Orizzonte Altro
Annali faustiani

Eventi ed epifenomeni nel crepuscolo della civilizzazione occidentale

Neuroqueering: l’escate nientificazione del martello faustiano
Del Trans-Apparire della Weltnacht nel crepuscolo dell’Idolo della Ragione aristotelico-apollinea

Febbraio 2026 - Alberto Iannelli

Il termine “neurodivergenza” o “neurodiversità” (anche, pur con sfumature semantiche, “neuroatipicità” o “variabilità neurologica”) origina negli anni 90, entro le community autistiche online anglosassoni, per trovare una prima sistemazione scientifica nel saggio della sociologa australiana Judy Singer, la sua tesi di laurea: Odd People In: The Birth of Community Amongst People on the Autism Spectrum, 1999. In esso, la studiosa proponeva di ricomprendere le differenze neurologiche occorrenti nello spettro ecceitale dell’umano, in analogia al concetto di biodiversità, considerando pertanto lo sviluppo mentale atipico come una delle minima variazioni morfologiche individualizzanti la replicazione stocastica filogenetica della vita inter e intraspecifica, sottoposta alla pressione selettiva e al condizionamento dell’ambiente.

In sostanza, il concetto, “riferendosi specificamente alla variabilità illimitata della cognizione umana e all’unicità di ogni mente umana”, apriva alla moltiplicazione eidetica e alla frantumazione della discretudine, alla dia-ferenza, altresì, ma col suo dire, “dagli standard neurocognitivi predominanti”, comportando così continuità e indistinzione entro il dominio dell’intellezione umana, nelle sue forme come nei modi del proprio darsi in actu exercitu, noesi la cui gamma di categorizzazioni si sarebbe dovuta ora estendeva, in accordo alla tesi, indefinitamente, arrestandosi solo all’unità atomica di ogni singolarità determinata. L’orizzontalità post-strutturalista della rizomatosi deleuziana nel dominio del Cogito, sicché. “A buon diritto è quindi possibile affermare che siamo tutti neurodiversi visto che non esistono sul pianeta due esseri umani con un funzionamento cognitivo identico”.

Indebolitesi, in concento all’ipostenia teoretica postmodernista di Vattimo e Rovatti, la distintività e la verticalità, e frantumatosi, a rigore, persino il fondamento stesso di ogni possibile tassonomia linneana, neppure alla stessa ragione umana sarebbe ora più stato concesso ergersi liceamente sovrana presso il punto di riferimento del retto affermare: Veritas non potest esse adaequatio rei et intellectus, poiché la mente che compie apofansi perde qui ogni sclerosi (epi-sté) e solido appiccio d’adeguatezza funzionale categoriale. Neppur più il lógos dell’aristotelico ζῷον λόγοϛ ἔχων, neppure più il Verbo che già fu nel Principio (ν ρχ ν λόγος), sembrerebbe pertanto in grado di resistere ancora – katechonticamente – all’azione tutto-fluidificante dello Zeitgesit tardofaustiano, l’Εσχατιá dell’Umano.

Apparentemente, potremmo disimpegnarci ricorrendo al medesimo Aristotele per “confutare” le tesi di  Singer, parte del tutto elenctico magistralmente esposto da “lo maestro di color che sanno” nel libro Gamma della cosiddetta Metafisica: affermare la negazione del principio di non contraddizione implica o contraddizione o falsità, al pari di affermare con verità il non esserci della Verità (se l’affermazione: “La Verità non è” = V, si contraddice nel dire; se è falsa, si nega nel proprio contenuto: “La Verità non è” = F → “La verità è”). Se, pertanto, prendiamo ogni predicazione di J. Singer e la poniamo = X, se X è vera, allora il suo contenuto che afferma l’impossibilità di un criterio unico di verità poiché afferma l’impossibilità di una criterio unico di cor-retta (ὀρθότης) razionalità, si contraddice; se X è falsa, allora tutto quanto affermato dalla studiosa australiana non merita di essere preso in considerazione.

Ma, se pur avremmo potuto agilmente allontanare e occhi e pensieri da codesta contraddizione immediata qualora fosse emersa all’appercepire e all’intelligere quale mera bizzarria s-legata dallo Spirito del Tempo, non così possiamo fare scoprendola altresì esserne preclaro epifenomeno: siamo chiamati pertanto ad affissarla e incontrarla nella cogitazione, come il veliero della Morte l’ancient mariner, condotto nell’arsura solatia dell’aprico meriggio, dal demone proveniente dalla terra faustiana della bruma e della neve, ove in glaciale notte si azzuffano gli uragani e tutto si con-fonde in-distintamente.

Al fine, nonpertanto, di appropinquarci con adeguatezza e rettitudine a cotale incontro rischiarativo e redentivo, evochiamo preliminarmente l’impetrazione soterica e spartiata di Wired, periodo di recente pubblicante una riflessione della neuropsicologa e psicoterapeuta Valentina Piras circa la relazione o appunto la “fluida intersezione” tra neurodivergenza e queerismo.

L’articolo << Neuroqueer è un concetto fluido e in evoluzione, che esplora l’intersezione tra identità queer e neurodivergenze >>, di Giorgia Giuliano, pubblicato il 7 febbraio 2026 1 , conducendo il concetto di Singer nel proscenio della divulgazione giornalistica, ci concede ordunque l’opportunità di farne scaturire la sorgente filosofica.

Tuttavia, prima di procedere, con fermo petto ed eneide, alla catabasica prospezione di codesto forse ultimativo epifenomeno comportante la veemenza del sovvertimento antieidetico e normoclasta tardofaustiana fin dentro i precordi del retto cogitare apollineo (se il niente della Dia-ferenza originaria raggiunge il fondamento stesso e l’autoctico del De-cidere e dell’omo-incoativo De-terminare, se si ontifica sicché, del pari, l’escato-distensione steresica archea del ΔΙΆ, non più alcunché, invero, per noi sarà, non più alcunché essendone per allora della nostra essenza autentica), proviamo – come già facemmo per la manifestazione della volontà di transvalutare ovvero distruggere il valore comunitario e l’origine sacra del Fasto – a interrogare la fonte di codesta ripresa divulgativa (e propalativa), parimenti al fine verificare l’ulteriore occorrere di una “corrispondenza di amorosi sensi” tra l’Überbau qui in escussione e la Struktur medesima del nostro Tempo, il suo Potere cociteo, come da noi analizzato 2 , quindi l’Uno malebolgico che immorsa, lo rammentiamo, la tetrade teratomorfica: capitalismo, liberalismo, globalismo e giusnaturalismo.

Wired è un magazine statunitense fondato nel 1993, a San Francisco. L’edizione italiana debutta nel marzo del 2009, sotto la direzione di Riccardo Luna, dal 2012 socio e membro del Consiglio di Amministrazione dell'ONG Oxfam Italia, parte di una confederazione internazionale finanziata principalmente dalla Commissione Europea che, a loro stesso proclamare, si propone di “trasformare le norme sociali che perpetuano la violenza di genere, e lo sradicamento degli stereotipi di genere” (corsivi – semanticamente sintomatici – nostri). La proprietà del magazine nordamericano appartiene alla società Condé Nast Publications, casa editrice fondata nel 1909 (attualmente editore delle celebri Vogue, Vanity Fair, The New Yorker). L’azienda massmediale è dal 1959 interamente controllata dalla Advance Publications, di proprietà della famiglia Newhouse. Advance Publications fu fondata infatti da Samuel Irving Newhouse senior, nel 1922. Sarà, nondimeno, il di lui figlio, Samuel Irving Newhouse junior, a condurre l’impero paterno ai massimi fasti: nel 2014, secondo Forbes, l’azienda si classificava al 40esimo posto nell’ordinamento, per fatturato, delle principali aziende private statunitensi. Oggi, Advance Publications, oltre alla nostra Wired, detiene il 31% delle azioni di Discovery Inc., l’8% di Warner Bros. Discovery, ed è proprietaria del social network Reddit. Newhouse Jr, figlio di Mitzi Epstein, di origine ebraica come il padre Newhouse Sr (il cui nome originale era Solomon Isadore Neuhaus), morì nel 2017, lasciando un patrimonio personale netto stimato in 9,5 mld di Usd (raggiunse, apicalmente nel 2014, la 46esima posizione nella classifica del medesimo Forbes – pubblicazione evidentemente eccitata da codesti misurazioni di potenza borghese – ordinante i cittadini yankee per censo).

Paradigmaticamente statunitense la storia di Samuel Irving Newhouse senior, archetipo del self-made-man nordamericano di Primonovecento: << Nato Solomon Isadore Neuhaus nel 1895 a NY, era il figlio maggiore di Meier e Rose Neuhaus, immigrati ebrei poveri provenienti dall'Europa orientale. Dopo una laurea in giurisprudenza conseguita alle scuole serali, nel 1922, utilizzando i risparmi accumulati durante la luna di miele, acquista lo Staten Island Advance. Nel giro di due anni, divenne l'unico proprietario del giornale, che era riuscito a riportare in attivo. Nel 1935, Newhouse acquistò il Newark Ledger. Quattro anni dopo, aggiunse al suo portafoglio il Newark Star Eagle. Fondendo i due, creò il Newark Star-Ledger, che divenne il quotidiano con la maggiore diffusione del New Jersey. Questa tattica era tipica di Newhouse, che spesso acquistava più giornali in una comunità, per poi fonderli, creando un monopolio >> 3 . Insomma, se avesse fatto semplicemente una lista nozze, forse oggi Wired avrebbe una differente linea editoriale… Sempre gradevole, nondimeno, avere amici così munifici e generosi come facoltosi e romantici… In effetti, come è noto, il capitalismo si basa precisamente sull’amore e celebra continuamente, come abbiamo in precedenza analizzato, la centralità gamica sociale e l’indissolubilità sacra del connubio procreativo.

Bene, nell’albero genealogico di Wired e Wired Italia, troviamo: uno degli esponenti apicali del capitalismo israelo-statunitense come fondatore dell’azienda proprietaria; una quota significativa nel capitale azionario detenuto, dalla medesima azienda “owner”, presso uno dei massimi propalatori della mitopoiesi angloamericana (Warner Bros. Discovery è infatti uno dei principali produttori e distributori mondiali di contenuti d’intrattenimento, gestendo, fra i molti canali: CNN, Eurosport, HBO); un direttore dell’edizione italiana, il primo, divenuto, l’anno seguente le dimissioni da Wired, socio e membro del Consiglio di Amministrazione di un’associazione non governativa che si prefigge non solo di combattere violenza e discriminazione di genere, divisamento che certamente ci trova concordi, ma anche di “trasformare norme sociali e stereotipi” che le perpetuano (e qui, entrando nell’ambito culturale, i confini si sfumano, le differenze intorbidano: affermare, per esempio, che i figli degli homines nascono secondo necessità inderogabile dall’unione gametica inter e non intragenere, e che la struttura cromosomica dei Sapiens [come di ogni mammifero] è con pari cogenza binaria: XX e XY, e tertium non datur, potrebbe invero già aprire, per Oxfam, alla perpetuazione di posture discriminatorie e in predicato di sopraffazione).

Ciò elevato, prima di principiare la nostra discesa ctonia, vorremmo fare alcune premesse, stante la delicatezza acconcia al trattate situazioni e sensazioni per lo meno problematiche e disforiche: condividiamo, infatti, la necessità – di cui si parla nell’articolo – di progettare device idonei e inclusivi, nonché il “disclaimer” circa il non utilizzo dell’AI et similia per l’autodiagnosi, rivolgendosi piuttosto a medici specializzati. Egualmente, per quanto l’intersezione sicché la convergenza tra divergenze appare affascinante e potenzialmente poieticamente parimenti così infinita come aperta all’indefinitezza (se, invero, il paradigma di riferimento è la di-versione a-oriste del paradigma, è evidente che ogni convergenza categoriale si estende all’infinito, ibridandosi indefinitamente: orientamento sessuale o di genere, ma anche, come nel nostro esempio a seguire, *-pedismo, o funzionalità sensoriale, percezione e appercezione e persino appartenenza specifica [o financo di Mundus, giacché una forma di anti-specismo è il trans-umanesimo, riconoscente quale soggetto di diritto anche l’an-organico computante], tutto può essere incluso nel “plus”, tutto può dare vita a identità [un’IA può sentirsi lesbica, un cane percepirsi farfalla etc…], tutto deve parcellizzarsi in categorie che trovano come arresto – regressus ad infinitum – unicamente l’individualità concreta, l’a-tomia dell’Io empirico), riteniamo più cogente per il nostro compito complessivo qui focalizzarci di prevalenza sull’eterodossia dell’orto-cogitare poiché Noûs e Nómos si coimplicano: Pensare è De-cidere, Intel-ligere De-cretare.

Bene, tornando in topic, riedendo sicché alla prospezione filosofica degli epifenomeni del Tempo, finalmente leggiamo:

Nel 1998, l’attivista autistica Judy Singer aveva già introdotto il concetto di neurodiversità per normalizzare la varietà neurocognitiva, alla pari di quella etnica e culturale: la comunità autistica rifiutava la visione patologizzata della sua condizione.

Posto il bipedismo ominide, dobbiamo ordunque pur sentirci liberi di camminare a quattro zampe senza venir definiti etero-morfi. “Normalizzare la varietà” non altro significa se non moltiplicare indefinitamente la norma (ogni eteromorfismo che appare, per il semplice apparire e nel semplice suo apparire, divine immediatamente forma, norma); distendere indistintamente la norma non altro significa se non distruggere ogni possibile statuizione normativa, nullificata sul nascere dalla fluidità ulico-magmatica e anti-tipica posta a (neo)fondamento: das Werden.

Neuroqueer arriva più tardi, con la volontà di sovvertire i costrutti neuronormativi ed eteronormativi, i famosi politically correct […]. Athena Lynn Michaels-Dillon, in The US Book ha scritto: “L'integrità non è qualcosa che ti viene data quando ti conformi; è ciò che conservi quando rifiuti di farlo”.

La libertà – milliana - come emancipazione (“sovvertimento” [sic]), la distintività identitaria come distruzione – nietzschiana – dell’ontomedesimezza già posta (das Sein). Ecco qui, in tutta la propria profligatrice potenza, lo Spirito del nostro Tempo in azione ed emersione semantica, ecco qui il suo severiniano “sottosuolo filosofico”, ecco qui il suo stesso idioletto manifestarsi preclarmente (“sovvertire, sradicare, rifiutare, trasformare”).

Parimenti pregno di epifanie sematiche è il medesimo Neuroqueer, il libro citato nell’incipit del nostro articolo (anche in considerazione della recente uscita della traduzione italiana, che concorre a promuovere e che forse orienta l’opportunità stessa di pubblicazione del redazionale), scritto dalla psicologa del California Institute of Integral Studies, Nick Walker, sorta di pubblicazione di riferimento sull’argomento, silloge di studi e lavori frutto di riflessioni ventennali dell’autrice, ideatrice – nel 2008 – del lemma stesso che ne titola il volume. Leggendone l’edizione di ETS (Neuroqueer. Autismo e futuri postnormali, 2025; originale: Neuroqueer Heresies. Notes on the Neurodiversity Paradigm, Autistic Empowerment, and Postnormal Possibilities, 2021 Autonomous Press), si trovano diverse attestazioni di codesto rivelativo idio-letto (nonché dell’idio-noia, neolemmatizzazione nostra…, presiedentilo), leggendo e intelligendo le quali sembra che, prosopopeicamente, sia lo stesso Zeigeist in persona a parlare e cogitale (sive allo-cogitare, si magis placet). Ne citiamo solamente alcune, elettivamente rinvenibili nella postfazione di Fabrizio Acanfora (corsivi idio-noetici e idio-lettici e glosse “genealogiche” nostri):

Rifiutare ogni risposta preconfezionata […]. Confini invisibili che delimitano ciò che possiamo essere […]. Alla base del libro c’è un gesto teorico e politico radicale: il rifiuto dell’essenzialismo, dell’idea che esista una natura fissa [epi-steme] delle cose, che l’identità – neurodivergente, queer o aderente ai modelli dominanti – sia un dato oggettivo, immutabile, inscritto nei corpi […]. Neuroqueer non è solo un’etichetta, ma anche e forse soprattutto un processo, un continuo disallineamento dalle norme [Umwertung aller Werte]. Un modo di pensare, sentire e vivere che spinge verso la trasformazione [trans-valutazione] […]. Il libro si muove su due assi che si intrecciano: da un lato, la decostruzione [Déconstruction] del paradigma patologico; dall’altro, l’elaborazione di un paradigma alternativo capace di cogliere la neurodiversità come componente naturale e strutturale della specie umana […]. È un gesto profondamente politico perché rifiuta la norma non solo come dispositivo di controllo, ma anche come condizione di esclusione sistemica [Détruire, encore détruire, toujours détruir] […]. In questa prospettiva, la sfida politica dell’anti-essenzialismo si intreccia con la necessità di riscrivere il senso stesso della differenza [différance]. Nel ribaltamento della logica patologizzante, le differenze neurocognitive sono riconosciute come manifestazioni legittime e creative della varietà umana […]. Il neuroqueering, al contrario, è un gesto espansivo. Rifiuta le recinzioni identitarie [“In principio sta il recinto” 4 ].

Proseguendo nella catabasica compulsione e tiresiaca di Wired, superata l’ombra di Didone: le difficoltà nel dating e, più in generale, nei rapporti amorosi delle persone neuroqueer, giungiamo al Tartaro filosofico: la demolizione dell’Autocoscienza, il colpo finale ovvero il crepuscolare inflitto dal martello faustiano-nietzschiano contro l’idolo della Ragione aristotelico-apollinea.

Leggiamo, invero, dell’esserci ancora sicché del sussistere di resistenze cliniche (fastidiose, retrograde e oscurantiste, si percepisce) circa l’accettazione di un’indiscutibile intramatura tra diversità di cogitazione e di-vergenza genotipo / genere, precisamente la risultante neuro-queer della titolazione:

Lancet ha pubblicato uno studio sulle difficoltà di accesso ai servizi sanitari, legate in particolare alle scarse prove empiriche che permettano, alla correlazione tra autismo e diversità di genere, di poter esistere nella pratica clinica: il numero di studi è ancora piuttosto esiguo, e di conseguenza mancano protocolli di cura adeguati. Alcune barriere concrete legate alla patologizzazione sono determinate dagli stessi professionisti che mettono in dubbio l’esperienza di genere delle persone autistiche, proprio per via della loro situazione neuroevolutiva.

Possiamo, infatti, agilmente congetturale il fondamento di codesta resistenza “passatista” clinico-scientifica: se, infatti, è l’autocoscienza – la coscienza ossia che il soggetto ha di sé in quanto soggettualità oggettivata a sé – a decretare la propria appartenenza di genere, e non la sua struttura cromosomica rinvenibile oggettivamente – dal soggetto medesimo come da altre soggettualità –, allorquando la statuizione dell’autocoscienza stessa è trans-locata nell’incerto e principia a  vacillare, come può essere certo e saldo ciò che essa medesima conseguentemente oggettiva a sé, a principiare dalla stessa sua propria soggettualità in atto sicché sé pensantesi (S) altro-pensante (O) 5 (per esempio intelligendosi presso il maschile o il femminile, l’eterosessualità o l’omosessualità, la bipedia o la quadrupedia etc…)? Può, ancora in esempio, ed estremizzando, una persona affetta da disturbo dissociativo dell'identità definire la propria identità, di genere come d’altro tàxon? Possono essere lasciate, ancora, a una coscienza non perfettamente autocosciente, a una capacità di intendere non perfettamente emancipata dal proprio stato di minorità, l’autonomia, la responsabilità e la potestà della coscienza di sé e dunque della determinazione identitaria della propria oggettualità?

Ma, si controbatterà, la neurodivergenza non rientra nelle patologie psicotiche. Certo. E, nondimeno, cosa accade se ogni autocoscienza è postulata essere incerta e in fieri, cosa accade ossia se l’Autocoscienza stessa dell’Uomo è decretata essere – secondo definizione ovvero per essenza e non per accidens –, decentrata, eteronomica, conflittuale sicché costantemente ovvero costitutivamente assaltata nella contesa intrapsichica da invincibili ossia ineliminabili forze oscure e titaniche, ctonie e centimani? Tutto il grande edificio dell’umanità olimpico-apollinea va in pezzi, molto semplicemente: la Notte del Mondo si fa evento.

E neppure l’egioco PndC può sconfiggere chi sovrappone il Pelio all’Ossa: se lo Zeitgeist demolisce persino il millenario universo tolemaico e tomistico dello zoôn logikón, l’Ancien Régime del Pensiero, parrebbe, infatti, immediatamente autocontraddittorio affermare che non sia l’oggettualità della natura – per esempio la struttura cromosomica o neurale – a dover definire il soggetto, bensì che a de-finir-si sia il soggetto stesso, nonostante questi sia – in una quota variabile, nella perpetua oscillazione (επανφοτερίζειν), costitutiva, ribadiamo, tra precario equilibrio fisiologico e caduta nel patologico – inaccessibile e ascosto a se stesso. Se il soggetto non è in grado di discriminare A da B – sé soggetto di coscienza di questo oggetto A altro da sé, da sé soggetto di coscienza di questo oggetto A eguale al sé – come può definire la propria oggettualità fenotipica o soggettualità psicologica?

Ma, se ogni ente deve essere niente, deve essere niente anche lo stesso ente che afferma l’impossibilità che A sia e A e non-A, ovvero che il soggetto A sia, al contempo e sotto i medesimi riguardi, predicato e X e Non-X, cioè a dire anche la stessa co-erenza logica del PdnC deve essere nullificata dal grande Spirito distruttore e sovvertitore (o trans-valutatore, se si preferisce) di Faust. Se, infatti, la co-erenza è niente (se è niente, ad esempio, ciò che co-erisce A con A), è niente l’incoerenza dell’apofansi che dichiara al contempo l’impossibilità strutturale della co-erenza-a-sé del de-finente-si, e la necessità che sia ciò che non si può mai definire da sé, a sé de-finir-si, a definire sicché da sé il proprio sé. Nella Grande Notte dell’Identità Assoluta di Schelling, coerenza e in-coerenza, e si co-eriscono, e non si co-eriscono, indistintamente sicché incoerentemente.

Per concludere, vorremmo indicare il rinvenimento, del pari epifenomenico, della relazione tra Struktur e Überbau in principio solamente ipotizzata anche per codesta Gestalt secondaria dello Zeitgeist tardofaustiano. L’articolo, infatti, si chiude pubblicizzando la prossima uscita in Italia di una serie televisiva sull’argomento sin lì trattato:

La rappresentazione di un amore queer e neurodivergente è al centro della serie tv Heated Rivalry, che in Italia sarà trasmessa su HBO Max a partire dal 13 febbraio (2026) […] Heated Rivalry sta mettendo in atto un processo di alfabetizzazione culturale utile a comprendere una comunità, come quella neuroqueer, che nel frattempo evolve. Nessun tasto destro, menu a tendina, Aggiungi parola. Il punto non è correggere, ma integrare.

Le masse – ignoranti (an-alfabete) – devono essere evangelizzate (alfabetizzate) al nuovo Verbo, al nuovo Lógos. E a chi mai deve essere affidato, di grazia, il ruolo di Grande Evangelizzatore delle plebi? Alla Famiglia? Allo Stato? Alla Scuola? All’Accademia o alla cosiddetta Comunità scientifica? No, a un broadcaster yankee, che appare superfluo indicare appartenere alla medesima proprietà di Wired, di cui sopra abbiamo esposto la genesi.

1 https://www.wired.it/article/neuroqueer-concetto-fluido-esplora-intersezione-identita-queer-e-neurodivergenze/?utm_source=firefox-newtab-it-it

2 Il Potere del nostro Tempo, op. cit.

3 La succinta biografica di Newhouse Sr. sopra riportata è consultabile presso il sito della New Jersey Hall of fame, qui: https://njhalloffame.org/hall-of-famers/2012-inductees/samuel-newhouse/ (traduzione e sintesi nostra).

4 Carl Schmitt, Il Nomos della Terra, Adelphi, 1991; Der Nomos der Erde, 1950; citando Jost Trier, Zaun und Mannring, 1942

5 Nell’Autocoscienza immediata, l’oggetto (O) del pensiero (S) è il soggetto stesso che pensa l’oggetto. Nell’autocoscienza filosofica, l’oggetto del pensiero è l’autocoscienza medesima (A). Nell’autocoscienza trascendentale l’oggetto del pensiero è la Storia dell’Autocoscienza (S).