Orizzonte Altro
Diurnalia

L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo

I 17 contro Pechino
"Terra e Mare", "Mercanti ed Eroi", al tempo della tarda civilizzazione anglosassone - 15 maggio 2026
Quanto andrà in scena il 14 e il 15 maggio, rappresenterà senz’altro l’evento internazionale se non dell’anno, per lo meno del primo semestre 2026: il senescente impero, ormai debole e malandato, appena reduce da cocente e umiliante sconfitta e così moribondo da “supercompensare” con irrituale spacconeria la propria viepiù patente ipostenia geopolitica, militare, economica e financo morale [Epstein & CO.], incontra il nuovo dominatore globale in pectore, il rappresentante di quella nazione (e di quella civiltà) che sta per scalzarlo, anche “ufficialmente”, avviando il mondo verso il nuovo secolo cinese.

Così, almeno, i più leggeranno l’incontro Trump-Xi. Non dissentiamo da questa interpretazione: la talassocrazia angloamericana – che ha principiato a estendersi nel mondo, per noi metastasicamente, nel XVII° secolo elisabettiano, al tempo delle Compagnie delle Indie e delle guerre corsare [la sconfitta dell’Invincibile Armata di Filippo II°, con le proprie imbarcazione mastodontiche e inconcussibili, ipostasi perfetta dell’Antico Regime “epistemico”, subita ad opera degli agili vascelli dei corsari inglesi, scaltri e presti molto, “pragmatici”, determinò, infatti, anche sul piano del simbolo, il trionfo del Moderno già 150 anni prima della decollazione del Borbone Luigi XVI°, l’ultimo sovrano assoluto, sicché non costituzionale, assiso sul trono di Francia] – sta invero irreversibilmente tramontando: chi non se ne avvede, “dorme satollo come bestia” [Eraclito].

Ciò su cui non concordiamo, invece, è la rivoluzionarietà del passaggio di consegne, ovvero non concordiamo circa l’interpretazione che vede nella Cina di Xi l’Assolutamente Altro [Ganz Anderes] rispetto all’America di Trump (ma, l’evento in questione non è, naturalmente, una faccenda personale: si incontrassero il presidente yankee A, magari liberal e dem, col presidente cinese B, esponente di una corrente eterodossa del PCC, nulla di quanto qui espresso cambierebbe di una virgola).

Xi, nell’occasione, ha citato la celebre “Trappola di Tucidite” per esortare la potenza declinante ad accettare la nuova deuteriorità senza combattere, trascinando così il mondo in un conflitto tra superpotenze, un conflitto che, nell’era atomica, si predica come l’ultimo.

Per chi non lo sapesse, l’espressione rimanda alla guerra del Peloponneso, causata dal timore spartano per l’ascesa di Atene come dominatrice neo-egemonica del mondo greco.

In verità, il parallelismo si ferma qui, all’esteriorità adiafora, permanento lontanissimo sul piano delle essenze: gli Usa di Trump stanno a Sparta come un cammello sta all’oceano.

L’impero americano è una pura talassocrazia, come del resto lo era l’impero sorto con la vergine Tudor, da cui prende le mosse. Che cosa sia una talassocrazia lo espone magistralmente Carl Schmitt in Terra e Mare.

Sommariamente:

La Russia è un puro impero di Terra, l’ultimo grande impero di Terra rimasto, l’ultima speranza, l’ultima frontiera, l’ultimo argine contro il Nulla. Anche la Persia è un puro impero di Terra, ma di potenza regionale, nonostante la schiacciante sconfitta inflitta a quello che si riteneva essere l’unico impero, il globale, l’entelechia della Storia stessa (Fukuyama).

La Cina odierna – ed eccoci al punto – è parimenti una talassocrazia.

Pertanto, quanto oggi e domani in scena a Pechino non riecheggia la dinamica Sparta Vs Atene, bensì, piuttosto, Cartagine Vs Roma.

Il fatto che le due nazioni contendentisi l’egemonia globale abbiano due strutture economiche contraddittorie o financo contrarie è un epifenomeno d’alterità che può sedurre e abbagliare solo gli inveterati marxisti, gli ultimi a considerare ciò – la Struktur – primaziale.

Tale inquadramento elementare – cioè a dire sub specie Ghê kái Hýdor – delle dialettiche geopolitiche in atto apre forse al cliché gattopardesco in accordo al quale tutto cambia per non mai mutare?

Per nulla, il Mediterraneo romano non fu il Mediterraneo punico.

Per quanto talassocratici, infatti, gli Imperi, come le Kultur, come le lingue, sono realizzazione sintetiche, determinati anche da quanto definibile “reazione di substrato”: la Cina, che fu confuciana, divenendo una civilizzazione talassocratica e globalista, conformerà il mondo a un sé necessariamente altro rispetto al sé attualmente impresso a buona parte del globo dal sigillo statunitense, poiché la grande anima di Confucio non è quella di Faust.

In questo, e solo in questo, auspichiamo il rapido trans-loco dell’egemonia globale, dalle terre dell’Occaso ai lidi ortivi estremi, poiché la civilizzazione faustiana – se non fermata o semplicemente raffrenata – comporterà con necessità nientemeno che la discesa del Niente nel mondo.

L’anima confuciana, al contrario, sub-reagendo nella nuova talassocrazia mondialista, si ergerà quale forza katechontica in grado di raffrenare codesta corsa nichilista del Mondo.

Su cosa, infine, fondiamo la nostra tesi secondo la quale la relazione Usa-Cina sia in verità uno scontro tra talassocrazie?

La corte di Trump: così come Polinice scelse i 6 migliori eroi argivi per accompagnarlo nella contesa contro il fratello Eteocle, per la conquista della signoria su Tebe, il palazzinaro di Manhattan ha scelto 17 mercanti [Händler und Helden, come detto], tutti con interessi in Cina, provenienti dai settori IT, finanza e industria.

Eccoli, i 17 empori contro Pechino:

Tim Cook > Apple

Larry Fink > BlackRock

Sanjay Mehrotra > Micron

Stephen Schwarzman > Blackstone

David Solomon > Goldman Sachs

Elon Musk > Tesla e SpaceX

Chuck Robbins > Cisco

Jim Anderson > Coherent

Dina P. McCormick > Meta

Jane Fraser > Citi

Michael Miebach > Mastercard

Ryan McInerney > Visa

Kelly Ortberg > Boeing

Lawrence Culp > GE Aerospace

Brian Sikes > Cargill

Jacob Thaysen > Illumina

Cristiano Amon > Qualcomm

Eccolo, infine, il Trump paladino dei sovranisti contro la finanza no border globalista di sorosiana unzione [ed eccolo – Musk – il trans-umanista nietzschiano, mosso da luminescente ideale e non bieco lucro, come un qualsiasi bottegaio di provincia…]: evidentemente la madre degli idioti è destinata al perpetuo puerperio.

P.S.

Per una volta non vogliamo dileggiare la stampa main stream bensì plaudirla, nella persona di Giulia Grimaldi che, sul portale Tgcom 24, nell’articolo “Trump in viaggio a Pechino con i numeri uno di Tesla, Meta, BlackRock, Apple” oggi coglie l’essenza degli eventi:

<< L'utile come unico fine. Donald Trump non ha mai fatto mistero di come vede il mondo e di quale compito attribuisce alla politica. Lo ha scritto nei suoi libri, lo ha detto in mille interviste e show televisivi, lo ha praticato per decenni nel settore immobiliare newyorkese: tutto è una trattativa il cui fine è il guadagno economico, tutti gli interlocutori (siano essi stati, organizzazioni terroristiche, aziende) hanno un prezzo. I confini territoriali sono passibili di ricatto e le alleanze globali sono semplicemente accordi commerciali tra stati, la guerra, infine, è lo strumento da imbracciare quando le minacce verbali esauriscono la loro carica di paura.

[...]

Una visione che non funziona con chi ha valori forti.

La visione del mondo di Trump, radicalmente utilitarista, funziona ma solo in parte. Ha funzionato con i Paesi del Golfo, dove il potere è personale e transazionale quanto il suo, ma mostra tutti i suoi limiti quando si siede di fronte a interlocutori che ragionano in termini di ideologia e valori profondi. Come nel caso di Putin o il regime iraniano degli Ayatollah.

[…]

Trump ha trascorso mesi a cercare il "numero" giusto, il "prezzo" giusto da offrire al Cremlino per ottenere la fine della guerra in Ucraina, senza capire che per Mosca non esiste.

[…]

Stessa storia con l'Iran: la Repubblica islamica è retta da una classe dirigente che considera la resistenza all'Occidente non imperativo teologico e identitario

[…]

In questo senso, la Cina è forse l'unico interlocutore con cui Trump potrebbe parlare se non proprio la stessa lingua, un idioma simile: quello del pragmatismo. Perché se con Putin e l'Iran Trump non ottiene risultati per eccesso di semplificazione, cercando un deal dove non c'è spazio se non per l'ideologia, con la Cina almeno il campo di gioco è comune: l'interesse economico e la corsa al primato mondiale >>.

Anche in accordo a ciò, noi guardiamo con maggiore trasporto ideale e affinità assiologica ai due grandi imperi di Terra che resistono al meontico inautentico comportato dal crepuscolo dell'Occaso tardofaustiano angloamericanizzato. La loro contesa catechontica, la più pura, sublime; l'essenziale: καλλίστην ρμονίαν.