× Argomenti Opere Autori Antologia
Filosofica del 900
Rivoluzione
conservatrice

Categorie
Opere
Alberto Iannelli

ΔΙΆ

Attraversando l'ultimo Orizzonte e Altro della Notte
Epopea dell'Originario ed Epoche dell'Umano

Aracne, 2020
Iannelli Alberto - Dia
Consulta la scheda
dell'opera
Se l'Essere che anzitutto appare fosse piuttosto l'immediata autodatità o teticità fenomenica della contraddittorietà che, per coerenza identitaria o coalescenza al sé, endo-reattivamente dimora nell'immanenza atra e apofatica della Contraddizione, l'Origine o l'Emersione del Tutto non dovrebbe in verità essere afferrata giacché Evento - intrinsecamente estroflessivo - dell'Uno-in-sé-diviso, autoctica epperò sempre più contro-affermativa ante-sé deposizione dell'escate o trascendentalmente sempre sottraentesi meontica inseità dell'Antinomia (Pólemos), abissale altresì prolessi (Entwurf) e inaudito proponimento (Sollen) dell'assolutamente Estremo stesso? Non dovrebbe ossia la Seinsgeschichte più autenticamente venire indicata in quanto omo-deissi monumentale del Nulla ultimo, tutto nell'orizzontalità ipseitale propria pre-avvolgente e anzitutto la principiale pro-posizione ipotetica del sé, enantio-dromica epperò Epopea (Geschehen) o processuale destinazione (Geschick) al suo compimento?
Versione cartacea
Versione digitale
Alberto Iannelli

Il Potere
del nostro Tempo

Origine, fondamento e posizione dell essenza eidoclasta, nell Oggi omniafferrante, sul piano della Seinsgeschichte

Orizzonte Altro Edizioni, 2023
Iannelli Alberto - Il Potere del nostro Tempo
La parola “potere”, di derivazione latina, discende dall’originaria radice ie *Pa-, che serba in sé e distende i concetti di protezione/custodia e, naturalmente, di dominio. Tempo, a sua volta, principia dal greco Tem-no, collocabile presso lo spettro semantico occupato dai nostri attuali separare e dividere: Tempo è dunque la partizione che “epocalizza” l’altrimenti indistinto e inconcusso stare eterno. Di Crono, infatti, è la falce adamantina che recide l’immorsatura fra Gaîa, la Terra, e Ouranós, il Cielo stellato, il quale, distesosi su di essa, tutta l’avvolgeva (perì pánta kalýptoi), stipandola (steinoménē) e costringendone la prole nei recessi imi e atri, dunque nell’aoristia (Á-peiron) che non consentiva il sorgere dell’ente alla radura (Lichtung) di presa della forma (eĩdos) e dell’individualità (haecceitas) determinata (dasein).

Per Aristotele, il Tempo è l’ordinarsi o il cadenzato dispiegarsi distinguendo il prima e il poi: "arithmòs kinéseōs katà tò próteron kaì hýsteron", dove il radicale AR-, usato nell’aggettivazione che qualifica il movimento disvolgentesi dal più prossimo al più distante, quindi secondo kόsmos, indica l’unire, il disporre, il mettere in ordine, in teoria, dal discreto propinquo al discreto longinquo.

Quale relazione, pertanto, lega l’aprirsi dell’ordinato disporsi della differenza tra gli enti con la custodia / dominazione di tutto ciò che è ovvero appare via via in tale dimensione predischiusasi?

Partendo da questa interrogazione, già capitale per Heidegger (“Sein” und “Zeit”), nel tentativo di indagare i fondamenti di ciò che, nell’Oggi, sembra tutto predominare e co-involgere (Umgreifende), dall’assiologia all’arte, dalla morale alla manipolazione tecnica, dalle forme di produzione della ricchezza alle posture statuali, dallo spirito delle leggi al costume, abbiamo preliminarmente ricercato quale fosse l’essenza del nostro Tempo, ovvero la forma che assume la configurazione dell’ente in totalità in quella che si è definita civilizzazione dell’epoca faustiana.

Abbiamo inteso cogliere la cifra dello Zeitgeist moderno, nel periodo del proprio reflusso senescente, col termine “eidoclastia”, dunque distruzione di ogni posizione distintiva del sé, per in seguito ostenderne gli epifenomeni sovrastrutturali (avanguardie, decostruzionismi e rizomismi, psicanalisi e neuroscienze, relativismi epistemologici e gnoseologici etc…) e i fenomeni strutturali (capitalismo, liberalismo, giusnaturalismo, globalismo), concentrandoci particolarmente – anche grazie ai lavori di Werner Sombart – su uno di questi ultimi, eletto tanto per esemplarità quanto per centralità rispetto al Kulturkreis post-moderno (capitalismo).

Dipoi, nell’esercizio d’indicare chi fosse il flamine diale archetipico del Potere dell’Oggi, siamo ritornati ad Aristotele e Carl Schmitt e, in particolare, ai loro rispettivi concetti di crematistica inautentica e di triplice declinazione del sostantivo-guida Nomos in appropriazione / partizione / produzione, suddivisione in verità riclassificante l’originaria e la costitutiva tripartizione funzionale indoeuropea.

Dopo aver rinvenuto nella “profligazione del pomerium indoeuropeo” – ovvero nel contro-evento dell’epoché kateconica statuale – il principio autentico del nostro Tempo, ebbene la liberazione o emancipazione originaria di ciò che, nell’Oggi, su tutto signoreggia (Herrschaft), abbiamo tentato di aprire a un possibile superamento dell’Orizzonte odierno.

Oltrepassata, nell'asintoto dell'essere-del-Non-ente-in-Totalità, la contraddizione dell’ente-escate, ad un tempo superante e non superante la configurazione attuale ovvero la sua ulteriore intensificazione, abbiamo evocato il farsi Giorno dell’avversario estremo ossia del plenario; la gloria della spoglia edacissima giacché entelechiale; l’avvento dei prossimi olimpici e dell’ultima sollevazione, la rivoluzione apofatico-conservatrice.
Versione cartacea
Versione digitale
Alberto Iannelli

Annali della Pandemia

Silloge di riflessioni filosofiche circa l evento che ha caratterizzato il biennio 2020/2021

Orizzonte Altro Edizioni, 2022
Iannelli Alberto - Annali della Pandemia
Nell'epistolario di Hegel e Niethammer, accanto alla celebre lettera del 13 ottobre 1806, in cui il futuro autore delle Vorlesungen ber die Philosophie der Geschichte dichiara tutta la propria ammirazione per Napoleone, per colui ovvero che, almeno in quell'attimo autoptico, ipostatizzava per il filosofo lo Spirito del Tempo, l'Idea universale fattasi e Atto e Individuo ("Ho visto l'imperatore – quest'anima del mondo – uscire dalla città per andare in ricognizione; è davvero una sensazione meravigliosa vedere un uomo siffatto, che, concentrato qui su un punto, seduto su un cavallo, si protende sul mondo e lo domina"), trova successiva collazione la missiva del 17 ottobre, in cui un Hegel meno entusiasta e senz'altro più prosaicamente preoccupato per le sorti del sé e del proprio lavoro ("Prima ancora della battaglia, le forze francesi hanno cominciato ad entrare nelle case con la violenza e a saccheggiarle. I soldati sono entrati anche nella casa dove abito […] Alcuni di loro mi hanno minacciato […]. L'incendio si è propagato a tutta la città e io mi sono infilato in tasca l'ultimo manoscritto della Fenomenologia da spedire a Bamberga […]. La guerra è il diavolo e nessuno se la sarebbe potuta immaginare così terribile"), ci offre una rara e preziosa testimonianza di quanto persino la più sublime e somma speculazione teoretica e complessa mediazione concettuale non possa mai né mai debba astrarsi e tentare rarefatta d'allontanarsi dall'incalzante immediatezza e umiltà dell'evento e della di esso concretezza dalla cogenza d'adeguata corresponsione intellettuale.

Chiamati dall'Assoluto del Reale a imporre l'ordinamento dialettico dell'Automovimento e la discretudine dell'oggettivazione analitica all'Erlebnis dell'accadimento pandemico, venturieri della Geistesgeschichte, qui rispondiamo.

Indice dei contenuti:
  • Linguaggio, Comunità, Guerra

  • L'utile idiozia del complotto permanente

  • Coreuti e Cretini

  • Proteggete i miei Padri

  • Eroi intrepidi, consumatori assuefatti, nichilisti compiuti

  • Gemeinschaft Vs Gesellschaft, Hegel Vs Stuart Mill

  • Pandemia: le vere colpe del Capitalismo e del Moderno

  • Ritornare a Milton Friedman, per autenticamente avversarlo

  • Condurre l'autoevidenza al dimostramento

  • Creonte-Antigone, Atene-Socrate, Massachusetts-Thoreau

  • Ciò che resta del Grande Spazio europeo

  • Pars destruens: idòla factionis

  • Contro-analisi della sospensione di Astra Zeneca

  • Fondamento della disequazione fra anti-scientismo e anti-capitalismo

  • Scienza e Capitalismo

  • Il Green Pass nell'orizzonte del filosofico

Versione cartacea
Versione digitale
Alberto Iannelli

Dieci saggi sulla Rivoluzione Conservatrice

Il crepuscolo dell'Antico e le migliori controsoggettualità katechoniche nella fuga del Moderno

Orizzonte Altro Edizioni, 2023
Iannelli Alberto - Rivoluzione Conservatrice
Indice dei contenuti:
  • Werner Sombart
    Mercanti ed Eroi
    Händler und Helden, 1915

  • Carl Schmitt
    Terra e Mare
    Land und Meer, 1942

  • Martin Heidegger
    Il Linguaggio
    Die Sprache, 1950

  • Carl Schmitt
    Teologia politica
    Politische Theologie, 1922

  • A. Moeller Van Den Bruck
    Il Tramonto dell'OccidentePro e contro Spengler
    Der Untergang des Abendlandes. Für und wider Spengler, 1920

  • Max Scheler
    Il Borghese di Werner Sombart
    Der Bourgeois, 1914

  • Werner Sombart
    Il Capitalismo moderno
    Der moderne Kapitalismus, 1902

  • Carl Schmitt
    Appropriazione. Divisione. Produzione
    Nehmen. Teilen. Weiden, 1953

  • Ernst Jünger – Martin Heidegger
    Oltre la Linea
    Über die Linie, 1950/1955

  • Carl Schmitt
    La tirannia dei valori
    Die Tyrannei der Werte, 1967

  • Appendice
    Nicolaus Sombart
    Ernst Jünger. Un dandy nelle tempeste d'acciaio, 1995

«Un mondo plurimillenario al tramonto, l'arida ombra e l'adunca della reificazione nichilista tutt'intorno avanza ogni avita fioritura viepiù insterilendo col circonfondersi del proprio tocco nullificante, un'ombra di senescenza e nondimeno sì d'ansito avanguardista e modernolatria catafratta e paludata da recidere col proprio invitto incedere e altero ogni innocenza in antico sboccio di già hegeliana memoria, un'oscurità, potremmo noi postmoderni intensificare, tanto omnipervasiva e sussiegosa nella propria pretesa di assolutezza e suprematismo assiologico, eudemonismo postulato universalistico e metastorico, eleuteromania ed emancipazionismo crociato, da non lasciare adito d'evasione e d'eccezione posizionale alcuno, né nello spazio (globalizzazione), né nel tempo (cancel culture): ipotizzando che questa fosse la Befindlichkeit percepita e vissuta, con Sombart, da buona parte dell'intellettualità e dell'intrepida gioventù germanica del tempo, si può davvero con leggiadra liceità parlare d'immotivata aggressione imperialista prussiana?».
Werner Sombart, Mercanti ed Eroi

«Non ci sentiamo di commiatare lo Jünger analista del nichilismo senza un'ulteriore redenzione, derivantegli proprio dall'inquadrarne la posizione di contrapposizione entro l'orizzonte dell'Eroe: se il mondo si fa metropoli cosmopolita, l'Held non può che passare alla boscaglia primordiale, se l'esistenza si fonda sull'oltranzistica ricerca di assicurazione dell'esistenza stessa, l'Hêrôs Theos non può se non bramare le brune Chere della Morte come splendida chiarità di Sole, se il valore dell'Uomo è trascinato nella polvere, l'Übermensch con necessità si eleva al cielo dell'oltre-umano. Se, pertanto, l'Eroe è riscattato nel persistere lungo la direzione del vettore di lotta, preferiamo imputare alla callidità precordiale e alla politropia prototipica del suo Avversario, l'errore del verso vettoriale scelto».
Ernst Jünger – Martin Heidegger, Oltre la Linea

«La “struttura tetico-ponente” del valore, infatti, implica la continua intensificazione della valenza di ciò che è posto valente, la costante volontà ossia di espansione della propria giurisdizione di validità: precisamente per questa “natura imperialista” del valore, il pensare assiologico rappresenta la premessa all'invalersi politico e culturale della peggiore delle tirannidi, dell'estrema giacché della più coerente a sé, in quanto, in essa, l'escluso dal perimetro della valenza, l'estromesso ossia dal contenuto di questa posizione particolare che ha per punto di preda entelechiale il Tutto del valore, l'όlon della positività, non trovando ricetto posizionale alcuno, neppure presso le più remote appendici dell'essere e dell'eterodossia, non può che declinare nell'annichilimento e nell'Atlantico».
Carl Schmitt, La tirannia dei valori
Versione cartacea
Versione digitale
© Orizzonte
Altro

Categorie
Opere
ΔΙΆ

Attraversando l'ultimo Orizzonte e Altro della Notte
Epopea dell'Originario ed Epoche dell'Umano
Consulta la scheda dell'opera
Il Potere
del nostro Tempo


Origine, fondamento e posizione dell essenza eidoclasta, nell Oggi omniafferrante, sul piano della Seinsgeschichte
Consulta la scheda dell'opera
Annali
della Pandemia



Silloge di riflessioni filosofiche circa l'evento che ha caratterizzato il biennio 2020/2021
Consulta la scheda dell'opera
Dieci saggi sulla
Rivoluzione Conservatrice


Il crepuscolo dell'Antico e le migliori controsoggettualità katechoniche nella fuga del Moderno
Consulta la scheda dell'opera

Iannelli Alberto

ΔΙΆ
Attraversando l'Ultimo Orizzonte e Altro della Notte
Epopea dell'Originario ed Epoche dell'Umano

Se l'Essere che anzitutto appare fosse piuttosto l'immediata autodatità o teticità fenomenica della contraddittorietà che, per coerenza identitaria o coalescenza al sé, endo-reattivamente dimora nell'immanenza atra e apofatica della Contraddizione, l'Origine o l'Emersione del Tutto non dovrebbe in verità essere afferrata giacché Evento - intrinsecamente estroflessivo - dell'Uno-in-sé-diviso, autoctica epperò sempre più contro-affermativa ante-sé deposizione dell'escate o trascendentalmente sempre sottraentesi meontica inseità dell'Antinomia (Pólemos), abissale altresì prolessi (Entwurf) e inaudito proponimento (Sollen) dell'assolutamente Estremo stesso? Non dovrebbe ossia la Seinsgeschichte più autenticamente venire indicata in quanto omo-deissi monumentale del Nulla ultimo, tutto nell'orizzontalità ipseitale propria pre-avvolgente e anzitutto la principiale pro-posizione ipotetica del sé, enantio-dromica epperò Epopea (Geschehen) o processuale destinazione (Geschick) al suo compimento?"
Versione cartacea
Versione digitale
Iannelli Alberto

Il Potere del nostro Tempo

Origine, fondamento e posizione dell essenza eidoclasta, nell Oggi omniafferrante, sul piano della Seinsgeschichte


La parola “potere”, di derivazione latina, discende dall’originaria radice ie *Pa-, che serba in sé e distende i concetti di protezione/custodia e, naturalmente, di dominio. Tempo, a sua volta, principia dal greco Tem-no, collocabile presso lo spettro semantico occupato dai nostri attuali separare e dividere: Tempo è dunque la partizione che “epocalizza” l’altrimenti indistinto e inconcusso stare eterno. Di Crono, infatti, è la falce adamantina che recide l’immorsatura fra Gaîa, la Terra, e Ouranós, il Cielo stellato, il quale, distesosi su di essa, tutta l’avvolgeva (perì pánta kalýptoi), stipandola (steinoménē) e costringendone la prole nei recessi imi e atri, dunque nell’aoristia (Á-peiron) che non consentiva il sorgere dell’ente alla radura (Lichtung) di presa della forma (eĩdos) e dell’individualità (haecceitas) determinata (dasein).

Per Aristotele, il Tempo è l’ordinarsi o il cadenzato dispiegarsi distinguendo il prima e il poi: "arithmòs kinéseōs katà tò próteron kaì hýsteron", dove il radicale AR-, usato nell’aggettivazione che qualifica il movimento disvolgentesi dal più prossimo al più distante, quindi secondo kόsmos, indica l’unire, il disporre, il mettere in ordine, in teoria, dal discreto propinquo al discreto longinquo.

Quale relazione, pertanto, lega l’aprirsi dell’ordinato disporsi della differenza tra gli enti con la custodia / dominazione di tutto ciò che è ovvero appare via via in tale dimensione predischiusasi?

Partendo da questa interrogazione, già capitale per Heidegger (“Sein” und “Zeit”), nel tentativo di indagare i fondamenti di ciò che, nell’Oggi, sembra tutto predominare e co-involgere (Umgreifende), dall’assiologia all’arte, dalla morale alla manipolazione tecnica, dalle forme di produzione della ricchezza alle posture statuali, dallo spirito delle leggi al costume, abbiamo preliminarmente ricercato quale fosse l’essenza del nostro Tempo, ovvero la forma che assume la configurazione dell’ente in totalità in quella che si è definita civilizzazione dell’epoca faustiana.

Abbiamo inteso cogliere la cifra dello Zeitgeist moderno, nel periodo del proprio reflusso senescente, col termine “eidoclastia”, dunque distruzione di ogni posizione distintiva del sé, per in seguito ostenderne gli epifenomeni sovrastrutturali (avanguardie, decostruzionismi e rizomismi, psicanalisi e neuroscienze, relativismi epistemologici e gnoseologici etc…) e i fenomeni strutturali (capitalismo, liberalismo, giusnaturalismo, globalismo), concentrandoci particolarmente – anche grazie ai lavori di Werner Sombart – su uno di questi ultimi, eletto tanto per esemplarità quanto per centralità rispetto al Kulturkreis post-moderno (capitalismo).

Dipoi, nell’esercizio d’indicare chi fosse il flamine diale archetipico del Potere dell’Oggi, siamo ritornati ad Aristotele e Carl Schmitt e, in particolare, ai loro rispettivi concetti di crematistica inautentica e di triplice declinazione del sostantivo-guida Nomos in appropriazione / partizione / produzione, suddivisione in verità riclassificante l’originaria e la costitutiva tripartizione funzionale indoeuropea.

Dopo aver rinvenuto nella “profligazione del pomerium indoeuropeo” – ovvero nel contro-evento dell’epoché kateconica statuale – il principio autentico del nostro Tempo, ebbene la liberazione o emancipazione originaria di ciò che, nell’Oggi, su tutto signoreggia (Herrschaft), abbiamo tentato di aprire a un possibile superamento dell’Orizzonte odierno.

Oltrepassata, nell'asintoto dell'essere-del-Non-ente-in-Totalità, la contraddizione dell’ente-escate, ad un tempo superante e non superante la configurazione attuale ovvero la sua ulteriore intensificazione, abbiamo evocato il farsi Giorno dell’avversario estremo ossia del plenario; la gloria della spoglia edacissima giacché entelechiale; l’avvento dei prossimi olimpici e dell’ultima sollevazione, la rivoluzione apofatico-conservatrice.
Versione cartacea
Versione digitale
Iannelli Alberto

Annali della Pandemia

Silloge di riflessioni filosofiche circa l'evento che ha caratterizzato il biennio 2020/2021

Indice dei contenuti
  • Linguaggio, Comunità, Guerra

  • L'utile idiozia del complotto permanente

  • Coreuti e Cretini

  • Proteggete i miei Padri

  • Eroi intrepidi, consumatori assuefatti, nichilisti compiuti

  • Gemeinschaft Vs Gesellschaft, Hegel Vs Stuart Mill

  • Pandemia: le vere colpe del Capitalismo e del Moderno

  • Ritornare a Milton Friedman, per autenticamente avversarlo

  • Condurre l'autoevidenza al dimostramento

  • Creonte-Antigone, Atene-Socrate, Massachusetts-Thoreau

  • Ciò che resta del Grande Spazio europeo

  • Pars destruens: idòla factionis

  • Contro-analisi della sospensione di Astra Zeneca

  • Fondamento della disequazione fra anti-scientismo e anti-capitalismo

  • Scienza e Capitalismo

  • Il Green Pass nell'orizzonte del filosofico

Nell'epistolario di Hegel e Niethammer, accanto alla celebre lettera del 13 ottobre 1806, in cui il futuro autore delle Vorlesungen ber die Philosophie der Geschichte dichiara tutta la propria ammirazione per Napoleone, per colui ovvero che, almeno in quell'attimo autoptico, ipostatizzava per il filosofo lo Spirito del Tempo, l'Idea universale fattasi e Atto e Individuo ("Ho visto l'imperatore – quest'anima del mondo – uscire dalla città per andare in ricognizione; è davvero una sensazione meravigliosa vedere un uomo siffatto, che, concentrato qui su un punto, seduto su un cavallo, si protende sul mondo e lo domina"), trova successiva collazione la missiva del 17 ottobre, in cui un Hegel meno entusiasta e senz'altro più prosaicamente preoccupato per le sorti del sé e del proprio lavoro ("Prima ancora della battaglia, le forze francesi hanno cominciato ad entrare nelle case con la violenza e a saccheggiarle. I soldati sono entrati anche nella casa dove abito […] Alcuni di loro mi hanno minacciato […]. L'incendio si è propagato a tutta la città e io mi sono infilato in tasca l'ultimo manoscritto della Fenomenologia da spedire a Bamberga […]. La guerra è il diavolo e nessuno se la sarebbe potuta immaginare così terribile"), ci offre una rara e preziosa testimonianza di quanto persino la più sublime e somma speculazione teoretica e complessa mediazione concettuale non possa mai né mai debba astrarsi e tentare rarefatta d'allontanarsi dall'incalzante immediatezza e umiltà dell'evento e della di esso concretezza dalla cogenza d'adeguata corresponsione intellettuale.

Chiamati dall'Assoluto del Reale a imporre l'ordinamento dialettico dell'Automovimento e la discretudine dell'oggettivazione analitica all'Erlebnis dell'accadimento pandemico, venturieri della Geistesgeschichte, qui rispondiamo.
Versione cartacea
Versione digitale
Iannelli Alberto

Dieci saggi sulla Rivoluzione Conservatrice

Il crepuscolo dell'Antico e le migliori controsoggettualità katechoniche nella fuga del Moderno

Werner Sombart
Mercanti ed Eroi
Händler und Helden, 1915

Carl Schmitt
Terra e Mare
Land und Meer, 1942

Martin Heidegger
Il Linguaggio
Die Sprache, 1950

Carl Schmitt
Teologia politica
Politische Theologie, 1922

Arthur Moeller Van Den Bruck
Il Tramonto dell'Occidente Pro e contro Spengler
Der Untergang des Abendlandes Für und wider Spengler, 1920

Max Scheler
Il Borghese di Werner Sombart
Der Bourgeois, 1914

Werner Sombart
Il Capitalismo moderno
Der moderne Kapitalismus, 1902

Carl Schmitt
Appropriazione. Divisione. Produzione
Nehmen. Teilen. Weiden, 1953

Ernst Jünger – Martin Heidegger
Oltre la Linea
Über die Linie, 1950/1955

Carl Schmitt
La tirannia dei valori
Die Tyrannei der Werte, 1967

Appendice
Nicolaus Sombart
Ernst Jünger
Un dandy nelle tempeste d'acciaio, 1995


«Un mondo plurimillenario al tramonto, l'arida ombra e l'adunca della reificazione nichilista tutt'intorno avanza ogni avita fioritura viepiù insterilendo col circonfondersi del proprio tocco nullificante, un'ombra di senescenza e nondimeno sì d'ansito avanguardista e modernolatria catafratta e paludata da recidere col proprio invitto incedere e altero ogni innocenza in antico sboccio di già hegeliana memoria, un'oscurità, potremmo noi postmoderni intensificare, tanto omnipervasiva e sussiegosa nella propria pretesa di assolutezza e suprematismo assiologico, eudemonismo postulato universalistico e metastorico, eleuteromania ed emancipazionismo crociato, da non lasciare adito d'evasione e d'eccezione posizionale alcuno, né nello spazio (globalizzazione), né nel tempo (cancel culture): ipotizzando che questa fosse la Befindlichkeit percepita e vissuta, con Sombart, da buona parte dell'intellettualità e dell'intrepida gioventù germanica del tempo, si può davvero con leggiadra liceità parlare d'immotivata aggressione imperialista prussiana?».
Werner Sombart, Mercanti ed Eroi

«Non ci sentiamo di commiatare lo Jünger analista del nichilismo senza un'ulteriore redenzione, derivantegli proprio dall'inquadrarne la posizione di contrapposizione entro l'orizzonte dell'Eroe: se il mondo si fa metropoli cosmopolita, l'Held non può che passare alla boscaglia primordiale, se l'esistenza si fonda sull'oltranzistica ricerca di assicurazione dell'esistenza stessa, l'Hêrôs Theos non può se non bramare le brune Chere della Morte come splendida chiarità di Sole, se il valore dell'Uomo è trascinato nella polvere, l'Übermensch con necessità si eleva al cielo dell'oltre-umano. Se, pertanto, l'Eroe è riscattato nel persistere lungo la direzione del vettore di lotta, preferiamo imputare alla callidità precordiale e alla politropia prototipica del suo Avversario, l'errore del verso vettoriale scelto».
Ernst Jünger – Martin Heidegger, Oltre la Linea

«La “struttura tetico-ponente” del valore, infatti, implica la continua intensificazione della valenza di ciò che è posto valente, la costante volontà ossia di espansione della propria giurisdizione di validità: precisamente per questa “natura imperialista” del valore, il pensare assiologico rappresenta la premessa all'invalersi politico e culturale della peggiore delle tirannidi, dell'estrema giacché della più coerente a sé, in quanto, in essa, l'escluso dal perimetro della valenza, l'estromesso ossia dal contenuto di questa posizione particolare che ha per punto di preda entelechiale il Tutto del valore, l'όlon della positività, non trovando ricetto posizionale alcuno, neppure presso le più remote appendici dell'essere e dell'eterodossia, non può che declinare nell'annichilimento e nell'Atlantico».
Carl Schmitt, La tirannia dei valori

Versione cartacea
Versione digitale