Orizzonte Altro
Diurnalia

L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo

Il velo (squarciato) dell’Occidente
L’autentica emancipazione delle donne e l’abisso – antropologico e assiologico – tra Kultur e Zivilisation, borghesia e nobiltà, oro e sangue, terra e cielo, materia e spirito, noi e loro

18 marzo 2026
Due mesi fa, durante il tentativo – fallito – di colpo di stato in Iran – affatto verosimilmente orchestrato dai servizi segreti israelo-angloamericani quale opzione preliminare di una scalae progettuale che, principiando dalla destabilizzazione interna ottenuta con corruzione, seminagione di discordia e infiltrazioni paramilitari, secondo un copione ormai pluridecennale e trionfante dipoi a Maidan; e passando per un attacco lampo atto a decapitare le figure apicali della nazione da destabilizzare e dominate; giunge sino al bombardamento a tappeto stile Dresda e al conseguente genocidio – divenne celebre e icastica, ovvero virale, come ora si dice, la foto – sulla cui attendibilità dubitiamo, ma poco importa, parlando di archetipi – di un’esule dissidente iraniana canadese che bruciava, con una sigaretta bakuniana, la foto del grande nemico delle donne, il maschilista ierocratico Khamenei, poi barbaramente martirizzato mentre sfidava senza alcuna protezione che non fossero il suo orgoglio di casta sacerdotale e il suo coraggio di stirpe, l’ingiustizia e la morte, in sha Allah.

Codesti atto e immagine dell’atto assursero con l’immediatezza di cui solo il nostro tempo è capace, a simbolo “internazionale” (ovvero occidentale) di emancipazione femminile: il regime iraniano, tanto oscurantista e anti-illuminista quanto fallocrate e patriarcale, doveva essere – il Sollen di Fichte – abbattuto, annichilito, distrutto, per così consentire alle donne il dispiegamento massimo della libertà, sicché per “emanciparle”.

Già, poiché il nostro concetto di libertà, d’origine moderna e inglese, milliana di prevalenza, è definibile come libertà negativa, “libertà da qualcosa”, cioè distruzione di ogni legame sopraindividuale che vincola l’individuo, l’Ich del summenzionato padre dell’idealismo tedesco e della primazia dell’Atto, dell’azione-in-atto.

Infatti, Stuart Mill non ci fornisce o dona alcuna directio libertatis: che cosa farci, con cotanta emancipazione? Perché, altrimenti a dirsi, la Libertà? Nella concezione opposta, invero, nell’idea quindi “positiva della libertà”, la “libertà per qualcosa”, la distruzione del vincolo non è lo scopo bensì il mezzo, l’intermedio tra la negazione dell’azione e l’azione. La libertà, in questa accezione, meglio a definirsi, con categorie filosofiche, è Potenza, Steresis, Disponibilità per l’Atto che verrà. L’atto venuto, entificato, come ogni principio di individuazione, è con necessità una limitazione ulteriore della potenza.

Ciò posto, una qualsiasi Concita De Gregorio risponderebbe: “le donne iraniane devono essere libere punto; che cosa poi faranno con la loro libertà è affar loro”.

Sarebbe troppo facile e in qualche modo “contro-propagandistico” indicare in OnlyFans & Co. il che cosa le donne cosiddette occidentali ci facciano, di prevalenza, con cotanta preziosa emancipazione.

Preferiamo, per sunteggiare questa dicotomia che intesse il concetto di libertà (ripetiamo, “libertà da” o negativa Vs “libertà per” o positiva”, libertà come fine Vs libertà come mezzo) porre in parallelo due scene, due modelli, due volti e due fisiognomiche, due prossemiche e due posture antropologiche, di recente dimostratisi nel pubblico dibattito.

  1. L’influencer – a quote variabili di biodegradabilità – che impaurita eppur temeraria racconta, sistemandosi i capelli con le sue unghie testé sculte e vario-dipinte, la guerra dalla camera del proprio lussuoso albergo, nel paradiso (anche fiscale) del non-luogo globale: << mentre il mondo guarda la guerra al telegiornale, io la guardo dallo Skyline della mia suite a Doa >> [https://www.instagram.com/reels/DVc9FKaAp7M/].

  2. Le donne e le madri, le mogli e le figlie – cum capite velato – della città iraniana di Arak, marcianti compatte, imbraccianti il kalashnikov e kafan funebre e gridanti in coro la di esse disponibilità alla lotta e al martirio [https://www.instagram.com/p/DVorH7pjN6y/].

Decidete da voi quale sia l’autentica libertà. Decidete voi per quale modello di civiltà merita combattere, e quale archetipo sia financo degno d'essere esportato. Decidete voi quale ideale e quale eidos eleggere per voi stesse o per le vostre sorelle e mogli, figlie e madri.

Per parte nostra, queste donne rappresentano le persone più libere che si possano immaginare, giacché si sono emancipate dalla paura stessa della morte, il vincolo maggiore dell’umano, l’Ur-Limite; e sono massimamente libere perché si sono emancipate dal vincolo della Materia e della Terra, del Danaro e dell’Effimero apparire, per aprirsi allo Spirito e al Cielo, a ciò che Sta e Perdura (il Sein, nel lemma opposto al Sollen di cui sopra); e sono altresì massimamente libere perché si sono emancipate dal limite dell’egoismo e dell’autoreferenzialità solipsistica, rendendosi così libere per la contesa, secondo i propri ideali sovra-individuali, in favore della propria Comunità, dei propri padri e antenati, figli e posteri, mariti e fratelli coevi.

P.s.

Un’altra comparazione – qui al maschile – acconcia ad attestare immediatamente l’abisso antropologico e assiologico che ormai separa i sedicenti buoni (barbari e trans-umani), decaduti e spenglerianamente civilizzati, da coloro che codesti eletti, in verità così fanatici come cis-belluini, definisco più o meno velatamente “selvaggi”, è pregevolmente oggi tracciata dal professor Andrea Zhok, in una sorta di riedizione delle plutarchee “vite parallele”, con protagonisti Ali Larijani e Pete Hegseth:

[da Gesti Diversi | Davide Sabatino,
https://www.youtube.com/post/UgkxIXbr9TVA82omTgZTBU6WfYS9tPUAp8UX]

<< La coalizione Epstein ha assassinato il Segretario della Sicurezza Nazionale Iraniana Ali Larijani. Oramai niente di strano. Ci stiamo abituando alla normalizzazione dell'omicidio politico. Comunque se guardo qualche foto di Larijani e le metto accanto ad una foto del suo equivalente americano Hegseth, non posso impedirmi di pensare che la fisiognomica sia una scienza ingiustamente trascurata. Peraltro, in termini di curriculum, Ali Larijani aveva una laurea in informatica e matematica presso l'Università di Tecnologia Aryamehr, un master e un dottorato di ricerca in filosofia occidentale presso l'Università di Teheran. Ha pubblicato libri su Immanuel Kant (e tradotto Kant in farsi), su Saul Kripke e David Lewis. Larijani era membro della facoltà della Scuola di Letteratura e Scienze Umanistiche dell'Università di Teheran. Pete Hegseth ha finito a calci una triennale (BA) in scienze politiche a Princeton, grazie alla sua partecipazione al team di basket. La madre di Hegseth disse di lui nel 2018 che era un maltrattatore di donne, che le umiliava, mentiva e le tradiva. E' stato accusato di molestie sessuali, poi ottenendo il ritiro della denuncia con un obolo di 50.000 dollari alla vittima. A parte ciò vi invito ad ascoltare un po' delle sue esternazioni in rete. Che volete che vi dica, ogni volta che sento qualcuno che mi cerca di spiegare come noi saremmo la civiltà e l'Iran la barbarie mi viene da piangere. I civilizzatori della coalizione Epstein mi sembrano gli Uruk-Hai di Saruman che si lamentano degli esseri umani, perché la carne umana non ha un buon sapore >>.