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L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo
Prima di svolgere le nostre riflessioni sull’accaduto, ci vorremo concedere una piccola parentesi rivolta ai cialtroni che continuano – inveterati quando i prezzolati e i dormienti – a parlare di “impaludamento” circa l’Operazione Militare Speciale russa in Ucraina.
Tra qualche mese, saranno trascorsi 3 anni dagli eventi del 7 ottobre, dunque – anche – dal re-inizio delle operazioni militari israeliane nel Sud de Libano (tralasciando l’orrore genocidiario del teatro palestinese).
La strategia dichiarata dell’Idf è conquistare militarmente il Sud della terra dei cedri sino al fiume Leonte (che gli arabi chiamano Nahr al-Līṭānī, Litani, italianizzandolo…), per costituire una sorta di “buffer zone” contro gli attacchi missilistici diretti nel Sud di Israele (in verità, poiché la gittata dei missili libanesi copre tranquillamente la distanza tra in Nord del Libano e il Sud di Israele, la strategia o è falsa, mera copertura per un'occupazione di terra, per una semplice sicché espansione dei confini della nazione, o è inutile; propendiamo per la prima ipotesi).
Ora, a Sud del Paese, il Fiume sfocia a Nord della città di Tiro, scorrendo a circa 25/30km dal confine. A tutt’oggi, l’Idf è penetrato in territorio nemico a macchia di leopardo, raggiungendo nondimeno una penetrazione massima di 7km lineari (circa) dal confine.
Tutto lascia presupporre che non andranno oltre, nonostante:
Chiunque, pertanto, parli di impantanamento o anche semplicemente di “andamento lento”, o è in mala fede, o è disinformato, o è un improvvisato che non sa mettere insieme i pezzi del puzzle bellico e strategico contemporaneo.
Ciò detto, torniamo alla nostra lotta di classe. Abbiamo affermato come l’Idf, nonostante gli F35 da miliardi di dollari e nonostante i sistemi antimissilistici sedicentemente “adamantini” (scegliete voi quale materiali associare al sostantivo cupola, ma non scomoderei il ferro aut similia…) non è riuscito a penetrare oltre i 7km di profondità, in quasi 3 anni (certo, con pause e riprese)
Su circa 400 tank in dotazione, le nostre “fonti” affermano che Hezbollah ne ha distrutti tra i 100 e i 120 nei primi 10 giorni di conflitto, grazie ai droni fpv.
E siamo al punto. I droni fpv, cioè allacciati a un cavo in fibra ottica sottilissimo, costano poche centinaia / migliaia di euro (quelli russi costano tra 500 e 3.000 euro). Non possono essere “deviati” dai sistemi di guerra elettronica, cioè a dire “interferiti” da onde elettromagnetiche ostili, poiché appunto “fisicamente” legati all’operatore. Sono piccoli, ma evidentemente portano seco una carica esplosiva sufficiente a distruggere un carro armato, che può costare anche 30 mln di euro (i Leopard tedeschi, ad esempio) e, stando appunto all’altro giorno, sufficiente a distruggere una batteria completa dell’“irondome” dal costo stimabile tra 50 e 100 mln di euro.
Ovvero: un drone da 500 euro può distruggere un carro da 30 mln (60 mila volte tanto) o un sistema antimissile da 100mln (200 mila volta tanto). Per abbatterlo, occorre sparare un missile antiaereo dal valori stimabile attorno al milione di euro (2 mila volte tanto).
Questa è l’essenza della lotta di classe applicata alla guerra. Puro e semplice.
In clausola, proprio in relazione alla patente sproporzione tra costi di chi attacca e costi di chi difende, vorremmo svolgere una riflessione sulle conseguenze di codesta asimmetria sul fronte russo-ucraino.
Per quanto agli occidentali le armi costino molto di più che ai russi (costi energetici, privatizzazione dell’industria della difesa, corruzione e ruberie varie definite “profitti degli azionisti...”, costo del lavoro), un drone pensate lanciato dagli ucraini costerà sempre di meno di un missile del sistema S-500 russo che lo intercetta o tenta di farlo.
Anche al netto dell’immensa vastità del territorio russo, impossibile da mappare integralmente per i sistemi difensivi, questa asimmetria fa sì che – strutturalmente – gli stessi russi non possano alla lunga reggere al “ping pong” tra attacco e difesa d’artiglieria.
Fatalmente “l’Ucraina” aumenterà la (non propria) produzione e, al posto dei 50 droni pensati che è in grado di lanciare quotidianamente al momento, ne lancerà in futuro 100, poi 200 etc…
Pertanto, fino a quando non sarà stato inventato un sistema antidrone “low-cost” (sappiamo che stanno lavorando a sistemi laser), come può difendersi una nazione, per quanto strapotente, da questa asimmetria di costi produttivi?
Evidentemente distruggendo i siti di produzione, proprio in virtù di codesta strapotenza di fuoco (cioè a dire quando sono loro ad attaccare: oggi le stime più caute parlano della capacità russa di produrre 1.000 droni pensanti / die).
Ma, che cosa succede se la nazione che attacca coi droni sposta, delocalizza, la propria produzione fuori dai confini nazionali?
Ebbene, la nazione che si difende dai droni può cercare di colpirne la logistica, la linea di fornitura tra le nazioni produttive e la nazione che offende: appena è varcato il confine, distruggere ogni convoglio che li trasporta cis-ucraina.
E i russi lo fanno, ovviamente, certo, e con estrema precisione ed efficacia, ma coi droni queste azioni risultano particolarmente difficili, rispetto per esempio ad una fornitura di carri armati, poiché sono piccoli e possono essere assemblati in loco anche in minuscoli opifici.
Insomma, allorquando il numero di droni pensati prodotti fuori dall’Ucraina epperò dipoi lanciati dagli ucraini in territorio russo supererà la soglia stabilita dai sistemi di difesa, non vedo cos’altro potrebbe fare l'esercito di Mosca se non colpire direttamente le industrie produttive a monte della filiera.
E così sarà, è fatale, ineluttabile, almeno se i nostri corrotti rappresentanti politici non la smetteranno con questa follia russofobica (e con codesto patente desiderio revanscista, visto che siamo nei pressi delle celebrazioni per la grande vittoria sovietica sul nazifascimo…), se non la smetteranno ovvero se non saranno in qualche modo sostituiti da rappresentanti politici più avveduti.
Se, infatti, i popoli sapessero che sono realmente a rischio di guerra e financo estinzione, andrebbero sotto casa del Merz di turno a fargli energicamente comprendere come sia meglio per lui darsi una bella calmata…