× AUCTORITATES OPERA ARGUMENTA INTERPRETATIONES OI MATHETAI RES GESTAE
KATHEGORIAI
Il green pass nell’orizzonte del filosofico:
L’anapodissi del Collettivo

29 luglio 2021

Le posizioni recentemente assunte dai filosofi Massimo Cacciari e Giorgio Agamben sull’ipotesi dell’introduzione, anche in Italia, del cosiddetto green pass, hanno discretamente increspato il dibattito pubblico, a ogni livello.

Ritenendo pertanto, con Cacciari e Agamben (ma soprattutto, ci perdoneranno, con Aristotele e Fichte) che la teoresi non solo sia sovraordinata alla praxis, ma che abbia altresì – e proprio per ciò stesso – il dover (sollen) di tradursi in azione concreta (die Bestimmung des Gelehrten), ci sentiamo chiamati a “prender parte” al dibattito.

E lo facciamo precisamente utilizzando, se non le categorie, quanto meno il modo d’essere della filosofia, il di essa solo proprio modo ovvero di dimostrare (apodissi) la veridicità delle proprie proposizioni, “dandone ragione” dei fondamenti attraverso la logica, e “stanando” contestualmente ogni uso improprio della concettualità (sofismo).

Principiamo dunque l’argomentazione fondandola sulla seguente anapodissi: “La vaccinazione di massa è un bene per la Comunità”.

Ciò posto (Thésis), se concordiamo con l’affermazione secondo la quale il télos dell’azione di colui (o coloro) che regge (o governano) la Polis sia il perseguimento del “bene comune”, d’innanzi alla volontà di rendere esecutivo il mezzo attraverso il quale ottenere tale scopo primaziale, ecco che, trasmutando il primo mezzo in scopo, si dischiude un ulteriore livello della strumentalità, e un subordinato livello duplice:

Se lo scopo originario, infatti, è l’ottenimento del bene comune, e se la vaccinazione ne è il mezzo, il mezzo per ottenere lo scopo della vaccinazione è, e con necessità, diadico:

  1. La coercizione, l’obbligo: precisamente questo è il sentiero perseguito dall’autocrazia (non immediatamente dalla dittatura o tirannide, giacché questa, giova rammentarlo, ne è una degenerazione, secondo la scuola aristotelica). Non possiamo non sorridere – pur certo parenteticamente, poiché non è degno concedere a tale flatus vocis insensato più di contro-soffio d’accenno – nel vedere i nostalgici dell’ultima nostra autocrazia gridare alla dittatura contro un provvedimento che, patentemente, non è null’altro che un goffo tentativo posto in essere dalla democrazie liberali per conseguire quel “minino sindacale” rappresentato dalla salute pubblica.

  2. L’induzione all’adozione volontaria

A sua volta ripartibile in:

2.a. Persuasione comunicativa

2.b. Induzione con incentivi

2.c. Induzione con disincentivi


Al momento – salvo qualche tentativo yankee, più che altro folkloristico, di offrire cene in cambio dell’inoculazione vaccinale, l’opzione 2.c. sembra essere il sentiero perseguito dalle democrazie liberali, anzitutto (l’unica autocrazia, difatti, che avrebbe le possibilità gestionali di agire coerentemente al sé, dunque tramite l’opzione 1, ha risolto semplicemente a monte il problema, e lo ha fatto con tutta l’efficienza e l’efficacia che sistemi non democratico-liberali sanno mettere in campo nelle emergenze, potendosi epperò ora concedere, perlomeno a quanto è dato sapere, il "lusso" del punto 2).

Pertanto, se la logica non consente, stante l’anapodissi, l’apertura di ulteriori sentieri, e tale eccedenza non appare dischiudersi, è necessario scegliere, pragmaticamente, tra le opzioni in campo.

Siano così gentili dunque i due filosofi da dirci – certamente se riconoscono il valore di V della nostra anapodissi – quale strada la loro saggezza li avrebbe indotti a percorrere.

L’opzione “lasciamo libertà di scelta” non è infatti contemplabile, poiché la libertà implica la possibilità che lo scopo non sia ottenuto. Se si pone pertanto tale opzione, immediatamente si “scalza” lo scopo originario dal proprio primato, rigerarchizzando l’assiologia politica: la libertà di scelta è sempre più importante del bene comune, qualunque cosa succeda; la libertà di scelta è un assoluto incondizionato, che dunque diventa esso stesso l’anapodissi di ogni ragionamento ulteriore.

Se, al contrario, i filosofi qui in questione non mettono in discussione il valore di V della nostra anapodissi (e qui ci rivolgiamo soprattutto a Massimo Cacciari) siano così del pari gentili da esplicitare con chiarezza quale strade la loro saviezza li avrebbe indotti a percorrere per “ostare” alla diffusione luetica, visto che ci risultano parimenti contrari alle chiusure contenitive.

Ciò naturalmente se, per loro, una strada ostativa dev’esser pur battuta.

Infatti, di fronte a un evento pandemico, si danno esclusivamentale tali opzioni corresponsive:

  1. Affrontare l’evento in termini ostativi, pugnaci, da esseri umani.

  2. Negarlo.

  3. Accettarlo passivamente come un destino ineluttabile (divino o naturale poco importa) soverchiante l’umano.

  4. Caldeggiarlo come un’intensificazione della selezione naturale.

Anche in relazione a tali opzioni, ci dica gentilmente Cacciari se crede alle stupidaggini del punto 2, all’inautenticità antropica del punto 3 (Scienza e Capitalismo Dell'essenza antropica autentica e dell'autentica battaglia autogena, o della disequazione tra antiscientismo e anticapitalismo), al nazismo “nietzschiano-darwinista” del punto 4.

Poniamo pertanto, adesso, che la nostra anapodissi sia falsa: il bene comune permane primaziale, ma la vaccinazione di massa non rappresenta, in questo contesto certamente, il mezzo migliore per perseguirlo.

Mettere in discussione l’anapodissi significa immediatamente far parte di una categoria antivaccinale astratta? Certamente no, non immediatamente, immediatamente significa essere contro questi specifici vaccini anti-Covid.

Nondimeno, la messa in discussione di questo aspetto dell'anapodissi - ovvero la messa in questione non già del primato del Pubblico sul privato, della Comunità sull'Individuo, della Legge sull'interesse, dello Stato sul cittadino, bensì della vaccinazione di massa quale strumento più efficace ed efficente per il contrasto e la risoluzione definitiva di questo specifico evento pandemico - esula dall’orizzonte del filosofico, almeno apparentemente. Per cui non possiamo prenderla in considerazione, limitandoci a dire, rientrando nell’orizzonte del filosofico, epistemologico, che la scienza moderna applicata alla tecnica ha meccanismi di verifica e validazione, anche gerarchici, internazionali, che non possono essere messi in discussione. Ci dica dunque Cacciari se mette in discussione il peer to review, la comunità scientifica internazionale, l’autorità dell’Iss e dell’Oms e, se lo fa, ci dica come gestirebbe l’arbitrato in caso di conflitto fra risultanze, per esempio tra gli studi che lui cita e altri studi, contrari ai “suoi” riferiti.

Certo, Cacciari chiede anche alle Big Pharma chiarezza, al Governo assunzione di responsabilità: come non essere d’accordo su tali richieste? (Al contrario, di fronte a oltre 4 milioni di morti in 15 mesi di pandemia, chiedere garanzie decennali alla sperimentazione vaccinale è una colossale stupidaggine che non mette conto al calibro accademico e intellettivo di Cacciari, e preferiamo derubricarla a “scivolone” in cui anche i grandi pensatori, talvolta, incorrono, fatalmente).

Cacciari dunque mette in discussione completamente la nostra anapodissi, ovvero non riconosce verità non solanto alla pars che esplicita il mezzo (la vaccinazione di massa), bensì contesta - indirettamente certo, ma proprio questo è il compito o Sollen della "venagione platonica" - la stessa enucleazione dello scopo: "il bene comune è l'orizzonte di ogni agire politico, l'assoluto incondizionato che gerarchizza, hegelianamente, ogni ulteriore istanza".

Il punto, tutto politico, infatti, è precisamente questo: Cacciari, da molto tempo, politicamente ha scelto di percorrere – liceamente e legittimamente, si intende – il destino del liberalismo inglese (coimplicato, non ci stanchiamo di ripeterlo, al destino del liberismo economico, ovvero del Capitalismo), e questo destino è un destino individualistico, privatistico, Statoclasta, normoclasta, è il destino della dissoluzione di ogni Comunità, di ogni res publica, di ogni senso di appartenenza forte oltre il soggetto solipsistico, un destino di egoismo, emancipazione assoluta, menefreghismo.

Tuttavia, Cacciari si trova qui opposto tanto a Draghi, quanto a Biden, che oggi introduce (o ne dichiara la prossima intenzione attuativa) l’obbligo vaccinale per i dipendenti della pubblica amministrazione federale statunitense. Possiamo dunque colmare, per congettura, l’opposizione Cacciari - Green Pass (ovvero Cacciari - attuale Potere) affermando - per doppia negazione - che Draghi e Biden sono oltre l’orizzonte della bi-condizione Capitalismo economico – Liberalismo politico?

Neppure per sogno, ne sono infatti campioni e paladini, molto più di Cacciari.

Si contraddicono quindi questi due sentieri, cozzando?

Certamente no, semplicemente Draghi e Biden hanno avuto in sorte l’onere di gestire un evento di natura più o meno imprevisto.


Questo evento, sia esso una zoonosi, un errore umano o un azione dolosa di un ristretto numero di folli, siamo assolutamente certi, nonpertanto, non solo che non sia un “complotto del capitalismo”, ma che osti – e terribilmente – all’ulteriore intensificarsi del profitto privato globale, al di là di affatto abborracciati giudizi macroeconomici:


Ecco che, di fronte a un evento che inibisce il massimo dispiegarsi del Capitalismo, il Capitalismo, che governa il mondo, è stato chiamato a reagire, trovandosi – in tale reazione – davanti alle sue stesse contraddizioni, ovvero raccogliendo precisamente ciò che va seminando – o smerciando – da 400 anni: la sistematica distruzione dello Stato e della Comunità (nonché dell'orizzonte del Politico) ora gli si ritorce contro, dalle piazze agli intellettuali (entrambi in verità tanto rumorosi quanto, fortunatamente, assai minoritari).

Ora, d’innanzi a questa opportunità che l’evento pandemico, pur terribilmente esiziale, ha concesso, ovvero dinanzi alla possibilità di criticare il sistema liberale e capitalistico, prima nella sua incapacità (patente: Con-durre l’auto-evidenza al di-mostramento: pastorizia prospezionale dell’EssereGemeinschaft Vs Gesellschaft. Hegel Vs Stuart Mill ) di gestire l’evento in termini contenitivi (l’Occidente ha scelto – in maniera scellerata – di ridurre in sintesi, pre-stabilendone il benchmark mediano, il numero di morti socialmente accettabili e i punti di Pil perdibili), e adesso nella sua parimenti inabilità – altrettalmente autoevidente – di “procedere oltre i teneri fiori di campo” delle appendici egee ostili al Logos (i cosiddetti "novax", a nostro avviso, ricordano infatti lotofagi, ciclopi e lestrigoni, ossia le “ancestralità” che il Logos odisseico deve attraversare, e oltrepassare, relitti deponendoli nelle appendici remote, nel tempo e nello spazio, per giungere pienamente al [per]sé), assistiamo – invece che portare in luce e possibilmente spaccare tali contraddizioni immanenti nel capitalsimo-liberalismo – alla contro-saldatura tra gli “antisistema” di destra, e – almeno alcuni – “antisistema” di sinistra, congiunti e immorsati precisamente nel salmodiare i precetti del liberalismo e del capitalismo: “i commercianti perdono soldi”; “il green pass viola le libertà individuali”; “ogni imposizione statuale è tirannide”; “l’individuo è nato libero e la comunità non può coercirlo nel perseguire il bene comune”, et cetera res angloamericane…

“La sottocultura di potere ha assorbito la sottocultura di opposizione”, sia lieve a te il sepolcro, Pier Paolo.

× AUCTORITATES OPERA ARGUMENTA INTERPRETATIONES OI MATHETAI RES GESTAE
KATHEGORIAI
Il green pass nell’orizzonte
del filosofico:
L’anapodissi del Collettivo
15 maggio 2021

Le posizioni recentemente assunte dai filosofi Massimo Cacciari e Giorgio Agamben sull’ipotesi dell’introduzione, anche in Italia, del cosiddetto green pass, hanno discretamente increspato il dibattito pubblico, a ogni livello.

Ritenendo pertanto, con Cacciari e Agamben (ma soprattutto, ci perdoneranno, con Aristotele e Fichte) che la teoresi non solo sia sovraordinata alla praxis, ma che abbia altresì – e proprio per ciò stesso – il dover (sollen) di tradursi in azione concreta (die Bestimmung des Gelehrten), ci sentiamo chiamati a “prender parte” al dibattito.

E lo facciamo precisamente utilizzando, se non le categorie, quanto meno il modo d’essere della filosofia, il di essa solo proprio modo ovvero di dimostrare (apodissi) la veridicità delle proprie proposizioni, “dandone ragione” dei fondamenti attraverso la logica, e “stanando” contestualmente ogni uso improprio della concettualità (sofismo).

Principiamo dunque l’argomentazione fondandola sulla seguente anapodissi: “La vaccinazione di massa è un bene per la Comunità”.

Ciò posto (Thésis), se concordiamo con l’affermazione secondo la quale il télos dell’azione di colui (o coloro) che regge (o governano) la Polis sia il perseguimento del “bene comune”, d’innanzi alla volontà di rendere esecutivo il mezzo attraverso il quale ottenere tale scopo primaziale, ecco che, trasmutando il primo mezzo in scopo, si dischiude un ulteriore livello della strumentalità, e un subordinato livello duplice:

Se lo scopo originario, infatti, è l’ottenimento del bene comune, e se la vaccinazione ne è il mezzo, il mezzo per ottenere lo scopo della vaccinazione è, e con necessità, diadico:

  1. La coercizione, l’obbligo: precisamente questo è il sentiero perseguito dall’autocrazia (non immediatamente dalla dittatura o tirannide, giacché questa, giova rammentarlo, ne è una degenerazione, secondo la scuola aristotelica). Non possiamo non sorridere – pur certo parenteticamente, poiché non è degno concedere a tale flatus vocis insensato più di contro-soffio d’accenno – nel vedere i nostalgici dell’ultima nostra autocrazia gridare alla dittatura contro un provvedimento che, patentemente, non è null’altro che un goffo tentativo posto in essere dalla democrazie liberali per conseguire quel “minino sindacale” rappresentato dalla salute pubblica.

  2. L’induzione all’adozione volontaria

A sua volta ripartibile in:

2.a. Persuasione comunicativa

2.b. Induzione con incentivi

2.c. Induzione con disincentivi



Al momento – salvo qualche tentativo yankee, più che altro folkloristico, di offrire cene in cambio dell’inoculazione vaccinale, l’opzione 2.c. sembra essere il sentiero perseguito dalle democrazie liberali, anzitutto (l’unica autocrazia, difatti, che avrebbe le possibilità gestionali di agire coerentemente al sé, dunque tramite l’opzione 1, ha risolto semplicemente a monte il problema, e lo ha fatto con tutta l’efficienza e l’efficacia che sistemi non democratico-liberali sanno mettere in campo nelle emergenze, potendosi epperò ora concedere, perlomeno a quanto è dato sapere, il "lusso" del punto 2).

Pertanto, se la logica non consente, stante l’anapodissi, l’apertura di ulteriori sentieri, e tale eccedenza non appare dischiudersi, è necessario scegliere, pragmaticamente, tra le opzioni in campo.

Siano così gentili dunque i due filosofi da dirci – certamente se riconoscono il valore di V della nostra anapodissi – quale strada la loro saggezza li avrebbe indotti a percorrere.

L’opzione “lasciamo libertà di scelta” non è infatti contemplabile, poiché la libertà implica la possibilità che lo scopo non sia ottenuto. Se si pone pertanto tale opzione, immediatamente si “scalza” lo scopo originario dal proprio primato, rigerarchizzando l’assiologia politica: la libertà di scelta è sempre più importante del bene comune, qualunque cosa succeda; la libertà di scelta è un assoluto incondizionato, che dunque diventa esso stesso l’anapodissi di ogni ragionamento ulteriore.

Se, al contrario, i filosofi qui in questione non mettono in discussione il valore di V della nostra anapodissi (e qui ci rivolgiamo soprattutto a Massimo Cacciari) siano così del pari gentili da esplicitare con chiarezza quale strade la loro saviezza li avrebbe indotti a percorrere per “ostare” alla diffusione luetica, visto che ci risultano parimenti contrari alle chiusure contenitive.

Ciò naturalmente se, per loro, una strada ostativa dev’esser pur battuta.

Infatti, di fronte a un evento pandemico, si danno esclusivamentale tali opzioni corresponsive:
  1. Affrontare l’evento in termini ostativi, pugnaci, da esseri umani.

  2. Negarlo.

  3. Accettarlo passivamente come un destino ineluttabile (divino o naturale poco importa) soverchiante l’umano.

  4. Caldeggiarlo come un’intensificazione della selezione naturale.

Anche in relazione a tali opzioni, ci dica gentilmente Cacciari se crede alle stupidaggini del punto 2, all’inautenticità antropica del punto 3 (Scienza e Capitalismo Dell'essenza antropica autentica), al nazismo “nietzschiano-darwinista” del punto 4.

Poniamo pertanto, adesso, che la nostra anapodissi sia falsa: il bene comune permane primaziale, ma la vaccinazione di massa non rappresenta, in questo contesto certamente, il mezzo migliore per perseguirlo.

Mettere in discussione l’anapodissi significa immediatamente far parte di una categoria antivaccinale astratta? Certamente no, non immediatamente, immediatamente significa essere contro questi specifici vaccini anti-Covid.

Nondimeno, la messa in discussione di questo aspetto dell'anapodissi - ovvero la messa in questione non già del primato del Pubblico sul privato, della Comunità sull'Individuo, della Legge sull'interesse, dello Stato sul cittadino, bensì della vaccinazione di massa quale strumento più efficace ed efficente per il contrasto e la risoluzione definitiva di questo specifico evento pandemico - esula dall’orizzonte del filosofico, almeno apparentemente. Per cui non possiamo prenderla in considerazione, limitandoci a dire, rientrando nell’orizzonte del filosofico, epistemologico, che la scienza moderna applicata alla tecnica ha meccanismi di verifica e validazione, anche gerarchici, internazionali, che non possono essere messi in discussione. Ci dica dunque Cacciari se mette in discussione il peer to review, la comunità scientifica internazionale, l’autorità dell’Iss e dell’Oms e, se lo fa, ci dica come gestirebbe l’arbitrato in caso di conflitto fra risultanze, per esempio tra gli studi che lui cita e altri studi, contrari ai “suoi” riferiti.

Certo, Cacciari chiede anche alle Big Pharma chiarezza, al Governo assunzione di responsabilità: come non essere d’accordo su tali richieste? (Al contrario, di fronte a oltre 4 milioni di morti in 15 mesi di pandemia, chiedere garanzie decennali alla sperimentazione vaccinale è una colossale stupidaggine che non mette conto al calibro accademico e intellettivo di Cacciari, e preferiamo derubricarla a “scivolone” in cui anche i grandi pensatori, talvolta, incorrono, fatalmente).

Cacciari dunque mette in discussione completamente la nostra anapodissi, ovvero non riconosce verità non solanto alla pars che esplicita il mezzo (la vaccinazione di massa), bensì contesta - indirettamente certo, ma proprio questo è il compito o Sollen della "venagione platonica" - la stessa enucleazione dello scopo: "il bene comune è l'orizzonte di ogni agire politico, l'assoluto incondizionato che gerarchizza, hegelianamente, ogni ulteriore istanza".

Il punto, tutto politico, infatti, è precisamente questo: Cacciari, da molto tempo, politicamente ha scelto di percorrere – liceamente e legittimamente, si intende – il destino del liberalismo inglese (coimplicato, non ci stanchiamo di ripeterlo, al destino del liberismo economico, ovvero del Capitalismo), e questo destino è un destino individualistico, privatistico, Statoclasta, normoclasta, è il destino della dissoluzione di ogni Comunità, di ogni res publica, di ogni senso di appartenenza forte oltre il soggetto solipsistico, un destino di egoismo, emancipazione assoluta, menefreghismo.

Tuttavia, Cacciari si trova qui opposto tanto a Draghi, quanto a Biden, che oggi introduce (o ne dichiara la prossima intenzione attuativa) l’obbligo vaccinale per i dipendenti della pubblica amministrazione federale statunitense. Possiamo dunque colmare, per congettura, l’opposizione Cacciari - Green Pass (ovvero Cacciari - attuale Potere) affermando - per doppia negazione - che Draghi e Biden sono oltre l’orizzonte della bi-condizione Capitalismo economico – Liberalismo politico?

Neppure per sogno, ne sono infatti campioni e paladini, molto più di Cacciari.

Si contraddicono quindi questi due sentieri, cozzando?

Certamente no, semplicemente Draghi e Biden hanno avuto in sorte l’onere di gestire un evento di natura più o meno imprevisto.



Questo evento, sia esso una zoonosi, un errore umano o un azione dolosa di un ristretto numero di folli, siamo assolutamente certi, nonpertanto, non solo che non sia un “complotto del capitalismo”, ma che osti – e terribilmente – all’ulteriore intensificarsi del profitto privato globale, al di là di affatto abborracciati giudizi macroeconomici:



Ecco che, di fronte a un evento che inibisce il massimo dispiegarsi del Capitalismo, il Capitalismo, che governa il mondo, è stato chiamato a reagire, trovandosi – in tale reazione – davanti alle sue stesse contraddizioni, ovvero raccogliendo precisamente ciò che va seminando – o smerciando – da 400 anni: la sistematica distruzione dello Stato e della Comunità (nonché dell'orizzonte del Politico) ora gli si ritorce contro, dalle piazze agli intellettuali (entrambi in verità tanto rumorosi quanto, fortunatamente, assai minoritari).

Ora, d’innanzi a questa opportunità che l’evento pandemico, pur terribilmente esiziale, ha concesso, ovvero dinanzi alla possibilità di criticare il sistema liberale e capitalistico, prima nella sua incapacità (patente: Con-durre l’auto-evidenza al di-mostramento: pastorizia prospezionale dell’EssereGemeinschaft Vs Gesellschaft. Hegel Vs Stuart Mill ) di gestire l’evento in termini contenitivi (l’Occidente ha scelto – in maniera scellerata – di ridurre in sintesi, pre-stabilendone il benchmark mediano, il numero di morti socialmente accettabili e i punti di Pil perdibili), e adesso nella sua parimenti inabilità – altrettalmente autoevidente – di “procedere oltre i teneri fiori di campo” delle appendici egee ostili al Logos (i cosiddetti "novax", a nostro avviso, ricordano infatti lotofagi, ciclopi e lestrigoni, ossia le “ancestralità” che il Logos odisseico deve attraversare, e oltrepassare, relitti deponendoli nelle appendici remote, nel tempo e nello spazio, per giungere pienamente al [per]sé), assistiamo – invece che portare in luce e possibilmente spaccare tali contraddizioni immanenti nel capitalsimo-liberalismo – alla contro-saldatura tra gli “antisistema” di destra, e – almeno alcuni – “antisistema” di sinistra, congiunti e immorsati precisamente nel salmodiare i precetti del liberalismo e del capitalismo: “i commercianti perdono soldi”; “il green pass viola le libertà individuali”; “ogni imposizione statuale è tirannide”; “l’individuo è nato libero e la comunità non può coercirlo nel perseguire il bene comune”, et cetera res angloamericane..

“La sottocultura di potere ha assorbito la sottocultura di opposizione”, sia lieve a te il sepolcro, Pier Paolo.