× AUCTORITATES OPERA ARGUMENTA INTERPRETATIONES OI MATHETAI RES GESTAE
KATHEGORIAI
Ciò che resta del Grande Spazio europeo
25 febbraio 2021

Dopo il già citato Corriere della Sera (“Perché la Cina è la potenza vincente nella crisi Covid”, Federico Fubini, 26 gennaio 2021), e il più recente Fatto Quotidiano (“Coronavirus, l’ossessione della crescita non ha fermato i contagi”, Renzo Rosso, 23 febbraio 2021), aggiungiamo, non senza distaccato compiacimento, ai sottoscrittori dell’Adaequatio rei (= tabis) et intellectus che proponiamo da ormai quasi un anno, una delle più prestigiose firme di Repubblica, Federico Rampini (“Cina e Usa vincono con i vaccini: l'Europa dei lockdown non riparte”, 22 febbraio 2021), così completando il trittico della cosiddetta stampa quotidiana mainstream. Inquieta e al contempo irrita, nondimeno, il pensiero che, nell’Orizzonte culturale dell’Oggi, ogni tentativo di dis-chiudimento prospettico contro-culturale appaia (pre-)condannato a dilettantismo a-scientista, settarimo partitico-partigiano, anti-politica tribunizia (plebis) o pre-concettuale faziosità interpretativa perennemente destinata a non mai conciliare gli estremi della dottrina corrispondentista aristotelico-tomistica, ovvero a non mai incontrare la congiunzione del punto mediano del Vero.

Ciò premesso, tentiamo un’ulteriore analisi della “res” pandemica partendo dalle considerazioni di Rampini.

L’evento sanitario del 2020 ha visto il mondo polarizzarsi in due blocchi per opposta corresponsione politica, polarizzarsi o piuttosto confermare la precedente polarizzazione: da una parte, contenimento del contagio attraverso l’ipertrofia statuale e la conseguente limitazione della libertà e dell’autonomia decisionale o autodeterminazione del cittadino emancipato dal collettivo (possiamo tranquillamente definirlo modello Cina poiché, se è vero che la stessa liberal-democrazia sudcoreana ha ottenuto, come ci ricorda Rampini, eguali egregi risultati contenitivi, lo ha pur fatto attraverso l’uso – statuale – di tecnologie fortemente lesive, almeno per la nostra sensibilità occidentale, della privacy dei cittadini, ovvero attraverso il modello il-liberale “cinese” [posto tra virgolette giacché tale “idealtipo” poltico non è certo “invenzione” confuciana o maoista, né retaggio del dispotismo assoluto persiano spostatosi solo più a oriente col progredire del tempo, bensì, più semplicemente, incarna il modello di relazione Pubblico-Privato datosi, certamente a differenti gradi di intensificazione del sé [tra Pericle e Dario, per intenderci] dal neolitico all’imporsi della linea vincente del moderno liberalismo anglo-franco-americano); dall’altra, minime limitazioni delle libertà e dei diritti (ovvero, ancora e anzitutto, della libertà e del diritto di vendere e comprare, fatturare e consumare), ma massimo investimento in ricerca e sviluppo vaccinale, un grado di “sofisticazione” nei protocolli di verifica meno intenso, ingessato e conservativo (o scupolosamente tutelativo) dell’Ue (Pfizer-BioNTech è stato approvato circa un mese dopo dall’Unione rispetto a UK), nonché uno “standing” geopolitico in grado di meglio contrattare con le Big Pharma (oltre, certamente, allo stesso “fallimento tecnico”: l’Ue ha puntato su “tecnologia” home made [Sanofi], perdendo).

Prescindendo, ma fatichiamo a prescindervi, dal fatto che il modello americano, il modello del Capitalismo, conti all’oggi 500 mila morti su una popolazione di circa 330 milioni, nonché (per chi almeno viene eccitato da questo parametro già pienamente intracapitalistico) un Pil consuntivo 2020 a -3,5%; mentre il modello cinese (al di là di una falsificazione del dato la cui quantificazione appare nell’oggi impossibile se non congetturalmente) registra 4.500 morti su una popolazione di quasi 1,4 miliardi, e un +2,3% di Pil; l’Unione Europa, ovvero il potenziale Grande Spazio (Großraum) culturale e politico, in senso auspicabilmente schmittiano, alternativo al duo-polio Usa-Cina, quel Terzo Regno ebbene tra Occidente e Oriente che la Mitteleuropa persegue, quale unica via possibile per la propria sopravvivenza storica, quantomeno nei propri esponenti più lungimiranti (Arthur Moeller Van den Bruck, Il Terzo Regno, 1923), almeno da inizio ’900, allorquando epperò l’opposizione geopolitica, Usa e Russia, poi Urss, coimplicava anche modelli politico-economici e sociali alternativi e autoescludentisi (la Cina di oggi, infatti, non ci appare per nulla economicamente differente rispetto agli Stati Uniti, non almeno in essentia), perde su tutta la linea (-6,8% Pil e un tasso di diffusione del contagio e correlativa letalità non troppo dissimile dal centro del Kultur-kreis capitalistico, per noi moderno e apogeo Cocito), e ciò proprio in quanto si è dimostrata ulteriormente incapace di im-porsi come alternativa archetipica e orizzontale od omni-avvolgente, cioè come Kultur, e non solo come apparato burocratico senz’anima.


L'esperto di geopolitica Ian Bremmer ha coniato questa immagine per semplificare le dinamiche del mondo tripolare: in Cina comanda uno Stato forte dominato da un governo autoritario con la regìa suprema del partito comunista; in America il baricentro del potere è spostato a favore del capitalismo privato; l'Europa è il regno delle burocrazie (che chiamiamo tecnocrazie quando vogliamo fargli un complimento). A che punto è il confronto tra sistemi? Nella gara per uscire dallo shock del 2020, i tre poli danno risultati molto diversi. La Cina sembra aver vinto la sfida del contenimento del Covid, anche se risultati eguali o migliori li hanno ottenuti i suoi vicini liberaldemocratici come Giappone e Corea del Sud. Il mondo anglosassone - Regno Unito incluso - è in netto vantaggio nella gara dei vaccini perché ha creduto nel capitalismo di Big Pharma e lo ha finanziato generosamente. L'Unione europea è perdente su tutta la linea, si trascina da un lockdown all'altro, è in ritardo sui vaccini, rischia di fabbricarsi da sola una ricaduta nella recessione proprio mentre gli altri accelerano. Questa divaricazione fa sì che l'Europa appaia più che mai come un terreno di conquista, da attirare verso l'una o l'altra sfera d'influenza, una zona debole dove si confrontano le mire egemoniche altrui.

Posto, pertanto, che la struttura portante del sistema occidentale (la co-immorsatura ebbene di Capitalismo, Liberalismo politico e postura antropologia massiva anarcoide o immediatamente sospettosa dello Stato) ha patentemente fallito la sfida del contenimento, ora la partita si è spostata sul piano della vaccinazione: le nazioni che prima completeranno l’immunizzazione di gregge, torneranno quanto prima a veder crescere ogni indicatore economico (ovvero, per noi, torneranno quanto prima alla giostra insensata ed esistenzialisticamente inautentica che oscilla tra produzione-consumo-fatturato: come abbiamo già espresso, noi troviamo compiacimento, auspicandolo e auspicandolo celere, nel prossimo raggiungimento di questo télos, solo per le vite che verranno salvate).


La velocità di vaccinazione sta diventando decisiva per la velocità della ripresa. In America tutti i miei amici che hanno 65 anni o una professione prioritaria hanno già ricevuto le due dosi di vaccinazione […]. E tutto questo (adesso lo si può dire?) era già iniziato durante l'Amministrazione Trump che aveva scommesso sui vaccini giusti, mentre l'Unione europea diffidava di Big Pharma ed è rimasta indietro […]. Sotto Biden la campagna dei vaccini – per ora Pfizer e Moderna – accelera con l'annuncio dell'acquisto di altre 200 milioni di dosi. Gli americani che hanno già ricevuto almeno una dose sono quasi il 20% della popolazione. L'America allarga il distacco sull'Europa, la percentuale di popolazione inoculata è oltre il triplo di quella europea. Il ritmo dei vaccini Usa ormai supera l'obiettivo fissato da Biden di 1,5 milioni al giorno. Il ritardo dell'Europa si riflette pesantemente nelle performance economiche: il Fondo monetario internazionale vede nel 2021 un mondo a tre velocità, con la Cina che guida la ripresa più vigorosa trainando alcuni Paesi asiatici, in un secondo gruppo c'è l'America, mentre ultima arriva l'Eurozona che arranca rispetto alle altre potenze economiche, e rischia di scivolare verso una seconda recessione tutta fabbricata in casa per i ritardi sui vaccini e il protrarsi sine die dei lockdown.

Ecco dunque ciò che resta dell’ambizioso progetto (ormai utopico, quando non teoreticamente raffazzonato) della Terza Via europea, del Grande Spazio di mezzo, ecco dunque ciò che resta del continente che ha donato – piaccia o meno ai globalisti liberal no-border lgbt+ veg anti-specisti e an-identitari – la Civiltà al Mondo intero:

Questo di tanta speme oggi ci resta: antiscientismo becero, antipolitica alla Masaniello, la parte peggiore del centralismo statuale amministrativo, senza la controparte riscattantelo (mitigazione e armonizzazione di tutte le spinte centrifughe, da quelle del singolo cittadino, a quelle del singolo gruppo di potere e interesse, pubblico e privato, municipale o regionale etc…), e su tutto la postura tipica del piccolo borghese bottegaio grettamente attaccato al suo gruzzoletto.

La rivoluzione, e la rivoluzione europea, non può non ripartire dalla “cultura”, dall’antropologia, da noi stessi, altrimenti ogni additare le colpe del Potere, sempre troppo astrattamente concepito (dal burocratismo dei banchieri, alla cospirazione delle Corporations IT), risulterà sempre sterile, ancor prima e ancor più che ipocrita.


× AUCTORITATES OPERA ARGUMENTA INTERPRETATIONES OI MATHETAI RES GESTAE
KATHEGORIAI
Ciò che resta del Grande Spazio europeo
25 febbraio 2021

Dopo il già citato Corriere della Sera (“Perché la Cina è la potenza vincente nella crisi Covid”, Federico Fubini, 26 gennaio 2021), e il più recente Fatto Quotidiano (“Coronavirus, l’ossessione della crescita non ha fermato i contagi”, Renzo Rosso, 23 febbraio 2021), aggiungiamo, non senza distaccato compiacimento, ai sottoscrittori dell’Adaequatio rei (= tabis) et intellectus che proponiamo da ormai quasi un anno, una delle più prestigiose firme di Repubblica, Federico Rampini (“Cina e Usa vincono con i vaccini: l'Europa dei lockdown non riparte”, 22 febbraio 2021), così completando il trittico della cosiddetta stampa quotidiana mainstream. Inquieta e al contempo irrita, nondimeno, il pensiero che, nell’Orizzonte culturale dell’Oggi, ogni tentativo di dis-chiudimento prospettico contro-culturale appaia (pre-)condannato a dilettantismo a-scientista, settarimo partitico-partigiano, anti-politica tribunizia (plebis) o pre-concettuale faziosità interpretativa perennemente destinata a non mai conciliare gli estremi della dottrina corrispondentista aristotelico-tomistica, ovvero a non mai incontrare la congiunzione del punto mediano del Vero.

Ciò premesso, tentiamo un’ulteriore analisi della “res” pandemica partendo dalle considerazioni di Rampini.

L’evento sanitario del 2020 ha visto il mondo polarizzarsi in due blocchi per opposta corresponsione politica, polarizzarsi o piuttosto confermare la precedente polarizzazione: da una parte, contenimento del contagio attraverso l’ipertrofia statuale e la conseguente limitazione della libertà e dell’autonomia decisionale o autodeterminazione del cittadino emancipato dal collettivo (possiamo tranquillamente definirlo modello Cina poiché, se è vero che la stessa liberal-democrazia sudcoreana ha ottenuto, come ci ricorda Rampini, eguali egregi risultati contenitivi, lo ha pur fatto attraverso l’uso – statuale – di tecnologie fortemente lesive, almeno per la nostra sensibilità occidentale, della privacy dei cittadini, ovvero attraverso il modello il-liberale “cinese” [posto tra virgolette giacché tale “idealtipo” poltico non è certo “invenzione” confuciana o maoista, né retaggio del dispotismo assoluto persiano spostatosi solo più a oriente col progredire del tempo, bensì, più semplicemente, incarna il modello di relazione Pubblico-Privato datosi, certamente a differenti gradi di intensificazione del sé [tra Pericle e Dario, per intenderci] dal neolitico all’imporsi della linea vincente del moderno liberalismo anglo-franco-americano); dall’altra, minime limitazioni delle libertà e dei diritti (ovvero, ancora e anzitutto, della libertà e del diritto di vendere e comprare, fatturare e consumare), ma massimo investimento in ricerca e sviluppo vaccinale, un grado di “sofisticazione” nei protocolli di verifica meno intenso, ingessato e conservativo (o scupolosamente tutelativo) dell’Ue (Pfizer-BioNTech è stato approvato circa un mese dopo dall’Unione rispetto a UK), nonché uno “standing” geopolitico in grado di meglio contrattare con le Big Pharma (oltre, certamente, allo stesso “fallimento tecnico”: l’Ue ha puntato su “tecnologia” home made [Sanofi], perdendo).

Prescindendo, ma fatichiamo a prescindervi, dal fatto che il modello americano, il modello del Capitalismo, conti all’oggi 500 mila morti su una popolazione di circa 330 milioni, nonché (per chi almeno viene eccitato da questo parametro già pienamente intracapitalistico) un Pil consuntivo 2020 a -3,5%; mentre il modello cinese (al di là di una falsificazione del dato la cui quantificazione appare nell’oggi impossibile se non congetturalmente) registra 4.500 morti su una popolazione di quasi 1,4 miliardi, e un +2,3% di Pil; l’Unione Europa, ovvero il potenziale Grande Spazio (Großraum) culturale e politico, in senso auspicabilmente schmittiano, alternativo al duo-polio Usa-Cina, quel Terzo Regno ebbene tra Occidente e Oriente che la Mitteleuropa persegue, quale unica via possibile per la propria sopravvivenza storica, quantomeno nei propri esponenti più lungimiranti (Arthur Moeller Van den Bruck, Il Terzo Regno, 1923), almeno da inizio ’900, allorquando epperò l’opposizione geopolitica, Usa e Russia, poi Urss, coimplicava anche modelli politico-economici e sociali alternativi e autoescludentisi (la Cina di oggi, infatti, non ci appare per nulla economicamente differente rispetto agli Stati Uniti, non almeno in essentia), perde su tutta la linea (-6,8% Pil e un tasso di diffusione del contagio e correlativa letalità non troppo dissimile dal centro del Kultur-kreis capitalistico, per noi moderno e apogeo Cocito), e ciò proprio in quanto si è dimostrata ulteriormente incapace di im-porsi come alternativa archetipica e orizzontale od omni-avvolgente, cioè come Kultur, e non solo come apparato burocratico senz’anima.

L'esperto di geopolitica Ian Bremmer ha coniato questa immagine per semplificare le dinamiche del mondo tripolare: in Cina comanda uno Stato forte dominato da un governo autoritario con la regìa suprema del partito comunista; in America il baricentro del potere è spostato a favore del capitalismo privato; l'Europa è il regno delle burocrazie (che chiamiamo tecnocrazie quando vogliamo fargli un complimento). A che punto è il confronto tra sistemi? Nella gara per uscire dallo shock del 2020, i tre poli danno risultati molto diversi. La Cina sembra aver vinto la sfida del contenimento del Covid, anche se risultati eguali o migliori li hanno ottenuti i suoi vicini liberaldemocratici come Giappone e Corea del Sud. Il mondo anglosassone - Regno Unito incluso - è in netto vantaggio nella gara dei vaccini perché ha creduto nel capitalismo di Big Pharma e lo ha finanziato generosamente. L'Unione europea è perdente su tutta la linea, si trascina da un lockdown all'altro, è in ritardo sui vaccini, rischia di fabbricarsi da sola una ricaduta nella recessione proprio mentre gli altri accelerano. Questa divaricazione fa sì che l'Europa appaia più che mai come un terreno di conquista, da attirare verso l'una o l'altra sfera d'influenza, una zona debole dove si confrontano le mire egemoniche altrui.


Posto, pertanto, che la struttura portante del sistema occidentale (la co-immorsatura ebbene di Capitalismo, Liberalismo politico e postura antropologia massiva anarcoide o immediatamente sospettosa dello Stato) ha patentemente fallito la sfida del contenimento, ora la partita si è spostata sul piano della vaccinazione: le nazioni che prima completeranno l’immunizzazione di gregge, torneranno quanto prima a veder crescere ogni indicatore economico (ovvero, per noi, torneranno quanto prima alla giostra insensata ed esistenzialisticamente inautentica che oscilla tra produzione-consumo-fatturato: come abbiamo già espresso, noi troviamo compiacimento, auspicandolo e auspicandolo celere, nel prossimo raggiungimento di questo télos, solo per le vite che verranno salvate).

La velocità di vaccinazione sta diventando decisiva per la velocità della ripresa. In America tutti i miei amici che hanno 65 anni o una professione prioritaria hanno già ricevuto le due dosi di vaccinazione […]. E tutto questo (adesso lo si può dire?) era già iniziato durante l'Amministrazione Trump che aveva scommesso sui vaccini giusti, mentre l'Unione europea diffidava di Big Pharma ed è rimasta indietro […]. Sotto Biden la campagna dei vaccini – per ora Pfizer e Moderna – accelera con l'annuncio dell'acquisto di altre 200 milioni di dosi. Gli americani che hanno già ricevuto almeno una dose sono quasi il 20% della popolazione. L'America allarga il distacco sull'Europa, la percentuale di popolazione inoculata è oltre il triplo di quella europea. Il ritmo dei vaccini Usa ormai supera l'obiettivo fissato da Biden di 1,5 milioni al giorno. Il ritardo dell'Europa si riflette pesantemente nelle performance economiche: il Fondo monetario internazionale vede nel 2021 un mondo a tre velocità, con la Cina che guida la ripresa più vigorosa trainando alcuni Paesi asiatici, in un secondo gruppo c'è l'America, mentre ultima arriva l'Eurozona che arranca rispetto alle altre potenze economiche, e rischia di scivolare verso una seconda recessione tutta fabbricata in casa per i ritardi sui vaccini e il protrarsi sine die dei lockdown.


Ecco dunque ciò che resta dell’ambizioso progetto (ormai utopico, quando non teoreticamente raffazzonato) della Terza Via europea, del Grande Spazio di mezzo, ecco dunque ciò che resta del continente che ha donato – piaccia o meno ai globalisti liberal no-border lgbt+ veg anti-specisti e an-identitari – la Civiltà al Mondo intero:
Questo di tanta speme oggi ci resta: antiscientismo becero, antipolitica alla Masaniello, la parte peggiore del centralismo statuale amministrativo, senza la controparte riscattantelo (mitigazione e armonizzazione di tutte le spinte centrifughe, da quelle del singolo cittadino, a quelle del singolo gruppo di potere e interesse, pubblico e privato, municipale o regionale etc…), e su tutto la postura tipica del piccolo borghese bottegaio grettamente attaccato al suo gruzzoletto.

La rivoluzione, e la rivoluzione europea, non può non ripartire dalla “cultura”, dall’antropologia, da noi stessi, altrimenti ogni additare le colpe del Potere, sempre troppo astrattamente concepito (dal burocratismo dei banchieri, alla cospirazione delle Corporations IT), risulterà sempre sterile, ancor prima e ancor più che ipocrita.

orizzontealtro@gmail.com