Orizzonte Altro
Annali faustiani

Eventi ed epifenomeni nel crepuscolo della civilizzazione occidentale

L’ultima emancipazione di Faust: la rivolta contro la Vita
Dopo aver condotto il niente inautentico, sicché la nullificazione del già esistente, entro il sé in quanto ente di Pensiero, dunque sin dentro i precordi dell’intellezione che de-cide – anzitutto ed essenzialmente, ebbene così autocticamente come omoincoativamente – della differenza tra l’Essere e il Niente, la Grande Anima della Dissoluzione rivolge l’ultimo assalto meontico contro il sé in quanto ente di natura

Marzo 2026 - Alberto Iannelli

Nella Divina Commedia, Dante colloca alla stessa profondità infera, dunque in pari longinquità e inimicizia divina, usurai e sodomiti, sottoponendoli al medesimo castigo: nel terzo girone del VII° Cerchio – Malebolgie, ossia borse ricolme di malvagità – sono puniti i colpevoli di violenza contro Dio, nella persona divina (i bestemmiatori), nella natura (i sodomiti), nell'operosità umana (gli usurai): sdraiati, marcianti e seduti sovra una rena resa rovente da una pioggia di falde infuocate, subiscono in eterno la collera empirea e la punizione per la loro empietà. Illuminante, a nostro intendere, comprenderne la ragione, eco culturale della nostra stessa natura e della conseguente Posizione storica del–l’Uomo nel Cosmo, per come da sempre è ed è stata cor–rispondentisticamente compresa (Veritas est adaequatio rei et intellectus).

Ezra Pound ascrisse codesta correità formalizzandola nel–l’accusa di “cospirazione contro l’abbondanza della Natura”. Così come, infatti, l’usuraio sfrutta il potere di acquisto del denaro senza contribuire all’ubertà collettiva concreta (νόμισμα ἐκ νομίσματος, nella celebra condanna aristotelica dell’economia finanziaria: il lucro ingenerato dal danaro – e non dall’operosità umana che trasforma in abbondanza attuale la ricchezza insita nella potenza della Terra – è contra naturam, poiché se pianto 100 dollari non ne nascono 120), allo stesso modo, il sodomita (e in genere l’onanista) dissipa il potere riproduttivo che la filogenesi dei mammiferi gli ha concesso e donato, senza contribuire alla prosperità della propria comunità.

Per quanto tutto ciò possa a noi abitatori del (post)Moderno apparire così remoto come incomprensibile, se non esso stesso empio e immorale, prodotto ideologico di una civiltà retrograda e oscurantista, coartante i diritti delle minoranze e la libertà dell’individuo di perseguire la propria happiness in totale emancipazione dalla Res Pubblica (e financo contro essa), per tutta la storia dell’umanità, anzi, per l’integralità della vicenda ominine, la sopravvivenza stessa del gruppo sociale, e dunque dei soggetti che, unendosi in mutuo vantaggio, lo costituiscono di vece in vece, dipendeva dall’impegno che ciascuno di essi assumeva e adempiva contro la presa edace della morte. Ogni generazione era chiamata a lottare nell’eterna contesa tra natalità e mortalità, Essere e Niente: se la bilancia tra concepi–menti e decessi era in positivo per la vita – e tanto più lo era –, la comunità sopravviveva e proporzionalmente prosperava; viceversa, senesceva e progressivamente svaniva.

Se ora mettiamo a sistema: gli elevati tassi di mortalità infantile; i modesti tassi di fertilità riscontrabili per esempio nei periodi di carestia, o più semplicemente rinvenibili in un contesto generale di prolungata malnutrizione, diffuso deficit calorico e carenza micronutrizionale; e l’estrema facilità con cui, in età procreativa, si incontrava la morte nei tempi premoderni; possiamo forse più agilmente comprendere la “posizione nel mondo” di Dante, eco culturale e retaggio antropologico dei millenni di ominazione pregressi: ogni goccia di seme era sacra, dissiparla un sacrilegio contro la comunità e il cosmo, gli antenati e i posteri, la Terra e il Cielo.

La pars construens di codesta dantesca punitiva Stellung im Kosmos, possiamo facilmente rilevarla nella transculturale diffusione di riti che propiziano la fertilità di coppia, in tutte le cultualità connubiali e in ogni ierogamico mitologema correlato.

Precisamente poiché l’assiologia e la morale dantesca, producenti il luogo culturale del VII° Cerchio, allignano nel terreno della nostra filogenesi, inoltrandosi e diramificandosi, con tutta la forza della stirpe umana e del lignaggio biologico, nella profonda remotezza dell’ere monofiletiche e delle epoche antropiche, possiamo facilmente congetturare come maggiore sconcerto e più intenso sgomento dei nostri contemporanei leggenti Dante ed Ezra Pound avrebbero colto il poeta fiorentino (e forse persino il nove–centesco, moderno ma non ancora postmoderno), nel leggere del recente articolo pubblicato su iO Donna: << Coppie childfree, chi sono e perché sono ancora tanto giudicate >> (13 febbraio 2026, Eleonora Gionchi 1 ).

Anche in quest’ultimo – e ultimativo – epifenomeno, la teleologia portante, così dei diretti “esecutori” come dei mandanti occulti, parimenti a quanto già riscontrammo circa la relazione d’interdipendenza tra Fasto e Comunità, consiste invero non già nell’imposizione di legalità (Legalität) al fenomeno comportamentale, bensì nella sua legittimazione (Legitimität) sociale e culturale: nonostante sia patentemente contro la perpetrazione della vita e la prosperità della specie, quindi avverso alla comunità umana e alla di essa storia plurimillenaria (e financo eratemica, elevando il taxon dalla specie alla classe), codesto comportamento meontico deve essere inoculato entro la coscienza collettiva anzitutto come legittimo (acceptable), distruggendone la pregressa posizione di illegittimità, secondariamente (Overton window) come auspicabile (sensible), dipoi elettivo (popular) e infine legale (policy) ovvero, qui, illegale il proprio contrario: nel bandimento della genitorialità, l’apoteosi estrema dello Zeitgeist nichilista (Triumph des Todes), la danza macabra di Faust.

Bene, prima di addentrarci nella Selva di Mefistofele, lo spirito che eccita Faust all’annientamento del finito e del posto, tentiamo anche qui di concretizzare probatoriamente la tesi che ulteriormente asserisce, rinforzandosi elencticamente, della coincidenza teleologica tra gli atti illocutori dell’articolo e le perlocuzioni plusvaloriali dei proprietari del mezzo di produzione culturale.

iO Donna è una pubblicazione periodica diffusa settimanalmente, dal marzo del 1996, come supplemento del Corriere della Sera, il sabato. Periodico e quotidiano vettore sono di proprietà, come noto, della società RCS MediaGroup. Ad oggi, nel marzo del 2026, l’azienda Cairo Communication Spa risulta esserne il principale azionista, con circa il 60% di quota; Diego Della Valle ne detiene il 7,6%, Mediobanca il 7%, Unipol Assicurazioni e Pirelli rispettivamente il 4,9% e il 4,7%. Il 13% restante nella coda dell’azionariato risulta invece essere di “paternità ignota”, per restare in topic. Le ragioni di questa “oscurità genitoriale”, possono essere molteplici:

Pertanto, se poniamo la soglia di esplicitezza al 3%, potremmo liceamente ipotizzare che, ad esempio, Vanguard Group, BlackRock, State Streets Globale, J.P. Morgan Chase e Fidelity Investments detengano ciascuna il 2,9% di quota di RCS (mera ipotesi di ragionamento). Sommate insieme, risulterebbero pertanto essere il principale azionista di RCS dopo l’azienda del suo presidente, Urbano Cairo (già direttore commerciale e vice direttore generale di Publitalia '80, la concessionaria di pubblicità del gruppo editoriale di Silvio Berlusconi). Ma tale addizione, si obietterà, non è lecita proprio perché ciascuna realtà rappresenta una persona giuridica differente, come da capitolato Consob. Ma, se ipotizzassimo, nondimeno, proseguendo nel nostro esercizio congetturale, che BlackRock possegga il 10% di State Street e l’8% di J.P. Morgan, che quest’ultima detenga una quota equipollente in Vanguard e Fidelity Investments, a propria volta detenenti rispettivamente quote analoghe in BlackRock, State Street e J.P. Morgan, si potrebbe ancora realmente parlare di distinte soggettualità giuridiche autonome, o non piuttosto saremmo indotti a discutere di un’unica realtà interdipendente e immorsata sul modello delle scatole cinesi? Da un cluster antropologico aduso da secoli alla doppiezza nella scrittura contabile – ipostasi “funzionale” di una geminità esistenziale e financo biotipologica –, non sarebbe così illativo attenderselo. Inoltre, abbiamo visto come azionisti con diritto alla nomina di consiglieri nel Cda e voto di lista, siano Diego Della Valle, Mediobanca, Unipol Assicurazioni e Pirelli. Bene, chi, elevando il livello della concatenazione, controlla e influenza codeste realtà controllanti o influenzanti la nostra RCS? Lasciano tuttavia al nostro cortese lettore il formulare supposizioni circa identità e volti – reali o putativi, poco cambia – detenenti tale quota azionaria “oscura”, nonché redini del rizoma ipogeo ulteriore, così come del pari alla di egli arguzia affidiamo l’inferenza che – ulteriormente nella trattazione di questo estremo epifenomeno tardofaustino – rinviene connessioni e dipendenza tra Struktur e Überbau.

Ci limitiamo a dire, nell’ultima della nostre considerazioni circa le testimonianze dello Zeitgeist esperio nostro, che, se riduciamo a sistema tutte le analisi sin qui svolte sulle reali proprietà delle aziende operanti nell’industria culturale di massa, con i contenuti che i loro organi hanno diffuso e diffondono, nella migliore delle ipotesi, nella meno inquietante, appare come la maggior parte degli strumenti di conoscenza e informazione – in Italia, ma non diversamente nel cosiddetto Occidente – sia nella disponibilità e nel possesso di una superclass transnazionale estremamente diramificata e tentacolare, costituita da relativamente poche unità di owner o centri di potere, un “superclan” (Giulietto Chiesa) che condivide e impone, pur ciascuno ai propri ripetitori e indipendentemente, una medesima “linea editoriale” (ovvero, più latamente, una precisa e omnicomprensiva Weltanschauung, un sovra-ordine del discoro di cui essi, sempre secondo il lessico di Chiesa, sono i Padroni Universali), ma – qui, nella congettura voltairiana – senza alcuna preliminare concordia sistemica, senza sicché un’Agenda da tutti aprioristicamente condivisa e dipoi prescritta, sì una convergenza di intenti, ma determinatasi, potremmo a punto candidamente dire, per mera coincidenza ex post e non per teleologia a priori. Nella peggiore, tutti i principali organi di cultura e informazione delle nostre nazioni e in predicato del mondo intero sono nella mani di – forse – cento persone, prevalentemente anglosassoni (e spesso con doppia cittadinanza e discendenza “biblica” comune…), che ciclicamente si riuniscono nei vari simposi ginevrini et similia per costruire il grande storytelling del–l’Umanità tutta, affinando l’arma più potente e la duplice della talassocrazia oggi imperante: la propaganda, costituita certamente e anzitutto da menzogna, mistificazione e adulterazione della Verità, ma anche da una poderosa mitopoiesi, subdola come l’oratoria di Drance e Tersite, e ammaliante come gli incanti di Circe e Medea. Precisamente contro codesta coorte stregonesca ci battiamo, anzitutto attraverso il brando – contrappassistico – della decostruzione demistificatrice, qui igneo estratto.

Chi sono le coppie childfree. Questo termine indica tutte quelle coppie che hanno scelto in maniera libera e consapevole di non voler mettere al mondo dei figli. Essere libero da figli indica la scelta consapevole di non averne.

In questa semplice e solo apparentemente innocente espressione: “libero da”, si centra tutta l’assiologia del Moderno, e lo Zeitgeist che la fonda e riquadra templarmente, col lituo faustiano. Il concetto di libertà, infatti, come tutti i noemi astratti, può essere, in concreto, variamente declinato. La libertà del nostro tempo e del nostro cerchio culturale è, invero, ciò che meglio dovrebbe essere indicato come e-mancipazione. L’emancipazione concede alla libertà l’inclinazione negativa, la pars destruens, una diatesi apofatica altrimenti indicabile come “libertà da qualcosa”. In questa accezione, la libertà si centra sulla distruzione di un limite ostativo esterno che, già in atto presentantesi contro, resiste (Anstoß) al dispiegamento massimo della potenza dell’azione, così coartando una volontà invece perpetuamente bramosa di sprigionarsi e d’estroflettersi massimamente, senza finalità né direzione, nell’assoluto dello sforzo (Streben) che, convulsamente omnidigredendosi, spasma ma non pro-cede. D’altronde, “Nichilismo è: manco lo scopo, manca il perché 2 ”.

Nel concepire la libertà esclusivamente in quanto emancipazione, pertanto, la parte dialettica, allorquando portata dal processo stesso all’apogeo aprico del proscenio, si inganna, illudendosi di essere divenuta il Tutto, così scle–rotizzando in finalità ciò che è semplicemente mezzo. Invero, la libertà negativa è la condizione preliminare – oltre l’atto autoctico –, della libertà sintetica, di cui la rimozione preambolare dell’ostatività – del già posto, dell’Héxis – è a punto l’intermedio e non l’intero, l’aítion efficiente e non il telico, rappresentato invece dalla libertà positiva o autentica, l’inclinazione catafatica, la “libertà-per”. Non nientificazione dell’Essere, bensì entificazione del Niente: questo l’orientamento dia-cosmetico ovvero la dis-posizione autentica dell’Originario, l’escato-Steresico-in-sé, che discrimina il modo d’essere della libertà tra Eigentlichkeit e Uneigentlichkeit. L’integralità sintetico-dialettica della Libertà, la Libertà trascendentale ovvero Storica, comporta pertanto l’unità dei momenti, ebbene la Libertà-dal-già-posto-per-la-posizione-dell’ulteriore, ove quest’ultima, ribadiamo, in accordo alla ΔΙA-tesi trascendentale dell’Originario, la ΔΙA-cosmesi dell’Essere, rappresenta, come già nella dottrina aristotelica delle Téssares Aitiai, il vertice redimito della quadruplice radice di causazione o mozione dell’ente. Il liberalismo inglese, padre putativo del modo nichilista sicché inautenticamente meontico di concepire la libertà, non ci fornisce invero, né può, alcuna directio libertatis: che cosa farci, ordunque, di cotanta emancipazione? Perché, altrimenti a dirsi, la Libertà (e non il Vincolo)? Afono su ciò, a-bissale, trasforma perciò stesso in scopo ciò che ha la mera natura dello strumento. Nella furibonda emancipazione senza direzione (Rebel Without a Cause), l’essenza stessa della civilizzazione e dell’anima di Faust.

Bene, ciò adeguatamente riquadrato, tornando all’ultimo ossia all’estremo svincolamento (unbound) del nostro novello Prometeo, Herr Doktor Faust: da cosa si liberano, ordunque, le coppie childfree? Nientemeno che, come detto, dalla Natura e dalla natura entro loro stesse; dalla superfamiglia Hominoidea e dalla Comunità degli Uomini; dalla loro propria comunità storica e dalla Storia stessa.

Questo termine iniziò a prendere piede nei primi anni ’60, quando si diffuse l’utilizzo della pillola anticoncezionale, che favorì importanti cambiamenti culturali. Le donne avevano una maggiore capacità di scelta e controllo sulle proprie azioni in relazione al potenziale ruolo di genitore» spiega la dottoressa Carola Lupicuti, psicologa e psicoterapeuta sistemico-relazionale […]. «Sono coppie che semplicemente scelgono di investire solo ed esclusivamente sul progetto coppia come sistema centrale escludendo il passaggio alla funzione genitoriale».

Precisamente ex-cludendo se stessi dalla chiamata fondativa in contesa tra natalità e mortalità, Être et Néant, si escludono – ubristicamente – dalla propria filogenesi, così biologica come storica, e-radicandosi (Bodenlosigkeit) nientemeno che dalle proprie causa e ragion d’essere, origine, destinazione ed essenza: Πόλεμος πάντων πατὴρ ἐστι.

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v'è chiesa con affreschi di paradiso
harpes et luz
e l'Annunciazione dell'Angelo
con le aureole sbalzate,
con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa ma per vendere e vendere
presto e con profitto, peccato contro natura,
il tuo pane sarà staccio vieto
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio
CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l'usura, spunta
l'ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fe' con usura
Duccio non si fe' con usura
nè Piero della Francesca o Zuan Bellini
nè fu "La Calunnia" dipinta con usura.
L'Angelico non si fe' con usura, nè Ambrogio de Praedis,
nessuna chiesa di pietra viva firmata : "Adamo me fecit".
Con usura non sorsero
Saint Trophine e Saint Hilaire,
usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte ed artigiano
tarla la tela nel telaio, nessuno
apprende l 'arte d'intessere oro nell'ordito;
l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane amante
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra giovani sposi
CONTRO NATURA
Ad Eleusi han portato puttane
carogne crapulano
ospiti d'usura 3 .

Cosa c’è alla base di questa decisione? «Dal punto di vista psicologico, un elemento da considerare centrale è la percezione del proprio corpo e i vissuti legati alla maternità. Alcune donne, ad esempio, possono vivere con ansia l’idea di modifiche corporee e fisiche profonde, percependole come oppressione o perdita di sé. Tanto da portarle a vivere la maternità come opprimente e negativa» spiega l’esperta […]. È inevitabile pensare che le coppie senza figlie hanno una maggiore libertà, autonomia, tempo e possibilità di socializzazione. Queste sono coppie focalizzate su loro stesse ma anche sul benessere e l’autonomia personale, sentendosi maggiormente appagati.

Effettivamente, quale primazia può mai sperare di avere la filogenesi dei mammiferi in confronto a smagliature e ritenzione idrica, quale primato il benessere della propria comuni–tà rispetto a happy hours e vernissage… Un celebre storico tedesco, Otto Seeck, coniò l’espressione die Ausrottung der Besten, letteralmente “l’eliminazione dei migliori”, per spiegare – controdarwinianamente – le causa del declino e della caduta del mondo antico (Geschichte des Untergangs der antiken Welt, 1895): chi lotta perisce, l’opportunista sopravvive. Potremmo parafrasarlo ascrivendo alla “non procreazione dei peggiori”, l’origine del declino e della caduta del Moderno, considerando, con Eraclito, che i peggiori saranno sempre in sovrannumero:

Perché una cosa sola preferiscono contro tutte quante gli ottimi (oi aristoi), fama perenne (kléos aénaon) contro mortali cose; ma i molti (oi polloì) se ne stanno satolli come bestie. 4

In clausola, ecco intravedersi, oltre i tumuli apollineo-kurganici della Tradizione, i vessilli del télos éschaton, così redimito come latebroso, ecco in conclusione convergere verso il luogo della battaglia finale – sul piano assiologico – la marcia trionfante di tutte le produzioni culturali, di vario ordine e grado, fra cui codesta estrema nostra, centrata, non dissimilmente dalla neo-mitologia yuppy già incontrata, sulla necessità di imporre il riconoscimento sociale ai nuovi valori e stili comportamentali: la volontà di imporre l’estrema Weltanschauung dell’umano, la capovolta, l’an–ticamente caduta, l’ultima predicazione: postmoderna, borghese, materialista, individualista, superba e sovversiva, nichilista, contronaturale, antistorica e persino, stando alle recedenti emersioni (Epstein files) satanica, una neo-disobbedienza all’Antico e all’Essere in grado finalmente di sradicare le masse non soltanto dai millenni del proprio retaggio intraspecifico, bensì dalla loro stessa natura, al fine di condurre il gaio corteo delle a-menenà kárena ipertecnologiche verso il baratro del niente inautentico.

Il giudizio sociale e la paura di aver fatto una scelta sbagliata. Un aspetto da non sottovalutare in queste coppie è che può venire il rimorso o il dubbio di non aver preso la giusta decisione, o la paura di pentirsi in un futuro: «La possibilità di pentirsi o di rimpiangere la scelta può comparire come ansia latente, soprattutto se la decisione non è stata pienamente elaborata insieme al partner. Dinamica che si denota a posteriori potrebbero mostrare una preoccupazione data dalla scelta di non diventare genitori che è stata, inconsciamente, guidata dalla paura». Un diritto che non deve essere giudicato. Alla base di questi dubbi può esserci anche il giudizio sociale. Queste coppie infatti sono ancora oggi spesso additate e viste negativamente: «Fondamentale è ricordare che i partner possono e devono prendere decisioni libere basate sulle proprie valutazioni e che tali decisioni non debbano essere giustificate con il resto della società. Non tutti riescono ad essere indifferenti alle critiche, tanto che esse possono creare disequilibri nella scelta, influenzando il pensiero della coppia fino a l’insorgenza di eventuali dubbi su cosa sia giusto e cosa no. Mantenere salda la concentrazione e la fiducia nella propria scelta sono due elementi che aiutano ad essere più freddo nei riguardi delle critiche e vederle diversamente. In queste decisioni è centrale che la coppia ricordi costantemente che esercita un importante diritto. Vivere la vita nel miglior modo in base alla propria gamma di valori e soddisfazioni». Per questo, come suggerisce la psicologa, è importante anche circondarsi di persone che evitano il giudizio, che accettano la decisione presa e che è nel diritto di ogni coppia prenderla.

Vexilla regis prodeunt inferni 5

1 https://www.iodonna.it/benessere/amore-e-sesso/2026/02/13/coppie-childfree-chi-sono-quelle-senza-figli-e-perche-sono-ancora-tanto-giudicate/  

2 F.W. Nietzsche, La Volontà di Potenza, Bompiani, Milano 1994. Wille zur Macht, 1901.

3 Ezra Pound, Contro l’usura, Canto XLV, The Fifth Decad of Cantos, XLII-LI, 1937 I Cantos, traduzione di Mary de Rachewiltz

4 Eraclito di Efeso, Frammento 29, in I presocratici. Testimonianze e frammenti da Talete a Empedocle, Rizzoli, Bur, 1991.

5 Inferno, Canto XXXIV, verso 1.