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L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo
Nel nostro Paese, come in molte società occidentali, l’elezione di Trump fu troppo ingenuamente – e talvolta faziosamente – celebrata come un elemento di rottura rispetto a ciò che una certa vulgata chiama Deep State: “ecco – si diceva – ora per il globalismo di Soros e dei Rothschild è la fine!” Nonché: “il movimento Maga, conservatore, spazzerà via le bizzarrie e le eccentricità della cultura Woke, del genderismo asteriscato, del progressismo liberal arcobalenico, immigrazionista e pro vax”. Ma il climax dell’assurdo si toccò in politica estera: “ecco, adesso Trump porterà la pace nel mondo” (come una Miss Alabama qualsiasi…)
I capponi di Renzo, niente più, stupidaggini oppiacee, finti conflitti eretti per incanalare la naturale divisività e propensione alla contrapposizione delle persone e del loro bisogno di tifare, appartenere, credere, obbedire.
Nonostante ancora taluni giapponesi del trumpismo (a destra e persino a sinistra… per esempio il partito DSP di Rizzo e Francesco Toscano, pur apprezzabile per molti altri apsetti) ancora non abbiano sconfessato cotali sciocchezze che la realtà, in un attimo, in una notte, ha spazzato via, ormai gli eventi contraddicenti le speranze illusorie e ingenue nate nei giorni di quella vittoria elettorale si dispongono copiosi a coloro che hanno semplicemente gli occhi per vedere:
- Il bombardamento dell’Iran (per quanto farsesco, in stile wrestling) e le continue minacce di rappresaglia, ingerenza, condizionamento interno, compreso il monito a non usare la forza nella repressione delle rivolte che i loro stessi agenti seminatori di discordia prezzolati disseminano da anni nella nazione islamico-socialista.
- Il continuo sostegno militare all’Ucraina. Già, al di là delle stupidaggini che non acquisiscono credito e valore solo per il fatto d’esser scritte su giornali blasonati e blaterate a reti televisive nazionali unificate, gli Usa continuano a fornire ogni aiuto possibile all’Ucraina, anzitutto satellitare e di intelligence, per i loro attacchi alla Federazione Russa (compresi – molto probabilmente – gli attacchi alla resistenza privata di Putin e la vile strage di civili nel capodanno di Kherson). E, se le armi statunitensi ora sono vendute e non regalate, ciò mette semplicemente conto alla dabbenaggine degli europei, non all’irenico animo trumpiano.
- La riduzione in schiavitù del popolo palestinese, che ha contribuito a genocidiare, e l’immondo show da immobiliarista e mercante newyorkese della riviera di Gaza coi resort di lusso.
- Il recente rapimento, totalmente illegale e immorale, di un capo di stato estero e il conseguente spettacolo mediatico posto in essere con l’arroganza impunita di chi sente di non avere neppure più bisogno di un pretesto per violare leggi internazionali: “ci serviva il loro petrolio e ce lo siamo presi”.
- Le continue minacce a numerosi stati sovrani che osano non allenarsi all’impero statunitense: Colombia, Cuba e persino la Danimarca, rea di possedere il dominion sulla Groenlandia e le sue ricchezze ipogee che il novello Gollum brama.
- E, dulcis in fundo, giusto per gli irriducibilmente stolti che comprendono solo coi disegni… il cambio nominale del Ministero della Difesa in Ministero della Guerra.
Bene, con ciò intendiamo forse sostenere che se fosse stata eletta l’arcobalenica e "vaccinista" Harris tutto questo non sarebbe occorso? Per niente affatto. Precisamente questo è fondamento del nostro punto 1: gli Stati Uniti sono un impero retto da un’oligarchia economico-finanziaria che agisce in continuità storica, indipendentemente dal pupazzo che s’agita sul proscenio del Politico (e che viene fatto agitare proprio per disperdere e incanalare le forze potenzialmente avversative o anche solamente critiche in rivoli d’antagonismo artefatto).
L’essenza stessa del potere economico è equorea, indistinta, indifferente, Chora neutra:
<< L’odio contro la monarchia e l’aristocrazia spinge il borghese liberale a sinistra; il timore per la sua proprietà minacciata dalla democrazia e dal socialismo radicale lo spinge di nuovo a destra, verso una monarchia forte il cui apparato militare lo possa difendere; così egli oscilla fra i suoi due nemici con l’intento di ingannarli entrambi >>. [Friedrich Julius Stahl]
La famiglia Bush vendette armi tanto alla Germania nazista quanto all’Inghilterra che le si opponeva. Le aziende che producono le bandiere di Israele bruciate dai Palestinesi sono israeliane. I mercanti non hanno ideologia, giacché il danaro – trasformato da strumento in scopo – è costitutivamente meta-ideologico, è ciò che non può mai essere il contenuto positivo di un’idea, il suo limite negativo, l’assoluto della materia: ove inizia il danaro, lì termina l’ideale.
Ma ciò non ancora descrive completamente l’essenza dell’impero statunitense, l’essenza del Male sul paino storico, “il luogo ove tutte le civiltà vanno a morire”, l’ultima Thule dell’essenza autentica dell’uomo.
L’impero americano continua l’opera dell’impero inglese. Come ogni talassocrazia, anche l’impero inglese si basò sul commercio, e il commercio è per sua natura mondiale. E, se non può essere globale perché un qualche argine cesareo, sicché politico, osta a ciò, il potere borghese tende a rimuoverlo sino ad avere il tutto del mondo come mercato.
L’impero americano, ordunque, è una compiuta talassocrazia, e così agisce: la Russia, perfettamente ancorata alla Terra, conquista “suolo” partendo dal cuore della Patria, e sempre in continuità con essa; gli Usa, al contrario, estendono la loro sfera di influenza in discontinuità con la propria patria, poiché la propria Terra natia è divenuta, per citare Carl Schmitt, una nave, anzi, una nave pirata, aggiungiamo noi. Le talassocrazie non conquistano territori, se non quando questi hanno ricchezze geologiche o umane da sfruttare e depredare. Le talassocrazie conquistano – fisicamente – le rotte di commercio, i porti, gli scali, le isole, gli arcipelaghi, i giacimenti, le risorse.
Questa natura talassocratica fa sì che l’impero americano non abbia una giurisdizione ancorata al Limite: la sua naturale propensione è globale, inter-nazionale, anzi, ultra-nazionale.
Ma ancora questo non basta. Gli imperi marittimi (Cartagine per esempio) hanno senz’altro elementi comuni che ne giustificano appunto l’appartenenza categoriale. Ma le stesse talassocrazie vigono nel Tempo, cioè a dire sono sottoposte allo Zeitgeist. E nostro è lo Spirito del Tempo che ha l’Illimitato a fondamento del sé, anzi, la distruzione del Limite, del Finito, della Terra. Nostro è il Tempo di Faust e, ormai, della sua civilizzazione manchesteriana.
E Faust vuole tutto, vuole il Tutto, e oltre, vuole l'In-finito.
Ecco che la talassocrazia che impera e domina nel tempo della civilizzazione manchesteriana della Kultur di Faust è il massimo punto di “globalizzazione o unificazione della Storia”, sicché, appunto, l’ultimo suo approdo.
L’impero americano non si fermerà finché non dominerà su tutto e tutti, nello Spazio e financo nel Tempo. L’impero americano – l’ultimo impero – non cambierà, è Destino che non cambi, un Destino che si dà col massimo carattere del Necessario; può solo essere raffrenato, ostacolato, secondo la funzione del Katéchon esposta dal suddetto Schmitt.
Da questa semplice esposizione si comprende agilmente come l’inquadramento dell’evento venezuelano in neo-monroeismo, piuttosto che in tramonto della globalizzazione Dem, che diventerebbe – in questa raffazzonata narrazione – equilibrio tra sfere di influenza, sia una semplice stupidaggine. La sfera di influenza della talassocrazia americana è il mondo (e persino il Tempo: lo stesso Passato deve americanizzarsi, uniformarsi alla volontà dell’Uno): o così, o non è. Aut Aut.
Basterebbe, nondimeno, a codesti abborracciati analisti, aprire un atlante (o più agilmente, ormai, andare su Google Maps): non ci risulta, invero, che l’Iran sia nelle Americhe, non ci risulta che Taiwan sia nelle Americhe, né che nelle Americhe siano l’Ucraina (a cui Trump fu il primo presidente Usa a inviare missili a corto raggio, nel precedente mandato) o la Georgia (per fermarci qui, ma l’elenco dei Paesi sui quali la presa adunca dell’impero yankee si è stretta, è decisamente lungo, appunto asintoticamente omnicomprensivo).
Ebbene, esiste forse, a livello internazionale, una qualche forza catecontica organizzata? Prima degli eventi venezuelani era liceo sperarci. Purtroppo, ora dobbiamo ammettere che noi stessi ci sbagliavamo. I Brics, il Mondo Multipolare, sono un bluff, puro e semplice: un mero agglutinarsi di interessi economici, politici, geostrategici così contingente come astratto, sradicato.
E ciò, riteniamo, proprio per la diatesi “catafatica” degli interessi dei singoli Paesi membri, una postura “positiva” che conduce ineluttabilmente loro alla divergenza di obiettivi:
La Russia vuole X, la Cina Y, l’India Z …: nel positivo, sempre e costitutivamente divergeranno.
L’unica possibilità di sintesi sarebbe – o, forse, sarebbe stata – la convergenza apofatica, ossia l’unione fondata sull’opposizione, l’unico punto di comunanza e concentricità loro nel negare l’esistente.
Così come, infatti, da anni sosteniamo come l’unica possibilità di un posizionamento in politica interna adeguato al reale ed efficace nel proprio trasformativo e “trascendentale” agirvi contro, sia l’unione per tramite dell’avversione: “Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo…”, allo stesso modo riteniamo che l’unica possibile estrema, ultima, escate speranza per il mondo, la storia e l'essenza dell'uomo possa risiedere in una sorta di Rivoluzione Conservatrice del Nomos della Terra, una rideclinazione geopolitica e geostrategica globale del tanto temuto “Rossobrunismo”: non destra, non sinistra, bensì l’unione di chiunque osti al centro; non gli interessi economici cinesi, non gli interessi politici russi, bensì la “coazione dei volenterosi" resisteti contro il Centro, contro l’Impero.
O così, o sarà la fine, della Storia sicché dell’autenticità dell’Umano, e la Fine che verrà avrà i gli occhi di Putin e Xi, come di tutti noi, occhi egoriferiti e "sovranisti", incerti e miopi.
Per ciò compiere, per qui convergere, nonpertanto, occorre preliminarmente che – così per i leader mondiali come per ciascuno di noi – si comprenda l’impossibilità di qualsivoglia ulteriore sintesi positiva: non ancora un impero, non ancora un mondo altro è o sarà possibile, si può e potrà solo resistere e allontanare la pira, il crepuscolo: qui, nella negazione e nel raffreno, sarà l’ultima sintesi, l’estremo orizzonte altro, e tuttavia il più glorioso.
Purtroppo, gli attuali leader del mondo cosiddetto multipolare dimostrano di non aver ciò compreso. Attendiamo dal Destino stesso il sorgere di una generazione meno ermeneuticamente inadeguata.