Orizzonte Altro
Diurnalia

L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo

Il velo (ipocrita) della libertà
2 aprile 2026
Nonostante il nostro Paese – insieme a molti del cosiddetto blocco occidentale – passeggi sulla soglia del baratro economico, finanziario, industriale e financo “logistico”  (c’è, infatti, un forte rischio che noi si raggiunga le mete delle vacanze agostane a piedi o, i più fortunati almeno, a dorso di mulo… ), e con lo spettro di un olocausto nucleare che aleggia sulle nostre teste (e non solo metaforicamente, visto che i russi hanno vettori, così armabili con ogive nucleari come nuclearmente alimentati, cioè a dire in grado di orbitare nei cieli per mesi prima di colpire il bersaglio…), oggi sui principali giornali italiani domina l’affaire/ liaison Piantedosi – Claudia Conte.

Premettendo l’assoluta adiaforia (e il completo disinteresse) della questione, quanto ulteriormente ci colpisce è la totale assenza di fondamento delle giustificazioni retoriche auto-assolutive dell’Occidente medesimo in relazione al proprio plurisecolare tiranneggiare il mondo: << Isxxx è l’unica democrazia del Medio Oriente >> (e meno male…); << Dobbiamo distruggere l’antica Persia perché il regime teocratico che governa l’odierno Iran impone il “capite velato” alle proprie donne >> (al netto del fatto che non l’impone …)

Tra le diverse attività della signora Conte (della cui esistenza sino a questa mattina ignoravamo bellamente le vestigia impresse sul Sentiero del Giorno), leggiamo, infatti, lei esser (non sappiamo se esser stata) “producer e volto di Women in Cinema Award, premio internazionale con il patrocinio del Ministero della Cultura che promuove il talento femminile e la gender parity nel cinema con uno sguardo particolare rivolto al sociale”  [2022]

[https://www.politicamentecorretto.com/2022/08/30/claudia-conte-promuove-la-parita-di-genere-e-i-diritti-delle-donne-con-women-in-cinema-award-alla-79-mostra-del-cinema-di-venezia]

Codesto WiCA “vuole ricordare tutte le donne che in questo momento non possono far udire la propria voce perché vittime di regimi autoritari [come quello iraniano, aggiunta nostra… ]

Naturalmente noi non mettiamo in dubbio la sincera passione e il profondo amore che hanno “avvinto” i novelli Paolo e Francesca, ma non riusciamo a non intravedere increspature nella narrazione occidentale in accordo all’assiologia della quale le nostre donne sarebbero ontologicamente superiori alle madri persiani – che lottano, ma velate, per la terra dei loro padri, sacrificando il sé per la Comunità di tutti, sicché esistendo autenticamente – perché libere, emancipate, s-velate e poste su di un piano paritario ovvero orizzontale rispetto al maschio...