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L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo
L’ottima rivista “Indipendenza” [https://t.me/rivistaindipendenza], in questi giorni ha pubblicato, sul proprio canale Telegram, alcuni resoconti circa un’offensiva di terra che le forze yemenite – ostili al governo riconosciuto dall’Occidente (dunque un fantoccio vassallo) – ovvero i celebri Houthi (il cui nome ufficiale è “Ansar Allah”, “I difensori di Dio” [О сопротивлении злу силою, appunto]) stanno conducendo nel sud-ovest dello Yemen.
Il tutto nasce a metà luglio, quando l’Arabia Saudita – il principale sostenitore, insieme agli Usa, delle “forze governative e mercenarie del Consiglio Direttivo Presidenziale (PLC)”, i fantocci vassalli di cui sopra – ha iniziato a bombardare alcune postazioni degli Houthi, certamente su istigazione e comando statunitense. In risposta, Ansar Allah ha attaccato aeroporti, basi militari, raffinerie e oleodotti sauditi. Sullo slancio di codesta attività di artiglieria, gli Houti hanno lanciato – lo scorso 3 settembre – una massiccia offensiva di terra volta a liberare tutta l'area intorno allo strategico porto di Mokha.
“L'obiettivo – riporta la rivista Indipendenza – è acquisire il controllo totale della costa e quindi, in modo decisivo, quello dello stretto di Bab el-Mandeb”.
Ad oggi, Ansar Allah “ha liberato 2.600 chilometri quadrati di territorio e dalle ultimissime segnalazioni, in attesa di conferma, l'ingresso nel centro della città di Mokha sarebbe in corso. Altre fonti [già] parlano della liberazione della città. Se confermato e in caso di consolidamento di Ansarallah nel sud-ovest dello Yemen, si tratterebbe di un fatto di rilevanza geo-strategica enorme per l'Asse della Resistenza nella regione e per le sue implicazioni geopolitiche internazionali. Intanto il generale Yousef Al-Sharaji, comandante delle forze del fronte di Ta'izz del PLC sostenuto dall'Arabia Saudita ha presentato le sue dimissioni. Nel suo comunicato parla di pesanti perdite sul campo di battaglia, di perdita di posizioni, di scarsa coordinazione e di tradimenti all'interno delle sue fila”.
Senza entrare nel merito “tecnico” della questione (ricordiamo solo che l'essenza delle talassocrazie è punto il controllo delle rotte commerciali, sicché anzitutto dei porti strategici: il centro, il cuore, delle talassocrazie è il commercio, la materia, l'"oro" e il suo flusso; il centro o il cuore di una Ctonio-crazia è il "sangue", cioè la Terra Patria, il suolo degli Antenati, l'idea, lo spirito che dà loro forza vitale, fondamento ovvero ancoraggio), è del tutto autoevidente come la netta e decisa – nonché la gloriosa e l’impavida – vittoria dell’Iran rispetto all’aggressione imperialista yankee, si è tramutata in una più generale lotta di liberazione e risistemazione degli equilibri dell’area, tra le più strategiche al mondo in grazia del proprio ricco sottosuolo.
La nascita della cosiddetta “Nato della Mecca”; la demolizione del 90% delle basi americane nel Golfo (profligazione che continua, spostandosi in Giordania, ovvero nella nazione ove gli yankee invasori si sono rifugiati, nella speranza – vana – che la maggior distanza dalla Persia possa meglio e maggiormente proteggerli); la neo-centralità dell’Iran come attore geopolitico di livello globale in conseguenza del suo controllo sullo stretto di Hormuz; quest’offensiva, in ultimo – apparentemente vincente – degli Houthi.
Lo sosteniamo da tempo: la plurisecolare “ondata” della talassocrazia anglosassone e dipoi angloamericana – Il Leviatano di Carl Schmitt –, dopo 400 anni di espansione invitta si è infranta contro la risorgenza della Terra, di Behemoth, la cui ipostasi ci piace indicare (considerando il potere icastico del sym-bolon e l’ontologizzazione dei conflitti) nella “linea Surovikin”, contro la quale 600 mila ucraini e tutti i mezzi della Nato si sono schiantati nel 2023.
Da lì, l’onda lunga della talassocrazia del mercanti e dei pirati di Elisabetta I° ha iniziato a ri-fluire, dopo aver toccato il proprio apice con la Globalizzazione degli anni '10 e '20 del XXI° secolo. Affatto significativo - per noi - come i due punti di arresto e ritirata maggiormente forti e stabili siano stati eretti dagli ultimi due grandi imperi di terra indoeuropei, il Persiano e il Russo.
Sì, un’offensiva di terra nella parte meridionale della penisola arabica – in una zona del mondo sicché alquanto periferica e ai più sconosciuta (ovviamente nessun media main stream oggi ne parla) – può essere considerata un’ulteriore propulsione nel distante del riflusso dell’Occidente; così come può esserlo la celebrazione dei proprio eroi nazionali – giusto o sbagliato che sia il considerarli tali – da parte dei Serbi, in faccia a tutti gli anatemi dei burocrati Ue (questo è il punto decisivo); nonché la strabordante vittoria di Afd in Germania (e ancor più, se vi sarà, la sua alleanza con Bsw, cosa da noi altamente auspicata): tutto si tiene, nel Rossobrunismo geopolitico, il cui collante è a punto “la Resistenza – katechontica – al Male (la civilizzazione angloamericana della superclasse nichilista) con la Forza, forza che naturalmente non è né può esser solo militare, ma che deve anzitutto deve essere morale, ideale, culturale, esistenziale, antropologica, ontologica.