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L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo
La nostra posizione su questa vicenda è chiara e netta: da decenni – ma in verità da secoli – la gangliforme metastasi del regno dei mercanti angloamericani “diramifica” nel mondo, inviando a ogni latitudine i propri seminatori di discordia, col fine di destabilizzare le nazioni di cui bramano depredare le risorse, geologiche come umane, controllarne i porti e gli scali delle loro rotte commerciali, impiantare basi militare in grado di proiettarne la potenza, cioè a dire in modo da consentire loro il governare e commerciale col metodo mafioso della pistola in faccia. Consigliamo la visione del film di Pontecorvo, Queimada, del 1969, quasi un archetipo di tale siffatto modo di ragionare e “brigare” degli anglosassoni.
Come costoro agiscono? Molto semplicemente seducendo gli ingenui e i deboli, alimentando il malcontento, giacché in ogni compagine sociale, in ogni spazio e in ogni tempo, si danno sempre scontenti, sempliciotti, folli, violenti di ogni genere e grado, ribelli desiderosi di una causa, corrotti, mercenari, giovani eslegi (e drogati: molti ve ne sono in queste proteste), sbandati, prostitute. Seducendo ma senz’altro anche finanziando, armando, organizzando, eterodirigendo.
Blandizia, corruzione, menzogna, ipocrisia, seminagione di discordia: i peccati di Malebolgie sono da sempre le armi elettive dei Mercanti.
Solamente le “anime belle” che ignorano la storia possano pensare alla spontaneità e all’immediatezza di questa come di mille altre proteste o “esplosioni delle piazze”. Ogni rivoluzione colorata, ogni primavera araba, e financo ogni movimento ittico nostrano… (<< sardine & co. >>) sono eterodiretti, finanziati, infiltrati e comandati da agenti stranieri: Cia, Mossad, MI6, DGSE e tutta una moltitudine di uffici e sigle correlate e connesse gestiscono codeste piazze (e, quando le piazze non bastano, eccoli pronti a “scalare” verso il terrorismo organizzato: Brigate Rosse, Al Qaida, terrorismo ceceno, Isis etc…: la regia è sempre la stessa, l’impero talassocratico angloamericano).
Egualmente già ci esprimemmo circa lo scenario geopolitico internazionale: non possiamo incolpare il drago di essere drago. Personalmente incolpiamo San Giorgio di non essere (o di non voler essere) San Giorgio: o Russia e Cina difendono l’Iran (giacché il drago conosce solo il valore della forza e della prevaricazione), dopo non aver difeso né la Siria, né il Venezuela, o morirà – sul nascere – qualunche forma o anche solo possibilità di resistenza super-statualmente organizzata.
L’impero – all’angolo – è patentemente all’attacco, un classico meccanismo supercompensativo di slancio in avanti nella difesa: è adesso che i suoi oppositori dovrebbero agire (la recente distruzione – con un solo colpo di Oreshnik su Leopoli – del 50% delle riserve di Gas Ue, non immediatamente va in questa direzione, se poi si abbandonano gli alleati e i compagni di lotta, eterodossia e opposizione…).
Allo stesso modo, già scrivemmo circa la patetica miopia di una certa controinformazione che ancora, con pervicacia così come con ottusità, si ostina a vedere in Trump uno “scardinatore” del globalismo sorosiano e del “gomblotto vaccinista”. Anche solo conferire fondamento strutturale alla dialettica politica interna statunitense è stolto. Il vero significato dell’espressione “Deep State” è, infatti e propriamente, l’agire in continuità, indipendentemente da chi occupa – contingentemente, superficialmente – l’orizzonte del politico, poiché è l’orizzonte dell’Economico – il Necessario, il profondo – a comandare sicché dettare ordini e agende. Il sistema oligarchico angloamericano è impossibile possa essere anche solo leggermente modificato dall’interno. Pensare, dipoi, che a farlo potesse essere un palazzinaro plurimiliardario di NY (o un transumanista anglo-sudafricano, parimenti plurimiliardario) è puramente da imbecilli patentati. Lasciamo questi stolti che ancora blaterano di un Maduro “globalista-sorosiano” al loro destino di follia e cecità ermeneutica.
Oggi vogliamo invece occuparci della cosiddetta dissidenza di sinistra, analizzandone la genealogia politologica ed elevandone parimenti gli errori strategici e le ipocrisie.
Infatti, da più parti di codesta area – a cominciare dalla profetessa Concita De Gregorio, oggi su Repubblica – ci si straccia le vesti piangendo la morte del diritto internazionale, lasciante oramai il posto alla primordiale legge del più forte, facendo sostanzialmente, nella lamentazione funebre, il solito minestrone progressista che accomuna Putin e Trump, Maduro e Khamenei, perché autoritari e liberticidi, maschilisti e rozzi, incolti et cetera amenità del progressismo iridato, a null’altro ormai ridottosi che a riverbero epigonale dei vari Stuart-Mill e Henry David Thoreau come un qualsiasi Bonino o Pannella avrebbe fatto. Vale Gramsci, tibi terra levit sit.
In sostanza, costoro piangono e professano – contraddittoriamente – le seguenti perdite e valori: 1. “dove andremo a finire, Contessa, se il diritto internazionale è divenuto carta straccia?” 2. “La democrazia liberale è un valore universale e assoluto, così come la laicità dello stato e la libertà di autodeterminazione dell'individuo (per esempio nell’orientamento sessuale), dunque noi stiamo dalla parte dei giovani idealisti di Teheran (ma anche del premio Nobel Machado) che manifestano contro l’oppressione di un regime dittatoriale e confessionale, che lapida le donne (omettendo nondimeno di ricordare come il “regime” fornisca loro un’istruzione universitaria eccellente gratuita, invece di una carriera su OnlyFans… ) e punisce l’omosessualità”.
Nondimeno, quello che la signora De Gregorio e tutte le anime belle che affollano il salotto di Fazio ignorano od omettono di dire, è che il diritto internazionale sin qui vigente è stato solamente il diritto degli anglosassoni di dominare tutti gli altri, impunemente. Perché, ordunque, anche da parte loro ora viene meno? Semplicemente perché le maschere sono cadute, e i veli si sono squarciati: non sono più loro ad essere i fortissimi del mondo, quindi il loro ipocrita diritto “internazionale”, basato sulla loro soverchiante forza, è venuto meno. Loro infatti era quel governo del mondo e quella gendarmeria globale che fu condizione necessaria all’esserci del diritto internazionale, sicché quanto la signora Di Gregoria appella diritto internazionale oggi, fu solamente il diritto degli occidentali (e anzitutto degli anglosassoni, vincitori nell’orizzonte del Moderno) a dominare (e depredare) tutti gli altri popoli, imponendo loro la propria assiologia, economia, morale, politica, lingua, cultura, infezione.
La morte del diritto internazionale, cioè a dire, ancora, la morte del globalismo anglosassone e del loro diritto di sopraffare con forza il mondo intero (stuprandolo, schiavizzandolo etc… ) è occorsa con l’erezione della linea Surovikin, con l’invenzione dell’Oreshnik, con l’esplosione economica e tecnologica cinese. Non con il rapimento di Maduro o domani la presa della Groenlandia: i pirati si sono sempre comportati da pirati, al di là che possano essersi nobilitati col belletto dei “corsari” o dei “diritti umani universali e inalienabili”.
Il diritto internazionale, come l’imposizione globale dei valori (che segnatamente sono i valori, sviluppatisi all’interno della NOSTRA tradizione, della NOSTRA storia, della NOSTRA Kultur, e che, dipoi, non solo altro che i valori funzionali al capitalismo e alla borghesia) sono topoi teoretici che dobbiamo anzitutto culturalmente superare, demolire.
Non si dà fondamento alcuno sul quale ancorare la superiorità della democrazia liberare sulla diarchia consolare, per esempio, non la mobilità classista sulla divisione castale-cetuale, non la laicità dello stato sulla sua confessionalità, non la repubblica sulla monarchia etc… Ogni Kultur, ogni Popolo, ogni Nazione, ha il diritto di costruire il proprio destino, così come il proprio orizzonte assiologico, senza alcuna ingerenza esterna.
L’Orizzonte del Moderno Anglosassone DEVE essere superato partendo anzitutto, culturalmente, da qui, dal superamento dell’inganno dell’uomo metastorico e transculturale, dei valori universali, dell’innatismo giusnaturalistico.
O il suo trascendimento, o la fine dell’essenza dell’Umano, molto semplicemente.