire o tralasciare una certa azione. La trattativa è un incontro di lotta con armi psichiche. L’imprenditore deve quindi essere anche un buon negoziatore, mediatore, mercante, tutti termini che esprimono la stessa cosa con diverse sfumature. Il mercante in senso stretto, cioè il negoziatore in questioni di affari, è solo una delle molte forme sotto le quali si presenta il negoziatore. Il problema è sempre quello di convincere i compratori (o i venditori) del vantaggio insito nella stipulazione di un certo contratto. L’ideale del venditore si realizza, quando tutta la popolazione ritiene che nulla sia più importante dell’acquisto dell’articolo che egli sta magnificando in quel momento, quando massa di persone si lasciano prendere dal panico di non arrivare più in tempo per l’acquisto.

Werner Sombart, Il capitalismo moderno (1902), ed. it. Ledizioni Ledipublishing, Milano 2020.

Ecco perché, ulteriormente, ancora con Severino, ogni postura anti-politica risulta immediatamente intensificativa del Capitalismo, anche quanto – con slogan e claim – ne persegua il superamento.

È ben noto che oggi i venditori ottengono tale consenso mediante tecniche di persuasione incomparabilmente più razionali ed efficaci di quelli che la controparte può contrapporre. Pertanto, il capitalismo ha oggi tutto l’interesse al rafforzamento della democrazia; e non solo del sistema democratico in generale, ma della democrazie diretta, nella quale restano eliminate tutte le forme di competenza che sono legate all’esistenza dei partiti, della classe politica e in generale della rappresentanza, e che costituiscono un ostacolo ben più difficile da superare di quello costituito dalle competenze della gente comune o dei cittadini che si rapportano al mercato in ordine sparso.

E. Severino, op. cit.

Altrimenti a dirsi, più crudamente: ogni dis-intermediazione tra lo Stato e il cittadino, ebbene ogni distruzione o riduzione di qualsivoglia Nomos o Limes tra mercante e acquirente, lupo e agnello, persegue precisamente questo scopo: vendere, illaqueare, circuire, ammaliare, irretire, persuadere.


Quanto più la democrazia è diretta, tanto più la massa degli acquirenti e dei consumatori rimane sola di fronte alla competenza dei produttori e dei venditori, e dunque tanto più essa diviene una massa di libero consenso alla fora di compravendita stabilita dalle forze economiche dominanti. Negli Stati Uniti il go to the people dovrebbe esprimere l’essenza della democrazia diretta; ma, propriamente chi va direttamente alla gente, senza gli ostacoli [Limes, Nomos...) dell’assetto politico, non è tanto il difensore della democrazia ma il capitale. Non è un caso che l’industriale americano Ross Perot, che nella campagna per le presidenziali del 1992 dichiarava la propria profonda avversione per la classe politica, sia anche un acceso sostenitore della democrazia diretta – e quindi della repubblica elettronica.

E. Severino, op. cit.


× AUCTORITATES OPERA ARGUMENTA INTERPRETATIONES OI MATHETAI RES GESTAE
KATHEGORIAI
Persuadere aut Praecipere
Il fondamento della coimplicazione storica tra Democrazia liberale e Capitalismo, co-figurazioni del Moderno nomoclasta, (di)spiegato da Emanuele Severino e Werner Sombart
Della paritetica assenza assoluta di fondamento, e di ogni posizione tetica che, nell’oggi, identifichi Potere (capitalistico) e Statalismo liberticida; e di ogni irenico utile idiotismo leniniano che, sempre nell’oggi capitalistico e nel suo orizzonte omniafferrante, persegua afflati emancipativo-progressisti o liberal-liberalistici senza anzitutto superare l’avvolgenza del suddetto perimetro; e, in generale, di ogni pulsione anti-politica o Statoclasta che persegua scopi di ri-volgimento e non di ri-verbero del Potere del nostro Tempo

23 marzo 2021

Lo Stato totalitario può essere un potente alleato del capitalismo. Ma non ha gli stessi suoi scopi. È guidato da un’ideologia diversa. Può quindi diventare un nemico mortale del capitalismo. Già Max Weber aveva messo in rilievo che per il capitalismo avanzato la democrazia è preferibile allo Stato assolutista. Si può aggiungere che l’intrapresa capitalistica trova nell’assetto democratico un ostacolo minore di quello costituito dallo Stato assoluto, perché la democrazia non prende posizione rispetto alle diverse e contrapposte ideologie, e lascia che le scelte sociali siano determinate dalla maggioranza che di volta in volta si forma. Inoltre, se il venditore ha più capacità di persuasione dell’acquirente, ha anche più convenienza che il mercato sia libero, cioè che l’acquirente sia convinto della convenienza dei propri acquisti. Il libero consenso di quest’ultimo stabilisce infatti un sodalizio col venditore molto più stabile di quello che si produce in un mercato dove il capitale è sostenuto da uno Stato totalitario e dove quindi, alla fine, il venditore vende senza ottenere il consenso dell’acquirente, che percepisce nella compravendita un sopruso.

Emanuele Severino, Il destino della tecnica, Bur, Milano 2009.


Suscitare interesse, conquistare la fiducia, risvegliare la voglia di acquistare: in questo crescendo si manifesta l’efficacia del mercante di successo. Non importa quali mezzi vengono usati a tal fine, basta che non vi sia costrizione esterna, ma solo interiore, che la controparte non accondiscenda al patto di malavoglia, ma per propria decisione. Il risultato dell’azione del venditore deve essere la suggestione.
[...]
Le relazioni che l’imprenditore allaccia con altri individui sono anche di natura diversa da quella che si suole definire col temine “organizzazione”. Egli deve dapprima reclutare i suoi collaboratori, poi deve continuamente asservire ai suoi scopi persone estranee, inducendole a fare o a tralasciare determinate azioni, senza tuttavia usare mezzi di costrizione. A questo scopo egli deve “trattare”, deve condurre colloqui con altri per indurli, facendo valere le proprie ragioni e confutando le obiezioni altrui, ad accettare una certa proposta, ad eseguire o tralasciare una certa azione. La trattativa è un incontro di lotta con armi psichiche. L’imprenditore deve quindi essere anche un buon negoziatore, mediatore, mercante, tutti termini che esprimono la stessa cosa con diverse sfumature. Il mercante in senso stretto, cioè il negoziatore in questioni di affari, è solo una delle molte forme sotto le quali si presenta il negoziatore. Il problema è sempre quello di convincere i compratori (o i venditori) del vantaggio insito nella stipulazione di un certo contratto. L’ideale del venditore si realizza, quando tutta la popolazione ritiene che nulla sia più importante dell’acquisto dell’articolo che egli sta magnificando in quel momento, quando massa di persone si lasciano prendere dal panico di non arrivare più in tempo per l’acquisto.

Werner Sombart, Il capitalismo moderno (1902), ed. it. Ledizioni Ledipublishing, Milano 2020.


Ecco perché, ulteriormente, ancora con Severino, ogni postura anti-politica risulta immediatamente intensificativa del Capitalismo, anche quanto – con slogan e claim – ne persegua il superamento.

È ben noto che oggi i venditori ottengono tale consenso mediante tecniche di persuasione incomparabilmente più razionali ed efficaci di quelli che la controparte può contrapporre. Pertanto, il capitalismo ha oggi tutto l’interesse al rafforzamento della democrazia; e non solo del sistema democratico in generale, ma della democrazie diretta, nella quale restano eliminate tutte le forme di competenza che sono legate all’esistenza dei partiti, della classe politica e in generale della rappresentanza, e che costituiscono un ostacolo ben più difficile da superare di quello costituito dalle competenze della gente comune o dei cittadini che si rapportano al mercato in ordine sparso.

E. Severino, op. cit.


Altrimenti a dirsi, più crudamente: ogni dis-intermediazione tra lo Stato e il cittadino, ebbene ogni distruzione o riduzione di qualsivoglia Nomos o Limes tra mercante e acquirente, lupo e agnello, persegue precisamente questo scopo: vendere, illaqueare, circuire, ammaliare, irretire, persuadere.

Quanto più la democrazia è diretta, tanto più la massa degli acquirenti e dei consumatori rimane sola di fronte alla competenza dei produttori e dei venditori, e dunque tanto più essa diviene una massa di libero consenso alla fora di compravendita stabilita dalle forze economiche dominanti. Negli Stati Uniti il go to the people dovrebbe esprimere l’essenza della democrazia diretta; ma, propriamente chi va direttamente alla gente, senza gli ostacoli [Limes, Nomos...) dell’assetto politico, non è tanto il difensore della democrazia ma il capitale. Non è un caso che l’industriale americano Ross Perot, che nella campagna per le presidenziali del 1992 dichiarava la propria profonda avversione per la classe politica, sia anche un acceso sostenitore della democrazia diretta – e quindi della repubblica elettronica.

E. Severino, op. cit.
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