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ARGUMENTA
Differenza e Identità

da Diá, Attraversando l'Ultimo Orizzonte e Altro della Notte.
Epopea dell'Originario ed Epoche dell'Umano
.
Aracne, 2020.
Differenza e Identità

da Diá, Attraversando l'Ultimo Orizzonte e Altro della Notte.
Epopea dell'Originario ed Epoche dell'Umano
.
Aracne, 2020.
ARGUMENTA
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Ciascuna identità, se isolata nel proprio momento positivo o distintivo, se altresì astratta dall’alterità–da–sé o contraddittorietà sua propria, non può che risolversi in vuota tautologia: improcedibile e non ulteriormente intro–partibile o differentemente determinabile — giacché, lasciata esclusivamente a sé, non può che re–iterare in eterna eco l’originaria o constitutiva distinzione tra sé e sé — permane presso il punto della propria partizione ipseitale e lì sta, endo–evacua a punto obs–cillando e inane tra i lembi della propria dis–secazione posizionale.

E, nondimeno, ci si chiede ora ulteriormente: come può una de–terminata posizione di medesimezza stare presso la co–alescenza del sé al sé o co–erenza solo propria senza l’esserci dell’altro–da–sé? Ovvero: può l’identità essere davvero lasciata a se stessa? E, ancora: come può costituirsi alcuna posizione identitaria se in principio si dà l’Identità? E, anzitutto: come può costituirsi la posizione identitaria stessa dell’Identità se ante ogni darsi si dà l’Identità?

Si origini dunque dal porre l’ipotesi dell’esserci, ad esempio, esclusivamente dell’identità “Sole”, e la si provi a definire, si cerchi ossia di dis–tinguere il contenuto della posizione Sole = Sole. Ebbene, per poter procedere oltre l’affermazione “Sole è Sole”, si palesa certamente la necessità che vi sia qualcosa che stia presso sé, oltre l’adimensionalità posizionale del Sole, cioè che stia presso una posizione ipseitale che non coincide, epperò se ne distacca o ne diverge, dalla posizione ipseitale “Sole”, in modo che essa possa porsi e stabilmente quale contenuto di quella predicazione che oltrepassa la posizione della tautologia o posizione originaria, di grado 0.

E pertanto, se non si desse differenza o alterità alcuna, se non si desse altresì la Differenza(–in–sé) o Alterità(–da–sé), non alcuna identità che non fosse tautologica vi sarebbe. E tuttavia: pur il Sole, nell’ipotesi qui in essere, si dà, anche se nella vacuità del riverbero tautologico proprio, epperò pur la posizione “Sole” deve in qualche modo distaccarsi da ciò che la contiene, cioè dall’orizzonte della predicazione, ebbene dal mondo tutto che si estende oltre il sé.

Se, infatti, vi fosse esclusivamente il Sole, pur l’affermazione del Sole si dovrebbe s–tagliare — lungo l’assialità paradigmatica — dalla Potenza–della–impressione–in–posizione o a punto Predicabilità. Questa potenza non è null’altro che il contraddittorio tautologico della posizione o affermazione particolare, ossia, sempre nell’esempio, null’altro che il Non–sole. Difatti, l’affermazione tautologica “il Sole è il Sole”, immediatamente coimplica l’affermazione contro–tautologica “Il Sole non è il Non–sole”.

Conseguendo dunque primaria conclusione: non la stessa posizione tautologica di alcunché può darsi senza l’esserci in qualche modo della Distintività o Differenza, dell’Alterità o Contraddittorietà egualmente.

Si provi ora a porre quale originaria la posizione dell’Identità–in–sé: anzitutto, come affermato, non potrebbe che darsi e la posizione sua tautologica, e la posizione, parimenti propria, contro–tautologica. Ebbene, poiché tra l’Identità e la Non–Identità deve costituirsi distanza e distacco, Identità e Non–identità — posizione della Posizione e posizione della Non–posizione della posizione — sembrano in qualche modo dover entrambe essere sottese entro un orizzonte comune di relazione che del pari le avvolge: per poter pertenere ossia nella relazione di distacco esse due posizioni, esso deve con necessità porsi in mezzo tra loro, toccandole entrambe, cioè relazionandosi simultaneamente con esse due tutte.

Ma frap–porsi tra ogni cosa (e ogni cosa) significa circondare tutto.

E come si frap–pone questo Frap–ponentesi che tutto circonda?

Certamente come il Nulla.


Ora, che cos’è la Non–identità tautologica, ossia la Non–identità che null’altro entro sé distintivamente contiene (stante la posizione originaria o “unica” dell’Identità–in–sé), se non proprio questo orizzonte che da ogni parte avvolge il punto posizionale dell’Identità? Ebbene, questo medio tra il sé e l’altro da sé della posizione originaria può essere l’Identità stessa? Può ovvero l’Identità frapporsi trae non–sé, mantenendo nel distacco (e mantenendo il Dis–tacco [Hiatus] tra) queste due posizioni? Evidentemente no, giacché in questo caso si troverebbe a essere in relazione e con–sé e con l’altro–da–sé, ma, se l’Identità può stare e certamente in re–lazione con sé, proprio ciò (ossia Per–tenimento–in–co–erenza) essendo, non può, per pari cogenza, stare in relazione col Non–sé. E dunque l’Identità non può essere la posizione originaria, ebbene l’Identità non può essere il contenuto della posizione dell’Originario, ulteriormente.

E nondimeno, e l’Identità si dà, e si danno molteplici e differenti posizioni di medesimezza o pertenimento in coerenza. Si provi pertanto a proporre l’essere l’Alterità il contenuto della posizione dell’Originario. Può l’Alterità frapporsi tra la posizione del sé e la posizione del non–sé? Certamente può porsi in relazione tra la posizione del sé e la posizione del non–sé, la posizione del sé null’altro essendo se non alterità o differenza trae sé, ma come può porsi nella posizione di medesimezza col sé, sé essendo alterità da sé (e sé essendo originaria, ossia essenteci ante il darsi stesso dell’Identità–di–qualcosa–con–qualcosa)?

Ebbene, può pro–porsi di porsi in essa relazione.

Che cos’è infatti l’Alterità, oggetto di questo nostro discorrere, se non una posizione di identità? Ma come può essere (ed essere sé) ante la posizione della Posizione–in–coerenza–in–sé? A punto pre–supponendosi di essere sé. Ma cosa immediatamente e con necessità implica essa pro–posizione della posizione del sé se non il processo della riduzione presso posizionalità di essa pre–supposizione della Pre–supposizionalità–in–sé?

Sia: la Contraddittorietà in sé, e solo essa, è intrinsecamente storica (così come solo essa può essere autoprincipiativa, e quindi è originaria).

Che cosa, infatti, e sotto altri riguardi a rinforzarsi la storicità immanente del Negativo, determina autenticamente l’evolversi di ciascuna identità distintiva, dal grado 0 o tautologico suo, se non l’ampliarsi del suo momento negativo o contraddistintivo (l’identità positiva non altro a punto autenticamente essendo se non il pertenimento–in–co–erenza del sé col sé lungo il percorso di determinazione sempre ulteriore del sé ad–traverso l’immediato auto–divergersi da sé del Negativo–in–sé)? E come esso ex–tendersi via via differenziativo del contenuto autentico d’identità di ogni posizione particolare può e deve essere inteso se non giacché il pro–gredirsi stesso del mondo? E come, infine, tale diversificazione processiva del mondo può e deve essere compresa se non quale un prendere viepiù posizione contro — ed entro — l’omni–avvolgente Nulla di ogni posizione?

Alberto Iannelli

Ciascuna identità, se isolata nel proprio momento positivo o distintivo, se altresì astratta dall’alterità–da–sé o contraddittorietà sua propria, non può che risolversi in vuota tautologia: improcedibile e non ulteriormente intro–partibile o differentemente determinabile — giacché, lasciata esclusivamente a sé, non può che re–iterare in eterna eco l’originaria o constitutiva distinzione tra sé e sé — permane presso il punto della propria partizione ipseitale e lì sta, endo–evacua a punto obs–cillando e inane tra i lembi della propria dis–secazione posizionale.

E, nondimeno, ci si chiede ora ulteriormente: come può una de–terminata posizione di medesimezza stare presso la co–alescenza del sé al sé o co–erenza solo propria senza l’esserci dell’altro–da–sé? Ovvero: può l’identità essere davvero lasciata a se stessa? E, ancora: come può costituirsi alcuna posizione identitaria se in principio si dà l’Identità? E, anzitutto: come può costituirsi la posizione identitaria stessa dell’Identità se ante ogni darsi si dà l’Identità?

Si origini dunque dal porre l’ipotesi dell’esserci, ad esempio, esclusivamente dell’identità “Sole”, e la si provi a definire, si cerchi ossia di dis–tinguere il contenuto della posizione Sole = Sole. Ebbene, per poter procedere oltre l’affermazione “Sole è Sole”, si palesa certamente la necessità che vi sia qualcosa che stia presso sé, oltre l’adimensionalità posizionale del Sole, cioè che stia presso una posizione ipseitale che non coincide, epperò se ne distacca o ne diverge, dalla posizione ipseitale “Sole”, in modo che essa possa porsi e stabilmente quale contenuto di quella predicazione che oltrepassa la posizione della tautologia o posizione originaria, di grado 0.

E pertanto, se non si desse differenza o alterità alcuna, se non si desse altresì la Differenza(–in–sé) o Alterità(–da–sé), non alcuna identità che non fosse tautologica vi sarebbe. E tuttavia: pur il Sole, nell’ipotesi qui in essere, si dà, anche se nella vacuità del riverbero tautologico proprio, epperò pur la posizione “Sole” deve in qualche modo distaccarsi da ciò che la contiene, cioè dall’orizzonte della predicazione, ebbene dal mondo tutto che si estende oltre il sé.

Se, infatti, vi fosse esclusivamente il Sole, pur l’affermazione del Sole si dovrebbe s–tagliare — lungo l’assialità paradigmatica — dalla Potenza–della–impressione–in–posizione o a punto Predicabilità. Questa potenza non è null’altro che il contraddittorio tautologico della posizione o affermazione particolare, ossia, sempre nell’esempio, null’altro che il Non–sole. Difatti, l’affermazione tautologica “il Sole è il Sole”, immediatamente coimplica l’affermazione contro–tautologica “Il Sole non è il Non–sole”.

Conseguendo dunque primaria conclusione: non la stessa posizione tautologica di alcunché può darsi senza l’esserci in qualche modo della Distintività o Differenza, dell’Alterità o Contraddittorietà egualmente.

Si provi ora a porre quale originaria la posizione dell’Identità–in–sé: anzitutto, come affermato, non potrebbe che darsi e la posizione sua tautologica, e la posizione, parimenti propria, contro–tautologica. Ebbene, poiché tra l’Identità e la Non–Identità deve costituirsi distanza e distacco, Identità e Non–identità — posizione della Posizione e posizione della Non–posizione della posizione — sembrano in qualche modo dover entrambe essere sottese entro un orizzonte comune di relazione che del pari le avvolge: per poter pertenere ossia nella relazione di distacco esse due posizioni, esso deve con necessità porsi in mezzo tra loro, toccandole entrambe, cioè relazionandosi simultaneamente con esse due tutte.

Ma frap–porsi tra ogni cosa (e ogni cosa) significa circondare tutto.

E come si frap–pone questo Frap–ponentesi che tutto circonda?

Certamente come il Nulla.


Ora, che cos’è la Non–identità tautologica, ossia la Non–identità che null’altro entro sé distintivamente contiene (stante la posizione originaria o “unica” dell’Identità–in–sé), se non proprio questo orizzonte che da ogni parte avvolge il punto posizionale dell’Identità? Ebbene, questo medio tra il sé e l’altro da sé della posizione originaria può essere l’Identità stessa? Può ovvero l’Identità frapporsi trae non–sé, mantenendo nel distacco (e mantenendo il Dis–tacco [Hiatus] tra) queste due posizioni? Evidentemente no, giacché in questo caso si troverebbe a essere in relazione e con–sé e con l’altro–da–sé, ma, se l’Identità può stare e certamente in re–lazione con sé, proprio ciò (ossia Per–tenimento–in–co–erenza) essendo, non può, per pari cogenza, stare in relazione col Non–sé. E dunque l’Identità non può essere la posizione originaria, ebbene l’Identità non può essere il contenuto della posizione dell’Originario, ulteriormente.

E nondimeno, e l’Identità si dà, e si danno molteplici e differenti posizioni di medesimezza o pertenimento in coerenza. Si provi pertanto a proporre l’essere l’Alterità il contenuto della posizione dell’Originario. Può l’Alterità frapporsi tra la posizione del sé e la posizione del non–sé? Certamente può porsi in relazione tra la posizione del sé e la posizione del non–sé, la posizione del sé null’altro essendo se non alterità o differenza trae sé, ma come può porsi nella posizione di medesimezza col sé, sé essendo alterità da sé (e sé essendo originaria, ossia essenteci ante il darsi stesso dell’Identità–di–qualcosa–con–qualcosa)?

Ebbene, può pro–porsi di porsi in essa relazione.

Che cos’è infatti l’Alterità, oggetto di questo nostro discorrere, se non una posizione di identità? Ma come può essere (ed essere sé) ante la posizione della Posizione–in–coerenza–in–sé? A punto pre–supponendosi di essere sé. Ma cosa immediatamente e con necessità implica essa pro–posizione della posizione del sé se non il processo della riduzione presso posizionalità di essa pre–supposizione della Pre–supposizionalità–in–sé?

Sia: la Contraddittorietà in sé, e solo essa, è intrinsecamente storica (così come solo essa può essere autoprincipiativa, e quindi è originaria).

Che cosa, infatti, e sotto altri riguardi a rinforzarsi la storicità immanente del Negativo, determina autenticamente l’evolversi di ciascuna identità distintiva, dal grado 0 o tautologico suo, se non l’ampliarsi del suo momento negativo o contraddistintivo (l’identità positiva non altro a punto autenticamente essendo se non il pertenimento–in–co–erenza del sé col sé lungo il percorso di determinazione sempre ulteriore del sé ad–traverso l’immediato auto–divergersi da sé del Negativo–in–sé)? E come esso ex–tendersi via via differenziativo del contenuto autentico d’identità di ogni posizione particolare può e deve essere inteso se non giacché il pro–gredirsi stesso del mondo? E come, infine, tale diversificazione processiva del mondo può e deve essere compresa se non quale un prendere viepiù posizione contro — ed entro — l’omni–avvolgente Nulla di ogni posizione?

Alberto Iannelli

orizzontealtro@gmail.com