Orizzonte Altro
Diurnalia

L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo

A Cesare, a Dio, ai mercanti
Trump non è Gesù Cristo, ma neppure Giulio Cesare - 14 aprile 2026
Nel De Bello Gallico, fu lo stesso Giulio Cesare, come noto, a celebrare i dettagli del proprio indiscusso genio militare, allora espressosi nella decisiva battaglia di Alesia:

Vercingetorige si era trincerato – con 80 mila guerrieri gallici – nell’oppidum alesiano: una posizione fortificata in cima ad una collina, circondata a valle da tre fiumi. Non potendo attaccare direttamente l’insediamento, Cesare decise per l’assedio, sicché per la resa del nemico per fame. Nondimeno, Cesare e i romani si trovavano nel cuore del territorio degli ostili, e verso di loro marciavano 250 mila guerrieri delle tribù federate con gli Averni. A quel punto, Cesare attuò una strategia per molti aspetti innaturale o contro-intuitiva, come si direbbe oggi: circondò se stesso. Fece costruire ovvero una fortificazione esterna, la cosiddetta contro-vallazione o circonvallazione esterna.

Con tale vallum si protesse, certo, dai rinforzi di Vercingetorige, rinforzi le cui 3 ondate di attacco si infransero invero su quelle costruzioni esterne, e gli assediati in Alesia si arresero, per inedia. Ma lui stesso si mise in trappola, nessuno poteva raggiungerlo, nessuno rifornirlo e i suoi legionari non potevano uscire dalla vallazione, per esempio per procurarsi cibo o acqua, poiché sarebbero sati trucidati da un esercito che li sovrastata per numero.

Insomma, apparentemente senza alcuna via di uscita (tantomeno di vittoria: il piano di Vercingetorige era, infatti, quello di attaccare dall’alto, alle spalle, mentre il grosso del suo esercito impegnava i romani frontalmente, sulla piana) tentò il tutto per tutto, e trionfò.

Non per snobbismo, ma per mero realismo siamo totalmente certi che Trump ignori il precedente storico. A domanda specifica, probabilmente collocherebbe Cesare nel Medioevo: gli yankee sono particolarmente ignoranti, soprattutto in ambito storico, e particolarmente ignorante è il loro attuale rappresentante politico. Le competenze scientifiche che hanno permesso loro di eccellere sino a 20 o 30 anni fa, le hanno semplicemente comprate dall’Europa (più di recente dall’India), come del resto hanno comprato da Napoleone più della metà del loro attuale territorio: mercanti rozzi e incolti, grevi e materialisti, comprano le competenze e le conoscenze come acquistassero un suv o una escort.

Tuttavia, l’idea del contro-blocco fa riecheggiare nei secoli la grandezza che fu di Roma e di Cesare.

Ma, poiché la Kultur romana non è, evidentemente, la civilizzazione manchesteriana dei pirati anglosassoni, e poiché Trump – nonostante si creda persino Gesù Cristo taumaturgo e si autocandidi al soglio di Pietro [dopo aver rifiutato il titolo di Rahbar (Guida suprema degli sciiti)] – certamente non appartiene alla Gens Iulia, essenpo, piuttosto, un mero agente immobiliare newyorkese spregiudicato, le cui uniche doti d’eccellenza sono in verità disvalori (astuzia, scaltrezza, politropia, cinismo, debolezza caratteriale, lascivia, irascibilità, ipocrisia etc…), qui siamo di fronte, tecnicamente, all’ennesima supercazzola yankee, nonostante Repubblica oggi sia tutta eccitata dalla potenza talassica desnudata dal padrone d’oltreoceano:

  1. Bloccare lo stretto è impossibile: nessuna nave Usa – è stato ampliamente dimostrato nei recenti fatti – può avvicinarsi a X km (X = la gittata delle armi iraniane): sono fuggite già – con danni – 3 portaerei (col loro codazzo di damigelle), e le navi sminatrici intrufolatesi, oltre i riguardi dei Pasdaran, tramite cabotaggio lungo la costa dell’Oman, durante le ore dei colloqui, sono fuggite ratte (nel senso di veloci…), a gambe levate al secondo alert della marina persiana.
  2. Bloccare l’uscita dello stretto, ponendo le 15 navi che hanno fatto sì tanto eccitare il nostro Francesco Manacorda di Repubblica [<< Blocco Usa a Hormuz: “schierate quindici navi, guai a chi si avvicina” >>], comporterebbe – oltre alla violazione di qualsivoglia legge internazionale (sarebbero acque appunto internazionali), di cui ormai nessuno più si cura (a parte Sanchez e Xi, a quanto nell’oggi sembri) – un atto di guerra (e pirateria) contro tutti quei Paesi che hanno concordato con l’Iran il commercio, con o senza pedaggio.
  3. Ora, degli alleati chi se ne frega: infatti, giusto col Giappone, la Sud Corea e noi europei possono ormai fare i bulli, sfogando con essi (e con noi...) la loro frustrazione di sconfitti, ma, come scrivemmo ieri, alla prima nave cinese che varcherà quelle acque, nessuno farà nulla, né nulla potrà arrecare. E così per la navi russe o per quelle dei trader privati che commerciano con questi Paesi o i loro alleati.

Quindi è una buffonata, spiace spegnere gli ardori di Repubblica, ma tant’è.

Infatti, in queste ore la petroliera ‘Rich Starry‘, di proprietà cinese e con bandiera del Malawi, è passata, e altre ne passeranno, tutte passeranno. Alla prima nave fermata, la Cina bloccherà semplicemente l’export verso gli yankee di tutti i materiali e i componenti necessari alla produzione di armi, quindi a quel punto affonderanno le petroliere con le cerbottane, come del resto facevano i loro antenati, pirati e banditi.

Quale insegnamento trarre dall'evento, pertanto?

Semplice: la Storia non è intrattenimento cinematografico, e la Stirpe di Enea non ci compra da Wall Mart un tanto al chilo…