Orizzonte Altro
Diurnalia

L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo

Sulle soglie del Niente
Il grande Moloch del tardo capitalismo zampilla tributi di sangue per placare le plebi esasperate dal farsi prassi dei suoi stessi fondamenti teorici, nonché per dividerle e distrarle dall’orlo dell’abisso nucleare verso il quale la stessa superclass dominante la talassocrazia anglo-globalista ci sta trascinando, nolenti giacché oramai cognitivamente illaqueati come lotofagi - 23 luglio 2026

Nel 1965, un cantautore statunitense non particolarmente celebre, P.F. Sloan, scrisse uno dei brani poi divenuto, nella reinterpretazione di Barry McGuire, tra i più iconici della controcultura anni ‘60, soprattutto per ciò che concerneva la contestazione della guerra imperialista yankee contro il Vietnam del Nord. Il brano, Eve Of Destruction, Sulla soglia della distruzione, aprentesi con questa celebre contraddizione: << Non credi nella guerra, eppure giri armato >>, descriveva un mondo sull’orlo dell’apocalisse nucleare, dove il demone della violenza irrazionale e titanica sembrava essersi liberato dalle catene del Tartato, l’abisso presso il quale gli Olimpici, custodi della Ragione, della Legge e del Limite, lo avevano detruso. L’Oriente (il Sud-Est asiatico) era allora in fiamme, e per le strade degli Stati Uniti si sparava e si uccideva.

Gli ultimi fatti di cronaca – i passanti uccisi da squilibrati che, al di là della loro fenotipia e isoglossa materna, viepiù insalubri infestano le nostre strade e i nostri fondamenti civici e irenici di Comunità; l’impunità con cui le forze dell’ordine, impreparate e inadatte a gestire un problema complesso e sistemico, politico sicché, vi reagiscono esercitando una mera funzione repressiva eccedente ogni limite di decenza etica e morale, speculativa e pratica, puro sfogo sadico delle proprie più retrive pulsioni, nella simmetrica tacitazione letea dei fondamente stessi del nostro esserci antropologico, l’empatia intra-specifica; nonché, certamente e anzitutto, il polverone alzato dagli sciacalli politici e dai piccolo-borghesi atavicamente atterriti per l’espropriazione della propria “roba”, già verghiana, in relazione all’esecutività della pena che punisce il gioielliere-pistolero texano-langhigiano –, associati alla situazione internazionale, ci hanno riportato alla mente quella canzone, quel clima culturale.

Togliamoci subito l’intralcio della vicenda che più scalda gli animi di quest’estate già torrida e a punto procombente sulle soglie del Niente, togliamoci subito d’intralcio giacché così i suddetti piccolo-borghesi atterriti, come i fascistoidi desadiani e super-compensanti le loro frustrazioni e minorità in stile 120 giornate pasoliniane: entrambe queste posture antropologiche non fanno parte del nostro cammino, dunque possiamo agilmente superarle e anapoditticamente, reliquendole nelle latebre della Civiltà e del Logos, come la teratogonia relitta dall’eroe politropo, oggi sul proscenio “chiacchierato” e woke della mitopoiesi hollywoodiana, presso le appendici insulari del Mediterraneo, coi francofortesi, pre-logico.

Stendiamo altresì un velo realmente pietoso sulla processione degli avvoltoi che si artigliano e beccano per uno 0,2% in più alle prossime elezioni, facendo a gara su chi sia migliore o maggiormente efficace nel fare leva sulle peggiori pulsioni e le più viscerali del nostro inconscio collettivo italiano. Cerchiamo voli d’aquila e lasciamo il banchetto saprofitico agli ignoranti (e agli autocontraddittori estensori di una legge la cui punizione, divenuta esecutiva, è dipoi predicata ingiusta… ) adusi a girare le ruote della fortuna in t-shirt, sorseggiando mojiti al Papeete (hanno semplicemente tutti paura di essere scavalcati a destra dall’epigono del golpista Junio Valerio borghese: miseri saprofiti, niente di più).

La legittima difesa è uno statuto giuridico che è in essere, vige in atto, in coimplicata contemporaneità con la vigenza in atto dell’offesa e del rischio. Un secondo prima e un secondo dopo l’apertura e la chiusura di tale finestra di rischio, si chiude parimenti o non ancora si apre la finestra della legittima difesa. È una bicondizione necessaria. Pura logica. Non si tratta, infatti – ci è capitato di leggere anche codeste scemenze in questi giorni compietali, sul fare del Niente –, di “difendersi col cronometro in tasca”, si tratta semplicemente di comprendere la differenza tra le categorie della quantità e della qualità, per come già sistematizzate dalla Wissenschaft hegeliana. La vigenza in coimplicata simultaneità di pericolo e liceità di difesa è una qualità, e la qualità è, aut non è. O si dà l’essere, o non si dà, l’essere non si può “un po’” dare e un po’ non dare. Questa partizione dell’assoluto discrimine, l’ontico, il qualitativo, è già “esserci”, dasein, quantità determinata, relativizzazione. Ma, in questo caso, non si può dare alcuna quantificazione determinata nello spazio e nel tempo. Il legislatore non può scrivere, per esempio: è legittima la difesa sino a 30 secondi dalla cessazione del pericolo (o fino a 100 metri dal perimetro della rapina): e perché allora solo sino a 3 ore e non sino a 3 giorni? È una luce che si accede e spegne nell’istante, come l'oscillazione dell'ente tra l'essere e il niente.

Inseguire – cessato il pericolo – e uccidere, per vendetta, rabbia, o mera volontà di recuperare la refurtiva, è omicidio. Punto. Nessuna discussione giuridica. Nessuna discussione logica. Allo stesso modo, sul piano assiologico, l’equiparazione dell’anorganico, l’oro, la materia, all’organico, il pneuma, la vita, viola semplicemente la grande catena dell’essere di Aristotele e Agostino, tutta la nostra Civiltà epperò. Nessuna discussione valoriale o morale su coloro che equiparano o non subordinano immediatamente la materia alla vita.

Chi non concorda su ciò, per quanto ci riguarda, può tornarsene immediatamente sulle isole pre-logiche dei ciclopi e di Circe, oppure oltre il Limes del Reno, a ballare nudo e dipinto attorno a pietre magiche, invocando Wotan guaritore dei cavalli dalla slogatura delle caviglie.

Ciò posto, vogliamo piuttosto centrare la discussione sulla deriva stotoclasta e individualisticamente angloamericana, già dimostratasi in essere, e ampliamente, nel periodo pandemico. Qui, infatti, tralasciando la fase ancora non conciliata dalla vaccinazione di massa e degli strumenti per ottenerla (per esempio, ancora non concordiamo col prof. Andrea Zhok, nonostante la stima e la condivisione su molto altro), nel primo periodo non possiamo dimenticare gli strali da colono del Massachusetts di tutti i piccolo borghesi (e ovviamente i fascistoidi sempre in odore di eversione stile Xmas), trafficanti negli esercizi commerciali sottoposti a chiusure anti-luetiche: gli interessi e le visioni – antiumane ovvero borghesi – dei vari Briatore e Santanché si saldarono invero allora con le pulsioni anarcoidi dei figli cresciuti con decenni di latte marcio sunto dalle mammelle a stelle e strisce: “la sottocultura di potere ha assorbito la sottocultura di opposizione”, unita contro la "dittatura" dello Stato e della Legge.

E vogliamo farlo tratteggiando l’evoluzione storica del diritto romano precisamente nella punizione comminata al reo in caso di furto e rapina.

Definiamo codesta evoluzione “vichiana” come “scalata nell’astratto e nell’impersonale, nel categoriale e nell’aprioristico”: questa ascesa descrive semplicemente il climax della Civiltà olimpica, della civiltà del Logos.

Nella cosiddetta età arcaica (l’età degli Dei di Vico), corrispondente grosso modo al periodo monarchico, si distingueva tra furtum manifestum, quando il reo veniva colto in flagranza, e furtum nec manifestum. Nel primo caso, la reazione era affidata all'autotutela della vittima: se il ladro era un cittadino libero, il derubato poteva fustigarlo e schiavizzarlo, oppure, in caso di rapina, dunque di furto con minaccia di violenza o violenza concreta, la vittima poteva ucciderlo impunemente sul posto.

Nella compiuta età Repubblicana (l’età degli uomini, indicando, per amore di speculazione e simmetria, nel periodo protorepubblicano di Cincinnato l’età eroica), sorse progressivamente l’astrattezza dello Stato e della Legge, come lo scudo di Atena Skeptomene dalle brume cimmeriche dell’Atro e dell’Indistinto, il suo Pathos della Distanza impersonale e categoriale, astratta e assoluta, agrimensoria: la giustizia statuale sostituì progressivamente la vendetta privata, la punizione divenne pecuniaria, stabilita per mediazione dello Stato ed eseguita dallo Stato stesso (il quadruplo del valore del bene sottratto illecitamente, per il furto flagrante, il doppio per il non flagrante).

Inoltre, per tutti coloro che giustificano la violenza privata sul fondamento dell’inefficienza repressiva dello Stato (inefficienza sulla quale possiamo anche concordare, ma senza dimenticare che la durezza repressiva vale inter-classialmente: nella Roma qui in esame, chi frodava il fisco veniva condannato ai lavori forzati, o direttamente a morte, e non certo gli veniva intitolato un aeroporto: anche questa deriva, questa pulsione anti-erariale, è una ricaduta nella barbarie pre-statuale tipicamente borghese; quindi certezza della pena, durezza repressiva ed efficienza perseguente, certo, ma così per i poveracci, come – e anzitutto – per i colletti bianchi, gli evasori, gli usurari), vogliamo ricordare nel III° secolo a.C. l’istituzione dei tresviri capitales: una magistratura minore pattugliante le strade di Roma di notte col compito di reprimere i crimini più gravi, arrestando e fustigando sul posto i ladri. Ma, di nuovo, era l’investitura magistrale sicché statuale a discriminare tra la barbarie titanica monarchica e la civiltà olimpica repubblicana, tra l’incolto e la centuriazione.

Ma tutto ciò non basta. L’enorme contraddizione a cui patentemente stiamo assistendo è financo l’archetipica del capitalismo: la superclass della finanza anglosassone, da un lato, impone la migrazione, il caos sociale, la lotta tra poveri, l’esercito salariale di riserva, il crumiraggio internazionale, certo, sul piano strutturale, ma anche e forse anzitutto la distruzione e la disgregazione delle nostre comunità, della nostra centuriazione storico-identitaria, sul piano sovrastrutturale. Ci impone il Caos, il Degrado, la Dissoluzione, l’Incolto, l'Indistinto, il Niente. Dall’altro, per placare gli animi che essa stessa ha esacerbato, presso la popolazione, con codeste scelte politiche scellerate e nichiliste, compie – di tanto in tanto – nientemeno che sacrifici rituali: diamo in pasto al popolo una vittima sacrificale, sarà il suo sangue a placarne il malcontento (ostia che naturalmente assume su di sé, come il pharmakos arcaico, tutti i mali del mondo, per esorcizzarli con ogni colpo di secespita), come sarà la lotta tra fazioni a dissipare le energie autenticamente antagoniste, così da impedire che si rivolgano contro le elites decisionali, contro il Pelio e l'Ossa di NY e Londra.

Ma ancora non basta. Il mondo è sulle soglie della distruzione, dicevamo, anzitutto il mondo occidentale, e anzitutto l’Europa. E, se il panem et circenses dei mondiali di calcio, aut similia, non dovesse bastare a impegnare menti e cuori ormai preclusi al pensiero e all’impegno civico e politico, occorre – di tanto in tanto – gettare loro in pasto qualche osso di cronaca da rosicchiare. Sia mai che gli elettori della Meloni, smettendo di essere distratti, capiscano quanto stia mettendo a rischio milioni di italiani con le proprie politiche estere irrazionali e irresponsabili.

Ora, tutti coloro che sognassero di scorrazzare nelle steppe asiatiche su un carro armato Leopard come i loro nonni e bisnonni (spesso gli stessi, antropologicamente e/o politicamente ora anelanti il ritorno della belluinità arcaica pre-statuale), sappiano che la guerra contro la Federazione Russia durerebbe mezz’ora, come ha recentemente affermano non Medvedev, o Trenin, o Karaganov, bensì Lucio Caracciolo, il mite analista se non aprioristicamente occiduocentrico, certamente non antioccidentalista: l’Europa non ha alcuna possibilità tecnica di difendersi dai vettori ipersonici russi abilitati al trasporto di testate nucleari strategiche. Nessuna possibilità, neppure lo 0,2% di fermare gli Oreshnik, o i Sarmat, o i Burevestnik, o gli Avangard, ma neppure gli Iskander, i Kinzhal e gli Zircon. Niente, zero. Moriremo tutti inceneriti nel giro di pochi minuti. Tutti. Vi chiedo: voi brucereste vivi “meglio” sapendo che, dipoi, forse gli yankee risponderanno per vendicarci? Io non credo proprio, posto che gli yankee starebbero a ingozzarsi nei fast food sfregandosi le mani e pensando a come lucrare sui nostri cadaveri per la ricostruzione o lo spoglio di quelle che un tempo erano le nostre terre, le terre di Cicerone e di Catone, dell’Aristotele della Politica e del Platone delle Leggi, le terre di Atena custode del Limite e di Socrate, morto per obbedire alla Legge categoriale nel non disobbedire alla legge ecceitale che pur riteneva sbagliata, condannandolo.

P.s.

Leggiamo che Elon Musk abbia dichiarato, sul caso Mario Roggero: “Pazzesco, andrebbero condannati giudice e pm”. Bene, anche apofanticamente, pertanto, siamo ora ancora più certi di essere dalla parte giusta: contro, ostinatamente contro, la superclass anglosassone, compresi i propri elementi transumanisti, elitisti e financo adoratori di Moloch.