Orizzonte Altro
Diurnalia

L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo

I Maestri cantori di Mariupol
(e i magistri cazzari dell’Occidente… )
10 dicembre 2025
Nel 2022, tra il 4 e il 5 luglio, si tenne a Lugano la prima “Ukraine Recovery Conference” (URC2022) post Operazione Militare Speciale. Lo scopo di questi incontri – originati nel 2017 – era (ed è: l’edizione 2025 si è svolta a Roma, in luglio; l’edizione del 2026 dovrebbe tenersi in Polonia, condizionale qui quanto mai d’obbligo….) duplice: fare il punto, l’inventario delle distruzioni belliche, e stimare i fondi finanziari necessari alla loro ricostruzione.

Già ai tempi ridemmo circa le distopiche velleità – e le arroganti – di una pianificazione “post bellica (res)” “in bellica (rebus)”. Infatti, prima di stabilire l’ammontare dei capitali necessari alla ricreazione del distrutto, saggio sarebbe:

  1. Che le distruzioni si fermassero.
  2. Che i ricostruenti abbiano per lo meno il possesso di ciò che debbono ricostruire...

Bene, pochi mesi prima dell’incontro ticinese, si era conclusa la cruenta battaglia di Mariupol, terminata, come celebre, con la resa delle brigate ucraine (e straniere) rintanatesi nel sotterranei dell’acciaieria sovietica Azovstal': già allora vedemmo il “grande risveglio” della passione per i tatuaggi simbolici, nella "sfilata" dei prigionieri.

Tra gli edifici distrutti dalla dura battaglia, campeggiava il Teatro d'arte drammatica di Mariupol'.

L’allora nostro ministro della cultura, il candido e l'inguaribilmente ottimista più del celebre personaggio di Voltaire, Dario Franceschini (PD), riuscì financo a superare la proattività distopico-derealizzativa della Conferenza di Lugano: il 17 marzo, quando la battaglia ancora infuriava feroce (la contesa si svolse tra 24 febbraio e il 20 maggio), già si candidava – sicché candidava le nostre risorse pubbliche: dubitiamo infatti avrebbe staccato lui l’assegno – alla ricostruzione del teatro.

Immaginiamo già i “claim” dell’iniziativa: << L’Europa tutta scende in campo a tutela e preservazione dell’Arte contro la furia iconoclasta dei barbari mangiatori di bambini (anzi, rapitori: hanno invero aggiornato i cliché retorici) >>.

Il “candido” proclama è ancor leggibile qui:

https://cultura.gov.it/comunicato/22490

<< L’Italia è pronta a ricostruire il Teatro di Mariupol. Approvata dal Consiglio dei Ministri la mia proposta di offrire all’Ucraina mezzi e risorse per riedificarlo appena sarà possibile. I teatri di ogni paese appartengono a tutta l’umanità >>.

Ecco, nella foto in basso potete vedere facilmente, a 3 anni e mezzo di distanza dal prosopopeico proclama:

  1. A chi appartenga oggi il teatro (e la città).
  2. Chi lo abbia ricostruito.

La cosiddetta guerra dei piani di pace Usa-Ue si concluderà in un modo parimenti distopico: fiumi di parole e inchiostro “per nulla”, poiché il nulla è la cifra del nostro tempo, della nostra civiltà.

Noi blateriamo a vanvera, i russi conquistano e ricostruiscono (e dubito dipoi pertanto ridiano indietro scusandosi....).

Oggi cade Sivers'k, mentre colei che ha sostituito Franceschini ancora ieri o ieri l’altro cianciava: “una forza progressista non può accettare che i confini si cambino con la forza: ecco, brutti cattivoni!”

Distopia portami via dalla Notte dell’Occidente…