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OI MATHETAI
RES GESATAE
Massimiliano Polselli
Roma, 1980
OI MATHETAI
AUTORE

Giornalista, divulgatore scientifico, editore con la società “Thesis” della Rivista scientifica di filosofia “Consecutiotemporum.it”, ha conseguito la laurea magistrale in Filosofia con il massimo dei voti presso l’Università di Roma Tre. Studioso di Hegel, è autore di diversi articoli scientifici sull’hegelismo e ha coordinato numerosi seminari presso la facoltà di Filosofia di Roma Tre. Ha pubblicato il saggio Teoria del corpo e morte di Dio (Stamen editore, 2014), Consecutiotemporum. Insostenibile leggerezza di Hegel (Thesis editore, 2016). Ha inoltre acquisito e portato in Italia (Roma) una lettera originale e inedita di Hegel del 1826, e altri inediti carteggi del filosofo Giovanni Gentile.

OPERA
Il concetto del Nulla in Hegel
La Negazione come principio del Tutto

Historica Edizioni, Roma 2017
Lettura integrale
SINOSSI

Così come la tenebra ha un ruolo attivo nel determinare la luce, rendendola visibile, così il Nulla fa apparire mediante sé l’Essere: l’Essere è il dato strutturale del Nulla che prescinde dagli interventi estrinseci del pensiero. In qualunque modo venga enunciato o mostrato, il Nulla si mostra collegato o in contatto (da qui l’essere del Nulla o l’essere “in-tattile” del Nulla) con un essere e ad esso inseparabile, come afferma Hegel. Hegel ci dice, intanto, quello che il “cominciamento non è”: non è immediato e non è neppure mediato.

Il saggio rappresenta un crocevia fondamentale per gli studiosi di Hegel e per filosofi e studenti. L’esplicitazione della categoria del Nulla, sancisce la parola “Fine” sui grandi temi del Cominciamento. L’autore, in una sorta di triplo salto mortale, individua il Nulla come “motore immobile” dell’Essere e del Divenire, superando le strutture materialistiche, storicistiche e teologiche nate sulle due categorie della triade hegeliana. Polselli delinea una post-filosofia del Nulla come “schiuma quantica” che è proprio perché non è. Da qui la nuova terribile angoscia: l’impossibilità che neppure un Nulla sia più pensabile. La più grande sciagura sarà così l’impossibilità persino del Nulla.

ANTOLOGIA CITAZIONALE

Ma il Pensiero Speculativo non può fissarsi entro la considerazione unilaterale del Nulla come assoluta contraddizione che è, poiché in tal modo il Nulla sarebbe ciò che fisserebbe se stesso come identico a sé, ovvero non-essere del non-essere, ossia Essere, smentendo lo stesso Pensiero Speculativo da contraddittorio a identitario, e quindi a-dialettico: da ciò è impossibile che il Nulla sia, ma solo in quanto il Nulla continui a non essere o ad essere Nulla. L’Essere del Nulla non è così l’Essere stesso. Poiché l’Essere non è auto-contraddittorio poiché l’“Essere è e non può non essere”, mentre il Nulla è poiché non può essere. Il Nulla non genera l’Essere (altrimenti si direbbe che l’Essere è generato dal Nulla) bensì il Divenire dell’incontraddittorietà del Nulla: tale incontraddittorietà non è mutuata dall’Essere, altrimenti anche il Nulla sarebbe Essere, ma è l’incontraddittorietà della continua contraddizione che sempre contraddice se stessa quando insieme è e non è. Essa non è il semplice Divenire, ma è il Divenire più la Negazione o in quanto Negazione. Ecco che la contraddizione non può fermarsi al Nulla, poiché il Nulla contraddicendosi perpetuamente come non essere diviene contraddizione.

Con ciò si riassume quanto segue: 1) in prima posizione v’è il Nulla che 2) in seconda posizione è Divenire in quanto contraddizione perenne che 3) in terza posizione assume l’Essere. La contraddizione si risolve nella positività sottraendosi come contraddizione assoluta o identica a sé: la qual cosa avrebbe spinto il Nulla a contraddirsi come contraddizione perenne, altrimenti si sarebbe volta in Essere. La positività è la contraddizione stessa.

L’essere è per sua natura negazione e contraddizione in atto. Anzi, è la negazione che genera l’essere.

In tal senso la categoria del Nulla gioca un ruolo di eternità della Negazione come propaggine del Tutto: il Nulla eterno ed astratto come “Essere negazione” ossia “Non-essere”. È altresì vero che il nulla è ineffabile poiché esso è impensabile per l’Intelletto. Hegel stesso afferma che il “non-essere” deve venir concepito, come “limite” invalicabile dall’intelletto, mentre il Concetto (Begriff) lo coglie come ciò che genera il Tutto. Così come la tenebra ha un ruolo attivo nel determinare la luce, rendendola visibile, così il Nulla fa apparire mediante sé l’Essere: l’Essere è il dato strutturale del Nulla che prescinde dagli interventi estrinseci del pensiero. In qualunque modo venga enunciato o mostrato, il Nulla si mostra collegato o in contatto (da qui l’essere del Nulla o l’essere “in-tattile” del Nulla) con un essere e ad esso inseparabile, come afferma Hegel.

Alla base di una formazione dell’autocoscienza assoluta v’è il negativo: esso è quel processo che permetterà all’autocoscienza di porsi come assoluta […]. La debolezza, in quanto negazione-contraddizione e l’errore e il conflitto, stanno alla base di ciò che poi si evolverà come assoluto incondizionato […], fino ad arrivare all’identità di un soggetto che per rivendicare la propria soggettività non può non partire dalla morte […]. Solo nella rivendicazione della sepoltura di un corpo morto sembrerebbe che nasca il concetto di soggettività nel senso moderno, come scriveva Hegel.

Il pensiero esiste poiché si è trovato dinnanzi a una catastrofe. Questa è il segno, il marchio del soggetto ed è lo stigma esistenziale della soggettività […]. Il soggetto è un “non-soggetto”. Esso è appunto tale in quanto invaso dal “non”, dall’altro. Ma solo mediante l’invasione del soggetto da parte dell’Altro o alterità, si raggiunge quella stessa unità col Sé del soggetto stesso, in quanto universalità e totalità dispiegata.

E solo alla fine essa (= la Coscienza) capirà che è verità essa stessa quando avrà risposto a quell’esigenza auto-obbligata cioè ab intra dello spirito in quanto momento di apertura all’altro a quell’esigenza di domanda che è dello Spirito: che è “tu sei solo ciò che è altro da te”, e solo alla fine risponderà la coscienza “io sono assoluta solo perché sono stata ed ora sono tutto ciò che era altro da me”.

Così Hegel per realizzare un Assoluto reale, cioè storico, molteplice addirittura empirico, avrà bisogno del determinato, ma anche di intendere che l’intelletto avrebbe dovuto lasciare il posto ad un’altra funzione conoscitiva che sarà il Concetto (Der Begriff). Ma per fare questo avrebbe dovuto in primo luogo far “detonare”, “brillare”, tutte quelle concezioni logico-analitiche-formalistiche che avevano regolamentato sino ad allora la struttura dello stesso modo di pensare del genere umano. Sia in termini gnoseologici che epistemologici. Ossia doveva operare una trasgressione assoluta: rendere invalidante il principio di non-contraddizione di Aristotele […]. Così Hegel deve arrivare a concepire l’inconcepibile, confutando cioè il principio elenctico aristotelico e quindi capire e concepire l’identità degli opposti.

La febbre del negativo invade la realtà, gli oggetti e li fa muovere, brillare, cosicché fa sentire lo stesso determinato come sempre parziale e non auto sufficiente con sé e come costantemente auto-differito da sé, non autonomo, inconcludente e quindi dileguante in un continuo non-essere. Ma questo non essere non è il non-essere incondizionato come nulla, astratto, arbitrario di cui parlava Parmenide, questo non-essere è a sua volta un non-essere positivo, poiché l’altro è ed è altro da sé. Così questo non-essere non è il dubbio sistematico cartesiano, bensì questo non-essere è un non-essere reale.

Lo Spirito è il divenire se stesso con l’altro. Questo è il Sé, questo è lo Spirito, questa è l’Autocoscienza Incondizionata. Non è uno spirito inteso come immediatamente coincidente con Sé, ma è il risultato della relazione e della compenetrazione sintetica del Sé come dell’altro da Sé.

La Negazione non è solo ciò che produce in sé una distinzione, ma è ciò che istituisce quella stessa identità. Ossia la negazione rende intelligibile l’identità. La negazione produce l’identità con sé. Lo statuto ontologico-esistentivo, lo stesso apparato identitario di un qualcosa che si determina come eguale a sé procede ed è fondato sulla negazione. È il limite che genera le identità.

Motore della dialettica è il non essere del principio d’identità. Ossia è la Negazione, il Nulla, il Non, l’Errore.

Non solo appropriazione di sé come assoluta autocoscienza coincidente con sé o individualità assoluta, ma orizzontalità estrema.

Quella negazione, quel non, che il soggetto naturale vede come tale in realtà è il non che lo istituisce e senza il quale il soggetto fallisce ed implode nel proprio esserci.

Il Soggetto è sostanziato dal proprio non-essere come altro da sé. È il non essere altro, è il suo non-essere ciò che individua l’identità del sé. È il “non è” dell’altro che realizza l’Io.

È solo l’Altro che pone e istituisce l’identità del Sé.

Quell’Alterità sempre nuovamente allontanata e mai superata, poiché è impossibile che si superi l’alterità. Poiché eliminare l’alterità significa non essere.

Il motore di questa dialettica è la Negazione o Contraddizione. Ogni determinazione è una negazione, nel senso che ogni ente determinato è se stesso in quanto non è gli altri enti da cui si distingue.

Quindi negare l’assoluta alterità significa rimuovere integralmente l’alterità fuori di sé ed allo stesso tempo, attuare una decostruzione ontologica del Sé, minando all’origine la propria consistenza.

Fin quando il pensiero (di altri filosofi) affermerà che i principi logici come quello d’Identità e non-contraddizione, o di modalità (necessità, contingenza, possibilità) sono prodotti divini e non dell’autocoscienza, ebbene finché questo non avverrà (questa è invero la finalità di tutto il cammino logico in Hegel, che serve appunto a ripulire tutto ciò che il pensiero vede dinnanzi a sé, non come un sé da sé, ma come un altro da sé, in quanto posto da altre autorità a priori fuori dal pensiero stesso), laddove tale smascheramento non accade, non si potrebbe pensare neppure l’autocoscienza assoluta.

Ecco perché è Negazione Assoluta: poiché ad attivare la Negazione è la stessa Negazione, senza più un processo che la invita ad attivarsi.

Assoluto Nulla: concepito come pura attività o Essere che nega assolutamente e che non può non negare, essendo incondizionato. Ma non può non negare anche il proprio negare, poiché non tollera alcuna fissità di struttura che gli possa resistere e, quindi, non può non togliere anche quella costituita dalla funzione della propria attività negatrice.

Ma la vera progressione del nulla assoluto che viene ad essere, è data dalla dimensione per la quale la coscienza assoluta, pensando al pensiero che pensa se stesso, non può non ripartire dall’Essere, che è chiaramente in trasparenza costituito dal Nulla.

Non si può, infatti, affermare che il Nulla diventa Essere, ovvero che il Nulla venga ad essere ontologizzato. Semmai il nulla viene ad essere attivato o attività pura, il cui essere è l’illimitato negare.

È la stessa attività dello spirito in quanto negazione della negazione a fornire l’attività-attualità e, quindi, il divenire del negato come negazione attuantesi: l’essere del negativo è il divenire.

Più la sua negazione è forte, più esso è fondato da essa. Il segno della sua identità è la contraddizione massima. La contraddizione è radice di ogni movimento e quindi essa viene prima del Divenire.

La semplice immediatezza è il puro essere, che non è altro che semplice indeterminazione. L’essere puro è solo l’essere in generale.

Qui il Negativo irrompe sulla scena del mondo nel momento in cui c’è una Coscienza Naturale che come per l’acqua di Talete, ha dinnanzi a sé il movente di uno stupore traumatico di dover porre rimedio con la Ragione e poi con tutte le altre armi possibili al Terrore della morte, ossia del Nulla. Il fondamento originario dell’Essere o di Dio, o della varie 2macchiniche escogitazioni” dell’Intelletto o della Ragione, o della soggettività come Assoluta Autocoscienza, è il NULLA […]. Il NEGATIVO è il sangue universale che non viene interrotto né turbato da differenza alcuna: Essere, Nulla, Divenire, Sostanza, Dio, etc, poiché è anzi tutte le differenze, nonché il loro esser-tolto.

La base antropologia dell’individuo è forgiata dalla negazione: sia in ambito naturalistico, sia in ambito spirituale.

Ma perché deve emergere? Poiché non può non emergere la negazione. Poiché l’uomo e il reale tutto è l’infinita attività della negazione, che per Hegel è Razionale.

Ecco perché l’essere nulla, assolutamente astratto è impensabile: poiché coincidente non solo col non essere dell’essere, ma anche col non essere del divenire. Puro sapere diveniente nulla, togliendo il suo essere di sapersi. Il sapersi si oblia e trova il nulla. Questa è la suprema potenza del negativo.

OI MATHETAI
Massimiliano Polselli
Roma, 1980
AUTORE
Giornalista, divulgatore scientifico, editore con la società “Thesis” della Rivista scientifica di filosofia “Consecutiotemporum.it”, ha conseguito la laurea magistrale in Filosofia con il massimo dei voti presso l’Università di Roma Tre. Studioso di Hegel, è autore di diversi articoli scientifici sull’hegelismo e ha coordinato numerosi seminari presso la facoltà di Filosofia di Roma Tre. Ha pubblicato il saggio Teoria del corpo e morte di Dio (Stamen editore, 2014), Consecutiotemporum. Insostenibile leggerezza di Hegel (Thesis editore, 2016). Ha inoltre acquisito e portato in Italia (Roma) una lettera originale e inedita di Hegel del 1826, e altri inediti carteggi del filosofo Giovanni Gentile.
OPERE
Il concetto del Nulla
in Hegel
La Negazione come principio del Tutto
Historica Edizioni, Roma 2017
Versione integrale
Sinossi

Così come la tenebra ha un ruolo attivo nel determinare la luce, rendendola visibile, così il Nulla fa apparire mediante sé l’Essere: l’Essere è il dato strutturale del Nulla che prescinde dagli interventi estrinseci del pensiero. In qualunque modo venga enunciato o mostrato, il Nulla si mostra collegato o in contatto (da qui l’essere del Nulla o l’essere “in-tattile” del Nulla) con un essere e ad esso inseparabile, come afferma Hegel. Hegel ci dice, intanto, quello che il “cominciamento non è”: non è immediato e non è neppure mediato.

Il saggio rappresenta un crocevia fondamentale per gli studiosi di Hegel e per filosofi e studenti. L’esplicitazione della categoria del Nulla, sancisce la parola “Fine” sui grandi temi del Cominciamento. L’autore, in una sorta di triplo salto mortale, individua il Nulla come “motore immobile” dell’Essere e del Divenire, superando le strutture materialistiche, storicistiche e teologiche nate sulle due categorie della triade hegeliana. Polselli delinea una post-filosofia del Nulla come “schiuma quantica” che è proprio perché non è. Da qui la nuova terribile angoscia: l’impossibilità che neppure un Nulla sia più pensabile. La più grande sciagura sarà così l’impossibilità persino del Nulla.
ANTOLOGIA CITAZIONALE
Ma il Pensiero Speculativo non può fissarsi entro la considerazione unilaterale del Nulla come assoluta contraddizione che è, poiché in tal modo il Nulla sarebbe ciò che fisserebbe se stesso come identico a sé, ovvero non-essere del non-essere, ossia Essere, smentendo lo stesso Pensiero Speculativo da contraddittorio a identitario, e quindi a-dialettico: da ciò è impossibile che il Nulla sia, ma solo in quanto il Nulla continui a non essere o ad essere Nulla. L’Essere del Nulla non è così l’Essere stesso. Poiché l’Essere non è auto-contraddittorio poiché l’“Essere è e non può non essere”, mentre il Nulla è poiché non può essere. Il Nulla non genera l’Essere (altrimenti si direbbe che l’Essere è generato dal Nulla) bensì il Divenire dell’incontraddittorietà del Nulla: tale incontraddittorietà non è mutuata dall’Essere, altrimenti anche il Nulla sarebbe Essere, ma è l’incontraddittorietà della continua contraddizione che sempre contraddice se stessa quando insieme è e non è. Essa non è il semplice Divenire, ma è il Divenire più la Negazione o in quanto Negazione. Ecco che la contraddizione non può fermarsi al Nulla, poiché il Nulla contraddicendosi perpetuamente come non essere diviene contraddizione.

Con ciò si riassume quanto segue: 1) in prima posizione v’è il Nulla che 2) in seconda posizione è Divenire in quanto contraddizione perenne che 3) in terza posizione assume l’Essere. La contraddizione si risolve nella positività sottraendosi come contraddizione assoluta o identica a sé: la qual cosa avrebbe spinto il Nulla a contraddirsi come contraddizione perenne, altrimenti si sarebbe volta in Essere. La positività è la contraddizione stessa.

L’essere è per sua natura negazione e contraddizione in atto. Anzi, è la negazione che genera l’essere.

In tal senso la categoria del Nulla gioca un ruolo di eternità della Negazione come propaggine del Tutto: il Nulla eterno ed astratto come “Essere negazione” ossia “Non-essere”. È altresì vero che il nulla è ineffabile poiché esso è impensabile per l’Intelletto. Hegel stesso afferma che il “non-essere” deve venir concepito, come “limite” invalicabile dall’intelletto, mentre il Concetto (Begriff) lo coglie come ciò che genera il Tutto. Così come la tenebra ha un ruolo attivo nel determinare la luce, rendendola visibile, così il Nulla fa apparire mediante sé l’Essere: l’Essere è il dato strutturale del Nulla che prescinde dagli interventi estrinseci del pensiero. In qualunque modo venga enunciato o mostrato, il Nulla si mostra collegato o in contatto (da qui l’essere del Nulla o l’essere “in-tattile” del Nulla) con un essere e ad esso inseparabile, come afferma Hegel.

Alla base di una formazione dell’autocoscienza assoluta v’è il negativo: esso è quel processo che permetterà all’autocoscienza di porsi come assoluta […]. La debolezza, in quanto negazione-contraddizione e l’errore e il conflitto, stanno alla base di ciò che poi si evolverà come assoluto incondizionato […], fino ad arrivare all’identità di un soggetto che per rivendicare la propria soggettività non può non partire dalla morte […]. Solo nella rivendicazione della sepoltura di un corpo morto sembrerebbe che nasca il concetto di soggettività nel senso moderno, come scriveva Hegel.

Il pensiero esiste poiché si è trovato dinnanzi a una catastrofe. Questa è il segno, il marchio del soggetto ed è lo stigma esistenziale della soggettività […]. Il soggetto è un “non-soggetto”. Esso è appunto tale in quanto invaso dal “non”, dall’altro. Ma solo mediante l’invasione del soggetto da parte dell’Altro o alterità, si raggiunge quella stessa unità col Sé del soggetto stesso, in quanto universalità e totalità dispiegata.

E solo alla fine essa (= la Coscienza) capirà che è verità essa stessa quando avrà risposto a quell’esigenza auto-obbligata cioè ab intra dello spirito in quanto momento di apertura all’altro a quell’esigenza di domanda che è dello Spirito: che è “tu sei solo ciò che è altro da te”, e solo alla fine risponderà la coscienza “io sono assoluta solo perché sono stata ed ora sono tutto ciò che era altro da me”.

Così Hegel per realizzare un Assoluto reale, cioè storico, molteplice addirittura empirico, avrà bisogno del determinato, ma anche di intendere che l’intelletto avrebbe dovuto lasciare il posto ad un’altra funzione conoscitiva che sarà il Concetto (Der Begriff). Ma per fare questo avrebbe dovuto in primo luogo far “detonare”, “brillare”, tutte quelle concezioni logico-analitiche-formalistiche che avevano regolamentato sino ad allora la struttura dello stesso modo di pensare del genere umano. Sia in termini gnoseologici che epistemologici. Ossia doveva operare una trasgressione assoluta: rendere invalidante il principio di non-contraddizione di Aristotele […]. Così Hegel deve arrivare a concepire l’inconcepibile, confutando cioè il principio elenctico aristotelico e quindi capire e concepire l’identità degli opposti.

La febbre del negativo invade la realtà, gli oggetti e li fa muovere, brillare, cosicché fa sentire lo stesso determinato come sempre parziale e non auto sufficiente con sé e come costantemente auto-differito da sé, non autonomo, inconcludente e quindi dileguante in un continuo non-essere. Ma questo non essere non è il non-essere incondizionato come nulla, astratto, arbitrario di cui parlava Parmenide, questo non-essere è a sua volta un non-essere positivo, poiché l’altro è ed è altro da sé. Così questo non-essere non è il dubbio sistematico cartesiano, bensì questo non-essere è un non-essere reale.

Lo Spirito è il divenire se stesso con l’altro. Questo è il Sé, questo è lo Spirito, questa è l’Autocoscienza Incondizionata. Non è uno spirito inteso come immediatamente coincidente con Sé, ma è il risultato della relazione e della compenetrazione sintetica del Sé come dell’altro da Sé.

La Negazione non è solo ciò che produce in sé una distinzione, ma è ciò che istituisce quella stessa identità. Ossia la negazione rende intelligibile l’identità. La negazione produce l’identità con sé. Lo statuto ontologico-esistentivo, lo stesso apparato identitario di un qualcosa che si determina come eguale a sé procede ed è fondato sulla negazione. È il limite che genera le identità.

Motore della dialettica è il non essere del principio d’identità. Ossia è la Negazione, il Nulla, il Non, l’Errore.

Non solo appropriazione di sé come assoluta autocoscienza coincidente con sé o individualità assoluta, ma orizzontalità estrema.

Quella negazione, quel non, che il soggetto naturale vede come tale in realtà è il non che lo istituisce e senza il quale il soggetto fallisce ed implode nel proprio esserci.

Il Soggetto è sostanziato dal proprio non-essere come altro da sé. È il non essere altro, è il suo non-essere ciò che individua l’identità del sé. È il “non è” dell’altro che realizza l’Io.

È solo l’Altro che pone e istituisce l’identità del Sé.

Quell’Alterità sempre nuovamente allontanata e mai superata, poiché è impossibile che si superi l’alterità. Poiché eliminare l’alterità significa non essere.

Il motore di questa dialettica è la Negazione o Contraddizione. Ogni determinazione è una negazione, nel senso che ogni ente determinato è se stesso in quanto non è gli altri enti da cui si distingue.

Quindi negare l’assoluta alterità significa rimuovere integralmente l’alterità fuori di sé ed allo stesso tempo, attuare una decostruzione ontologica del Sé, minando all’origine la propria consistenza.

Fin quando il pensiero (di altri filosofi) affermerà che i principi logici come quello d’Identità e non-contraddizione, o di modalità (necessità, contingenza, possibilità) sono prodotti divini e non dell’autocoscienza, ebbene finché questo non avverrà (questa è invero la finalità di tutto il cammino logico in Hegel, che serve appunto a ripulire tutto ciò che il pensiero vede dinnanzi a sé, non come un sé da sé, ma come un altro da sé, in quanto posto da altre autorità a priori fuori dal pensiero stesso), laddove tale smascheramento non accade, non si potrebbe pensare neppure l’autocoscienza assoluta.

Ecco perché è Negazione Assoluta: poiché ad attivare la Negazione è la stessa Negazione, senza più un processo che la invita ad attivarsi.

Assoluto Nulla: concepito come pura attività o Essere che nega assolutamente e che non può non negare, essendo incondizionato. Ma non può non negare anche il proprio negare, poiché non tollera alcuna fissità di struttura che gli possa resistere e, quindi, non può non togliere anche quella costituita dalla funzione della propria attività negatrice.

Ma la vera progressione del nulla assoluto che viene ad essere, è data dalla dimensione per la quale la coscienza assoluta, pensando al pensiero che pensa se stesso, non può non ripartire dall’Essere, che è chiaramente in trasparenza costituito dal Nulla.

Non si può, infatti, affermare che il Nulla diventa Essere, ovvero che il Nulla venga ad essere ontologizzato. Semmai il nulla viene ad essere attivato o attività pura, il cui essere è l’illimitato negare.

È la stessa attività dello spirito in quanto negazione della negazione a fornire l’attività-attualità e, quindi, il divenire del negato come negazione attuantesi: l’essere del negativo è il divenire.

Più la sua negazione è forte, più esso è fondato da essa. Il segno della sua identità è la contraddizione massima. La contraddizione è radice di ogni movimento e quindi essa viene prima del Divenire.

La semplice immediatezza è il puro essere, che non è altro che semplice indeterminazione. L’essere puro è solo l’essere in generale.

Qui il Negativo irrompe sulla scena del mondo nel momento in cui c’è una Coscienza Naturale che come per l’acqua di Talete, ha dinnanzi a sé il movente di uno stupore traumatico di dover porre rimedio con la Ragione e poi con tutte le altre armi possibili al Terrore della morte, ossia del Nulla. Il fondamento originario dell’Essere o di Dio, o della varie 2macchiniche escogitazioni” dell’Intelletto o della Ragione, o della soggettività come Assoluta Autocoscienza, è il NULLA […]. Il NEGATIVO è il sangue universale che non viene interrotto né turbato da differenza alcuna: Essere, Nulla, Divenire, Sostanza, Dio, etc, poiché è anzi tutte le differenze, nonché il loro esser-tolto.

La base antropologia dell’individuo è forgiata dalla negazione: sia in ambito naturalistico, sia in ambito spirituale.

Ma perché deve emergere? Poiché non può non emergere la negazione. Poiché l’uomo e il reale tutto è l’infinita attività della negazione, che per Hegel è Razionale.

Ecco perché l’essere nulla, assolutamente astratto è impensabile: poiché coincidente non solo col non essere dell’essere, ma anche col non essere del divenire. Puro sapere diveniente nulla, togliendo il suo essere di sapersi. Il sapersi si oblia e trova il nulla. Questa è la suprema potenza del negativo.
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