Orizzonte Altro
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L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo

L’Impantanamento: tra tòpos e contrappasso
26 febbraio 2026
Ormai un paio d’anni fa, direi approssimativamente dalla fine della disastrosa controffensiva ucraina dell’estate del 2023, i “Padroni del discorso” occidentale, in predicato di divenire globale, "passarono le consegne” al loro esercito di piazzisti prezzolati: l’ordine fu parlare di “pantano”, "palude, “impantanamento” e semantemi affini (“stallo”, “immobilismo del fronte” etc… ).

La riunione del gota del marketing e della comunicazione anglosassone ci immaginiamo sia stata veloce: << poiché l’Ucraina non avanzerà [mai] più (la controffensiva, loro lo sapevano, aveva invero consumato le risorse di materiali e uomini che la Nato e l’Ucraina avrebbero impiegato anni a ricostituire), dobbiamo insistere sul fatto che neppure la Russia avanza e avanzerà. Anzi, dobbiamo creare un vero e proprio “tòpos”, un luogo comune retorico che deve financo divenire “tormentone” >>.

<< A tutti coloro che diranno che la Russia sta vincendo sul campo (e, dunque, prima la si finisce, meglio è per il popolo e la statualità ucraina), dobbiamo contrapporre il tòpos dell’impantanamento >>.

Impartito l’ordine, sùbiti e presti molto pifferai e paredri della superclass anglosassone (più o meno marcia d’occulto e ritualità neopagane…) iniziarono a diffondere codesto luogo comune semantico e argomentativo.

E ciò a tutti i livelli della piramide pseuma-poietica: dalle più “prestigiose” firme della stampa periodica anglosassone, alle nostre “Major” propagandistiche (Corriere, Repubblica, La 7, La Stampa etc…), per finire con l'ultimo dei cialtroni disadattati sui social e affini.

In occasione del recedente anniversario dell'invasione, ne abbiamo avuto molteplice dimostrazione, a reti e testate unificate, un florilegio di falsità e menzogne - più o meno eccentriche e fantasionese -, ma tutte con un marcato comune denominatore: "la palude" appunto.

Abbiamo già più volte, e fino ormai alla nausea, confutato con evidenze fattuali questa narrazione faziosa e corrotta che sostanzialmente si fonda sull’attribuire al nemico un obiettivo artefatto, per dipoi decretarne la sconfitta al di esso non raggiungimento.

Come se due contendenti si sfidassero a braccio di ferro o al tiro alla fune e il perdente dicesse al vincitore: “giacché non sei riuscito a saltare in alto 3 metri, hai perso anche tu”.

Evidentemente, anche al netto di ogni altra considerazione, tattica e strategica, militare ed economica, politica e geopolitica, industriale e culturale, se un esercito vince tutte le battaglie (Mariupol, Bachmut, Adveevka, Vuhledar, Soledar, il bosco di Kreminna, Siversk, Huljajpole, Kursk, Pokrovsk, Mirnograad, Volčansk, Kupyansk e mill’altre in minori insediamenti e maggiori che ora non rammentiamo), e – per bicondizione o coimplicazione necessaria – l’altro le perde tutte, è o dovrebbe essere immediatamente autoevidente chi abbia vinto o sia in predicato di vincere la guerra.

Ma, finché i Padroni del discorso non invertiranno l’ordine, tutta la filiera della menzogna continuerà a reiterare codesto tòpos, nonostante sia ormai immediatamente controfattuale e svuotato di qualsivoglia verosimiglianza (naturalmente, qualora qualcuno dovesse ciò elevare contro questi mentitori seriali di professione, vere e proprie etere intellettuali, l’ordine - già confezionato - sarebbe di replicare: “sì, ma per ciò ottenere, i russi sono morti a milioni e miliardi etc… mentre coloro che perdono sono immortali come la fanteria di Serse)

Bene, due giorni fa è accaduto – sul campo, nel dominio del Reale, sicché – un evento quanto meno contrappassistico (quasi divertente, se non fosse tragico, come tutta questa insensata vicenda): dopo anni passati a parlare dell’impantanamento figurato o metaforico dell’esercito russo, adesso è l’esercito ucraino a essere letteralmente impantanato nella zona Nord di Konstiantynivka, a seguito della distruzione, a opera dell’aviazione russa, di una diga o bacino idrico artificiale posto al Nord-Est della città.

In conseguenza di ciò, l’acqua prima lì detenuta, ha iniziato a defluire verso il distretto di Novoselivka, inondando i campi e le strade, cioè a dire precisamente facendo di tutta la zona settentrionale della città (il Sud è in buona parte già in mano russa) una “morta gora” dantesca, complicando così e di molto ogni spostamento logistico dell’esercito che difende la zona urbana. Impantanandosi, i mezzi ucraini diverranno ancora più facile bersaglio per i droni fpv russi.

Vedremo se questo “impaludamento” sarà il preludio di un’ulteriore conquista, nei prossimi giorni, della città, una delle più grandi di tutto il Donbass (circa 70 mila abitanti anteguerra).

Ma intanto il sottile umorismo di Putin immaginiamo sia solleticato dall’idea: << questi parlano di impantanamento figurato e noi li impantaniamo realmente >>.