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Materia e Forma
Dell’autenticità dell’Ur-Sin-olo o del darsi dell’Enantiosi originaria sub specie fisicae: la co-im-plicazione archea di Potenza-e-Atto-della-Potenza appare ora nel co-in-cider-si di Forma-e-Sub-stanza-della-Forma
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[...] Pertanto, nell’epilogo dell’annunciazione di questa particolare occorrenza della contrapposizione che dimora quieta nell’Unità enantiotica originaria, ciò che già in ante apparve quale proiettiva o teleologicamente con-fuggevole (Cuspide della pirramide visiva) coimplicazione di Essentia-et-Existentia, Identità-ed-Essere, certamente non differentemente si dimostra qui, in detta ulteriore statuizione del processo di obs-tensione figurale (An-élixis) della Coalescenza autentica o prima, dell’endiadica epperò intro-conflittualità auto-ex-plicativa del Direzionante-si-in-se-stesso (Punto proprio), qui ove essa co-artazione sin-olare si dà quale pro-ri-frattivo cozzo (Stossen) tra Materia-e-Forma, ulteriormente epperò dimostrando, sub specie fisicae, il differente darsi dell’eguale co-in-tersezione o co-incidenza (Syn-olon) che indugia nell’unitaria (Prótiste Enás, Monade des Monades) precordialità del Contrasto (Antí-xoun Sym-phéron, Diádēs).

Considerando dunque, anzitutto, la materia del Sinolo originario o strutturalmente omni-com-partecipato (si rammenti infatti essere la legatura [Légein] autentica del molteplice, certamente anche sub specie substantiae, processo di impressione di sub-stanzialità alla pro-posizione originaria dell’in-sé-Non-alcuna-sostanza, si rammenti dunque essa legatura essere per via di negazione o contraddittorietà), poiché la stessa sostanza (Ousía) o consistenza (Hylē) autentica del così definitosi universale (Hypo-keiménon), altro in principio non si è affermata essere se non l’autoctica ipostatizzazione o consostanzializzazione del sé volente-si “Alterità-da-ogni-sostanzialità (Sollen)”, ri-frattivamente epperò processo di impressione di sostanza allo stare o all’essere di questo stesso contenuto aurorale o abissalmente autocausativo di volontà; e poiché compiersi o conferirsi sostanzialità o matericità per ciò che prolepticamente si vuole o propone inseitalmente Non-sostanza-alcuna, altro non si è disvelato essere se non il contro-processivo empire o colmare di sostanza o materia il proprio contraddittorio tutto, in modo che l’originaria omniavvolgenza cenote o Sostanziantesi-in-sé permanga infine presso la coerenza del sé Processuale, pur permanendovi improcedibilmente (la Contraddizione può infatti “muoversi” esclusivamente se permane vacuità nella propria contraddittorietà; compiuta essa, la Contraddizione si arresta, ossia il suo essere o il suo stare raggiunge a punto l’incontrovertibilità [Entelès Échein]: essere o stare per la Contraddizione non può che implicare il procedere, e il procedere suo l’affermare sempre ulteriormente nuova contraddizione al sé; ecco che nel massimo adempimento del sé, nel massimo suo essere, coerentemente il Non-essere-alcun-ente, con certezza si trova, e conquistando compiutamente l’essere-sé o del sé l’identità propria, lì e allora certamente o esaustivamente solo sua, non più è); ogni (Koinós) alterità dall’archea Alterità-da-ogni-sostanzialità non può che conseguente avere quale proprio sostrato o materia esso stesso contro-processo di con-sostanzializzazione o fondazione (Oíkisis, tò Genēsómenon) dell’essere (Sein, tà Gegonóta) dell’endo-nullità categoriale o prisca (Sein-können), di impressione altrettalmente di matericità allo stare della propria autoctica proposizione o affermazione identitaria di Negazione-di-ogni-sostanzialità: la materia di ogni distintività onto-tautotetica epperò - certamente sempre differente, certamente contro-ordinandosi l’essere (del non-essere) del Non-essere simmetricamente secondo il prima e il poi - non può che sempre essere il comune essere-stato del Non-essere-ancora-in-sé.

Egualmente, ma qui riguardando dell’UrSinolo la forma, poiché la stessa oro-grafia (Prótē Morphé) dell’Originario o proprio paradigma eidetico autentico altro non si è dimostrata essere se non lo stesso processuale suo effigiarsi in qualità d’Autoconformazione-del-sé (Gígnesthai), ebbene, proiettivamente, quale Peri-delineazione o Potenza-di-ogni-distintività ventura; e poiché, effigiarsi per ciò che si proclama nella forma in quanto Orizzonte-di-ogni-statuizione-eidetica, altro non si è già innanzi istituito essere se non incrementale disvolgimento di tutte le distinte statuizioni eidetiche entro l’oltre-passato del sé deposte; ogni successiva e-venienza morfica distinta rispetto alla liminalità della Forma-in-sé, non può che dunque avere quale struttura formale (Orí-zontos) del sé questo medesimo pathos della differenza da ogni pregressa statuizione eidetica (Pathos della Differenza che certamente per l’Originario è essenza o forma), non può che pertanto proprio attraverso la forma o l’identità e contraddistinguersi da ogni altra conformazione del sé, e coalescersi in unità mediata di coerenza col sé, in modo che dell’Uno omni-avvolgentesi l’originaria immagine del sé, pro-ri-flessasi in principio quale “Forma-di-tutte-le-forme”, esattamente attraverso l’impressione di ogni sopraggiungenza formale, ebbene attraverso il dispiegato disegno di tutte le forme, possa infine conquistare essa esclusivamente sua effige o paradigmatica profilazione del sé: la forma di ogni distintività onto-tautotetica epperò - certamente parimenti sempre differente e di necessità, proprio pro-veniendo dalla positività del Non-essere-ancora-in-sé - non può che sempre essere la propria in-audita (ex-nihilo) distintività, l’elemento altresì, si conviene (Eidealismus), e di disgiunzione dall’altro, e di congiunzione col sé.

Alberto Iannelli


* Da DIÁ. Attraversando l'Ultimo Orizzonte e Altro della Notte.
Epopea dell'Originario ed Epoche dell'Umano
, Aracne, 2020
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© Orizzonte
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Dell’autenticità dell’Ur-Sin-olo o del darsi dell’Enantiosi originaria sub specie fisicae:
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[...] Pertanto, nell’epilogo dell’annunciazione di questa particolare occorrenza della contrapposizione che dimora quieta nell’Unità enantiotica originaria, ciò che già in ante apparve quale proiettiva o teleologicamente con-fuggevole (Cuspide della pirramide visiva) coimplicazione di Essentia-et-Existentia, Identità-ed-Essere, certamente non differentemente si dimostra qui, in detta ulteriore statuizione del processo di obs-tensione figurale (An-élixis) della Coalescenza autentica o prima, dell’endiadica epperò intro-conflittualità auto-ex-plicativa del Direzionante-si-in-se-stesso (Punto proprio), qui ove essa co-artazione sin-olare si dà quale pro-ri-frattivo cozzo (Stossen) tra Materia-e-Forma, ulteriormente epperò dimostrando, sub specie fisicae, il differente darsi dell’eguale co-in-tersezione o co-incidenza (Syn-olon) che indugia nell’unitaria (Prótiste Enás, Monade des Monades) precordialità del Contrasto (Antí-xoun Sym-phéron, Diádēs).

Considerando dunque, anzitutto, la materia del Sinolo originario o strutturalmente omni-com-partecipato (si rammenti infatti essere la legatura [Légein] autentica del molteplice, certamente anche sub specie substantiae, processo di impressione di sub-stanzialità alla pro-posizione originaria dell’in-sé-Non-alcuna-sostanza, si rammenti dunque essa legatura essere per via di negazione o contraddittorietà), poiché la stessa sostanza (Ousía) o consistenza (Hylē) autentica del così definitosi universale (Hypo-keiménon), altro in principio non si è affermata essere se non l’autoctica ipostatizzazione o consostanzializzazione del sé volente-si “Alterità-da-ogni-sostanzialità (Sollen)”, ri-frattivamente epperò processo di impressione di sostanza allo stare o all’essere di questo stesso contenuto aurorale o abissalmente autocausativo di volontà; e poiché compiersi o conferirsi sostanzialità o matericità per ciò che prolepticamente si vuole o propone inseitalmente Non-sostanza-alcuna, altro non si è disvelato essere se non il contro-processivo empire o colmare di sostanza o materia il proprio contraddittorio tutto, in modo che l’originaria omniavvolgenza cenote o Sostanziantesi-in-sé permanga infine presso la coerenza del sé Processuale, pur permanendovi improcedibilmente (la Contraddizione può infatti “muoversi” esclusivamente se permane vacuità nella propria contraddittorietà; compiuta essa, la Contraddizione si arresta, ossia il suo essere o il suo stare raggiunge a punto l’incontrovertibilità [Entelès Échein]: essere o stare per la Contraddizione non può che implicare il procedere, e il procedere suo l’affermare sempre ulteriormente nuova contraddizione al sé; ecco che nel massimo adempimento del sé, nel massimo suo essere, coerentemente il Non-essere-alcun-ente, con certezza si trova, e conquistando compiutamente l’essere-sé o del sé l’identità propria, lì e allora certamente o esaustivamente solo sua, non più è); ogni (Koinós) alterità dall’archea Alterità-da-ogni-sostanzialità non può che conseguente avere quale proprio sostrato o materia esso stesso contro-processo di con-sostanzializzazione o fondazione (Oíkisis, tò Genēsómenon) dell’essere (Sein, tà Gegonóta) dell’endo-nullità categoriale o prisca (Sein-können), di impressione altrettalmente di matericità allo stare della propria autoctica proposizione o affermazione identitaria di Negazione-di-ogni-sostanzialità: la materia di ogni distintività onto-tautotetica epperò - certamente sempre differente, certamente contro-ordinandosi l’essere (del non-essere) del Non-essere simmetricamente secondo il prima e il poi - non può che sempre essere il comune essere-stato del Non-essere-ancora-in-sé.

Egualmente, ma qui riguardando dell’UrSinolo la forma, poiché la stessa oro-grafia (Prótē Morphé) dell’Originario o proprio paradigma eidetico autentico altro non si è dimostrata essere se non lo stesso processuale suo effigiarsi in qualità d’Autoconformazione-del-sé (Gígnesthai), ebbene, proiettivamente, quale Peri-delineazione o Potenza-di-ogni-distintività ventura; e poiché, effigiarsi per ciò che si proclama nella forma in quanto Orizzonte-di-ogni-statuizione-eidetica, altro non si è già innanzi istituito essere se non incrementale disvolgimento di tutte le distinte statuizioni eidetiche entro l’oltre-passato del sé deposte; ogni successiva e-venienza morfica distinta rispetto alla liminalità della Forma-in-sé, non può che dunque avere quale struttura formale (Orí-zontos) del sé questo medesimo pathos della differenza da ogni pregressa statuizione eidetica (Pathos della Differenza che certamente per l’Originario è essenza o forma), non può che pertanto proprio attraverso la forma o l’identità e contraddistinguersi da ogni altra conformazione del sé, e coalescersi in unità mediata di coerenza col sé, in modo che dell’Uno omni-avvolgentesi l’originaria immagine del sé, pro-ri-flessasi in principio quale “Forma-di-tutte-le-forme”, esattamente attraverso l’impressione di ogni sopraggiungenza formale, ebbene attraverso il dispiegato disegno di tutte le forme, possa infine conquistare essa esclusivamente sua effige o paradigmatica profilazione del sé: la forma di ogni distintività onto-tautotetica epperò - certamente parimenti sempre differente e di necessità, proprio pro-veniendo dalla positività del Non-essere-ancora-in-sé - non può che sempre essere la propria in-audita (ex-nihilo) distintività, l’elemento altresì, si conviene (Eidealismus), e di disgiunzione dall’altro, e di congiunzione col sé.

Alberto Iannelli


* Da DIÁ. Attraversando l'Ultimo Orizzonte e Altro della Notte.
Epopea dell'Originario ed Epoche dell'Umano
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