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L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo
Già ai tempi ridemmo circa le distopiche velleità – e le arroganti – di una pianificazione “post bellica (res)” “in bellica (rebus)”. Infatti, prima di stabilire l’ammontare dei capitali necessari alla ricreazione del distrutto, saggio sarebbe:
Bene, pochi mesi prima dell’incontro ticinese, si era conclusa la cruenta battaglia di Mariupol, terminata, come celebre, con la resa delle brigate ucraine (e straniere) rintanatesi nel sotterranei dell’acciaieria sovietica Azovstal': già allora vedemmo il “grande risveglio” della passione per i tatuaggi simbolici, nella "sfilata" dei prigionieri.
Tra gli edifici distrutti dalla dura battaglia, campeggiava il Teatro d'arte drammatica di Mariupol'.
L’allora nostro ministro della cultura, il candido e l'inguaribilmente ottimista più del celebre personaggio di Voltaire, Dario Franceschini (PD), riuscì financo a superare la proattività distopico-derealizzativa della Conferenza di Lugano: il 17 marzo, quando la battaglia ancora infuriava feroce (la contesa si svolse tra 24 febbraio e il 20 maggio), già si candidava – sicché candidava le nostre risorse pubbliche: dubitiamo infatti avrebbe staccato lui l’assegno – alla ricostruzione del teatro.
Immaginiamo già i “claim” dell’iniziativa: << L’Europa tutta scende in campo a tutela e preservazione dell’Arte contro la furia iconoclasta dei barbari mangiatori di bambini (anzi, rapitori: hanno invero aggiornato i cliché retorici) >>.
Il “candido” proclama è ancor leggibile qui:
https://cultura.gov.it/comunicato/22490
<< L’Italia è pronta a ricostruire il Teatro di Mariupol. Approvata dal Consiglio dei Ministri la mia proposta di offrire all’Ucraina mezzi e risorse per riedificarlo appena sarà possibile. I teatri di ogni paese appartengono a tutta l’umanità >>.
Ecco, nella foto in basso potete vedere facilmente, a 3 anni e mezzo di distanza dal prosopopeico proclama:
La cosiddetta guerra dei piani di pace Usa-Ue si concluderà in un modo parimenti distopico: fiumi di parole e inchiostro “per nulla”, poiché il nulla è la cifra del nostro tempo, della nostra civiltà.
Noi blateriamo a vanvera, i russi conquistano e ricostruiscono (e dubito dipoi pertanto ridiano indietro scusandosi....).
Oggi cade Sivers'k, mentre colei che ha sostituito Franceschini ancora ieri o ieri l’altro cianciava: “una forza progressista non può accettare che i confini si cambino con la forza: ecco, brutti cattivoni!”
Distopia portami via dalla Notte dell’Occidente…
