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Essere-per-la-Morte Trascendentale
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Che la realtà si fondi ontologicamente nell'essere dell'Esserci, non significa che il reale possa essere ciò che è soltanto se, e fintanto che, esiste l'Esserci. Certamente solo finché l'Esserci è, cioè finché è la possibilità ontica della comprensione dell'essere, “c'è” essere. Se l'Esserci non esiste, allora non “è” né l'“indipendenza”, né l'“in-sé”. Allora queste espressioni non sono né comprensibili né incomprensibili; e l'ente intramondano non è né scopribile né tale da poter esser-nascosto. Allora non si può dire né che l'ente ci sia né che non ci sia. È invece ora, ossia fin che c'è la comprensione dell'essere e quindi la comprensione della semplice-presenza, che si può dire che l'ente vi sarà ancora anche allora […]. L'Esserci, in quanto costituito dell'apertura, è essenzialmente nella verità. L'apertura è un modo di essere essenziale dell'Esserci. “C'è” verità solo perché e fin che l'Esserci è. L'ente è scoperto solo quando, e aperto solo fin che, in generale, l'Esserci è. Le leggi di Newton, il principio di non contraddizione, ogni verità in generale, sono veri solo fin che l'Esserci è. Prima che l'Esserci, in generale, fosse e dopo che l'Esserci, in generale, non sarà più, non c'era e non ci sarà verità alcuna, poiché la verità, in quanto apertura, scoprimento ed esser-scoperto non può essere senza che l'Esserci sia […]. Che ci siano delle “verità eterne” potrà essere concesso come dimostrato solo se sarà stata fornita la prova che l'Esserci era e sarà per tutta l'eternità. Finché questa prova non sarà stata fornita, continueremo a muoverci nel campo delle fantasticherie che non accrescono il loro credito per il fatto d'essere generalmente “credute” dai filosofi”.

[M. HEIDEGGER, Essere e tempo, Longanesi, Milano 1980]

Ebbene, non dimostrantesi incontrovertibilmente preminente o, aurorale, intranscendibilmente panfondativa, la distinzione tra possibilità e realtà, giacché e ogni realtà attuale può divenire altro (seppur necessariamente o irreversibilmente non questo altro già distintamente qui essenteci, ma questo nuovo o innanzi distinto altro), e ogni realtà possibile è già questa distinta realtà ora attuale in quanto ad-venientesi o giacché da-attuarsi, invero non innegabilmente o da principio mai proponentesi l’Originario omniafferrantesi stesso quale Possibilità che non sia già nella presa del reale, quale realtà che non sia già questa negazione-della-Possibilità-in-sé, né epperò realtà che non sia già essa stessa parimenti nella disponibilità della presa dell’ulteriore possibilizzazione sua, né realtà quindi che possa mai porsi quale ex-trema e perciò stesso ob-porsi all’inoltre-negabilità o procedibilità propria; ma dimostrantesi altresì la preminenza, dimorante nell’inseità dell’Originario medesimo, della distinzione del disvolgimento, della distinzione ovvero a punto irreversibile tra realtà anteriormente o posteriormente deposte lungo il processo di attuazione del non-essere della Potenza o Non-essere; possiamo noi ogni cosa?

Transcendentalmente o filogeneticamente sì, poiché se, in contro noi ad-veniente, si ad-fermasse, in qualsivoglia precisa situazionalità temporale impostasi lungo il nostro costitutivo costituirci processivo, questa inoltreprocedibile Impossibilità, non più noi — assolutamente o autenticamente Pro-incedentici, invero pro-incedentici proprio sulla statuizione della nostra distinta identità di Pro-incedentici-in-noi-stessi, e sogliali pertanto non diversamente determinabili o ulteriormente pro-incedibili rispetto a detta aurorale fondazione a venire, e così inoltrepassabilmente stabilitici estremi, già anzitutto e inviolabilmente o per coerenza-del-sé-al-sé sempre ulteriormente pro-incedentici proprio su detto fondamento d’im-precondizionata e proleptica stautizione identitaria, ebbene già e perciò stesso di necessità da sempre destinatici a incontrare questo nostro sempre medesimo transcendentale basamento d’assoluta definitività — (ci) saremmo.

Pertanto, la Possibilità-in-se-stessa — invero ciò che ad-viene all’atto nella propria stessa auto-proposizione identitaria di Possibilità assoluta, egualmente epperò nell’anticipativa affermazione di impossibilità o incontrovertibilità di non essere Possibilità o Contra-versione — non e mai può incontrare alcuna impossibilità che non sia relativa o parziale, intra-processuale ebbene, epperò già oltre-passabile, procrastinabile, possibilizzabile ancora e innanzi, proiettabile ovvero nella possibilizzazione futura, già perciò stesso quindi attuata o presenziata quale non-ancora-possibile.

Identitariamente perimetro di progressiva costruzione identitaria (Geschichte), proprio sul fondamento dell’assolutezza della sua (e comune) (omni)delimitazione originaria o, eidetica, precisamente intrascendibile, non e mai può incontrare tale definitiva delimitazione prima, se non nella stessa ex-austione ultima di se stessa, non e mai altrettalmente, da principio destinatasi all’ex-tremità della determinazione di questo medesimo in-sé distintosi proprio giacché “Sempre-ulteriore-del-sé-determinazione”, la Possibilità categoriale può arrestarsi innanzi ad alcuna ob-stazione che non sia questa sua stessa costitutiva compiuta. In se stessa Possibilità, non e mai, ancora, può pergiungere al proprio completamento se non nell’attimo dell’attuazione stessa, escate o a punto plenaria (Entelécheia), di tutte le sue possibilità.

Non tuttavia ciò implica — come invero già al contrario espostosi e aprico — che le infine tutte sue attuate possibilità fossero già, queste tutte, contenute, nella distinzione, epperò nella rispettiva individua identità o attualità, nel proprio iniziale pro-ex-pandersi in qualità di pan-peri-metrale Potenza-in-sestessa, altrimenti non autenticamente sarebbero avvenute o decise, create o ex-nulla tratte egualmente, epperò, nonpertanto essentici, invero così inautenticamente condotte all’ex-sistenza, il transcendentale Decidentesi o Conferentesi viepiù ex-sistenza avrebbe perciò stesso ex-fratto l’invece qui ancora incontrovertibile o necessaria dimostrantesi coerenza identitaria sua, e originaria e tutto-pre-ad-volgente e sé anzitutto.

E pertanto, possiamo noi in preludio di conclusione qui ed ora affermare, nella corposa luminosità di quanto già distintamente istituitosi lungo questo disvolgimento nostro, che cosa — distintamente a punto — potremmo innanzi essere o divenire ancora, che cosa ovvero, altresì, ancora siamo, nella cetera transluce in contro noi ad-veniente? Necessariamente no, poiché se queste nostre possibilità future fossero già ora affermabili, cioè se fossero già qui isitutite nell’appropriativamente loro distinzione identitaria, non sarebbero già più autentiche possibilità, bensì piuttosto già ci sarebbero in qualità di attualità, seppur venture o presenti nel modo del possibile.

Ebbene, esclusivamente nel pervenimeno estremo del Pro-in-cedentesi, cioè solo nell’escate pergiungersi della Possibilità-in-se-stessa, si potrà affermare ciò (tà prágmata) che il Pro-in-cedentesi transcendentale ha potuto o non ha potuto fare o divenire lungo il suo essere, retro-illuminando tutto l’essere-stato del suo compiuto non-essere di Non-essere-ancora, lungo il corso altrimenti del suo dia-venirsi o a sé pervenire (Geschehen). Solo lì e solo allora quindi potremmo affermare ciò che abbiamo o non abbiamo potuto categorialmente essere.

Nondimeno, per-giunti al limite della nostra possibilità di essere, consunta ossia la nostra Possibilità, trascendentale ovvero storica, non più potremmo affermare o istituire alcuna “cosa” (tò eón), giacché non più saremmo, giacché non più alcunché (tà pánta) sarà. Già da sempre progettatici nella destinazione all’incontro della sempre e solo nostra e comune finitudine appropriativa o distintiva, invero identitaria, e del sé e del noi, non e mai possiamo essere — ontogeneticamente o filogeneticamente — nel suo incontro.

Se pertanto già irreversibilimente siamo destinati all’incontro con il sempre nostro in-oltreprocedibile escate compimento e particolare e trascendentale o storico, possiamo in definitiva sì, proprio basandoci su questa fissità aurorale che sempre ci trascende o sopravanza, innanzi ri-possibilizzare o a punto trascendere ogni attuale impossibilità — intra-processuale o relativa perciò stesso —, rilanciandola nell’indistinzione del reliquo venturo potenziale già estremo atremido attendenteci, ma, come detto già in-recedibilmente destinati all’incontro con il nostro non poter più essere, già e anzitutto epperò destinati a non essere nel suo incontro ex-austivo, egualmente a non mai incontrare tale incontro noi disvelante tutto il nostro potenziale, ebbene tutto ciò ovvero che potremmo ancora essere, non e mai possiamo, qui ed ora, sapere, come già affermatosi, né cosa possiamo ancora essere, né se ulteriormente potremmo essere, o per quanto ancora (il quanto partisce, ma il Nulla si appunta esclusivamente nella perimetrazione distintivo-entificatrice nell'insé), ma neppure possiamo con certezza sapere se potrebbe mai essere o avvenire a essere nel modo dell’atto o dell’essere questa stessa nostra ri-possibilizzazione ontogenetica ora e qui innanzi nondimeno certamente ri-sub-spinta nella filogenesi.

Alberto Iannelli


* Da DIÁ. Attraversando l'Ultimo Orizzonte e Altro della Notte.
Epopea dell'Originario ed Epoche dell'Umano
, Aracne, 2020
Testo integrale    ➤ ➤ ➤

© Orizzonte
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Che la realtà si fondi ontologicamente nell'essere dell'Esserci, non significa che il reale possa essere ciò che è soltanto se, e fintanto che, esiste l'Esserci. Certamente solo finché l'Esserci è, cioè finché è la possibilità ontica della comprensione dell'essere, “c'è” essere. Se l'Esserci non esiste, allora non “è” né l'“indipendenza”, né l'“in-sé”. Allora queste espressioni non sono né comprensibili né incomprensibili; e l'ente intramondano non è né scopribile né tale da poter esser-nascosto. Allora non si può dire né che l'ente ci sia né che non ci sia. È invece ora, ossia fin che c'è la comprensione dell'essere e quindi la comprensione della semplice-presenza, che si può dire che l'ente vi sarà ancora anche allora […]. L'Esserci, in quanto costituito dell'apertura, è essenzialmente nella verità. L'apertura è un modo di essere essenziale dell'Esserci. “C'è” verità solo perché e fin che l'Esserci è. L'ente è scoperto solo quando, e aperto solo fin che, in generale, l'Esserci è. Le leggi di Newton, il principio di non contraddizione, ogni verità in generale, sono veri solo fin che l'Esserci è. Prima che l'Esserci, in generale, fosse e dopo che l'Esserci, in generale, non sarà più, non c'era e non ci sarà verità alcuna, poiché la verità, in quanto apertura, scoprimento ed esser-scoperto non può essere senza che l'Esserci sia […]. Che ci siano delle “verità eterne” potrà essere concesso come dimostrato solo se sarà stata fornita la prova che l'Esserci era e sarà per tutta l'eternità. Finché questa prova non sarà stata fornita, continueremo a muoverci nel campo delle fantasticherie che non accrescono il loro credito per il fatto d'essere generalmente “credute” dai filosofi”.
[M. HEIDEGGER, Essere e tempo, Longanesi, Milano 1980]

Ebbene, non dimostrantesi incontrovertibilmente preminente o, aurorale, intranscendibilmente panfondativa, la distinzione tra possibilità e realtà, giacché e ogni realtà attuale può divenire altro (seppur necessariamente o irreversibilmente non questo altro già distintamente qui essenteci, ma questo nuovo o innanzi distinto altro), e ogni realtà possibile è già questa distinta realtà ora attuale in quanto ad-venientesi o giacché da-attuarsi, invero non innegabilmente o da principio mai proponentesi l’Originario omniafferrantesi stesso quale Possibilità che non sia già nella presa del reale, quale realtà che non sia già questa negazione-della-Possibilità-in-sé, né epperò realtà che non sia già essa stessa parimenti nella disponibilità della presa dell’ulteriore possibilizzazione sua, né realtà quindi che possa mai porsi quale ex-trema e perciò stesso ob-porsi all’inoltre-negabilità o procedibilità propria; ma dimostrantesi altresì la preminenza, dimorante nell’inseità dell’Originario medesimo, della distinzione del disvolgimento, della distinzione ovvero a punto irreversibile tra realtà anteriormente o posteriormente deposte lungo il processo di attuazione del non-essere della Potenza o Non-essere; possiamo noi ogni cosa?

Transcendentalmente o filogeneticamente sì, poiché se, in contro noi ad-veniente, si ad-fermasse, in qualsivoglia precisa situazionalità temporale impostasi lungo il nostro costitutivo costituirci processivo, questa inoltreprocedibile Impossibilità, non più noi — assolutamente o autenticamente Pro-incedentici, invero pro-incedentici proprio sulla statuizione della nostra distinta identità di Pro-incedentici-in-noi-stessi, e sogliali pertanto non diversamente determinabili o ulteriormente pro-incedibili rispetto a detta aurorale fondazione a venire, e così inoltrepassabilmente stabilitici estremi, già anzitutto e inviolabilmente o per coerenza-del-sé-al-sé sempre ulteriormente pro-incedentici proprio su detto fondamento d’im-precondizionata e proleptica stautizione identitaria, ebbene già e perciò stesso di necessità da sempre destinatici a incontrare questo nostro sempre medesimo transcendentale basamento d’assoluta definitività — (ci) saremmo.

Pertanto, la Possibilità-in-se-stessa — invero ciò che ad-viene all’atto nella propria stessa auto-proposizione identitaria di Possibilità assoluta, egualmente epperò nell’anticipativa affermazione di impossibilità o incontrovertibilità di non essere Possibilità o Contra-versione — non e mai può incontrare alcuna impossibilità che non sia relativa o parziale, intra-processuale ebbene, epperò già oltre-passabile, procrastinabile, possibilizzabile ancora e innanzi, proiettabile ovvero nella possibilizzazione futura, già perciò stesso quindi attuata o presenziata quale non-ancora-possibile.

Identitariamente perimetro di progressiva costruzione identitaria (Geschichte), proprio sul fondamento dell’assolutezza della sua (e comune) (omni)delimitazione originaria o, eidetica, precisamente intrascendibile, non e mai può incontrare tale definitiva delimitazione prima, se non nella stessa ex-austione ultima di se stessa, non e mai altrettalmente, da principio destinatasi all’ex-tremità della determinazione di questo medesimo in-sé distintosi proprio giacché “Sempre-ulteriore-del-sé-determinazione”, la Possibilità categoriale può arrestarsi innanzi ad alcuna ob-stazione che non sia questa sua stessa costitutiva compiuta. In se stessa Possibilità, non e mai, ancora, può pergiungere al proprio completamento se non nell’attimo dell’attuazione stessa, escate o a punto plenaria (Entelécheia), di tutte le sue possibilità.

Non tuttavia ciò implica — come invero già al contrario espostosi e aprico — che le infine tutte sue attuate possibilità fossero già, queste tutte, contenute, nella distinzione, epperò nella rispettiva individua identità o attualità, nel proprio iniziale pro-ex-pandersi in qualità di pan-peri-metrale Potenza-in-sestessa, altrimenti non autenticamente sarebbero avvenute o decise, create o ex-nulla tratte egualmente, epperò, nonpertanto essentici, invero così inautenticamente condotte all’ex-sistenza, il transcendentale Decidentesi o Conferentesi viepiù ex-sistenza avrebbe perciò stesso ex-fratto l’invece qui ancora incontrovertibile o necessaria dimostrantesi coerenza identitaria sua, e originaria e tutto-pre-ad-volgente e sé anzitutto.

E pertanto, possiamo noi in preludio di conclusione qui ed ora affermare, nella corposa luminosità di quanto già distintamente istituitosi lungo questo disvolgimento nostro, che cosa — distintamente a punto — potremmo innanzi essere o divenire ancora, che cosa ovvero, altresì, ancora siamo, nella cetera transluce in contro noi ad-veniente? Necessariamente no, poiché se queste nostre possibilità future fossero già ora affermabili, cioè se fossero già qui isitutite nell’appropriativamente loro distinzione identitaria, non sarebbero già più autentiche possibilità, bensì piuttosto già ci sarebbero in qualità di attualità, seppur venture o presenti nel modo del possibile.

Ebbene, esclusivamente nel pervenimeno estremo del Pro-in-cedentesi, cioè solo nell’escate pergiungersi della Possibilità-in-se-stessa, si potrà affermare ciò (tà prágmata) che il Pro-in-cedentesi transcendentale ha potuto o non ha potuto fare o divenire lungo il suo essere, retro-illuminando tutto l’essere-stato del suo compiuto non-essere di Non-essere-ancora, lungo il corso altrimenti del suo dia-venirsi o a sé pervenire (Geschehen). Solo lì e solo allora quindi potremmo affermare ciò che abbiamo o non abbiamo potuto categorialmente essere.

Nondimeno, per-giunti al limite della nostra possibilità di essere, consunta ossia la nostra Possibilità, trascendentale ovvero storica, non più potremmo affermare o istituire alcuna “cosa” (tò eón), giacché non più saremmo, giacché non più alcunché (tà pánta) sarà. Già da sempre progettatici nella destinazione all’incontro della sempre e solo nostra e comune finitudine appropriativa o distintiva, invero identitaria, e del sé e del noi, non e mai possiamo essere — ontogeneticamente o filogeneticamente — nel suo incontro.

Se pertanto già irreversibilimente siamo destinati all’incontro con il sempre nostro in-oltreprocedibile escate compimento e particolare e trascendentale o storico, possiamo in definitiva sì, proprio basandoci su questa fissità aurorale che sempre ci trascende o sopravanza, innanzi ri-possibilizzare o a punto trascendere ogni attuale impossibilità — intra-processuale o relativa perciò stesso —, rilanciandola nell’indistinzione del reliquo venturo potenziale già estremo atremido attendenteci, ma, come detto già in-recedibilmente destinati all’incontro con il nostro non poter più essere, già e anzitutto epperò destinati a non essere nel suo incontro ex-austivo, egualmente a non mai incontrare tale incontro noi disvelante tutto il nostro potenziale, ebbene tutto ciò ovvero che potremmo ancora essere, non e mai possiamo, qui ed ora, sapere, come già affermatosi, né cosa possiamo ancora essere, né se ulteriormente potremmo essere, o per quanto ancora (il quanto partisce, ma il Nulla si appunta esclusivamente nella perimetrazione distintivo-entifictrice nell'insé), ma neppure possiamo con certezza sapere se potrebbe mai essere o avvenire a essere nel modo dell’atto o dell’essere questa stessa nostra ri-possibilizzazione ontogenetica ora e qui innanzi nondimeno certamente ri-sub-spinta nella filogenesi.

Alberto Iannelli


* Da DIÁ. Attraversando l'Ultimo Orizzonte e Altro della Notte.
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