Orizzonte Altro
Diurnalia

L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo

<< Il missile Flamingo: la Wunderwaffen di Kiev >>
… brucia, insieme ai soldi dei contribuenti europei
16 febbraio 2026
Sul finire della scorsa estate, << il presidente ucraino Volodymyr Zelensky annunciò al mondo che il nuovo sistema d’arma indigeno dell’Ucraina – il missile Flamingo – aveva superato con successo i test. Rivelando che la nuova “arma delle meraviglie” potesse raggiungere il cuore del territorio della Federazione Russa >>. Così invero raccontava – con un entusiasmo al limite del delirio bacchico –, il 5 settembre 2025, il periodico InsideOver, testata on line nata come “spin-off” del Giornale, ora di proprietà di Andrea Pontini.

[https://it.insideover.com/guerra/il-missile-flamingo-la-wunderwaffen-di-kiev.html]

Nell’articolo, che sì solennemente annunciava, urbi et orbi e nientemeno che “al mondo” intero (ovvero – mal contati – a 800 milioni di persone, di cui la metà in sovrappeso grave e un’età media di 50 anni, nonché oramai dotati di una preparazione culturale acconcia sì e no a leggere il periodico già diretto da Sallusti: noi occidentali sicché), la messa in produzione di codesta “Wunderwaffen di Kiev”, veniva altresì affermato – tra le molte amenità del pezzo, come la suddetta citazione pregna di Sehnsucht nazista – che il missilone da fine dei tempi avrebbe sostituito il Taurus, stante la reticenza della Germania a consegnarlo, per non violare le linee rosse imposte dalla CIA circa la cessione di armi a lungo raggio agli ucraini.

Ora, a prescindere dal fatto che la mancata fornitura dei Taurus, come dei Tomahawk, non risponde a nessuna linea rossa yankee (fosse per loro, i maggiorenti anglosassoni consegnerebbero alla banda di gangster che spadroneggia a Kiev persino la peste nera nelle fialette di Colin Powell), bensì semplicemente consegue al terrore panico che avvolge e cuori e menti dei potenti angloamericani e paredri, come il sorvegliante-sorvegliato di BlackRock Friedrich Merz, al solo sentire evocare termini come Oreshnik – paura ancestrale che, a quanto pare, probabilmente qualcuno sta cercando di esorcizzare invocando persino Satana in persona (e massacrando qualche poveraccio innocente, rapito tra l’indigenza del mondo), l’articolo dice il vero: non potendo consegnare armi a lunga gittata agli ucraini, stanti i “Niet” di Mosca, i tedeschi – prevalentemente – hanno pensato bene di spostare la produzione in loco.

Certo, i fact checker mentaniani direbbero immediatamente che il missile è stato in verità “sviluppato dalla startup ucraina Fire Point” etc… omettendo naturalmente di dire che gli ucraini ormai non hanno più né i soldi né le competenze per aprire un chiringuito a Odessa, figuriamo un’industria ad alta intensità tecnologica e produttiva.

Peccato che i geni della finanza teutonici & co., quelli che hanno lasciato morire di fame i greci per non derogare ai loro stolti e autistici parametri economicistici, come sempre munifici col portafoglio degli altri, poiché hanno usato e usano i nostri soldi - e non i loro - per compiere tali scellerati investimenti, non hanno pensato di fornire adeguata protezione agli opifici impiantanti o delocalizzati in Ucraina.

Ieri, infatti, lo stesso capo della cupola ha confermato la distruzione della principale linea produttiva di questi missili. E i russi, per cancellare in una notte i sogni revanscisti di Merz, non hanno neppure utilizzato il celebre Oreshnik, e forse nemmeno l’ipersonico di “serie B” Kinzhal, stante il fatto – certificato qualche mese fa nientemeno che dal Financial Times (un architrave del sistema di potere angloamericano, chissà se anch’esso “frequentatore” – nell’“ipostasi” della proprietà e/o della direzione – dell’isola dei famosi “faustiani”), che i Patriot statunitensi, pur essendo il miglior sistema difensivo occidentale, abbiano oramai un tasso di intercettazione dei nuovi droni pesanti Geran 2 (e ulteriori release) sotto il 10%.

Ora, qual è il senso di investire milioni o miliardi di euro nell’impiantare – in uno scenario di guerra – una fabbrica bellica se non si ha alcuna possibilità di difenderla dalla distruzione del nemico? Strategicamente nessuno (rimangono infatti in piedi, in ipotesi, codesti téloi: riciclaggio di denaro; "travaso" dei risparmi privati dei cittadini europei nelle bolgie dei corrotti inseriti nella filiera).

Tra l’altro, considerando che i russi avrebbero potuto farla saltare in aria il giorno dopo l’inaugurazione “coribantica” (forse festeggiata con qualche messa in scena mefistofelica, come per il tunnel del San Gottardo… ), se hanno aspettato sino a qualche giorno fa, ciò significa che ne hanno atteso il conseguimento del massimo dell’efficienza produttiva, entrata a regime che coimplica il raggiungimento dell’acme della spesa. Milioni o miliardi di euro – nostri – andati in fumo in una notte.

Schöner Schlag Merz!

Ma, non dobbiamo mai sottovalutare l’acume dei nostri governanti, poiché, se sono assisi in cotali scranni curuli, avranno senz’altro menti le cui trame risultano per noi comuni mortali imperscrutabili: solo 3 giorni fa, infatti, si annunciava la consegna all'Ucraina del primo drone da combattimento prodotto in Germania dalla joint venture tedesco-ucraina Quantum Frontline Industries (Qfi), alla presenza – nientemeno – del ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius.

Cioè a dire: “se ci distruggono le fabbriche che delocalizziamo là, brutti cattivi, allora noi produciamo qui (nonostante l’energia ci costi ormai un occhio della testa). Peccato che – per le suddette ragioni: l’impossibilità di difendere anche un solo cmq del territorio ucraino – qualunque treno o qualunque nave contenente armi o materiale bellico varchi i confini viene sistematicamente distrutta, con un trade off tra costi delle armi distuttive e costi delle armi distrutte, che va a netto vantaggio dei "distruttori". Ipotizzando ordunque che non sarà Merz in persona a consegnare a Zelensky questa nuova Wunderwaffen con la sua Mercedes, ecco che altri milioni o miliardi di euro dei contribuenti europei sono in predicato di finire nel cesso (d’oro, come il vitello adorato nelle isole “vergini”) del “porcospino d’acciaio” europeo (tra l’altro neppure europeo, in accezione politica).

Fantasia al potere proprio…

Nel 451 d.C., il generale romano Flavio Ezio riuscì a sconfiggere gli Unni nella celebre battaglia dei Campi Catalaunici grazie ad un esercito composto in prevalenza da barbari germanici, ovvero da quelle stesse popolazioni che, circa una generazione dopo, porranno fine al millenario impero di Roma.

Per quanto possa apparire grottesco e financo contra naturam accomunare Ezio a Merz, anche se non possiamo escludere pur abbia quest’ultimo indossato la lorica legionaria in qualche festa in maschera, poiché, a quanto sembra, questi intrattenimenti di gruppo piacciono molto ai maggiorenti occidentali, direi che il tentativo di ricorso storico non ha avuto pari successo del corso tardoantico. Ma non ci sentiamo di escludere che i nuovi Visigoti, tra qualche anno, saccheggeranno la Germania o più semplicemente ne assalteranno le ville e i furgoni portavalori grazie alla preparazione militare e alle armi che i tedeschi stessi hanno fornito loro qualche anno prima.