Orizzonte Altro
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ARGUMENTA
Nulla ed Essere

da Diá, Attraversando l'Ultimo Orizzonte e Altro della Notte.
Epopea dell'Originario ed Epoche dell'Umano
.
Aracne, 2020. Partimen con Emanuele Severino1.
Nulla ed Essere

da Diá, Attraversando l'Ultimo Orizzonte e Altro della Notte.
Epopea dell'Originario ed Epoche dell'Umano
.
Aracne, 2020. Partimen con Emanuele Severino1.
ARGUMENTA
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SEV: Parmenide porta alla luce l’assoluta nullità del nulla (mè eón, «non essente»). Proprio perché essa è tale, il nulla non può essere qualcosa di «conoscibile» e di «esprimibile» (fr. 2). Infatti si può conoscere ed esprimere solo qualcosa che è, ossia un essente, mentre il nulla, assolutamente, non è un essente. E tuttavia, proprio nell’atto in cui si affermano questi caratteri del nulla, il nulla si presenta come qualcosa di conoscibile ed esprimibile.

Il Nulla si ob–fre all’ob–gettivazione del sé che dell’in–sé con–sente e com–prensione ed ex–pressione, ad–traverso il pro–gressivo ob–gettivar–si o ex–por–si di ogni (sua propria) de–posta (contro–)ad–fermazione (Vestigia), ebbene ad–traverso l’extro–flessione pro–cessiva di tutta la (propria) Storia.

SEV: L’aporetica che intendiamo discutere compete al non essere, non in quanto questo è un certo non essere — ossia è un certo essere (essere determinato) — ma in quanto il non essere è «nihil absolutum», l’assolutamente altro dall’essere, e quindi — si può dire — in quanto è ciò che sta oltre l’essere, inteso questo come totalità dell’essere.

In–teso piuttosto come questa onticità significante la cui ipo–stasi re–ferenziale si di–mostra nella presenzialità eglete dell’ad–fermazione o significazione in qualità di Altro–da–ogni–essere, Orizzonte epperò trans–scendentale non ex–clusivamente di ques’altrettanto significante onticità la cui ipo–stasi re–ferenziale ad–pare quale Totalità–dell’Essere, bensì di a punto ogni onticità significante in quanto tale, ebbene anzi–tutto di se stesso. La Totalità–dell’Essere, infatti, ha sì per significato o ipo–stasi re–ferenziale “ogni–essere”, ma essa stessa significanza, pre–cisamente in quanto questa onticità e non altra, per–siste nella solo propria puntualità identitaria che si di–mostra, in–se–stessa identica–a–se–stessa o im–manentemente con–ciliativa, nel modo o qualità della com–pattezza o identità epperò, pur significando “ogni–essente”, cioè pur avendo entro il proprio significato ogni–essere, non ha né mai può avere entro questa sua stessa onticità significante altra puntualità o identità che non sia se stessa, parimenti a ogni altra identità il cui con–tenuto o ipo–stasi re–ferenziale non sia Alterità o a punto Vacuità–in–se–stessa: l’onticità significante di ogni–essere pertanto, e deuteriormente l’essere od onticità significante “Ogni–Essere”, come già posto–si, di–mora ex–clusivamente entro il dis–volger–si del contrad–dittorio della Contrad–dizione (Ge–schichte), pur se essa lì di–morante sua onticità signficante punta a questa ipo–stasi re–ferenziale che ad–pare quale Totalità–dell’essere–che–avvolge–ogni–essere (non così [auto–]ad–parendo–vi infatti in quanto o nel modo della contrad–dizione o aut–enticità auto–dis–chiusiva nella propria stessa onticità significante Non–onticità), orizzonte del contrad–dittorio della Contrad–dizione ove anzi–tutto od originariamente se stessa trova di–mora in quanto Totalità–aut–entica od Orizzonte omni–ad–ferrante/si.

SEV: Proprio perché si esclude che l’essere sia nulla, proprio affinché questa esclusione sussista, il nulla è posto, presente, e pertanto è. C’è un discorso sul nulla, e questo discorso attesta l’essere del nulla […]. Sì che sembra doversi concludere che la contraddizione è il fondamento sul quale può realizzarsi lo stesso principio di non contraddizione […]. Si dovrà dunque concludere che anche il nulla è. Col che viene esplicitamente negato il principio di non contraddizione.

Sia: il fondamento sul quale ogni identità — e deuteriormente la stessa “fermissima” incontrad–dittorietà dell’Identità–in–se–stessa — trova stabilità e in–re–versibilità, stanzialità e in–concussione, petrosità e con–fine (Oikía), oro–grafia e de–lineazione (Eidos), ordinamento e localizzazione (Ordnung und Ortung), altro in–se–stesso non è se non l’auto–manifestatività dell’onticità pro–lepticamente presenziante–si o endo–contrad–dittoriamente in–stituente–si nella significazione o miliarità di Pro–cesso d’auto–fondazione (Oíkisis) o Dia–venimento ab–soluto (Über–gang, Ge–schichte, das–Werden–an–sich–selbst).

SEV: Se il nulla non è posto, non può essere infatti posto nemmeno il principio di non contraddizione: non porre il nulla significa essere nell’impossibilità di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno l’essere […]. Se l’essere è per essenza ciò che non è non essere, porre l’essere senza porre il non essere significa non porre nemmeno l’essere. Stante appunto che l’essere è per essenza ciò che non è non essere […]. Il principio di non contraddizione esprime appunto la natura del rapporto tra l’essere e l’orizzonte del nulla. Per questo rapporto, da un lato, l’essere implica l’orizzonte del nulla — appunto in quanto si afferma che l’essere non è non essere —; ma dall’altro lato, poiché questo orizzonte è nulla, l’essere non implica nulla, nessun orizzonte. Sì che il principio di non contraddizione, che dovrebbe esprimere quella implicazione, non può costituirsi […]. In altri termini, se il non essere non è, non si può nemmeno affermare che l’essere non è non essere, perché il non essere, in questa affermazione, in qualche modo è […]. Se ogni significato […] è una sintesi semantica tra la positività del significare e il contenuto determinato del positivo significare […] è chiaro allora che il significato «nulla» è un significato autocontraddittorio, ossia è una contraddizione, è l’essere significante come una contraddizione: appunto quella per cui la positività di questo significare è contraddetta dall’assoluta negatività del contenuto significante. In altri termini, ogni significato è sintesi del significato «essere» e della determinazione dell’essere; ogni significato è cioè una positività («essere») determinata. Nel significato «nulla», la determinazione della positività contraddice, in quanto negatività assoluta, la positività, ossia il positivo significare della determinazione […]. Se il significato «nulla» contraddice dunque la positività del suo significare […] è proprio per questa contraddizione […] che può sussistere il principio di non contraddizione. È cioè necessario, affinché si possa escludere che l’essere non sia — che cioè sia non essere —, che il non essere sia; ossia che sussista il significato autocontraddittorio in cui consiste quell’essere del non essere. Se il significato «nulla» non valesse come questa autocontraddittorietà — se il nulla non fosse — […], escludere che l’essere sia nulla sarebbe un non escludere nulla, poiché l’esclusione non avrebbe un termine chiaro su cui esercitarsi: il nulla non apparirebbe nemmeno.

Si con–vieve: per l’Essere, come per ogni altra con–seguente sin–olarità onto–tautotetica, affinché essa positiva dis–tintività solo propria vi sia, cioè affinché vi sia identità, e dunque essere, essere e dunque identità, co–im–plicativamente (“ogni significato è sintesi del significato «essere» e della determinazione dell’essere; ogni significato è cioè una positività [«essere»] determinata”: s’è detto), è necessario che — pre–liminarmente — stia e in–amovibilmente o in–contrad–dittoriamente l’orizzontale o la trans–scendentale di–mensione dell’alterità o contrad–dittorietà di ogni sin–olarità onto–tautotetica, cioè è necessario e che anzi–tutto si dis–chiuda l’endo–mediale Dia–versione–in–se–stessa, e che l’ad–fermar–si di essa Dia–versione non sia — né possa in seguiro di–venire — né nulla, né contrad–dittoria; né con–tingente, né con–cussibile; né potenziale, né ipo–tetica, la re–lazione tra ogni dis–tintività (A) e la solo propria parimenti pre–cisa o dis–tinta contrad–distintività (¬A) necessitando infatti di dis–tender–si tra due punti anzi–tutto entrambi danti–si, e danti–si certi e a–tremidi o a punto pre–cisi e a–con–tinui. Posta essa necessità e il suo con–tenuto, si tratterà nondimeno — e qui ulteriormente — di dis–velare o in–dicare dove e come il Con–tingente–in–sé possa dar–si nel modo della co–erenza in–scindibile, come e dove l’in–sé Contrad–dittorio nel modo dell’in–contro–vertibilità, la Potenza nel modo dell’atto, l’Ipo–tesi nel modo della certezza, il Nulla a punto nel modo dell’essere, si tratterà ovvero e altresì di ancora palesare il modo d’essere dell’Aut–enticità (parimenti si tratterà di di–mostare come possa esser–vi — e vi sia di fatti — uno e un solo punto in se stesso [in dis–tinzione tra le parti o dis–cretudine di–visionale] ad–un–tempo e re–lazione particolare tra la propria dis–tintività e la propria contrad–distintività, e — in essa stessa dis–tintività, ebbene nella stessa re–lazione particolare o solo propria di identità o dis–tintività tra–sé–e–sé —Relazione–a–sé o Contrad–dis–tintività–in–sé).

SEV: L’aporia non può essere risolta […] affermando che il non essere sia come non essere […] poiché per quel tanto che ciò, che si dice «non essere», è, non si può affermare che sia come non essere, ma, poniamo, come idea o presenza del non essere; e per quel tanto che il non essere non è, non può nemmeno essere come non essere […]. Come non essere assoluto, il nulla ha carattere di orizzonte dell’essere:il nulla è infatti l’assolutamente altro dall’essere, o è l’al di là, l’oltre l’essere.

Sì, il Non–essere si dà, ad–pare, si presenta alla manifestatività, epperò, in quanto dis–tintamente se stesso, di–mostra la propria identità (Essentia), la propria pro–filazione (Eidos), la propria sub–stanza (Ousía), pur se di–mostrando–la in quanto ab–sente o, del pari, e altra e contraria da e a ogni con–sistenza. Nondimeno, tale idea, forma od onticità del Non–essere non va pensata come etero–acquisita per com–partecipazione alla cat–egorialità dell’Idea, della Forma o dell’Essere, come se essa di–mensione fosse già in qualche modo data e il Non–essere in essa con–seguente soprag–giungesse e, per re–azione extrin–seca a qualcosa di già dato, de–cidesse per sé questa solo propria identità di Contrarietà o sub–stanzialità di Ab–senza (dunque non già Contrarietà ab–soluta o in–seitale, epperò auto–o–endo–Contrarietà, ma contrarietà [etero–]re–lativa, ossia contrarietà a questa datità altra, ex–terna o dif–ferente dalla Contrarietà e in se stessa auto–nomamente stante nella solo propria puntualità identitaria o dis–tintiva a cui essa contrarietà a punto re–attivamente si co–rela). La soprag–giungenza del Non–essere, si ri–ad–ferma nel qui dis–cettare circa i fondamenti della me–onto–logia, si di–mostra infatti in–(pre–)condizionata, auto–ctica, archea; la contrarietà ab–soluta, o piuttosto auto–relante–si; la scelta o de–cisione della propria identità aut–entica (scegliendo–si in–seitale o intrin–secamente Re–azione, non già ad altro può re–agire se non a se stessa: nell’attimo stesso dell’ad–fermazione prima della Negazione, negazione che va a punto pensata non ad altro da sé re–lata o a–bissale, epperò non pro–ferita ris–petto a qualcosa di già presente, ma aut–enticamente auto–fondativa ossia sorgente dal nulla stesso di sé e della propria “materia”, essa stessa ad–fermazione [ed esso stesso Ad–fermante–si] trova fondamento pre–cisamente nella soglialità di essa Auto–negazione se–movente o pro–leptica, originaria o escate e quindi già in sé ad–volgente ogni ad–fermazione circa la pre–cedenza o sub–cessione sua, anzi–tutto e sempre così circum–dante ogni ad–fermazione che tenti di trans–scender–ne essa ante–cedenza o ad–fermatività originaria).

Non già essendo–vi pertanto alcuna di–mensionalità entro la cui dis–chiusione il Non–essere possa trovare di–mora, sub–strato, con–fine, presenza, essa di–mensionalità — già in origine altresì sub–stante–vi o mostrante–si — non può che ad–venire alla presenza simul–taneamente all’ad–vento di essa endo–dis–chiusiva Volontà–di–Negazione–ab–soluta o in–seitale (proprio in quanto sua presenza, sub–strato, essere, atto etc...): si è così posto. Sì dunque ciò che si vuole Non–essere già ipo–statizza, con tale solo sua propria intrin–secamente extro–flessiva ex–pressione, la di–mora auto–confinativa della propria contrarietà, la di–mora ossia in cui la Potenza trova attuazione, l’Ad–vento presenza e a punto il Non–essere essere, ma proprio volente–si im–manentemente Contra–sto, nell’ex–porre dal sé — nell’auto–im–positivo in–stante dell’ex–posizione del sé — essa ipo–stasi contraria a esso stesso sé, questa medesima in–seità ri–trova se stessa pre–cisamente nel non–essere e, anzi–tutto, questa stessa ipo–stasi, e, deuteriormente, l’in–seità stessa dell’Ipo–stasi, e, sub–cessivamente, ogni ipo–stasi. Si pre–cisa, parenteticamente: essa in–seità ri–trova se stessa epperò, ulteriormente, Dis–tintività–in–sé, ri–trova sé nella dis–tinzione tra sé (questa[ipo–stasi della sua contrarietà]–Questità), e sé (Questità [con–tenuto dell’ipo–stasi della sua contrarietà di Contrarietà–in–sé, epperò Alterità–da–ogni–ipo–stasi]). E pertanto, proprio poiché non la Negazione, come ad–fermato–si, si lascia in–tendere come se necessitasse dell’esser–ci di una pre–cedente ad–fermazione per de–finirsi Altra–da–ogni–ad–fermazione (l’ad–fermazione della Negazione — ancora — è infatti ab–soluta, non ad altro re–agente epperò se non alla propria stessa auto–ad–fermazione); proprio poiché ossia, altrettalmente, è ex–actamente questo suo in–condizionato o pienamente liceo aut–entico Volersi Non–essere–alcun–essere a fondare questa stessa di–mensione — im–manente — dell’essere non già a cui il Non–essere — con–seguendo all’essere — dice “no”, bensì de–terminata o ipo–statizzata da questo stesso “No” ab–soluto o in–seitale, ebbene auto–causativo a punto identitario o pre–cordialmente re–attivo; proprio per questo dunque il voler–si, in principio o a–bissalmente “Negazione” e il voler–si “Negazione–di–ogni–ad–fermazione” non appare dif–ferente, giacché, ancora, nell’attimo ex–atto della sorgenza del Voler–si “Negazione”, l’ad–fermazione trova già fondamento e la Negazione, in questo medesimo uni–duale in–stante aurorale o panto–crate, è già “Negazione–di–ogni–ad–ferazione”, cioè Negazione–di–se–stessa, ebbene Negazione–in–se–stessa, dunque Negazione Ab–soluta, epperò a punto egualmente “Negazione”, e non altro.

Pertanto, ri–prendendo il dis–volgimento che in–daga il fondamento del Non–essere, sì “come Non–essere–Ab–soluto, il Nulla ha carattere di Orizzonte di ogni essere: il Nulla è infatti l’ab–solutamente altro da ogni essere o è l’Al–di–là, l’Oltre l’essere”, ma proprio essendo in se stesso — e in–contrad–dittoriamente — Al–di–là, Ulteriorità, Orizzonte, l’essere, l’identità, la forma e il fondamento del Nulla o del Non–Essere non può che di–mostrar–si aut–enticamente quale l’ipo–statizzar–si pro–gressivo — ovvero il suo pro–cesso di presentazione — della contrarietà (in–terna ossia con–stituente–ne il peri–metro dis–tintivo o identitario) della Contrad–dittorietà–in–se–stessa, l’attuar–si o il sub–stanziar–si suo via via. Proprio quindi in quanto il fondamento o l’essere, l’identità o l’atto, anzi–tutto o aut–enticamente si danno quale contrarietà im–manente della Dia–versione e non quali identità a–sé–stanti o unità onto–tautotetiche dis–tinte–nella–dis–tinzione–dall’Alterità, o egualmente in essa già im–poste in dis–tinzione extrin–seca, non possono dar–si con il carattere identitario dell’ipo–stati deuteriore (Natur, Physis), epperò con i tratti della staticità e della con–ciliazione, dell’eternità della presenza e della com–pattezza, dell’intro–con–tinuità, dell’in–contro–vertibilità e dell’ad–eguatezza veritiera, proprio poiché se così fosse non vi sarebbe dif–ferenziazione o iato tra l’ipo–stasi prima o l’auto–ipo–statizzar–si dell’Originario (tra il suo essere ipo–stasi e il suo essere ipo–stasi in quanto Altro–da–ogni–ipo–stati) e l’ipo–stasi sua deuteriore o extrin–seca (e se vi fosse con–cordia e medesimezza, ulteriormente, tra ipo–stasi prima e deuteriore, essa Originarietà sarebbe Medesimezza–in–se–stessa, ma se così fosse, come più volte già posto–si, non alcuna dif–ferenza e dis–tinzione sarebbe, neppure essa endo–con–ciliata an–auto–causativa Medesimezza cat–egoriale), bensì e di necessità non possono che anzi–tutto e sempre pro–por–si con il carattere identitario o modo d’essere della stessa ipo–stasi prima (Ge–schichte, Geist), epperò con i tratti dell’ad–vento e della lotta, del dia–venimento teleo–logico e della pro–messa di con–quista o dis–tintività ultima, della possibilità, della contrad–dittorietà e dell’ipo–tesi, entro nondimeno l’incontrad–dittorietà auto–re–ferenziale dell’identità o dis–tintività propria, ossia del con–tenuto di questa stessa identità re–lativamente alla quale rap–presentano la contrarietà im–manente o contrad–dis–tintività: non alcuna contrad–dittorietà della Contrad–dittorietà può non già contrad–dire la Contrad–dittorietà (non alcuna in–staurazione può non già in quanto tale e–r[e]ger–si contrad–dittoriamente ris–petto al cadenzato o dis–cretudinario flusso in–staurativo); non alcuna contrad–dittorietà della Contrad–dittorietà può non già con–cordare con essa identità proprio stante in contrad–dizione con essa, non a essa altrimenti non già ad–eguar–si proprio stante in con–cordia con se stessa (non alcuna in–staurazione — essente–ci — può — perciò stesso ed essendo–ci, e così — e–grescere dal peri–metro dell’In–staurante–si).

Di necessità pertanto dante–si l’aut–enticità dell’essere quale ipo–stasi del Non–essere, cioè del Contrad–dis–tinguente–si–in–sé, essa onticità aut–entica non può non già anzi–tutto e sempre avere il carattere del con–tenuto di questa stessa in–seità (Possibilità, Ad–vento, Ipo–tesi, Contrad–dittorietà etc…), epperò, a punto essendo ipo–stasi, cioè in–stituzione o con–cretizzazione trovante fondamento di sé pre–cisamente nell’atto, endo–re–activo, dell’ad–fermazione identitaria del Negazionale, non può che pro–gressivamente con–ferire a esso stesso atto in–stitutivo il carattere dell’in–contro–vertibilità, proprio giacché ogni sua propria ipo–tesi, e anzi–tutto l’ipo–tesi di se stessa, ri–trova sempre l’identità di se stessa, ogni sua propria contrad–dittorietà, e anzi–tutto la contrad–dittorietà con se stessa, ri–con–quista sempre l’unità con se stessa (dis–cordando–si il Dis–cordante–si si con–corda [quale Dis–cordante–si], ipo–tizzando–si l’Ipo–tizzante–si si ad–certa o in–vera [quale Ipo–tizzante–si]): se a ogni tentativo di contro–vertire il Contro–vertibile, esso stesso Contro–vertibile di–mostra la sua ante–cedente presa su ogni (sua) contro–versione, in quanto affinché essa particolare contro–versione possa esser–ci (in actu signato), essa stessa deve già pre–sub–porre a sé o ad–fermare (in actu exercito) l’esser–ci — per ciò (via via di–mostrante–si) fondamentale o cat–egoriale — di ciò che cerca di contro–vertere, il Contro–vertibile stesso acquisisce pro–gressivamente o a posteriori — cioè a ogni tentativo di contro–versione (= con ogni sua lacerazione) — il carattere dell’in–contro–vertibile.

Nondimeno, a dif–ferenza dell’In–contro–vertibilità–in–se–stessa, già da sempre, ossia dal tempo del proprio (deuteriore) soprag–giungere, in–contro–vertibile (proprio poiché il suo modo di essere o carattere non può se non già da sempre co–in–cidere con la propria identità, la propria medesimezza soprag–giungendo pre–cisamente giacché Co–in–cidenza–del–sé–col–sé), la Contro–vertibilità–in–se–stessa non può che ex–clusivamente in fine (o nell’attimo del proprio com–pimento ex–austivo) con–quistare esso modo di essere deuteriore o carattere di certezza, esso modo di essere o carattere ossia primariamente — nell’extrin–secità — contrario alla propria stessa identità di Contrarietà, non può cioè che di–venire com–piutamente — o a punto in–contro–vertibilmente — il proprio altro nell’in–stante ex–acto in cui ab–solutamente de–termina il proprio essere Non–essere o Alterità (seppur qui e ora già si mostra il carattere — già presente dall’origine [poiché soprag–giunge oltre l’origine il suo essere Originario] — omni–ad–volgente o in–contro–vertibile della Contrad– dizione originaria, giacché già qui e già ora si di–mostra la necessità che ogni con–futazione la co–im–plichi e pre–sub–ponga, epperò ri–ad–fermi e non già e–limini, questo stesso carattere — che altro non è se non la staticità o in–reversibilità del Pro–cedere [se la certezza o verità aut–entica o fondativa è l’ab–senza di certezza e verità, o la verità o la certezza dell’Ab–sente–da–verità o dell’Ab–sente–da–certezza; se l’aut–entica o trans–scendentale forma ipo–statica è il trans–volgente di–venire di ogni forma, essa stessa forma della verità archea non può che fondar–si proprio sul trans–volgimento di ogni verità e di ogni forma — cioè, a–bissale, non può che fondar–si su se stessa —, per cui il suo fondar–si non può che dar–si pro–cessualmente, ovvero non può che avere esso stesso il carattere del di–venire] — non può non avere ancora il carattere o modo d’essere della possibilità e dell’ipo–tesi, cioè non può non essere ancora se stesso [essendo, non può non esser–ci in quanto stesso], per cui solo con–quistando la cessazione di se stesso — in qualità di Possibilità e Ipo–tesi —, solo nell’attimo sogliale ovvero di com–piuta con–quista della de–terminazione solo propria — di questo sé che si pro–mette Cessante–si–in–sé —, può con–quistare l’in–contrad–dittorietà — o eternità — di se stesso giacché Mortalità–in–sé).

L’originalità della Contrad–dittorietà ad–pare oltre la propria origine, e così esso stesso suo carattere di in–contrad–dittorietà o trans–scendentalità omni–ad–ferrante–si: s’è detto. Ob–corre tuttavia non di–menticare che è proprio della Contrad–dittorietà–in–sé, ovvero dell’Ipo–tesi o Potenza (egualmente dell’Ultimità–in–sé), ebbene dell’identità tutto, archeo–escate, ad–volgente e anzi–tutto se stessa, che questo stesso suo carattere in–contro–vertibile ad–pare e ad–pare come originario o già da principio a punto di–morante presso questa identità del Contro–vertibile–in–sé; pertanto, proprio giacché ciò che pro–cede verso il com–pimento — tutto, omni–ad–volgente(/si), con sé con–ducendo — è essa stessa medesimezza di Potenza e Contro–vertibilità, questo stesso carattere di in–contrad–dittorietà (e di in–contrad–dittorietà originaria) — ad un certo punto soprag–giungente dalla potenza cetera del Dia–veniente–si — non può che anch’esso con–correre verso l’ultimità ex–austiva dell’Origine (ebbene della stessa identità di cui è carattere), epperò anch’esso stesso com–partecipare dell’identità di esso Dia–veniente–si a cui — in un certo o dis–creto in–stante del proprio s–viluppo — pre–cisamente ad–tribuisce questo modo d’essere dell’in–contrad–dittorietà.

Sintantoché perciò vi sarà potenza re–sidua entro la Potenza–in–se–stessa, ovverosia sintantoché vi sarà la Potenza–in–se–stessa (essente–ci, non può che esser–ci come Potenza, ed essendo–ci quale Potenza non può che essere potenziale, ovvero avere entro sé re–sidualità d’ulteriorità, contro–vertibilità o a punto possibilità: con–quistando il proprio com–pimento ex–austivo, non com–pleto il Vuoto può ancora essere, non attuato o ex–aurito il Potenziale ancora possibilizzare l’ulteriorità, ma proprio ex–actamente lì e allora in–contro–vertibilmente sarà o massimamente per non più oltre [poter] essere); sintantoché, egualmente, l’ad–veniente–si Contrad–dittorietà–in–sé non avrà extro–flesso ogni sua contrad–dittorietà, il carattere stesso di necessità o in–contrad–dittorietà che già qui ed ora si manifesta ad–partener–le, e già da sempre (“qualunque dis–tinta ipo–statizzazione della contrad–dizione del Contrad–dittorio possa di–venire ex–posta [in actu signato] dalla nullità re–liqua di esso stesso Contrad–dittorio o Possibilità non già può contrad–dir–la, piuttosto al contrario già raf–forzando–la [in actu exercito] o in–nanzi inverando–ne l’in–contrad–dittorietà od omni–ad–ferranza”), non può non essere se non contrad–dittoriamente o ipo–teticamente (ex–actamente così non il carattere dell’omni–preliminarietà — che nondimeno già qui ed ora si dà e secondo necessità — dell’Ultimità–in–se–stessa può com–piutamente essere se non in ultimo: “ogni cosa” [tà pánta], dalla Necessità al Fondamento, dall’Origine all’Originarietà della Contrad–dizione, di–mora entro il pro–cesso che tutto e anzi–tutto se stesso contro–verte, anche la stessa sua in–reversiblità, anche la stessa sua in–trans–scendibilità pan–peri–mentrale, anche la stessa sua fondamentalità [Hypo–keímenon] e finanche essa stessa sua omni–di–moralità, ma non cionondimeno mai si è di–mostrata la possibilità della contro– versione del pro–cesso [invece ad–parendo e anzi–tutto, si ram–menti, l’In–ad–parente–in–sé o Non–essere: “Se il nulla è nulla, il nulla non è e non significa nulla; e quindi non può nemmeno apparire”], bensì già si è extro–flessa l’eglete sua in–re–versibilità che tutto e anzi–tutto se stessa a com–pimento a punto in–contro–volgibilmente con–duce).

Il carattere in–contro–vertibile del Contro–vertibile ha sì dunque qui e ora il carattere del contro–vertibile, ma di–mostrato–si l’identitario pro–gressivo con–quistar–si il carattere di in–contro–vertibile da parte del Contro–vertibile che tutto co–involge e a com–pimento con–duce, questo stesso carattere qui e ora contro–vertibile del carattere in–contro–vertibile del Contro–vertibile con–quista parimenti pro–gressivamente in–contro–vertibilità: pro–gressus in finitum, co–in–cidentia in puncto, con–vergentia ad piram, Escatía, cuspide della pirramide visiva (“quello luogo dove il razzo centrico ferisce, e per questo il chiamo punto centrico”), Geviert, Dämmerung, Ragnarøkkr.

Ovvero, altresì a ri–con–fermar–si, sì non si può in–contro–vertibilmente ex–clude che e–gresca dalla re–sidualità dell’in–nanzi dell’Orizzonte–in–sé — Orizzonte–in–sé o in–sé–In–nanzialità da cui si è già invece manifestata l’ex–clusione o im–possibilità della possibilità dell’e–gressione (da detto Orizzonte trans–scendentale) della contro–versione del Contro–vertibile (e da cui si è già ad–palesata l’in–reversibilità di questa e di ogni manifestazione), ovvero da cui già è stata extro–flessa nella presenzialità dell’ad–parenza l’in–contro–vertibilità della Contro–vertibilità la sempre sua propria de–stinazione epperò alla massima de–finizione del sé — la contro–versione dell’in–contro–vertibilità della Contro–vertibilità–in–sé, e ciò proprio sino a quanto essa stessa Contro–vertibilità, che tutto ad–ferra (che tutto ossia, altrettalmente, qui ed ora ad–pare ad–ferrare), ci sarà, proprio sino a quando ovvero ci sarà un orizzonte, una possibilità, proprio sino a quanto pertanto ci sarà orizzonte–nell’Orizzonte, possibilità–nella–Possibilità, ma l’esser–ci stesso di questa im–possibilità di in–contro–vertibilmente ex–cludere l’e–gressione della contro–versione dell’in–contro–vertibilità della Contro–vertibilità–in–sé, non già ad–nulla l’in–contro–vertibilità del Contro–vertibile, bensì la — ulteriormente — con–ferma o raf–forza, proprio giacché questa stessa im–possibilità d’im–por–si della in–contro–vertibilità (del Contro–vertibile) di–mostra ex–actamente il carattere di in–contro–vertibilità o im–possibilità di con–futazione, oltre–passamento, ad–nullamento o a punto contra–versione della Contro–vertibilità–in–se–stessa, cioè, ancora, ri–ad–ferma e ri–ad–testa, ri–di–mostra del pari nella solo propria corrusca eideticità, e la sua originarietà e la sua omni–ad–ferranza: se si im–ponesse l’in–contro–vertibilità del Contro–vertibile, infatti, il Contro–vertibile sarabbe vinto da un’altra identità nello stare della propria stessa identità, stare identitario che verrebbe così pro–fligato, dis–velto, ma questo stesso non poter–si im–porre di detta in–contro–vertibilità sul Contro–vertibile, im–possibilità che im–plica la stessa vittoria del Contro–vertibile sull’In–contro–vertibilità, im–plica a sua volta — o a punto ulteriormente con–ferma — essa stessa sua in–contro–vertibilità invitta, ovvero viepiù in–nanzi pro–pelle la Contro–vertibilità verso la con–quista — ultima, com–pleta o a punto in–contro–vertibile — del sé, dell’ad–empimento proprio epperò di Pro–gettazione.

L’essere aut–entico del Non–essere non altro pertanto si è di–mostrato in con–clusione essere se non l’orizzonte di dis–tinzione di ogni essere, ovvero, enantio–dromicamente, il contro–orizzonte od orizzonte di contrad–dis–tinzione del Non–essere od Orizzonte–in–sé, orizzonte dis–tintivo dell’essere o (contro–)orizzonte contrad–dis–tintivo del Non–essere o Contrad–dis–tintività in cui trova di–mora e fondamento ogni essere e anzi–tutto esso stesso essere (aut–entico) del Non–essere, in–stituito–si proprio in quanto prima o im–manente, identitaria o dis–tintiva, contrad–dittorietà della Contrad–dittorietà, epperò Orizzonte–di–dis–tinzione–di–ogni–essere–o–dis–tintività–ulteriore, contro–orizzonte a punto dell’Orizzonte–in–sé già simul–taneamente all’auto–ctisi di esso stesso Orizzonte–in–sé — ovverosia identitariamente — dis–tinto (e dis–tinto per–masto) tra il suo essere (una) identità e dunque contrad–dittorietà dell’Alterità, e l’essere Alterità–in–sé di essa stessa identità contrad–dittoria, tra il sé, ancora, come in–stituzione del sé (contro–orizzonte o contrad–dis–tinzione [Io] dell’Orizzonte o Contrad–dis–tintività), e il sé che è giacché in–stituzione del sé o del sé pro–cesso in–stitutivo (Orizzonte o Contrad–dis–tintività), ebbene l’in–sé Ad–cader–si (= l’in–sé Storia).

SEV: Se il nulla è nulla, il nulla non è e non significa nulla; e quindi non può nemmeno apparire […]. Il costituirsi del principio di non contraddizione […] non esige che non esistano significati autocontraddittori, ma che l’autocontraddittorietà sia come tolta; o quel principio si realizza solo in quanto si realizza quel significato autocontraddittorio. Se è per questa autocontraddittorietà che si può affermare che l’essere non è non essere — dove, ripetiamo, questo non essere è il momento incontraddittorio del «non essere» come significato autocontraddittorio —, ciò significa che il nulla è nulla, secondo quanto esige il principio di non contraddizione, solo in quanto il nulla (che come nulla non presenta un significare contraddittorio) è momento semantico del nulla come significato autocontraddittorio […]. L’incontraddittorietà del nulla, il nulla come nulla, si manifesta dunque solo in quanto il nulla sia tenuto fermo come momento del nulla come significato autocontraddittorio. Ché, se daccapo si dice che, dunque, il nulla come nulla «si manifesta» e dunque è, è da ripetere che questo manifestarsi, questo essere, è appunto l’altro momento della concreta autocontraddittorietà. «Il nulla non è, e quindi non ha nemmeno la capacità di manifestarsi; il nulla è l’assolutamente negativo»: tutto ciò può essere detto solo in quanto questo che si dice sia tenuto fermo come momento dell’autocontraddittorietà: l’altro momento è il positivo significare del contenuto di questo dire.

Si ponga pure l’articolar–si del dis–corso attorno al nulla in una duplicità di “momenti” dis–tinti: il momento dell’in–contrad–dittorietà semantica, della manifestatività ad–fermativa di questa identità in sé auto–contrad–dittoria (“il nulla è nulla”), che si dà, epperò è, epperò non può essere altro da ciò che è, ossia è (in eterno) a punto in–contrad–dittoriamente se stessa; e il momento dell’auto–contrad–dittorietà (il “«non essere» come significato autocontraddittorio”), il momento invero del con–tenuto con–creto di questa ad–parenza o identità in–contrad–dittoria (nulla = nulla), cioè il nulla come l’ab–solutamente negativo e dunque l’in–sé in–ad–paribile entro la positività. Solo ponendo questa dis–tinzione tra significazione in–contrad–dittoria (Signifiant) e significato auto–contrad–dittorio (Signifié) di questa ad–partente significazione può sub–sistere il “discorso sul nulla”, poiché ogni ad–fermazione su di esso (cioè già re–lativa ad esso) trova così di–mora salda e in–trans–volgibile entro la positività (eterna) del significare.

SEV: In quanto i due momenti si distinguono, nel primo in quanto distinto dal secondo non è contenuto il secondo; onde il nulla è lasciato nella sua assoluta o incontaminata negatività […]. Restando in evi-denza l’assoluta negatività del nulla — e cioè il nulla come significato incontraddittorio, onde esso non può nemmeno essere visto come un che di presente — si rileva l’impossibilità che intercorra una qualsiasi relazione (come quella che il principio di non contraddizione verrebbe a realizzare) con la negatività assoluta — ossia con ciò che, in quanto questa negatività, non può nemmeno manifestarsi.

Si ponga dunque dis–tinzione tra i due momenti del nulla e si ponga ulteriormente l’im–possibilità che l’essere si ri–ferisca al momento auto–contrad–dittorio del nulla, ri–ferendo–si altresì al (suo) momento in–contrad–dittorio e ciò già nella stessa formulazione ab–soluta del principio di non–contrad–dizione: “l’essere è essere e non è non essere (il nulla non è e non può essere)”. Ciò posto–si, resta nondimeno da con–durre a manifestazione la re–lazione che inter–corre tra essi due momenti, l’uno dei quali è stabilito essere in re–lazione con l’essere nel principio fermissimo (e nella formulazione sua uni–versale, e in ogni formulazione particolare, ebbene nella formulazione di ogni identità: A è A e non è non A), l’altro quale ab–solutamente in–relato a esso stesso essere (e ad ogni essente). Posta questa re–lazione “entro il (dis–corso sul) nulla” pertanto, si tratterà di ulteriormente inter–rogare questo “medio” (“il nulla come significato incontraddittorio”) che con–sente — a punto ad–traverso il proprio mediale frap–por–si — l’in–relazione tra i due ex–tremi, entrambi nonpertanto ad–comunati dalla co–relazione a esso stesso medio, in modo da ulteriormente verificare se davvero non vi sia una qualche re–lazione anche tra questi stessi due ex–tremi che proprio questo tra loro por–si del medio con–sente di essere in re–lazione di in–relazione.

SEV: È chiaro che […] l’aporia può costituirsi in quanto, a un tempo, si perde totalmente di vista (in actu signato) il momento del positivo significare del «nulla», e insieme non lo si perde di vista (in actu exercito). Se questo momento fosse totalmente assente, non posto, non sussisterebbe nemmeno il discorso aporetico: il «nulla» resterebbe ignorato, poiché il parlarne costituirebbe appunto la presenza di quel momento dal quale, per altro, si prescinde assolutamente.

Si con–viene: se fosse totalmente ab–sente il momento del positivo significare o dar–si alla manifestatività della presenza del nulla, esso nulla in–teso come ab–soluta Negatività o Auto–contrad–dittorietà–in–sé, non ad–parirebbe neppure, per cui non si darebbe la possibilità di ad–fermare alcun dis–corso su di essa ob–gettualità. L’essere pertanto (e così ogni ente) può ri–ferirsi, “nel rap–porto di non contrad–dizione”, al non essere, proprio poiché esso non essere ad–pare, sta, pre–cisamente o dis–tintamente si ad–punta o in–dividua nella solo propria posizione identitaria che a punto in–contrad–ditoriamente o in–trans–volgibilmente stando presso se stessa può fungere da punto di re–lazione con l’essere (e con l’ente).

SEV: Sì che l’essere, escludendo, nel rapporto di non contraddizione, il non essere, inteso come significato incontraddittorio, esclude bensì un distinto dalla positività costituita dall’altro momento dell’autocontraddittorietà, ma non un irrelato rispetto a questo momento. Come distinto, il nulla–momento non è autocontraddittorietà, e pertanto può porsi in relazione di contraddizione con l’essere; ma proprio perché il nulla–momento è un distinto e non un irrelato all’altro momento, non accade che l’essere, riferendoglisi, nel rapporto di non contraddizione, non gli si riferisca. E cioè l’essere, nel suo riferimento al nulla, lo esclude come il suo contraddittorio solo in quanto si riferisce al nulla–momento; momento che, d’altronde, sta in relazione al momento del suo positivo significare, e per questa relazione — che è la stessa autocontraddittorietà del «nulla» come significato concreto — sopporta o è in grado di stare in relazione di contraddizione con l’essere.

Ovvero: l’Essere si ri–ferisce nel modo dell’ex–clusione all’identità in–contrad–dittoria del Non–essere, cioè al suo essere e un ente, e un’identità, e una positività (sub–stantia = “sopporta la relazione con l’essere”), e una presenza manifesta, per cui si con–stituisce una con–giunzione — nel modo della dis–giunzione — tra il punto dell’identità dell’Essere e il punto dell’identità del Non–essere. Inoltre, per poter–si porre a punto come inter–medialità delle due ex–tremità non re–labili, esso medio non può non entrare in re–lazione con entrambe, non può ossia non entrare in re–lazione anche con il momento auto–contrad–dittorio del Non–essere. Pertanto, il Non–essere incontrad– dittorio si ri–ferisce al non essere auto–contrad–dittorio nel modo della dis–tinzione (“un dis–tinto ma non un in–relato”), cosicché ad– traverso questo duplice ri–ferimento del Non–essere in–contrad–dittorio e all’essere, e al Non–essere auto–contrad–dittorio, può sub–sistere l’in–contrad–dittorietà e dell’Essere e di ogni altra identità. Ci si chiede nonpertanto se B possa ri–ferir–si e ad A, e a C, senza che ciò già non co–im–plichi ad–comunanza (e perciò re–lazione) tra A e C stesse.

SEV: Certamente il nulla è significante come assoluta negatività, in quanto è momento: ma questo suo essere appartiene all’orizzonte che resta escluso dalla negatività assoluta […] questo stesso suo essere momento appartiene alla struttura del suo positivo significare. L’assolutamente altro dall’essere, in quanto altro dall’essere, non è un essere; ma in quanto è significante come l’assolutamente altro dall’essere è un essere, una positività. La positività di questo significare non è inclusa in ciò che questo significare significa, non determina ciò che questo significare significa. La contraddizione del «nulla» sta appunto in questo, che il significare è il significare dell’assolutamente non significante: non sta nel fatto che il non significante significa il significante (ha il significato di «significante»), ma che il non significante è significante come non significante.

Sia: l’auto–contrad–dittorietà del nulla con–siste ex–actamente in questo: essere come Non–essere, significare quale Non–significazione, presentar–si in qualità di Altro–da–ogni–presenza, per–sistere in quanto Dia–venienza, attuar–si come Potenza, con–cordare giacché Dia–vergenza. Come tuttavia è possibile che la positività o in–contrad–dittorietà del nulla possa com–partecipare della significazione (=dell’essere), cioè possa di–morare nell’omni–in–clusività cat–egoriale della Significazione–in–se–stessa (“la positività di questo significare non è inclusa in ciò che questo significare significa”, ma è in–clusa, in quanto significazione particolare, nell’orizzonte uni–versale della significazione) senza che ciò che essa — ad–parentemente — con–tiene (senza ossia che ciò a cui essa significazione “punta”: si tratterà pre–cisamente di anzi–tutto ad–purare se il re–ferente non già ad–volga il ri–ferito nell’atto stesso del suo ri–ferir–gli–si, se cioè la re–ferenzialità o significazione non sia per caso già pro–filazione o peri–metrazione [Eidos]) sia in tale cat–egorialità parimenti con–tenuto, in modo che il con–tenente — il nulla come significazione in–contrad–dittoria — sia presente in un con–tenuto che ne ex–clude il suo con–tenuto? Si ris–ponderà che il nulla come momento in–contrad–dittorio non con–tiene il nulla come momento auto–contrad–dittorio (“in quanto i due momenti si distinguono, nel primo in quanto distinto dal secondo non è contenuto il secondo; onde il nulla è lasciato nella sua assoluta o incontaminata negatività”).

Si chiede nonpertanto, anzi–tutto, come possa la significazione che significa “nulla” ri–ferir–si ad esso “nulla” senza con–tener–lo, cioè anzi–tutto si domanda che cosa significhi significare. E pertanto: significare — aut–enticamente — altro non ad–pare qui ed ora essere se non pre–cisamente ex–trarre dalla peri–metrazione del con–tinuum della possibilità di significazione una dis–tinta peri–metralità, ossia una dif–ferente forma o identità ris–petto a essa stessa forma in–sé con–tinuum o potenza di ogni forma o significazione, in modo che essa pro–filazione renda dis–tinto esso re–ferente — e dunque esso ri–ferito — da qualsivoglia altra pro–filazione — e dunque da qualsivoglia altro pro–filato. Che cosa è difatti ciò che la significazione significa se non una de–terminazione che acquisisce dis–tintività proprio dalla forma di questa peri–metrazione? (“ogni significato è sintesi del significato «essere» e della determinazione dell’essere; ogni significato è cioè una positività [«essere»] determinata”). Se significare o ri–ferire di questo qualcosa significato o ri–ferito non fosse già il suo de–terminar–lo (originariamente de–terminar–lo o ulteriormente ri–determinar–lo a ogni nuovo ri–ferimento), come infatti potrebbe stare (= essere) presso sé questo ri–ferito senza avere alcuna de–terminazione?

Si re–plicherà che il “qual–cosa” ri–ferito (Natur, Physis) sta al–di–là dell’orizzonte della re–ferenzialità (Ichheit, Geist) e non necessita della re–ferenzialità per essere (e dunque per essere se stesso). Si di–mostrerà ulteriormente in seguito come non possa sub–sistere realtà al–di–là dell’ad–ferramento sub–gettuale di essa realtà, e come non possano sub–sistere realtà entro quest’omni–ad–volgenza trans–scendentale dell’Iità o De–terminatezza–in–se–stessa senza che esse già posseggano una de–terminazione (Bestimmung, Identität, Essentia), un segno (Sêma), una re–ferenza (Deik–nynai), un nome (Ónoma) o a punto una significazione che le in–dichi o dis–tintivamente peri–metri, già piuttosto tale pro–filativa in–dicazione o peri–metro eidetico (de–terminazione ed essere) acquisendo nell’attimo ex–acto in cui entrano in tale dominio — pro–cessuale (Ge–schehen) — dell’in–seitale Dis–tintività. Ri–ferire è dunque de–terminare, de–terminare peri–metrare, per cui non può sub–sistere ri–ferimento alcuno che già non ad–volga il proprio ri–ferito in questo stesso a esso ri–ferir–gli–si.

Si re–plicherà ulteriormente che il significante — questo significante particolare — re–invia (Deixis) a un ri–ferimento che sta oltre e fuori dal peri–metro cat–egoriale della positività in cui esso significante è con–tenuto, a un ri–ferimento che pertanto sta oltre e fuori dallo stesso peri–metro particolare di questo suo significante. Si domanda allora dove possa trovare localizzazione (Ortung) ciò a cui questo significante punta, e quale sia il peri–metro o con–formazione di ciò a cui questo significante particolare re–invia, proprio poiché ogni significante — anche questo significante particolare — altro in se stesso non si è testé di–mostrato essere se non un dire “che cosa è” (tì estí) ciò a cui esso punta (cioè che cosa sia [de–terminazione] questo “qualcosa”, questo “essere”), e questo dire che cosa sia, altro non è dinanzi ad–parso essere se non con–formare, peri–metrare, pro–filare, de–terminare il “qualcosa”, l’“essere” (suo).

Si è ris–posto: questo particolare significato Non–significante non può trovare localizzazione nel dominio della Significazione–in–se–stessa o cat–egoriale, e su ciò ci si di–chiara con–sentanei. Si chiede a questo punto se questo particolare significato possa “essere” senza localizzazione (Heimat–losigkeit), o se non possa invece avere un’altra localizzazione ris–petto alla peri–metralità della Significanza–in–se–stessa, cioè, egualmente, se questa ab–senza di localizzazione non sia già un (heac) auto–localizzar–si presso se stesso proprio in quanto altro o ulteriore ris–petto a ogni localizzazione e anzi–tutto a questa sua stessa auto–localizzazione, altro o ulteriore ossia ris–petto a–se–stesso, Altro o Ulteriore epperò in–se–stesso o identitariamente, identitariamente o a punto, come sopra, nella propria stessa dis–tintiva pro–filazione eidetica e proprio pertanto così o in quanto tale acquisente — da sé — la propria localizzazione.

Ma per porre in luce e in presenza la ris–posta alla prima parte dell’inter–rogazione dis–giuntiva, ob–corre pre–liminarmente chieder–si se possa non avere localizzazione ciò a cui il Non–essere in–contrad–dittorio si ri–ferisce (“… un dis–tinto […] ma non un irrelato rispetto a questo momento”), ovvero se B possa ri–ferir–si a C senza che C stia in un qualche punto pre–ciso, se B epperò possa tracciare la linea della re–ferenzialità trae il nulla del nulla (ob–corre ossia pre–liminarmente chieder–si se il Senza–punto [il nulla] possa essere o stare senza–punto [nel nulla] o se già non si ad–punti in se stesso, ebbene se dunque B non sia per caso lo stesso ad–puntar–si di C, e pertanto se B non si ri–ferisca ex–clusivamente a se stesso — nel ri–ferir–si a C —, e se B non sia proprio in quanto ipo–stasi dell’auto–riferimento di C a C; cioè, se B non sia lo stesso C, ma dis–tinto da esso nell’essere eguale a esso, cioè se B non sia lo stesso identificar–si — pro–gressivo — di C in quanto Non–eguale–a–sé, e se pertanto non sia in verità C a con–tenere B in quanto puntualizzazione come tale dis–tinta da esso suo, d’a–di–mensionalità aut–entica, con–tenuto d’Orizzonte o Con–tenente; se B, ancora, non sia perciò stesso l’originarietà di C, l’ad–puntar–si ebbene archeo o identitario di ciò che si vuole Orizzonte, Di–mensionalità, Alterità, Ultimità; se, infine, il nulla non sia in verità la stessa auto–ctica e in–seitale Auto–contrad–dittorietà omo–entificante–si ex–actamente nell’in–stante — dis–giunto tra per–manenza o in–stituzione, e per–manenza o in–stituzione dell’Oltre–passante–si o In–stituente–si — del proprio stesso auto–causativo voler–si o pro–por–si Non–ente).

Ebbene si ris–ponderà a questo punto che B non può ri–ferir–si se non a ciò che in qualche modo sta, pur se sta in un modo dif–ferente ed e–gressivo ris–petto alla — con–seguente o in esso etero–re–attivamente o a punto deuteriormente fondata — cat–egorialità dello stare, proprio poiché ri–ferire è puntare all’a–di–mensionale localizzazione del ri–ferito dal punto del ri–ferente. Pertanto, ad–puntanto–si in un luogo (Ortung), C stessa deve avere peri–metrazione (= identità, essere), foss’anche essa peri–metrazione questa stessa puntualità della Peri–metrazione–in–se–stessa, cioè di C stessa (B = identità–della–Non–identità o essere–del–Non–essere, a–dimensionalità–della–Di–mensionalità, punto–dell’Orizzonte).

Ma quale può essere dunque questa particolare localizzazione dell’A–topico–in–se–stesso, quale, egualmente, la significazione del Non–significante? Si è detto che non può avere localizzazione presso ciò che ha luogo, non essere presso ciò che ha essere, non significazione presso ciò che ha significazione; ma si è altresì ad–fermato che deve nondimeno avere una localizzazione, un’identità, un essere: ebbene, il Non–localizzato non può che già localizzar–si presso se stesso ex–actamente in questo stesso suo non–localizzar–si presso alcuna localizzazione.

Essendo–si nondimeno già più volte di–mostrato come l’auto–localizzazione del Non–localizzato non sia re–lativamente re–attiva (date già “n” localizzazioni, tra cui la localizzazione della Localizzazione–in–sé entro cui ogni particolare localizzazione trova luogo, esso Non–localizzato sceglie — così in–autenticamente — per proprio luogo uno di questi luoghi già dati–si e non altresì crea da sé il proprio luogo [Eigentlichkeit: The Mind is its own place]), ma sia in–vece ab–solutamente re–attiva, dunque non re–agente a qualcosa di ex–terno a sé, bensì re–agente ex–clusivamente a sé, e non a un sé già dato–si, bensì re–agente in sé, ex–sistendo nell’attimo ex–acto dell’auto–re–azione, ex–sistendo a punto in qualità di Auto–re–agente–si (anche dopo l’auto–ctisi auto–re–attiva, l’Auto–re–agente–si infatti re–agisce sempre a se stesso o aut–enticamente, pur re–agendo non più all’ipo–stasi, a punto auto–causativa od originaria, cioè identitaria o tracciante il solo proprio in–valicabile peri–metro, ma alle proprie ipo–stati — alle ipo–stasi della sua contrad–dittorietà — via via contrad–dicenti–lo lungo il per–corso che lo con–duce a se stesso, ovvero verso l’ex–tremità sua d’Ultimità–in–se–stessa), non altre localizzazione si danno anzi l’auto–localizzazione del Non–localizzato, per cui il localizzar–si del Non–localizzato presso se stesso ex–actamente in questo stesso suo non–localizzar–si presso alcuna localizzazione, a punto non alcuna localizzazione ante essa scelta aut–entica o auto–creativa dante–si, deve essere in–teso proprio quale a–bissale o anti–cipativa — aut–entica o negativa altresì — Fondazione e della propria stessa localizzazione di “Non–localizzato–presso–alcuna–localizzazione”, e di ogni futura localizzazione — e localizzazione, e localizzazione di–versa dalla localizzazione “Non–alcuna–localizzazione” — dis–tinta epperò con–seguente essa archea localizzazione a punto negativa od orizzontale entro la cui endo–dia–vergente–si pro–posizione identitaria di Contrad–dittorietà trovano via via di–mora proprio tutte queste localizzazioni (= pro–filazione identitarie o eidetiche) che con–sentono a ciò che pro–lepticamente o pre–cisamente im–pre–condizionatamente si de–cide “Non–localizzato–presso–alcuna–localizzazione” di essere pienamente o ex–austivamente se stesso, ovvero pre–cisamente di viepiù localizzar–si presso l’ex–clusiva o com–piutamente contrad–dis–tinta puntualità pristina o pro–missiva di se stesso.

Ci si chiedeva dunque: “come è possibile che la positività o in–contrad–dittorietà del nulla possa com–partecipare della significazione, cioè possa di–morare nell’omni–in–clusività cat–egoriale della Significazione–in–se–stessa senza che ciò che essa — ad–parentemente — con–tiene sia in tale cat–egorialità parimenti con–tenuto, in modo che il con–tenente — il nulla come significazione in–contrad–dittoria — sia presente in un con–tenuto che ne ex–clude il suo con–tenuto?” Ma non sarebbe piuttosto da chieder–si se non sia invece l’omni–in–clusività cat–egoriale della Significazione–in–se–stessa a essere essa stessa con–tenuta entro ciò a cui il nulla come positività in–contrad–dittoria o significazione (B) re–invia (cioè C come Con–tenente)? Se non sia ovvero l’auto–significazione del Non–significante ad aut–enticamente fondare l’orizzonte di ogni significazione o localizzazione in cui deuteriore trova di–mora la stessa Significazione–in–se–stessa o la stessa cat–egorialità della Localizzazione e, con–seguenti nella dis–tinzione o teoria dis–tintiva, ogni particolare significazione o ad–locazione eidetica?

SEV: Il significato «nulla» non è astrattamente separato, ma è concretamente distinto dalla positività del suo significare. Come distinto, esso è in grado, insieme, di significare l’assolutamente altro dall’essere e di valere come momento (e dunque come positività che è momento) della contraddizione in cui consiste il significato concreto del nulla […]. Se, ancora, si dicesse: i distinti devono essere messi in relazioni; ma il nulla, come distinto, è assoluta negatività; e pertanto non può stare in alcuna relazione — se si dicesse questo, sarebbe da rispondere che, in questo modo, i distinti sono intesi come presupposti alla loro sintesi; e quindi, daccapo, sono intesi astrattamente. Certo, se in un primo momento i distinti sono assunti separatamente, non potrà prodursi, in un secondo momento, alcuna sintesi tra il positivo e il negativo: il negativo come tale non avrà nemmeno alcuna rilevanza posizionale in base alla quale possa istituirsi la sintesi. Pertanto, o non si dà alcuna consapevolezza del nulla — e non sussiste nemmeno questa aporia —, o, se questa consapevolezza sussiste, il negativo è con ciò già in sintesi col positivo. Basterà allora che la sintesi sia concretamente concepita: come originaria, immediata, e non come un risultato che presuppone l’irrelatività dei distinti. Se la sintesi è originaria, onde i distinti non sono assunti come degli irrelati, il negativo può essere, insieme, quell’assoluta negatività che è esigita dal principio di non contraddizione, e, insieme, può stare in relazione col positivo […]. Negare l’irrelatività significa intendere la relazione come originaria.

Se la sin–tesi che uni–fica — ovvero linearmente con–giunge in seg–mento re–lazionale — il nulla in–teso quale momento in–contrad–dittorio e il nulla con–cepito in quanto con–tenuto auto–contrad–dittorio di essa positività (ebbene se la sin–tesi che con–ferisce ri–levanza posizionale o identità al nulla [la sin–tesi è il “significato concreto del nulla”]), fosse con–seguente (o ri–sultante da) la posizione di essi due suoi elementi con–stitutivi, vi sarebbe un — pre–cedente — momento in cui entrambi loro, a–se–stanti o ab–stracti da detta unità sin–tetica posteriore (e perciò in–dipendentemente dallo stare o esser–ci di essa stessa sin–tesi già stanti[–ci] o essenti[–ci]), dovrebbero poter sub–sistere nella ris–pettivamente propria ri–levanza posizionale o stessità (an–sich–selbst). Ma, sub–sistere nella propria in–dipendente ri–levanza posizionale significa già avere un’identità, o piuttosto un’unità onto–tautotetica, cioè già essere questa sin–tesi o uni–dualità: come già più volte posto–si, infatti, affinché qualcosa vi sia, deve esser–ci di necessità re–lazione o a punto sin–tesi — epperò già dis–tinzione e dia–vergenza, dico–tomia e iato — e tra il sé e il sé del qualcosa (A e A), e tra il suo sé fatto uno (A) e l’altro da sé (¬A), parimenti uni–ficato nella solo propria dico–tomica ri–levanza posizionale negativa o contrad–dittoria (¬A = ¬A; ¬A diverso da ¬X) —, ovvero affinché qualcosa sub–sista, esso esser–ci particolare deve dar–si entro la struttura re–lazionale o uni–duale dell’identità aut–entica o trans–scendentale; la stessa Unità–in–se–stessa, essendo–ci e così, già e di necessità si dà scissa, re–duplicata e re–uni–ficata epperò nell’uni–dualità sin–tetico–re–lazionale il con–tenuto della quale le con–ferisce proprio questa solo sua con–formazione identitaria di Unità–in–se–stessa.

Se entrambi gli elementi con–stituenti la sin–tesi del nulla potessero pertanto avere ri–levanza posizionale in–dipendente ris–petto alla sin–tesi loro, se cioè ci fosse un tempo in cui fossero senza essere elementi–nella–re–lazione (con–cetto abs–tracto della re–lazione o con–cetto degli elementi–della–re–lazione abs–tracti–dalla–re–lazione loro o a sé stanti e in–dipendenti), in detto tempo ciascuno di essi sarebbe a propria volta questa uni–dualità re–lazionale o identità (cioè A e B e non A(1) e A(2) in A(1) = A(2)): se il nulla momento in–contrad–dittorio fosse questa sua propria ri–levanza posizionale (A), ovvero se stesse in quanto se stesso abs–tracto dal suo essere ri–levanza posizionale del Non–posizionalmente–ri–levante, e se il nulla momento auto–contrad–dittorio fosse parimenti questa sua propria ri–levanza posizionale (B), ovvero se stesse in quanto se stesso abs–tracto dal suo essere Non–posizionalmente–ri–levante, se fossero epperò queste ris–pettivamente proprie qualità a dis–tinguer–li e con–locar–li in una puntualità solo loro, essa stessa puntualità, da capo, essendo identitaria o dis–tintiva, sarebbe sin–tetica.

Pertanto, poiché e non alcuna sin–tesi può dar–si senza il dar–si di una duplice puntualità — nella dis–tinzione — o ri–levanza posizionale, in quanto essa sin–tesi altro non è se non la ri–con–duzione a unità della diade (e non alcun seg–mento re–lazione, del pari, può essere tracciato senza l’esser–ci di detta dis–tinta diadità a–di–mensionale); e poiché non alcuna puntuale ri–levanza posizionale può stare senza già essere diade in questo solo proprio o dis–tintivo stare, non alcuna unità epperò può essere se non sin–tetica; allora la sin–tesi — si con–viene — è originaria e non con–seguente, o piuttosto, l’Originario è Sin–tesi–in–stessa: in quanto ogni identità è uni–dualità, e non alcuna sub–stanza può stare senza de–terminatezza, non in principio può dar–si altra identità, sive altra sin–olarità onto–tautotetica, se non l’Uni–dualità–in–se–stessa, ovvero cioè che identitariamente è Sin–tesi, epperò e sin–tesi, e questa sin–tesi particolare in–se–stessa–Sin–tesi o Sin–tesi cat–egoriale, quindi sin–tetizzante–si in unità identitaria proprio in quanto Diadità — epperò, già egualmente, Dico–tomia — in modo che non possa esser–vi un tempo anteriore all’Origine a cui l’in–dividualità identitaria dell’Originario (O) debba ri–mandare per trovare il fondamento della propria sin–tesi o unità identitaria (O(1) = O(2)), se stessa infatti essendo il proprio stesso fondamento, se stessa scindendo–si nell’atto stesso — identificativo o unificativo, sin–tetico o re–lazionale — del proprio pro–positivo (e pro–posizionale o pro–leptico, già enti–ficativo) de–cider–si per l’Uni–dualità identitaria o per essere in–se–stessa(1)–Dualità(2), Auto–relazione, Scissione, Dia–vergenza, Mediazione ab–soluta (sì originaria difatti, e dunque im–mediata o non con–seguente alcun — ex–terno — atto mediativo, ma, si ram–menti, non originaria in quanto Im–mediatezza, bensì proprio in qualità di Mediazione, epperò già [endo–]mediata e simul–taneamente al e nel proprio stesso atto auto–causativo o nell’in–con–dizionata sua scelta identitaria).

Ebbene, posto–si che ogni sin–tesi è uni–ficazione di una diade, cioè necessita di due ri–levanze posizionali, non dando–si altresì re–lazione (ex–terna) nell’unità a–tomica (non alcun seg–mento può co–relare questa a–di–mensionalità a niente); e posto–si che ogni unità a–tomica è già uni–ficazione sin–tetica — di contro al proprio contrad–dittorio — della propria puntualità identitaria im–manentemente re–duplicata o scissa — di contro a se stessa —; e posta–si infine la necessaria pre–liminarietà od omni–ad–volgenza dell’uni–dualità la cui identità è struttura dell’identità di ogni uni–dualità (Methektós) nella propria identità altra o dif–ferente da detta sua originaria o aut–entica identità (A–méthektos) — trans–scendentale o tutto ad–ferrante e anzi–tutto sé — in se stessa Alterità–da–ogni–identità (posta–si altresì la necessaria originarietà di quest’unica re–lazione in–terna all’unità a–tomica [Én–Dia–Phéron–Eautõ], di quest’unica sin–tesi ossia che per essere non necessita di due ri–levanze posizionali, ma ex–clusivamente della propria unica puntualità, giacché essa è pre–cisamente una, positiva, puntuale o identitaria proprio in quanto Peri–metralità, Orizzonte, Di–mensionalità, Non–posizione, Duplicazione, im–manente Dia–versione o Dis–tintività–in–se–stessa); ob–corre ora inter–rogar–si circa questa particolare sin–tesi del nulla, invero attorno a questa particolare sin–tesi la cui ri–sultanza unitaria con–cretamente significa “nulla”, anzi–tutto chiedendo–si che cosa realmente con–ferisca identità (cioè, egualmente, significanza) a questa particolare sin–tesi identitaria come ad ogni altra sin–tesi.

Analizzando quindi questa peculiare e solo propria unità sin–tetica (poniamo questa unità C data da A + B) il cui con–tenuto dis–tintivo o identitario è posto quale l’ab–solutamente altro da ogni ri–levanza posizionale, si ad–ferma che non entrambi gli elementi con–stituenti–la possano avere ri–levanza posizionale, e dunque identità propria, bensì solo l’elemento della positività del significare di C (A in quanto ad–parizione dell’in–contrad–dittorietà del significato “Nulla = Nulla”), l’elemento rap–presentato dal con–tenuto di questa positiva significazione non invece potendo avere ri–levanza proprio in quanto esso è Non–ri–levanza–posizionale (B in quanto con–tenuto del significato in–contrad–dittorio “Nulla” o Nulla quale auto–contrad–dittorietà in–ad–paribile). Pertanto, si ad–ferma essere la sin–tesi originaria, non mai potendo B “fare parte per se stesso”.

È la sin–tesi epperò ad avere ri–levanza posizionale, cioè identità, e non gli elementi che la con–stituiscono: si con–viene, ma nondimeno si domanda che cosa con–ferisca identità o ri–levanza posizione alla sin–tesi, ossia ci si chiede come possa questa particolare sin–tesi (C = C; C diversa da ¬C) di positiva significazione (A) del Nulla e di con–tenuto di questa significazione dis–tinta (B), acquisire questa solo propria o dis–tintiva significazione o identità (C) — a punto in modo da poter stare, come sta, e in sé, e di contro all’altro da sé, in questa solo propria ri–levanza posizionale — dall’essere una significazione (A) e non al contrario dall’essere questa specifica significazione (B)?

Come può ossia essere l’essere un’identità (A), una significazione, una rilevanza posizionale, un’in–contrad–dittorietà, un’unità onto–tautotetica, ebbene una sin–tesi, a dis–criminar–la da ogni altra identità, significazione, rilevanza posizionale, in–contrad–dittorietà, sin–olarità onto–tautotetica o sin–tesi, e non invece l’essere questa (particolare) identità (B), questa significazione, questa ri–levanza posizionale, questa in–contrad–dittorietà, questa re–lazione onto–tautotetica o (il con–tenuto di) questa sin–tesi?

Ebbene, il momento dell’in–contrad–dittorietà (A) del con–creto significato Nulla (C) fornisce a detto significato il proprio stare, il proprio avere un’identità, una posizionalità, il proprio essere altresì, ma non è esso a fornire al con–creto significato Nulla questo ex–clusivamente suo significato, giacché l’essere un significato (A) non lo dis–tingue da tutti gli altri significati, bensì è l’essere questo particolare significato (B) a di–partir–lo dall’altro da sé e render–lo uno (C) contro essa contrad–dittorietà di–partita. Non può dunque che essere il con–tenuto della sin–tesi del con–cetto di Nulla, cioè il con–cetto di Nulla, a con–ferire alla sin–tesi la propria identità, egualmente ad ogni altra unità sin–tetica o uni–dualità. E nonpertanto qui, si con–viene, ci troviamo d’in–nanzi a una sin–tesi dalla significazione particolare, di–versa da ogni altra sin–tesi, proprio poiché il con–tenuto o significazione di questa sin–tesi che, come già ex–posto–si, in quanto con–tenuto le con–ferisce, egualmente a ogni altra sin–tesi, la propria identità o dis–tintività, ebbene a punto specificità di significazione, non può stare o avere fondamento in–se–stesso, ovvero non può stare se non già stante–ci non già essa stessa sin–tesi dalla significazione particolare, della significazione ossia di “Non–ri–levanza–posizionale”, e non della significazione di “Significazione”, bensì di questo stesso uni–versale della Significazione che con–ferisce a questa partizione del cat–egoriale fondamento. Ogni identità o significazione sin–tetica è e sin–tesi, e questa sin– tesi, ma ex–clusivamente questa sin–tesi particolare (C) significa Non–significazione (B), per cui necessita dalla pre–liminare posizione della Significazione–in–se–stessa (A) per poter essere o significare Non–significazione (B), ante–cedente posizione della Significazione– in–se–stessa solo entrando in re–lazione o sin–tesi (“distinti ma non irrelati”) con la quale il solo proprio con–tenuto identitario può acquisire significazione e così a punto significare se stesso quale “Non– significazione–in–se–stessa”.

Analizzando nondimeno il con–tenuto identitario o uni–duale della significazione sin–tetica “Significazione–in–se–stessa” (Significazione(1) = Significazione(2)) si è più volte di–mostrato come esso non possa stare nell’Origine, pur se sta, in quanto cat–egoriale, nel principio di ogni significazione particolare, poiché essa stessa significazione uni–versale, per essere e così essere, cioè per poter essere questa significazione “Significazione uni–versale”, deve a sé pre–sub–porre l’Uni–dualità–in–se–stessa. Ci si chiede pertanto se questa significazione particolare “Nulla” sia una delle particolari significazioni che con–seguono all’ad–vento — a propria volta come detto “a qualcosa” necessariamente con–seguente — della Significazione uni–versale, cat–egoriale Ri–levanza Posizionale solo ad–traverso il soprag–giungere della quale si dà al “Nulla” la possibilità di così significare, o se non sia per caso essa significazione particolare a pro–por–si quale principio e fondamento aut–entico di ogni significazione, causa e ragion d’essere pertanto della stessa — sub–cessiva — Significazione in–seitale o cat–egoriale.

Però, se così fosse, ci troveremmo d’in–nanzi a questo con–tenuto particolare che sta al principio e di ogni stare e di ogni significare, epperò anzi–tutto, proprio per poter così (“Origine”) stare o significare, cioè pre–cisamente per poter stare o significare come principio dello stare e del significare, deve già esso stesso poter stare o significare, e deve poter–lo fare in–dipendentemente (= abs–tratto) dallo stare o significare dello Stare–in–se–stesso o del Significare–in–se–stesso, poiché lo stare o significare di quello si è a punto posto con–seguire allo stare o significare di questo.

Dove pertanto può in principio trovare la Non–significazione significazione — posto che ad–pare significare —, ab–sente, giacché con–seguente o ancora da con–seguir–si, la Significazione–in–sé, se non nell’auto–significar–si proprio in quanto Non–significazione–alcuna? E pertanto, il principio aut–entico di ogni significazione (= di ogni ri– levanza posizionale) non sarà forse questo stesso Auto–significar–si (= auto–por–si–in–ri–levanza) — che già si è dis–coperto pro–gressivo —del Non–significante–in–se–stesso?

Ebbene, il reale o aut–entico fondamento che ad–volge (= Orizzonte trans–scendentale) la positività di ogni significare altro non ulteriormente anche qui ed ora e sotto questi particolari ri–guardi ri–ad–pare essere se non lo stesso pro–cesso di significazione del Negativo–di–ogni–significazione, ovverosia il solo proprio auto–contrad–dittorio o im–manentemente dis–giuntivo già originario ad–puntar–si (= in–stituir–si, fondar–si) presso la per–sistenza o con–sistenza (= positività, significazione, ri–levanza posizionale, essere) di tale solo propria co–erenza identitaria (momento dell’in–contrad–dittorietà del Nulla o tauto–logia prima [Diversità = Diversità], identità aut–entica altresì), ex–actamente nell’attimo — uni–duale — di questo stesso proprio a–bissale o ab–solutamente liceo ad–tribuir–si (= de–terminar–si, de–cidersi, dis–tinguer–si, voler–si, pro–por–si, ipo–tizzar–si, pro–gettar–si) essa stessa significazione di Negazione–di–ogni–significazione (si ram–menti ancora essere il “No” originario non re–attivo né re–lativo ris–petto ad un’ad–fermazione già presente, ma ab–soluto, a–bissale e auto–ctico, ad–fermativamente auto–re–attivo epperò), Altro–da–ogni–per–sistenza (= Dia–venienza, Orizzonte), Dif–ferente–da–ogni–con–sistenza (= Nullità, Vacuità, Potenza), Oltre–passamento–in–sé e dunque oltre–passamento di questa stessa ipo–stasi prima o, prima, omni–ad–volgente o in–trans–scendibile (= in–reversibile) formulazione o pro–posizione della propria significazione di Non–significazione, superamento ossia dell’essere di questo suo essere Dover–essere, dell’identità di questo suo auto–eguagliar–si in quanto Dis–tinguente–si, della per–manenza di questo suo per–manere giacché Altro–da–ogni–per–manenza.

L’aut–entica significazione (= essere, identità o per–menza) dunque, proprio in quanto significazione–del–Non–significante (= essere–del–Dover–essere, identità–del–Dis–tinguente–si e Per–manenza–dell’Altro–da–ogni–per–manenza), nello stesso in–stante d’auto–pro–posizione del proprio con–tenuto significante(–si), già si dis–tacca da esso stesso suo con–tenuto, ebbene da ciò che essa significa, cioè si dis–tacca da se stessa (in quanto significazione si dis–tacca da questa [sua] significazione [di Non–significazione]), e dis–taccando–si con–sente a questo stesso suo dis–taccato con–tenuto di stare, per–sistere, essere, essere–eguale–a–sé, e a punto significare.

Nondimeno, dis–taccando–si, essa significazione non re–cide la co–erenza identitaria del sé che la de–termina (questa aut–entica significazione, infatti, si ri–ad–ferma, non è de–terminata dall’essere significazione, ma dall’essere questa significazione), non perde il legame–con–sé, col proprio con–tenuto (momento dell’in–contrad–dittorietà del Nulla o Auto–contrad–dizione), proprio giacché questo stesso sé così pro–filante essa medesima sua significazione, si con–ferisce l’identità o a punto l’eidetica peri–metrazione dis–tintiva di Re–cisione–in–sé, Dis–taccante–si, ebbene si co–alesce o co–erentizza, co–rela o im–morsa il sé–al–sé, proprio e pre–cisamente poiché il con–tenuto di esso stesso sé (momento dell’auto–contrad–dittorietà del Nulla o Auto–contrad–dizione) per–siste — in–contrad–dittoriamente o in–re–cedibilmente — nell’essere Dis–secazione.

Eppure, se sì, in quanto, in ab–soluta o a–bissale liceità, vuole per–sé questa significazione (di Non–significazione), già significando (e così: sin–olarità onto–tautotetica) l’Originario si dis–tacca da sé, epperò, a punto dis–taccato–si dal con–tenuto del sé (Non–significazione), significa (= è, per–mane), e così dis–taccando–si–dalla–significazione–del–sé, ri–trova questa stessa Significazione–del–sé; non e mai — proprio ri–trovando–la e sempre identica — può nonpertanto ri–trovar–la identica e per sempre (l’In–nanziante–si, ri–trovando–si, si ri–trova identico, altrimenti non si sarebbe ri–trovato, epperò, proprio identico ri–trovando–si, non si ri–trova identico, cioè ex–actamente lì dove già era, ma si ri–trova a punto già in–nanzi o già dif–ferente): ri–trovando l’ad–puntar–si originario (T = 0) nell’in–recedibile co–erenza del sé (momento dell’in–contrad–dittorietà del Nulla: Diversità = Diversità), cioè ri–trovando la propria in–oltre–passabile pro–posizione identitaria archea, ri–trova la dif–ferenza–entro–sé, cioè ri–trova il–sé–in–nanzi–al–sé (T = 1).

Ebbene, se ad ogni necessaria (momento dell’in–contrad–dittorietà del Nulla) ri–con–quista dell’identità del sé, se ossia ad ogni in–contro–vertibile ri–trovamento del con–tenuto dell’ad–puntar–si originario, esso stesso Originario si con–quista ulteriormente, si ulteriormente ad–ferma, invero si ad–prossima maggiormente a questo proprio pristino a–di–mensionale o dis–tinto sé in sé Ultimità, allora il con–tenuto della ri–levanza posizione aut–entica o prima, altro non significa se non a punto Orizzonte ex–tremo, In–nanzi trans–scendentale (dunque il punto, in T = O, con–tiene l’Orizzonte).

E nondimeno, se ciò che ri–trovando l’identità sua archea in–nanzi ad–ferma esso stesso sé di trans–scendentale Con–quista, si dà quale Contrad–dittorietà — e proprio così dando–si ad–sume (anzi–tutto) per sé questa struttura dell’identità, essa struttura aut–entica o contrad–distintiva (poi di–venuta) comune dell’identità essente la sua stessa identità —, allora il suo pro–gressivo ad–fermar–si non può che ad–un–tempo essere l’eguale–e–contrario ad–fermare la propria contrad–dittorietà, cioè ad–fermare o porre (= positività o ri–levanza posizionale) ogni (puntuale) in–contrad–dittorietà con–seguente — entro la propria contrad–dittorietà di Contrad–dittorietà — la propria originaria o in–terna in–contrad–dittorietà (cioè il punto [o piuttosto l’ad–puntar–si] dell’Orizzonte stesso), deuteriormente ad–fermando o ponendo il punto dell’In–contrad–dittorietà–in–se–stessa, ulteriormente ad–fermando o ponendo tutti i punti (tà pánta): dunque se, in T = 0, l’Orizzonte originario con–tiene — nella dis–tinzione del–sé–col–con–tenuto–del–sé — solo il proprio ad–puntar–si (il–sé), cioè l’unica contrarietà in sé presente è la Contrarietà–a–sé, ebbene la contrad–dittorietà interna o con–stitutiva, intrin–seca altrettalmente o identitaria del pari (il–con–tenuto–del–sé essendo a punto dis–tinzione–del–sé–dal–sé) — intera o identitaria e quindi in–oltre–passabilmente sempre presente epperò a punto orizzontale o peri–metrale, trans–scendentale od omni–ad–volgente —; in T = 1 esso con–tiene — nella dis–tinzione tra–il–sé–fatto–si–uno–di–contro–all’altro–da–sé (cioè con–tiene nella propria contrad–dis–tinzione, epperò, egualmente, con–tiene — aut–enticamente — in–sé in quanto Contrad–dis–tinzione–in–sé) l’in–sé In–contrad–dittorietà o Significazione, ebbene la propria contrad–dittorietà ex–terna o contrarietà extrin–seca (quindi, per tornare all’esemplificazione da cui si è partiti, in T = 0, B, cioè il momento dell’auto–contrad–dittorietà del Nulla, con–tiene ex–clusivamente A, cioè il momento dell’in–contrad–dittorietà del Nulla, A che a sua volta con–tiene ex–clusivamente B; in T = 1, B con–tiene e A, e S [S = Significazione–in–sé], nella dis–tinzione [Bin T=0 diverso da Bin T=1], mentre nella puntualità o a–di–mensionalità di A [il–sé–fatto–si–uno–di–contro–all’altro–da–sé o co–alescenza identitaria di B] per–mane — e sempre o in–e–radicabilmente via via — l’ex–clusività di B [cioè del con–tenuto dell’unità o a–tomia identitaria prima, il–sé dell’in–sé Dico–tomia; B = B, e non — mai — altro, ma B = Diversità, dunque Diversità = Diversità: momento dell’in–contrad–dittorietà o identità del Nulla o Alterità–con–sé {si ram–menti altresì che è B ciò che con–ferire alla sin–tesi dis–tintività identitaria, per cui A — la co–erenza dell’identità — non può non già in principio e sempre avere per carattere o modo d’essere B, e pertanto, come sopra, sì B è già in origine in–contrad–dittoriamente B — l’Orizzonte archeo–escate od omni–volgente non può essere trans–sceso —, A essendo proprio l’in–contrad–dittorietà di B, ma essa in–contrad–dittorietà è in–contrad–dittorietà a punto del Trans–scendente o Pro–gettuale, per cui l’in–contrad–dittorietà di A — cioè l’in–contrad–dittorietà aut–entica — altro non è da in–tender–si se non quale teleo–logico pro–cedere della Contrad–dittorietà — B — verso l’in–contrad–dittorietà en–telechiale della propria ipo–tesi principiale — e dunque in–oltre–passabile — di Contrad–dittorietà o a punto Ipo–tesi, Orizzonte, Pro–cesso, Trans–scendenza, Alterità, e lì e allora — com–piuta o colmata tutta la propria contrad–dittorietà — Non–essere pienamente o com–piutamente}], per cui B, proprio dis–tinguendo–si pro–gressivamente [Bin T=0 diverso da Bin T=1 diverso da Bin T=O], si con–quista in quanto — pro–leptica o pro–gettuale, Dis–tintività [Diversità = Diversità], ossia ad–em–pie il contrad–dittorio di se stessa, cioè — egualmente — se stessa in quanto Contrad–dittorietà); e in T = O, infine, esso Orizzonte originario con–tiene (ma li con–tiene in quanto negazione della sua ad–fermazione, ossia li con–teniene nell’orizzonte del suo contrad–dittorio di Orizzonte o Contrad–dittorietà, ebbene li con–tiene in quanto ad–fermazioni il cui con–tenuto è altro dalla Negazione ab–soluta o in–seitale), nella dis–tinzione ab–soluta o ex–trema di tutto–con–tutto, nell’ex–austione ossia di ogni possibilità o ulteriorità di dis–tinzione o dis–cretudine (nell’ob–cluso–si epperò ex–aurimento della Possibilità–in–sé o dell’in–sé–Ulteriorità e pertanto, enantio–dromicamente, nella stipata–si dis–cretudine di esso suo contrad–dittorio), ogni di–versità da sé, cioè ogni egualianza–con–sé (con–tenere tutta di–versità da sé, per la Di–versità, si com–prenda come altro non significhi se non con–tenere ogni identità–con–sé, a cominciare da quell’identità–con–sé [A] della Di–versità–in–sé [B] che proprio perciò già dal principio e in–oltre–passabilmente sempre si ex–trema ex–tende l’ad–veniente tutto a circum–dare, si escate altresì pro–tende o pro–leptica a punto quale Orizzonte di ogni identità–con–sé), ogni eguaglianza–con–sé e quindi tutto l’essere (e, nell’esempio, in T = O, B con–tiene pertanto A + S + s1 + s2 > sn, mentre in A vi è sempre e soltanto con–tenuto B, e tuttavia, questo B con–tenuto in A in T = O, non è questo B con–tenuto in A in T = 0, in T = O, B essendo tutta la sua Storia di Contrad–dittorietà).

SEV: Appare, dalle considerazioni svolte, il carattere di orizzonte assoluto che è proprio dell’essere, o dell’intero. Infatti l’essere, che […] è significante in relazione all’orizzonte del nulla, include, nel modo che si è visto, questo stesso suo altro; e questa inclusione è appunto ciò per cui l’intero non lascia altro oltre di sé.

Piuttosto, in con–clusione, se è il Negativo–in–sé (B) a con–tenere ogni positività come negata ris–petto a sé, anzi–tutto con–tenendo in sé — nella solo propria o con–stitutiva, identitaria o im–manente, auto–dis–tintività — la positività–di–sé (A), non ad–pare essere proprio del Non–essere il carattere di Orizzonte–dell’essere, e non dell’Essere? Che cosa non–è, infatti, in–fine, il Non–essere se non tutto l’essere (Lebens–welt)? Oppure, sim–metricamente, che cosa è, infatti, in–fine com–piutamente, il Non–essere, se non l’alterità da tutto ciò che è?

Alberto Iannelli


1 I passi di Emanuele Severino sono tratti da:
Intorno al senso del nulla, Adelphi, Milano 2013.
La struttura originaria, Adelphi, Milano 1981.

SEV: Parmenide porta alla luce l’assoluta nullità del nulla (mè eón, «non essente»). Proprio perché essa è tale, il nulla non può essere qualcosa di «conoscibile» e di «esprimibile» (fr. 2). Infatti si può conoscere ed esprimere solo qualcosa che è, ossia un essente, mentre il nulla, assolutamente, non è un essente. E tuttavia, proprio nell’atto in cui si affermano questi caratteri del nulla, il nulla si presenta come qualcosa di conoscibile ed esprimibile.

Il Nulla si ob–fre all’ob–gettivazione del sé che dell’in–sé con–sente e com–prensione ed ex–pressione, ad–traverso il pro–gressivo ob–gettivar–si o ex–por–si di ogni (sua propria) de–posta (contro–)ad–fermazione (Vestigia), ebbene ad–traverso l’extro–flessione pro–cessiva di tutta la (propria) Storia.

SEV: L’aporetica che intendiamo discutere compete al non essere, non in quanto questo è un certo non essere — ossia è un certo essere (essere determinato) — ma in quanto il non essere è «nihil absolutum», l’assolutamente altro dall’essere, e quindi — si può dire — in quanto è ciò che sta oltre l’essere, inteso questo come totalità dell’essere.

In–teso piuttosto come questa onticità significante la cui ipo–stasi re–ferenziale si di–mostra nella presenzialità eglete dell’ad–fermazione o significazione in qualità di Altro–da–ogni–essere, Orizzonte epperò trans–scendentale non ex–clusivamente di ques’altrettanto significante onticità la cui ipo–stasi re–ferenziale ad–pare quale Totalità–dell’Essere, bensì di a punto ogni onticità significante in quanto tale, ebbene anzi–tutto di se stesso. La Totalità–dell’Essere, infatti, ha sì per significato o ipo–stasi re–ferenziale “ogni–essere”, ma essa stessa significanza, pre–cisamente in quanto questa onticità e non altra, per–siste nella solo propria puntualità identitaria che si di–mostra, in–se–stessa identica–a–se–stessa o im–manentemente con–ciliativa, nel modo o qualità della com–pattezza o identità epperò, pur significando “ogni–essente”, cioè pur avendo entro il proprio significato ogni–essere, non ha né mai può avere entro questa sua stessa onticità significante altra puntualità o identità che non sia se stessa, parimenti a ogni altra identità il cui con–tenuto o ipo–stasi re–ferenziale non sia Alterità o a punto Vacuità–in–se–stessa: l’onticità significante di ogni–essere pertanto, e deuteriormente l’essere od onticità significante “Ogni–Essere”, come già posto–si, di–mora ex–clusivamente entro il dis–volger–si del contrad–dittorio della Contrad–dizione (Ge–schichte), pur se essa lì di–morante sua onticità signficante punta a questa ipo–stasi re–ferenziale che ad–pare quale Totalità–dell’essere–che–avvolge–ogni–essere (non così [auto–]ad–parendo–vi infatti in quanto o nel modo della contrad–dizione o aut–enticità auto–dis–chiusiva nella propria stessa onticità significante Non–onticità), orizzonte del contrad–dittorio della Contrad–dizione ove anzi–tutto od originariamente se stessa trova di–mora in quanto Totalità–aut–entica od Orizzonte omni–ad–ferrante/si.

SEV: Proprio perché si esclude che l’essere sia nulla, proprio affinché questa esclusione sussista, il nulla è posto, presente, e pertanto è. C’è un discorso sul nulla, e questo discorso attesta l’essere del nulla […]. Sì che sembra doversi concludere che la contraddizione è il fondamento sul quale può realizzarsi lo stesso principio di non contraddizione […]. Si dovrà dunque concludere che anche il nulla è. Col che viene esplicitamente negato il principio di non contraddizione.

Sia: il fondamento sul quale ogni identità — e deuteriormente la stessa “fermissima” incontrad–dittorietà dell’Identità–in–se–stessa — trova stabilità e in–re–versibilità, stanzialità e in–concussione, petrosità e con–fine (Oikía), oro–grafia e de–lineazione (Eidos), ordinamento e localizzazione (Ordnung und Ortung), altro in–se–stesso non è se non l’auto–manifestatività dell’onticità pro–lepticamente presenziante–si o endo–contrad–dittoriamente in–stituente–si nella significazione o miliarità di Pro–cesso d’auto–fondazione (Oíkisis) o Dia–venimento ab–soluto (Über–gang, Ge–schichte, das–Werden–an–sich–selbst).

SEV: Se il nulla non è posto, non può essere infatti posto nemmeno il principio di non contraddizione: non porre il nulla significa essere nell’impossibilità di escludere che l’essere sia nulla. Non solo, ma non può essere posto nemmeno l’essere […]. Se l’essere è per essenza ciò che non è non essere, porre l’essere senza porre il non essere significa non porre nemmeno l’essere. Stante appunto che l’essere è per essenza ciò che non è non essere […]. Il principio di non contraddizione esprime appunto la natura del rapporto tra l’essere e l’orizzonte del nulla. Per questo rapporto, da un lato, l’essere implica l’orizzonte del nulla — appunto in quanto si afferma che l’essere non è non essere —; ma dall’altro lato, poiché questo orizzonte è nulla, l’essere non implica nulla, nessun orizzonte. Sì che il principio di non contraddizione, che dovrebbe esprimere quella implicazione, non può costituirsi […]. In altri termini, se il non essere non è, non si può nemmeno affermare che l’essere non è non essere, perché il non essere, in questa affermazione, in qualche modo è […]. Se ogni significato […] è una sintesi semantica tra la positività del significare e il contenuto determinato del positivo significare […] è chiaro allora che il significato «nulla» è un significato autocontraddittorio, ossia è una contraddizione, è l’essere significante come una contraddizione: appunto quella per cui la positività di questo significare è contraddetta dall’assoluta negatività del contenuto significante. In altri termini, ogni significato è sintesi del significato «essere» e della determinazione dell’essere; ogni significato è cioè una positività («essere») determinata. Nel significato «nulla», la determinazione della positività contraddice, in quanto negatività assoluta, la positività, ossia il positivo significare della determinazione […]. Se il significato «nulla» contraddice dunque la positività del suo significare […] è proprio per questa contraddizione […] che può sussistere il principio di non contraddizione. È cioè necessario, affinché si possa escludere che l’essere non sia — che cioè sia non essere —, che il non essere sia; ossia che sussista il significato autocontraddittorio in cui consiste quell’essere del non essere. Se il significato «nulla» non valesse come questa autocontraddittorietà — se il nulla non fosse — […], escludere che l’essere sia nulla sarebbe un non escludere nulla, poiché l’esclusione non avrebbe un termine chiaro su cui esercitarsi: il nulla non apparirebbe nemmeno.

Si con–vieve: per l’Essere, come per ogni altra con–seguente sin–olarità onto–tautotetica, affinché essa positiva dis–tintività solo propria vi sia, cioè affinché vi sia identità, e dunque essere, essere e dunque identità, co–im–plicativamente (“ogni significato è sintesi del significato «essere» e della determinazione dell’essere; ogni significato è cioè una positività [«essere»] determinata”: s’è detto), è necessario che — pre–liminarmente — stia e in–amovibilmente o in–contrad–dittoriamente l’orizzontale o la trans–scendentale di–mensione dell’alterità o contrad–dittorietà di ogni sin–olarità onto–tautotetica, cioè è necessario e che anzi–tutto si dis–chiuda l’endo–mediale Dia–versione–in–se–stessa, e che l’ad–fermar–si di essa Dia–versione non sia — né possa in seguiro di–venire — né nulla, né contrad–dittoria; né con–tingente, né con–cussibile; né potenziale, né ipo–tetica, la re–lazione tra ogni dis–tintività (A) e la solo propria parimenti pre–cisa o dis–tinta contrad–distintività (¬A) necessitando infatti di dis–tender–si tra due punti anzi–tutto entrambi danti–si, e danti–si certi e a–tremidi o a punto pre–cisi e a–con–tinui. Posta essa necessità e il suo con–tenuto, si tratterà nondimeno — e qui ulteriormente — di dis–velare o in–dicare dove e come il Con–tingente–in–sé possa dar–si nel modo della co–erenza in–scindibile, come e dove l’in–sé Contrad–dittorio nel modo dell’in–contro–vertibilità, la Potenza nel modo dell’atto, l’Ipo–tesi nel modo della certezza, il Nulla a punto nel modo dell’essere, si tratterà ovvero e altresì di ancora palesare il modo d’essere dell’Aut–enticità (parimenti si tratterà di di–mostare come possa esser–vi — e vi sia di fatti — uno e un solo punto in se stesso [in dis–tinzione tra le parti o dis–cretudine di–visionale] ad–un–tempo e re–lazione particolare tra la propria dis–tintività e la propria contrad–distintività, e — in essa stessa dis–tintività, ebbene nella stessa re–lazione particolare o solo propria di identità o dis–tintività tra–sé–e–sé —Relazione–a–sé o Contrad–dis–tintività–in–sé).

SEV: L’aporia non può essere risolta […] affermando che il non essere sia come non essere […] poiché per quel tanto che ciò, che si dice «non essere», è, non si può affermare che sia come non essere, ma, poniamo, come idea o presenza del non essere; e per quel tanto che il non essere non è, non può nemmeno essere come non essere […]. Come non essere assoluto, il nulla ha carattere di orizzonte dell’essere:il nulla è infatti l’assolutamente altro dall’essere, o è l’al di là, l’oltre l’essere.

Sì, il Non–essere si dà, ad–pare, si presenta alla manifestatività, epperò, in quanto dis–tintamente se stesso, di–mostra la propria identità (Essentia), la propria pro–filazione (Eidos), la propria sub–stanza (Ousía), pur se di–mostrando–la in quanto ab–sente o, del pari, e altra e contraria da e a ogni con–sistenza. Nondimeno, tale idea, forma od onticità del Non–essere non va pensata come etero–acquisita per com–partecipazione alla cat–egorialità dell’Idea, della Forma o dell’Essere, come se essa di–mensione fosse già in qualche modo data e il Non–essere in essa con–seguente soprag–giungesse e, per re–azione extrin–seca a qualcosa di già dato, de–cidesse per sé questa solo propria identità di Contrarietà o sub–stanzialità di Ab–senza (dunque non già Contrarietà ab–soluta o in–seitale, epperò auto–o–endo–Contrarietà, ma contrarietà [etero–]re–lativa, ossia contrarietà a questa datità altra, ex–terna o dif–ferente dalla Contrarietà e in se stessa auto–nomamente stante nella solo propria puntualità identitaria o dis–tintiva a cui essa contrarietà a punto re–attivamente si co–rela). La soprag–giungenza del Non–essere, si ri–ad–ferma nel qui dis–cettare circa i fondamenti della me–onto–logia, si di–mostra infatti in–(pre–)condizionata, auto–ctica, archea; la contrarietà ab–soluta, o piuttosto auto–relante–si; la scelta o de–cisione della propria identità aut–entica (scegliendo–si in–seitale o intrin–secamente Re–azione, non già ad altro può re–agire se non a se stessa: nell’attimo stesso dell’ad–fermazione prima della Negazione, negazione che va a punto pensata non ad altro da sé re–lata o a–bissale, epperò non pro–ferita ris–petto a qualcosa di già presente, ma aut–enticamente auto–fondativa ossia sorgente dal nulla stesso di sé e della propria “materia”, essa stessa ad–fermazione [ed esso stesso Ad–fermante–si] trova fondamento pre–cisamente nella soglialità di essa Auto–negazione se–movente o pro–leptica, originaria o escate e quindi già in sé ad–volgente ogni ad–fermazione circa la pre–cedenza o sub–cessione sua, anzi–tutto e sempre così circum–dante ogni ad–fermazione che tenti di trans–scender–ne essa ante–cedenza o ad–fermatività originaria).

Non già essendo–vi pertanto alcuna di–mensionalità entro la cui dis–chiusione il Non–essere possa trovare di–mora, sub–strato, con–fine, presenza, essa di–mensionalità — già in origine altresì sub–stante–vi o mostrante–si — non può che ad–venire alla presenza simul–taneamente all’ad–vento di essa endo–dis–chiusiva Volontà–di–Negazione–ab–soluta o in–seitale (proprio in quanto sua presenza, sub–strato, essere, atto etc...): si è così posto. Sì dunque ciò che si vuole Non–essere già ipo–statizza, con tale solo sua propria intrin–secamente extro–flessiva ex–pressione, la di–mora auto–confinativa della propria contrarietà, la di–mora ossia in cui la Potenza trova attuazione, l’Ad–vento presenza e a punto il Non–essere essere, ma proprio volente–si im–manentemente Contra–sto, nell’ex–porre dal sé — nell’auto–im–positivo in–stante dell’ex–posizione del sé — essa ipo–stasi contraria a esso stesso sé, questa medesima in–seità ri–trova se stessa pre–cisamente nel non–essere e, anzi–tutto, questa stessa ipo–stasi, e, deuteriormente, l’in–seità stessa dell’Ipo–stasi, e, sub–cessivamente, ogni ipo–stasi. Si pre–cisa, parenteticamente: essa in–seità ri–trova se stessa epperò, ulteriormente, Dis–tintività–in–sé, ri–trova sé nella dis–tinzione tra sé (questa[ipo–stasi della sua contrarietà]–Questità), e sé (Questità [con–tenuto dell’ipo–stasi della sua contrarietà di Contrarietà–in–sé, epperò Alterità–da–ogni–ipo–stasi]). E pertanto, proprio poiché non la Negazione, come ad–fermato–si, si lascia in–tendere come se necessitasse dell’esser–ci di una pre–cedente ad–fermazione per de–finirsi Altra–da–ogni–ad–fermazione (l’ad–fermazione della Negazione — ancora — è infatti ab–soluta, non ad altro re–agente epperò se non alla propria stessa auto–ad–fermazione); proprio poiché ossia, altrettalmente, è ex–actamente questo suo in–condizionato o pienamente liceo aut–entico Volersi Non–essere–alcun–essere a fondare questa stessa di–mensione — im–manente — dell’essere non già a cui il Non–essere — con–seguendo all’essere — dice “no”, bensì de–terminata o ipo–statizzata da questo stesso “No” ab–soluto o in–seitale, ebbene auto–causativo a punto identitario o pre–cordialmente re–attivo; proprio per questo dunque il voler–si, in principio o a–bissalmente “Negazione” e il voler–si “Negazione–di–ogni–ad–fermazione” non appare dif–ferente, giacché, ancora, nell’attimo ex–atto della sorgenza del Voler–si “Negazione”, l’ad–fermazione trova già fondamento e la Negazione, in questo medesimo uni–duale in–stante aurorale o panto–crate, è già “Negazione–di–ogni–ad–ferazione”, cioè Negazione–di–se–stessa, ebbene Negazione–in–se–stessa, dunque Negazione Ab–soluta, epperò a punto egualmente “Negazione”, e non altro.

Pertanto, ri–prendendo il dis–volgimento che in–daga il fondamento del Non–essere, sì “come Non–essere–Ab–soluto, il Nulla ha carattere di Orizzonte di ogni essere: il Nulla è infatti l’ab–solutamente altro da ogni essere o è l’Al–di–là, l’Oltre l’essere”, ma proprio essendo in se stesso — e in–contrad–dittoriamente — Al–di–là, Ulteriorità, Orizzonte, l’essere, l’identità, la forma e il fondamento del Nulla o del Non–Essere non può che di–mostrar–si aut–enticamente quale l’ipo–statizzar–si pro–gressivo — ovvero il suo pro–cesso di presentazione — della contrarietà (in–terna ossia con–stituente–ne il peri–metro dis–tintivo o identitario) della Contrad–dittorietà–in–se–stessa, l’attuar–si o il sub–stanziar–si suo via via. Proprio quindi in quanto il fondamento o l’essere, l’identità o l’atto, anzi–tutto o aut–enticamente si danno quale contrarietà im–manente della Dia–versione e non quali identità a–sé–stanti o unità onto–tautotetiche dis–tinte–nella–dis–tinzione–dall’Alterità, o egualmente in essa già im–poste in dis–tinzione extrin–seca, non possono dar–si con il carattere identitario dell’ipo–stati deuteriore (Natur, Physis), epperò con i tratti della staticità e della con–ciliazione, dell’eternità della presenza e della com–pattezza, dell’intro–con–tinuità, dell’in–contro–vertibilità e dell’ad–eguatezza veritiera, proprio poiché se così fosse non vi sarebbe dif–ferenziazione o iato tra l’ipo–stasi prima o l’auto–ipo–statizzar–si dell’Originario (tra il suo essere ipo–stasi e il suo essere ipo–stasi in quanto Altro–da–ogni–ipo–stati) e l’ipo–stasi sua deuteriore o extrin–seca (e se vi fosse con–cordia e medesimezza, ulteriormente, tra ipo–stasi prima e deuteriore, essa Originarietà sarebbe Medesimezza–in–se–stessa, ma se così fosse, come più volte già posto–si, non alcuna dif–ferenza e dis–tinzione sarebbe, neppure essa endo–con–ciliata an–auto–causativa Medesimezza cat–egoriale), bensì e di necessità non possono che anzi–tutto e sempre pro–por–si con il carattere identitario o modo d’essere della stessa ipo–stasi prima (Ge–schichte, Geist), epperò con i tratti dell’ad–vento e della lotta, del dia–venimento teleo–logico e della pro–messa di con–quista o dis–tintività ultima, della possibilità, della contrad–dittorietà e dell’ipo–tesi, entro nondimeno l’incontrad–dittorietà auto–re–ferenziale dell’identità o dis–tintività propria, ossia del con–tenuto di questa stessa identità re–lativamente alla quale rap–presentano la contrarietà im–manente o contrad–dis–tintività: non alcuna contrad–dittorietà della Contrad–dittorietà può non già contrad–dire la Contrad–dittorietà (non alcuna in–staurazione può non già in quanto tale e–r[e]ger–si contrad–dittoriamente ris–petto al cadenzato o dis–cretudinario flusso in–staurativo); non alcuna contrad–dittorietà della Contrad–dittorietà può non già con–cordare con essa identità proprio stante in contrad–dizione con essa, non a essa altrimenti non già ad–eguar–si proprio stante in con–cordia con se stessa (non alcuna in–staurazione — essente–ci — può — perciò stesso ed essendo–ci, e così — e–grescere dal peri–metro dell’In–staurante–si).

Di necessità pertanto dante–si l’aut–enticità dell’essere quale ipo–stasi del Non–essere, cioè del Contrad–dis–tinguente–si–in–sé, essa onticità aut–entica non può non già anzi–tutto e sempre avere il carattere del con–tenuto di questa stessa in–seità (Possibilità, Ad–vento, Ipo–tesi, Contrad–dittorietà etc…), epperò, a punto essendo ipo–stasi, cioè in–stituzione o con–cretizzazione trovante fondamento di sé pre–cisamente nell’atto, endo–re–activo, dell’ad–fermazione identitaria del Negazionale, non può che pro–gressivamente con–ferire a esso stesso atto in–stitutivo il carattere dell’in–contro–vertibilità, proprio giacché ogni sua propria ipo–tesi, e anzi–tutto l’ipo–tesi di se stessa, ri–trova sempre l’identità di se stessa, ogni sua propria contrad–dittorietà, e anzi–tutto la contrad–dittorietà con se stessa, ri–con–quista sempre l’unità con se stessa (dis–cordando–si il Dis–cordante–si si con–corda [quale Dis–cordante–si], ipo–tizzando–si l’Ipo–tizzante–si si ad–certa o in–vera [quale Ipo–tizzante–si]): se a ogni tentativo di contro–vertire il Contro–vertibile, esso stesso Contro–vertibile di–mostra la sua ante–cedente presa su ogni (sua) contro–versione, in quanto affinché essa particolare contro–versione possa esser–ci (in actu signato), essa stessa deve già pre–sub–porre a sé o ad–fermare (in actu exercito) l’esser–ci — per ciò (via via di–mostrante–si) fondamentale o cat–egoriale — di ciò che cerca di contro–vertere, il Contro–vertibile stesso acquisisce pro–gressivamente o a posteriori — cioè a ogni tentativo di contro–versione (= con ogni sua lacerazione) — il carattere dell’in–contro–vertibile.

Nondimeno, a dif–ferenza dell’In–contro–vertibilità–in–se–stessa, già da sempre, ossia dal tempo del proprio (deuteriore) soprag–giungere, in–contro–vertibile (proprio poiché il suo modo di essere o carattere non può se non già da sempre co–in–cidere con la propria identità, la propria medesimezza soprag–giungendo pre–cisamente giacché Co–in–cidenza–del–sé–col–sé), la Contro–vertibilità–in–se–stessa non può che ex–clusivamente in fine (o nell’attimo del proprio com–pimento ex–austivo) con–quistare esso modo di essere deuteriore o carattere di certezza, esso modo di essere o carattere ossia primariamente — nell’extrin–secità — contrario alla propria stessa identità di Contrarietà, non può cioè che di–venire com–piutamente — o a punto in–contro–vertibilmente — il proprio altro nell’in–stante ex–acto in cui ab–solutamente de–termina il proprio essere Non–essere o Alterità (seppur qui e ora già si mostra il carattere — già presente dall’origine [poiché soprag–giunge oltre l’origine il suo essere Originario] — omni–ad–volgente o in–contro–vertibile della Contrad– dizione originaria, giacché già qui e già ora si di–mostra la necessità che ogni con–futazione la co–im–plichi e pre–sub–ponga, epperò ri–ad–fermi e non già e–limini, questo stesso carattere — che altro non è se non la staticità o in–reversibilità del Pro–cedere [se la certezza o verità aut–entica o fondativa è l’ab–senza di certezza e verità, o la verità o la certezza dell’Ab–sente–da–verità o dell’Ab–sente–da–certezza; se l’aut–entica o trans–scendentale forma ipo–statica è il trans–volgente di–venire di ogni forma, essa stessa forma della verità archea non può che fondar–si proprio sul trans–volgimento di ogni verità e di ogni forma — cioè, a–bissale, non può che fondar–si su se stessa —, per cui il suo fondar–si non può che dar–si pro–cessualmente, ovvero non può che avere esso stesso il carattere del di–venire] — non può non avere ancora il carattere o modo d’essere della possibilità e dell’ipo–tesi, cioè non può non essere ancora se stesso [essendo, non può non esser–ci in quanto stesso], per cui solo con–quistando la cessazione di se stesso — in qualità di Possibilità e Ipo–tesi —, solo nell’attimo sogliale ovvero di com–piuta con–quista della de–terminazione solo propria — di questo sé che si pro–mette Cessante–si–in–sé —, può con–quistare l’in–contrad–dittorietà — o eternità — di se stesso giacché Mortalità–in–sé).

L’originalità della Contrad–dittorietà ad–pare oltre la propria origine, e così esso stesso suo carattere di in–contrad–dittorietà o trans–scendentalità omni–ad–ferrante–si: s’è detto. Ob–corre tuttavia non di–menticare che è proprio della Contrad–dittorietà–in–sé, ovvero dell’Ipo–tesi o Potenza (egualmente dell’Ultimità–in–sé), ebbene dell’identità tutto, archeo–escate, ad–volgente e anzi–tutto se stessa, che questo stesso suo carattere in–contro–vertibile ad–pare e ad–pare come originario o già da principio a punto di–morante presso questa identità del Contro–vertibile–in–sé; pertanto, proprio giacché ciò che pro–cede verso il com–pimento — tutto, omni–ad–volgente(/si), con sé con–ducendo — è essa stessa medesimezza di Potenza e Contro–vertibilità, questo stesso carattere di in–contrad–dittorietà (e di in–contrad–dittorietà originaria) — ad un certo punto soprag–giungente dalla potenza cetera del Dia–veniente–si — non può che anch’esso con–correre verso l’ultimità ex–austiva dell’Origine (ebbene della stessa identità di cui è carattere), epperò anch’esso stesso com–partecipare dell’identità di esso Dia–veniente–si a cui — in un certo o dis–creto in–stante del proprio s–viluppo — pre–cisamente ad–tribuisce questo modo d’essere dell’in–contrad–dittorietà.

Sintantoché perciò vi sarà potenza re–sidua entro la Potenza–in–se–stessa, ovverosia sintantoché vi sarà la Potenza–in–se–stessa (essente–ci, non può che esser–ci come Potenza, ed essendo–ci quale Potenza non può che essere potenziale, ovvero avere entro sé re–sidualità d’ulteriorità, contro–vertibilità o a punto possibilità: con–quistando il proprio com–pimento ex–austivo, non com–pleto il Vuoto può ancora essere, non attuato o ex–aurito il Potenziale ancora possibilizzare l’ulteriorità, ma proprio ex–actamente lì e allora in–contro–vertibilmente sarà o massimamente per non più oltre [poter] essere); sintantoché, egualmente, l’ad–veniente–si Contrad–dittorietà–in–sé non avrà extro–flesso ogni sua contrad–dittorietà, il carattere stesso di necessità o in–contrad–dittorietà che già qui ed ora si manifesta ad–partener–le, e già da sempre (“qualunque dis–tinta ipo–statizzazione della contrad–dizione del Contrad–dittorio possa di–venire ex–posta [in actu signato] dalla nullità re–liqua di esso stesso Contrad–dittorio o Possibilità non già può contrad–dir–la, piuttosto al contrario già raf–forzando–la [in actu exercito] o in–nanzi inverando–ne l’in–contrad–dittorietà od omni–ad–ferranza”), non può non essere se non contrad–dittoriamente o ipo–teticamente (ex–actamente così non il carattere dell’omni–preliminarietà — che nondimeno già qui ed ora si dà e secondo necessità — dell’Ultimità–in–se–stessa può com–piutamente essere se non in ultimo: “ogni cosa” [tà pánta], dalla Necessità al Fondamento, dall’Origine all’Originarietà della Contrad–dizione, di–mora entro il pro–cesso che tutto e anzi–tutto se stesso contro–verte, anche la stessa sua in–reversiblità, anche la stessa sua in–trans–scendibilità pan–peri–mentrale, anche la stessa sua fondamentalità [Hypo–keímenon] e finanche essa stessa sua omni–di–moralità, ma non cionondimeno mai si è di–mostrata la possibilità della contro– versione del pro–cesso [invece ad–parendo e anzi–tutto, si ram–menti, l’In–ad–parente–in–sé o Non–essere: “Se il nulla è nulla, il nulla non è e non significa nulla; e quindi non può nemmeno apparire”], bensì già si è extro–flessa l’eglete sua in–re–versibilità che tutto e anzi–tutto se stessa a com–pimento a punto in–contro–volgibilmente con–duce).

Il carattere in–contro–vertibile del Contro–vertibile ha sì dunque qui e ora il carattere del contro–vertibile, ma di–mostrato–si l’identitario pro–gressivo con–quistar–si il carattere di in–contro–vertibile da parte del Contro–vertibile che tutto co–involge e a com–pimento con–duce, questo stesso carattere qui e ora contro–vertibile del carattere in–contro–vertibile del Contro–vertibile con–quista parimenti pro–gressivamente in–contro–vertibilità: pro–gressus in finitum, co–in–cidentia in puncto, con–vergentia ad piram, Escatía, cuspide della pirramide visiva (“quello luogo dove il razzo centrico ferisce, e per questo il chiamo punto centrico”), Geviert, Dämmerung, Ragnarøkkr.

Ovvero, altresì a ri–con–fermar–si, sì non si può in–contro–vertibilmente ex–clude che e–gresca dalla re–sidualità dell’in–nanzi dell’Orizzonte–in–sé — Orizzonte–in–sé o in–sé–In–nanzialità da cui si è già invece manifestata l’ex–clusione o im–possibilità della possibilità dell’e–gressione (da detto Orizzonte trans–scendentale) della contro–versione del Contro–vertibile (e da cui si è già ad–palesata l’in–reversibilità di questa e di ogni manifestazione), ovvero da cui già è stata extro–flessa nella presenzialità dell’ad–parenza l’in–contro–vertibilità della Contro–vertibilità la sempre sua propria de–stinazione epperò alla massima de–finizione del sé — la contro–versione dell’in–contro–vertibilità della Contro–vertibilità–in–sé, e ciò proprio sino a quanto essa stessa Contro–vertibilità, che tutto ad–ferra (che tutto ossia, altrettalmente, qui ed ora ad–pare ad–ferrare), ci sarà, proprio sino a quando ovvero ci sarà un orizzonte, una possibilità, proprio sino a quanto pertanto ci sarà orizzonte–nell’Orizzonte, possibilità–nella–Possibilità, ma l’esser–ci stesso di questa im–possibilità di in–contro–vertibilmente ex–cludere l’e–gressione della contro–versione dell’in–contro–vertibilità della Contro–vertibilità–in–sé, non già ad–nulla l’in–contro–vertibilità del Contro–vertibile, bensì la — ulteriormente — con–ferma o raf–forza, proprio giacché questa stessa im–possibilità d’im–por–si della in–contro–vertibilità (del Contro–vertibile) di–mostra ex–actamente il carattere di in–contro–vertibilità o im–possibilità di con–futazione, oltre–passamento, ad–nullamento o a punto contra–versione della Contro–vertibilità–in–se–stessa, cioè, ancora, ri–ad–ferma e ri–ad–testa, ri–di–mostra del pari nella solo propria corrusca eideticità, e la sua originarietà e la sua omni–ad–ferranza: se si im–ponesse l’in–contro–vertibilità del Contro–vertibile, infatti, il Contro–vertibile sarabbe vinto da un’altra identità nello stare della propria stessa identità, stare identitario che verrebbe così pro–fligato, dis–velto, ma questo stesso non poter–si im–porre di detta in–contro–vertibilità sul Contro–vertibile, im–possibilità che im–plica la stessa vittoria del Contro–vertibile sull’In–contro–vertibilità, im–plica a sua volta — o a punto ulteriormente con–ferma — essa stessa sua in–contro–vertibilità invitta, ovvero viepiù in–nanzi pro–pelle la Contro–vertibilità verso la con–quista — ultima, com–pleta o a punto in–contro–vertibile — del sé, dell’ad–empimento proprio epperò di Pro–gettazione.

L’essere aut–entico del Non–essere non altro pertanto si è di–mostrato in con–clusione essere se non l’orizzonte di dis–tinzione di ogni essere, ovvero, enantio–dromicamente, il contro–orizzonte od orizzonte di contrad–dis–tinzione del Non–essere od Orizzonte–in–sé, orizzonte dis–tintivo dell’essere o (contro–)orizzonte contrad–dis–tintivo del Non–essere o Contrad–dis–tintività in cui trova di–mora e fondamento ogni essere e anzi–tutto esso stesso essere (aut–entico) del Non–essere, in–stituito–si proprio in quanto prima o im–manente, identitaria o dis–tintiva, contrad–dittorietà della Contrad–dittorietà, epperò Orizzonte–di–dis–tinzione–di–ogni–essere–o–dis–tintività–ulteriore, contro–orizzonte a punto dell’Orizzonte–in–sé già simul–taneamente all’auto–ctisi di esso stesso Orizzonte–in–sé — ovverosia identitariamente — dis–tinto (e dis–tinto per–masto) tra il suo essere (una) identità e dunque contrad–dittorietà dell’Alterità, e l’essere Alterità–in–sé di essa stessa identità contrad–dittoria, tra il sé, ancora, come in–stituzione del sé (contro–orizzonte o contrad–dis–tinzione [Io] dell’Orizzonte o Contrad–dis–tintività), e il sé che è giacché in–stituzione del sé o del sé pro–cesso in–stitutivo (Orizzonte o Contrad–dis–tintività), ebbene l’in–sé Ad–cader–si (= l’in–sé Storia).

SEV: Se il nulla è nulla, il nulla non è e non significa nulla; e quindi non può nemmeno apparire […]. Il costituirsi del principio di non contraddizione […] non esige che non esistano significati autocontraddittori, ma che l’autocontraddittorietà sia come tolta; o quel principio si realizza solo in quanto si realizza quel significato autocontraddittorio. Se è per questa autocontraddittorietà che si può affermare che l’essere non è non essere — dove, ripetiamo, questo non essere è il momento incontraddittorio del «non essere» come significato autocontraddittorio —, ciò significa che il nulla è nulla, secondo quanto esige il principio di non contraddizione, solo in quanto il nulla (che come nulla non presenta un significare contraddittorio) è momento semantico del nulla come significato autocontraddittorio […]. L’incontraddittorietà del nulla, il nulla come nulla, si manifesta dunque solo in quanto il nulla sia tenuto fermo come momento del nulla come significato autocontraddittorio. Ché, se daccapo si dice che, dunque, il nulla come nulla «si manifesta» e dunque è, è da ripetere che questo manifestarsi, questo essere, è appunto l’altro momento della concreta autocontraddittorietà. «Il nulla non è, e quindi non ha nemmeno la capacità di manifestarsi; il nulla è l’assolutamente negativo»: tutto ciò può essere detto solo in quanto questo che si dice sia tenuto fermo come momento dell’autocontraddittorietà: l’altro momento è il positivo significare del contenuto di questo dire.

Si ponga pure l’articolar–si del dis–corso attorno al nulla in una duplicità di “momenti” dis–tinti: il momento dell’in–contrad–dittorietà semantica, della manifestatività ad–fermativa di questa identità in sé auto–contrad–dittoria (“il nulla è nulla”), che si dà, epperò è, epperò non può essere altro da ciò che è, ossia è (in eterno) a punto in–contrad–dittoriamente se stessa; e il momento dell’auto–contrad–dittorietà (il “«non essere» come significato autocontraddittorio”), il momento invero del con–tenuto con–creto di questa ad–parenza o identità in–contrad–dittoria (nulla = nulla), cioè il nulla come l’ab–solutamente negativo e dunque l’in–sé in–ad–paribile entro la positività. Solo ponendo questa dis–tinzione tra significazione in–contrad–dittoria (Signifiant) e significato auto–contrad–dittorio (Signifié) di questa ad–partente significazione può sub–sistere il “discorso sul nulla”, poiché ogni ad–fermazione su di esso (cioè già re–lativa ad esso) trova così di–mora salda e in–trans–volgibile entro la positività (eterna) del significare.

SEV: In quanto i due momenti si distinguono, nel primo in quanto distinto dal secondo non è contenuto il secondo; onde il nulla è lasciato nella sua assoluta o incontaminata negatività […]. Restando in evi-denza l’assoluta negatività del nulla — e cioè il nulla come significato incontraddittorio, onde esso non può nemmeno essere visto come un che di presente — si rileva l’impossibilità che intercorra una qualsiasi relazione (come quella che il principio di non contraddizione verrebbe a realizzare) con la negatività assoluta — ossia con ciò che, in quanto questa negatività, non può nemmeno manifestarsi.

Si ponga dunque dis–tinzione tra i due momenti del nulla e si ponga ulteriormente l’im–possibilità che l’essere si ri–ferisca al momento auto–contrad–dittorio del nulla, ri–ferendo–si altresì al (suo) momento in–contrad–dittorio e ciò già nella stessa formulazione ab–soluta del principio di non–contrad–dizione: “l’essere è essere e non è non essere (il nulla non è e non può essere)”. Ciò posto–si, resta nondimeno da con–durre a manifestazione la re–lazione che inter–corre tra essi due momenti, l’uno dei quali è stabilito essere in re–lazione con l’essere nel principio fermissimo (e nella formulazione sua uni–versale, e in ogni formulazione particolare, ebbene nella formulazione di ogni identità: A è A e non è non A), l’altro quale ab–solutamente in–relato a esso stesso essere (e ad ogni essente). Posta questa re–lazione “entro il (dis–corso sul) nulla” pertanto, si tratterà di ulteriormente inter–rogare questo “medio” (“il nulla come significato incontraddittorio”) che con–sente — a punto ad–traverso il proprio mediale frap–por–si — l’in–relazione tra i due ex–tremi, entrambi nonpertanto ad–comunati dalla co–relazione a esso stesso medio, in modo da ulteriormente verificare se davvero non vi sia una qualche re–lazione anche tra questi stessi due ex–tremi che proprio questo tra loro por–si del medio con–sente di essere in re–lazione di in–relazione.

SEV: È chiaro che […] l’aporia può costituirsi in quanto, a un tempo, si perde totalmente di vista (in actu signato) il momento del positivo significare del «nulla», e insieme non lo si perde di vista (in actu exercito). Se questo momento fosse totalmente assente, non posto, non sussisterebbe nemmeno il discorso aporetico: il «nulla» resterebbe ignorato, poiché il parlarne costituirebbe appunto la presenza di quel momento dal quale, per altro, si prescinde assolutamente.

Si con–viene: se fosse totalmente ab–sente il momento del positivo significare o dar–si alla manifestatività della presenza del nulla, esso nulla in–teso come ab–soluta Negatività o Auto–contrad–dittorietà–in–sé, non ad–parirebbe neppure, per cui non si darebbe la possibilità di ad–fermare alcun dis–corso su di essa ob–gettualità. L’essere pertanto (e così ogni ente) può ri–ferirsi, “nel rap–porto di non contrad–dizione”, al non essere, proprio poiché esso non essere ad–pare, sta, pre–cisamente o dis–tintamente si ad–punta o in–dividua nella solo propria posizione identitaria che a punto in–contrad–ditoriamente o in–trans–volgibilmente stando presso se stessa può fungere da punto di re–lazione con l’essere (e con l’ente).

SEV: Sì che l’essere, escludendo, nel rapporto di non contraddizione, il non essere, inteso come significato incontraddittorio, esclude bensì un distinto dalla positività costituita dall’altro momento dell’autocontraddittorietà, ma non un irrelato rispetto a questo momento. Come distinto, il nulla–momento non è autocontraddittorietà, e pertanto può porsi in relazione di contraddizione con l’essere; ma proprio perché il nulla–momento è un distinto e non un irrelato all’altro momento, non accade che l’essere, riferendoglisi, nel rapporto di non contraddizione, non gli si riferisca. E cioè l’essere, nel suo riferimento al nulla, lo esclude come il suo contraddittorio solo in quanto si riferisce al nulla–momento; momento che, d’altronde, sta in relazione al momento del suo positivo significare, e per questa relazione — che è la stessa autocontraddittorietà del «nulla» come significato concreto — sopporta o è in grado di stare in relazione di contraddizione con l’essere.

Ovvero: l’Essere si ri–ferisce nel modo dell’ex–clusione all’identità in–contrad–dittoria del Non–essere, cioè al suo essere e un ente, e un’identità, e una positività (sub–stantia = “sopporta la relazione con l’essere”), e una presenza manifesta, per cui si con–stituisce una con–giunzione — nel modo della dis–giunzione — tra il punto dell’identità dell’Essere e il punto dell’identità del Non–essere. Inoltre, per poter–si porre a punto come inter–medialità delle due ex–tremità non re–labili, esso medio non può non entrare in re–lazione con entrambe, non può ossia non entrare in re–lazione anche con il momento auto–contrad–dittorio del Non–essere. Pertanto, il Non–essere incontrad– dittorio si ri–ferisce al non essere auto–contrad–dittorio nel modo della dis–tinzione (“un dis–tinto ma non un in–relato”), cosicché ad– traverso questo duplice ri–ferimento del Non–essere in–contrad–dittorio e all’essere, e al Non–essere auto–contrad–dittorio, può sub–sistere l’in–contrad–dittorietà e dell’Essere e di ogni altra identità. Ci si chiede nonpertanto se B possa ri–ferir–si e ad A, e a C, senza che ciò già non co–im–plichi ad–comunanza (e perciò re–lazione) tra A e C stesse.

SEV: Certamente il nulla è significante come assoluta negatività, in quanto è momento: ma questo suo essere appartiene all’orizzonte che resta escluso dalla negatività assoluta […] questo stesso suo essere momento appartiene alla struttura del suo positivo significare. L’assolutamente altro dall’essere, in quanto altro dall’essere, non è un essere; ma in quanto è significante come l’assolutamente altro dall’essere è un essere, una positività. La positività di questo significare non è inclusa in ciò che questo significare significa, non determina ciò che questo significare significa. La contraddizione del «nulla» sta appunto in questo, che il significare è il significare dell’assolutamente non significante: non sta nel fatto che il non significante significa il significante (ha il significato di «significante»), ma che il non significante è significante come non significante.

Sia: l’auto–contrad–dittorietà del nulla con–siste ex–actamente in questo: essere come Non–essere, significare quale Non–significazione, presentar–si in qualità di Altro–da–ogni–presenza, per–sistere in quanto Dia–venienza, attuar–si come Potenza, con–cordare giacché Dia–vergenza. Come tuttavia è possibile che la positività o in–contrad–dittorietà del nulla possa com–partecipare della significazione (=dell’essere), cioè possa di–morare nell’omni–in–clusività cat–egoriale della Significazione–in–se–stessa (“la positività di questo significare non è inclusa in ciò che questo significare significa”, ma è in–clusa, in quanto significazione particolare, nell’orizzonte uni–versale della significazione) senza che ciò che essa — ad–parentemente — con–tiene (senza ossia che ciò a cui essa significazione “punta”: si tratterà pre–cisamente di anzi–tutto ad–purare se il re–ferente non già ad–volga il ri–ferito nell’atto stesso del suo ri–ferir–gli–si, se cioè la re–ferenzialità o significazione non sia per caso già pro–filazione o peri–metrazione [Eidos]) sia in tale cat–egorialità parimenti con–tenuto, in modo che il con–tenente — il nulla come significazione in–contrad–dittoria — sia presente in un con–tenuto che ne ex–clude il suo con–tenuto? Si ris–ponderà che il nulla come momento in–contrad–dittorio non con–tiene il nulla come momento auto–contrad–dittorio (“in quanto i due momenti si distinguono, nel primo in quanto distinto dal secondo non è contenuto il secondo; onde il nulla è lasciato nella sua assoluta o incontaminata negatività”).

Si chiede nonpertanto, anzi–tutto, come possa la significazione che significa “nulla” ri–ferir–si ad esso “nulla” senza con–tener–lo, cioè anzi–tutto si domanda che cosa significhi significare. E pertanto: significare — aut–enticamente — altro non ad–pare qui ed ora essere se non pre–cisamente ex–trarre dalla peri–metrazione del con–tinuum della possibilità di significazione una dis–tinta peri–metralità, ossia una dif–ferente forma o identità ris–petto a essa stessa forma in–sé con–tinuum o potenza di ogni forma o significazione, in modo che essa pro–filazione renda dis–tinto esso re–ferente — e dunque esso ri–ferito — da qualsivoglia altra pro–filazione — e dunque da qualsivoglia altro pro–filato. Che cosa è difatti ciò che la significazione significa se non una de–terminazione che acquisisce dis–tintività proprio dalla forma di questa peri–metrazione? (“ogni significato è sintesi del significato «essere» e della determinazione dell’essere; ogni significato è cioè una positività [«essere»] determinata”). Se significare o ri–ferire di questo qualcosa significato o ri–ferito non fosse già il suo de–terminar–lo (originariamente de–terminar–lo o ulteriormente ri–determinar–lo a ogni nuovo ri–ferimento), come infatti potrebbe stare (= essere) presso sé questo ri–ferito senza avere alcuna de–terminazione?

Si re–plicherà che il “qual–cosa” ri–ferito (Natur, Physis) sta al–di–là dell’orizzonte della re–ferenzialità (Ichheit, Geist) e non necessita della re–ferenzialità per essere (e dunque per essere se stesso). Si di–mostrerà ulteriormente in seguito come non possa sub–sistere realtà al–di–là dell’ad–ferramento sub–gettuale di essa realtà, e come non possano sub–sistere realtà entro quest’omni–ad–volgenza trans–scendentale dell’Iità o De–terminatezza–in–se–stessa senza che esse già posseggano una de–terminazione (Bestimmung, Identität, Essentia), un segno (Sêma), una re–ferenza (Deik–nynai), un nome (Ónoma) o a punto una significazione che le in–dichi o dis–tintivamente peri–metri, già piuttosto tale pro–filativa in–dicazione o peri–metro eidetico (de–terminazione ed essere) acquisendo nell’attimo ex–acto in cui entrano in tale dominio — pro–cessuale (Ge–schehen) — dell’in–seitale Dis–tintività. Ri–ferire è dunque de–terminare, de–terminare peri–metrare, per cui non può sub–sistere ri–ferimento alcuno che già non ad–volga il proprio ri–ferito in questo stesso a esso ri–ferir–gli–si.

Si re–plicherà ulteriormente che il significante — questo significante particolare — re–invia (Deixis) a un ri–ferimento che sta oltre e fuori dal peri–metro cat–egoriale della positività in cui esso significante è con–tenuto, a un ri–ferimento che pertanto sta oltre e fuori dallo stesso peri–metro particolare di questo suo significante. Si domanda allora dove possa trovare localizzazione (Ortung) ciò a cui questo significante punta, e quale sia il peri–metro o con–formazione di ciò a cui questo significante particolare re–invia, proprio poiché ogni significante — anche questo significante particolare — altro in se stesso non si è testé di–mostrato essere se non un dire “che cosa è” (tì estí) ciò a cui esso punta (cioè che cosa sia [de–terminazione] questo “qualcosa”, questo “essere”), e questo dire che cosa sia, altro non è dinanzi ad–parso essere se non con–formare, peri–metrare, pro–filare, de–terminare il “qualcosa”, l’“essere” (suo).

Si è ris–posto: questo particolare significato Non–significante non può trovare localizzazione nel dominio della Significazione–in–se–stessa o cat–egoriale, e su ciò ci si di–chiara con–sentanei. Si chiede a questo punto se questo particolare significato possa “essere” senza localizzazione (Heimat–losigkeit), o se non possa invece avere un’altra localizzazione ris–petto alla peri–metralità della Significanza–in–se–stessa, cioè, egualmente, se questa ab–senza di localizzazione non sia già un (heac) auto–localizzar–si presso se stesso proprio in quanto altro o ulteriore ris–petto a ogni localizzazione e anzi–tutto a questa sua stessa auto–localizzazione, altro o ulteriore ossia ris–petto a–se–stesso, Altro o Ulteriore epperò in–se–stesso o identitariamente, identitariamente o a punto, come sopra, nella propria stessa dis–tintiva pro–filazione eidetica e proprio pertanto così o in quanto tale acquisente — da sé — la propria localizzazione.

Ma per porre in luce e in presenza la ris–posta alla prima parte dell’inter–rogazione dis–giuntiva, ob–corre pre–liminarmente chieder–si se possa non avere localizzazione ciò a cui il Non–essere in–contrad–dittorio si ri–ferisce (“… un dis–tinto […] ma non un irrelato rispetto a questo momento”), ovvero se B possa ri–ferir–si a C senza che C stia in un qualche punto pre–ciso, se B epperò possa tracciare la linea della re–ferenzialità trae il nulla del nulla (ob–corre ossia pre–liminarmente chieder–si se il Senza–punto [il nulla] possa essere o stare senza–punto [nel nulla] o se già non si ad–punti in se stesso, ebbene se dunque B non sia per caso lo stesso ad–puntar–si di C, e pertanto se B non si ri–ferisca ex–clusivamente a se stesso — nel ri–ferir–si a C —, e se B non sia proprio in quanto ipo–stasi dell’auto–riferimento di C a C; cioè, se B non sia lo stesso C, ma dis–tinto da esso nell’essere eguale a esso, cioè se B non sia lo stesso identificar–si — pro–gressivo — di C in quanto Non–eguale–a–sé, e se pertanto non sia in verità C a con–tenere B in quanto puntualizzazione come tale dis–tinta da esso suo, d’a–di–mensionalità aut–entica, con–tenuto d’Orizzonte o Con–tenente; se B, ancora, non sia perciò stesso l’originarietà di C, l’ad–puntar–si ebbene archeo o identitario di ciò che si vuole Orizzonte, Di–mensionalità, Alterità, Ultimità; se, infine, il nulla non sia in verità la stessa auto–ctica e in–seitale Auto–contrad–dittorietà omo–entificante–si ex–actamente nell’in–stante — dis–giunto tra per–manenza o in–stituzione, e per–manenza o in–stituzione dell’Oltre–passante–si o In–stituente–si — del proprio stesso auto–causativo voler–si o pro–por–si Non–ente).

Ebbene si ris–ponderà a questo punto che B non può ri–ferir–si se non a ciò che in qualche modo sta, pur se sta in un modo dif–ferente ed e–gressivo ris–petto alla — con–seguente o in esso etero–re–attivamente o a punto deuteriormente fondata — cat–egorialità dello stare, proprio poiché ri–ferire è puntare all’a–di–mensionale localizzazione del ri–ferito dal punto del ri–ferente. Pertanto, ad–puntanto–si in un luogo (Ortung), C stessa deve avere peri–metrazione (= identità, essere), foss’anche essa peri–metrazione questa stessa puntualità della Peri–metrazione–in–se–stessa, cioè di C stessa (B = identità–della–Non–identità o essere–del–Non–essere, a–dimensionalità–della–Di–mensionalità, punto–dell’Orizzonte).

Ma quale può essere dunque questa particolare localizzazione dell’A–topico–in–se–stesso, quale, egualmente, la significazione del Non–significante? Si è detto che non può avere localizzazione presso ciò che ha luogo, non essere presso ciò che ha essere, non significazione presso ciò che ha significazione; ma si è altresì ad–fermato che deve nondimeno avere una localizzazione, un’identità, un essere: ebbene, il Non–localizzato non può che già localizzar–si presso se stesso ex–actamente in questo stesso suo non–localizzar–si presso alcuna localizzazione.

Essendo–si nondimeno già più volte di–mostrato come l’auto–localizzazione del Non–localizzato non sia re–lativamente re–attiva (date già “n” localizzazioni, tra cui la localizzazione della Localizzazione–in–sé entro cui ogni particolare localizzazione trova luogo, esso Non–localizzato sceglie — così in–autenticamente — per proprio luogo uno di questi luoghi già dati–si e non altresì crea da sé il proprio luogo [Eigentlichkeit: The Mind is its own place]), ma sia in–vece ab–solutamente re–attiva, dunque non re–agente a qualcosa di ex–terno a sé, bensì re–agente ex–clusivamente a sé, e non a un sé già dato–si, bensì re–agente in sé, ex–sistendo nell’attimo ex–acto dell’auto–re–azione, ex–sistendo a punto in qualità di Auto–re–agente–si (anche dopo l’auto–ctisi auto–re–attiva, l’Auto–re–agente–si infatti re–agisce sempre a se stesso o aut–enticamente, pur re–agendo non più all’ipo–stasi, a punto auto–causativa od originaria, cioè identitaria o tracciante il solo proprio in–valicabile peri–metro, ma alle proprie ipo–stati — alle ipo–stasi della sua contrad–dittorietà — via via contrad–dicenti–lo lungo il per–corso che lo con–duce a se stesso, ovvero verso l’ex–tremità sua d’Ultimità–in–se–stessa), non altre localizzazione si danno anzi l’auto–localizzazione del Non–localizzato, per cui il localizzar–si del Non–localizzato presso se stesso ex–actamente in questo stesso suo non–localizzar–si presso alcuna localizzazione, a punto non alcuna localizzazione ante essa scelta aut–entica o auto–creativa dante–si, deve essere in–teso proprio quale a–bissale o anti–cipativa — aut–entica o negativa altresì — Fondazione e della propria stessa localizzazione di “Non–localizzato–presso–alcuna–localizzazione”, e di ogni futura localizzazione — e localizzazione, e localizzazione di–versa dalla localizzazione “Non–alcuna–localizzazione” — dis–tinta epperò con–seguente essa archea localizzazione a punto negativa od orizzontale entro la cui endo–dia–vergente–si pro–posizione identitaria di Contrad–dittorietà trovano via via di–mora proprio tutte queste localizzazioni (= pro–filazione identitarie o eidetiche) che con–sentono a ciò che pro–lepticamente o pre–cisamente im–pre–condizionatamente si de–cide “Non–localizzato–presso–alcuna–localizzazione” di essere pienamente o ex–austivamente se stesso, ovvero pre–cisamente di viepiù localizzar–si presso l’ex–clusiva o com–piutamente contrad–dis–tinta puntualità pristina o pro–missiva di se stesso.

Ci si chiedeva dunque: “come è possibile che la positività o in–contrad–dittorietà del nulla possa com–partecipare della significazione, cioè possa di–morare nell’omni–in–clusività cat–egoriale della Significazione–in–se–stessa senza che ciò che essa — ad–parentemente — con–tiene sia in tale cat–egorialità parimenti con–tenuto, in modo che il con–tenente — il nulla come significazione in–contrad–dittoria — sia presente in un con–tenuto che ne ex–clude il suo con–tenuto?” Ma non sarebbe piuttosto da chieder–si se non sia invece l’omni–in–clusività cat–egoriale della Significazione–in–se–stessa a essere essa stessa con–tenuta entro ciò a cui il nulla come positività in–contrad–dittoria o significazione (B) re–invia (cioè C come Con–tenente)? Se non sia ovvero l’auto–significazione del Non–significante ad aut–enticamente fondare l’orizzonte di ogni significazione o localizzazione in cui deuteriore trova di–mora la stessa Significazione–in–se–stessa o la stessa cat–egorialità della Localizzazione e, con–seguenti nella dis–tinzione o teoria dis–tintiva, ogni particolare significazione o ad–locazione eidetica?

SEV: Il significato «nulla» non è astrattamente separato, ma è concretamente distinto dalla positività del suo significare. Come distinto, esso è in grado, insieme, di significare l’assolutamente altro dall’essere e di valere come momento (e dunque come positività che è momento) della contraddizione in cui consiste il significato concreto del nulla […]. Se, ancora, si dicesse: i distinti devono essere messi in relazioni; ma il nulla, come distinto, è assoluta negatività; e pertanto non può stare in alcuna relazione — se si dicesse questo, sarebbe da rispondere che, in questo modo, i distinti sono intesi come presupposti alla loro sintesi; e quindi, daccapo, sono intesi astrattamente. Certo, se in un primo momento i distinti sono assunti separatamente, non potrà prodursi, in un secondo momento, alcuna sintesi tra il positivo e il negativo: il negativo come tale non avrà nemmeno alcuna rilevanza posizionale in base alla quale possa istituirsi la sintesi. Pertanto, o non si dà alcuna consapevolezza del nulla — e non sussiste nemmeno questa aporia —, o, se questa consapevolezza sussiste, il negativo è con ciò già in sintesi col positivo. Basterà allora che la sintesi sia concretamente concepita: come originaria, immediata, e non come un risultato che presuppone l’irrelatività dei distinti. Se la sintesi è originaria, onde i distinti non sono assunti come degli irrelati, il negativo può essere, insieme, quell’assoluta negatività che è esigita dal principio di non contraddizione, e, insieme, può stare in relazione col positivo […]. Negare l’irrelatività significa intendere la relazione come originaria.

Se la sin–tesi che uni–fica — ovvero linearmente con–giunge in seg–mento re–lazionale — il nulla in–teso quale momento in–contrad–dittorio e il nulla con–cepito in quanto con–tenuto auto–contrad–dittorio di essa positività (ebbene se la sin–tesi che con–ferisce ri–levanza posizionale o identità al nulla [la sin–tesi è il “significato concreto del nulla”]), fosse con–seguente (o ri–sultante da) la posizione di essi due suoi elementi con–stitutivi, vi sarebbe un — pre–cedente — momento in cui entrambi loro, a–se–stanti o ab–stracti da detta unità sin–tetica posteriore (e perciò in–dipendentemente dallo stare o esser–ci di essa stessa sin–tesi già stanti[–ci] o essenti[–ci]), dovrebbero poter sub–sistere nella ris–pettivamente propria ri–levanza posizionale o stessità (an–sich–selbst). Ma, sub–sistere nella propria in–dipendente ri–levanza posizionale significa già avere un’identità, o piuttosto un’unità onto–tautotetica, cioè già essere questa sin–tesi o uni–dualità: come già più volte posto–si, infatti, affinché qualcosa vi sia, deve esser–ci di necessità re–lazione o a punto sin–tesi — epperò già dis–tinzione e dia–vergenza, dico–tomia e iato — e tra il sé e il sé del qualcosa (A e A), e tra il suo sé fatto uno (A) e l’altro da sé (¬A), parimenti uni–ficato nella solo propria dico–tomica ri–levanza posizionale negativa o contrad–dittoria (¬A = ¬A; ¬A diverso da ¬X) —, ovvero affinché qualcosa sub–sista, esso esser–ci particolare deve dar–si entro la struttura re–lazionale o uni–duale dell’identità aut–entica o trans–scendentale; la stessa Unità–in–se–stessa, essendo–ci e così, già e di necessità si dà scissa, re–duplicata e re–uni–ficata epperò nell’uni–dualità sin–tetico–re–lazionale il con–tenuto della quale le con–ferisce proprio questa solo sua con–formazione identitaria di Unità–in–se–stessa.

Se entrambi gli elementi con–stituenti la sin–tesi del nulla potessero pertanto avere ri–levanza posizionale in–dipendente ris–petto alla sin–tesi loro, se cioè ci fosse un tempo in cui fossero senza essere elementi–nella–re–lazione (con–cetto abs–tracto della re–lazione o con–cetto degli elementi–della–re–lazione abs–tracti–dalla–re–lazione loro o a sé stanti e in–dipendenti), in detto tempo ciascuno di essi sarebbe a propria volta questa uni–dualità re–lazionale o identità (cioè A e B e non A(1) e A(2) in A(1) = A(2)): se il nulla momento in–contrad–dittorio fosse questa sua propria ri–levanza posizionale (A), ovvero se stesse in quanto se stesso abs–tracto dal suo essere ri–levanza posizionale del Non–posizionalmente–ri–levante, e se il nulla momento auto–contrad–dittorio fosse parimenti questa sua propria ri–levanza posizionale (B), ovvero se stesse in quanto se stesso abs–tracto dal suo essere Non–posizionalmente–ri–levante, se fossero epperò queste ris–pettivamente proprie qualità a dis–tinguer–li e con–locar–li in una puntualità solo loro, essa stessa puntualità, da capo, essendo identitaria o dis–tintiva, sarebbe sin–tetica.

Pertanto, poiché e non alcuna sin–tesi può dar–si senza il dar–si di una duplice puntualità — nella dis–tinzione — o ri–levanza posizionale, in quanto essa sin–tesi altro non è se non la ri–con–duzione a unità della diade (e non alcun seg–mento re–lazione, del pari, può essere tracciato senza l’esser–ci di detta dis–tinta diadità a–di–mensionale); e poiché non alcuna puntuale ri–levanza posizionale può stare senza già essere diade in questo solo proprio o dis–tintivo stare, non alcuna unità epperò può essere se non sin–tetica; allora la sin–tesi — si con–viene — è originaria e non con–seguente, o piuttosto, l’Originario è Sin–tesi–in–stessa: in quanto ogni identità è uni–dualità, e non alcuna sub–stanza può stare senza de–terminatezza, non in principio può dar–si altra identità, sive altra sin–olarità onto–tautotetica, se non l’Uni–dualità–in–se–stessa, ovvero cioè che identitariamente è Sin–tesi, epperò e sin–tesi, e questa sin–tesi particolare in–se–stessa–Sin–tesi o Sin–tesi cat–egoriale, quindi sin–tetizzante–si in unità identitaria proprio in quanto Diadità — epperò, già egualmente, Dico–tomia — in modo che non possa esser–vi un tempo anteriore all’Origine a cui l’in–dividualità identitaria dell’Originario (O) debba ri–mandare per trovare il fondamento della propria sin–tesi o unità identitaria (O(1) = O(2)), se stessa infatti essendo il proprio stesso fondamento, se stessa scindendo–si nell’atto stesso — identificativo o unificativo, sin–tetico o re–lazionale — del proprio pro–positivo (e pro–posizionale o pro–leptico, già enti–ficativo) de–cider–si per l’Uni–dualità identitaria o per essere in–se–stessa(1)–Dualità(2), Auto–relazione, Scissione, Dia–vergenza, Mediazione ab–soluta (sì originaria difatti, e dunque im–mediata o non con–seguente alcun — ex–terno — atto mediativo, ma, si ram–menti, non originaria in quanto Im–mediatezza, bensì proprio in qualità di Mediazione, epperò già [endo–]mediata e simul–taneamente al e nel proprio stesso atto auto–causativo o nell’in–con–dizionata sua scelta identitaria).

Ebbene, posto–si che ogni sin–tesi è uni–ficazione di una diade, cioè necessita di due ri–levanze posizionali, non dando–si altresì re–lazione (ex–terna) nell’unità a–tomica (non alcun seg–mento può co–relare questa a–di–mensionalità a niente); e posto–si che ogni unità a–tomica è già uni–ficazione sin–tetica — di contro al proprio contrad–dittorio — della propria puntualità identitaria im–manentemente re–duplicata o scissa — di contro a se stessa —; e posta–si infine la necessaria pre–liminarietà od omni–ad–volgenza dell’uni–dualità la cui identità è struttura dell’identità di ogni uni–dualità (Methektós) nella propria identità altra o dif–ferente da detta sua originaria o aut–entica identità (A–méthektos) — trans–scendentale o tutto ad–ferrante e anzi–tutto sé — in se stessa Alterità–da–ogni–identità (posta–si altresì la necessaria originarietà di quest’unica re–lazione in–terna all’unità a–tomica [Én–Dia–Phéron–Eautõ], di quest’unica sin–tesi ossia che per essere non necessita di due ri–levanze posizionali, ma ex–clusivamente della propria unica puntualità, giacché essa è pre–cisamente una, positiva, puntuale o identitaria proprio in quanto Peri–metralità, Orizzonte, Di–mensionalità, Non–posizione, Duplicazione, im–manente Dia–versione o Dis–tintività–in–se–stessa); ob–corre ora inter–rogar–si circa questa particolare sin–tesi del nulla, invero attorno a questa particolare sin–tesi la cui ri–sultanza unitaria con–cretamente significa “nulla”, anzi–tutto chiedendo–si che cosa realmente con–ferisca identità (cioè, egualmente, significanza) a questa particolare sin–tesi identitaria come ad ogni altra sin–tesi.

Analizzando quindi questa peculiare e solo propria unità sin–tetica (poniamo questa unità C data da A + B) il cui con–tenuto dis–tintivo o identitario è posto quale l’ab–solutamente altro da ogni ri–levanza posizionale, si ad–ferma che non entrambi gli elementi con–stituenti–la possano avere ri–levanza posizionale, e dunque identità propria, bensì solo l’elemento della positività del significare di C (A in quanto ad–parizione dell’in–contrad–dittorietà del significato “Nulla = Nulla”), l’elemento rap–presentato dal con–tenuto di questa positiva significazione non invece potendo avere ri–levanza proprio in quanto esso è Non–ri–levanza–posizionale (B in quanto con–tenuto del significato in–contrad–dittorio “Nulla” o Nulla quale auto–contrad–dittorietà in–ad–paribile). Pertanto, si ad–ferma essere la sin–tesi originaria, non mai potendo B “fare parte per se stesso”.

È la sin–tesi epperò ad avere ri–levanza posizionale, cioè identità, e non gli elementi che la con–stituiscono: si con–viene, ma nondimeno si domanda che cosa con–ferisca identità o ri–levanza posizione alla sin–tesi, ossia ci si chiede come possa questa particolare sin–tesi (C = C; C diversa da ¬C) di positiva significazione (A) del Nulla e di con–tenuto di questa significazione dis–tinta (B), acquisire questa solo propria o dis–tintiva significazione o identità (C) — a punto in modo da poter stare, come sta, e in sé, e di contro all’altro da sé, in questa solo propria ri–levanza posizionale — dall’essere una significazione (A) e non al contrario dall’essere questa specifica significazione (B)?

Come può ossia essere l’essere un’identità (A), una significazione, una rilevanza posizionale, un’in–contrad–dittorietà, un’unità onto–tautotetica, ebbene una sin–tesi, a dis–criminar–la da ogni altra identità, significazione, rilevanza posizionale, in–contrad–dittorietà, sin–olarità onto–tautotetica o sin–tesi, e non invece l’essere questa (particolare) identità (B), questa significazione, questa ri–levanza posizionale, questa in–contrad–dittorietà, questa re–lazione onto–tautotetica o (il con–tenuto di) questa sin–tesi?

Ebbene, il momento dell’in–contrad–dittorietà (A) del con–creto significato Nulla (C) fornisce a detto significato il proprio stare, il proprio avere un’identità, una posizionalità, il proprio essere altresì, ma non è esso a fornire al con–creto significato Nulla questo ex–clusivamente suo significato, giacché l’essere un significato (A) non lo dis–tingue da tutti gli altri significati, bensì è l’essere questo particolare significato (B) a di–partir–lo dall’altro da sé e render–lo uno (C) contro essa contrad–dittorietà di–partita. Non può dunque che essere il con–tenuto della sin–tesi del con–cetto di Nulla, cioè il con–cetto di Nulla, a con–ferire alla sin–tesi la propria identità, egualmente ad ogni altra unità sin–tetica o uni–dualità. E nonpertanto qui, si con–viene, ci troviamo d’in–nanzi a una sin–tesi dalla significazione particolare, di–versa da ogni altra sin–tesi, proprio poiché il con–tenuto o significazione di questa sin–tesi che, come già ex–posto–si, in quanto con–tenuto le con–ferisce, egualmente a ogni altra sin–tesi, la propria identità o dis–tintività, ebbene a punto specificità di significazione, non può stare o avere fondamento in–se–stesso, ovvero non può stare se non già stante–ci non già essa stessa sin–tesi dalla significazione particolare, della significazione ossia di “Non–ri–levanza–posizionale”, e non della significazione di “Significazione”, bensì di questo stesso uni–versale della Significazione che con–ferisce a questa partizione del cat–egoriale fondamento. Ogni identità o significazione sin–tetica è e sin–tesi, e questa sin– tesi, ma ex–clusivamente questa sin–tesi particolare (C) significa Non–significazione (B), per cui necessita dalla pre–liminare posizione della Significazione–in–se–stessa (A) per poter essere o significare Non–significazione (B), ante–cedente posizione della Significazione– in–se–stessa solo entrando in re–lazione o sin–tesi (“distinti ma non irrelati”) con la quale il solo proprio con–tenuto identitario può acquisire significazione e così a punto significare se stesso quale “Non– significazione–in–se–stessa”.

Analizzando nondimeno il con–tenuto identitario o uni–duale della significazione sin–tetica “Significazione–in–se–stessa” (Significazione(1) = Significazione(2)) si è più volte di–mostrato come esso non possa stare nell’Origine, pur se sta, in quanto cat–egoriale, nel principio di ogni significazione particolare, poiché essa stessa significazione uni–versale, per essere e così essere, cioè per poter essere questa significazione “Significazione uni–versale”, deve a sé pre–sub–porre l’Uni–dualità–in–se–stessa. Ci si chiede pertanto se questa significazione particolare “Nulla” sia una delle particolari significazioni che con–seguono all’ad–vento — a propria volta come detto “a qualcosa” necessariamente con–seguente — della Significazione uni–versale, cat–egoriale Ri–levanza Posizionale solo ad–traverso il soprag–giungere della quale si dà al “Nulla” la possibilità di così significare, o se non sia per caso essa significazione particolare a pro–por–si quale principio e fondamento aut–entico di ogni significazione, causa e ragion d’essere pertanto della stessa — sub–cessiva — Significazione in–seitale o cat–egoriale.

Però, se così fosse, ci troveremmo d’in–nanzi a questo con–tenuto particolare che sta al principio e di ogni stare e di ogni significare, epperò anzi–tutto, proprio per poter così (“Origine”) stare o significare, cioè pre–cisamente per poter stare o significare come principio dello stare e del significare, deve già esso stesso poter stare o significare, e deve poter–lo fare in–dipendentemente (= abs–tratto) dallo stare o significare dello Stare–in–se–stesso o del Significare–in–se–stesso, poiché lo stare o significare di quello si è a punto posto con–seguire allo stare o significare di questo.

Dove pertanto può in principio trovare la Non–significazione significazione — posto che ad–pare significare —, ab–sente, giacché con–seguente o ancora da con–seguir–si, la Significazione–in–sé, se non nell’auto–significar–si proprio in quanto Non–significazione–alcuna? E pertanto, il principio aut–entico di ogni significazione (= di ogni ri– levanza posizionale) non sarà forse questo stesso Auto–significar–si (= auto–por–si–in–ri–levanza) — che già si è dis–coperto pro–gressivo —del Non–significante–in–se–stesso?

Ebbene, il reale o aut–entico fondamento che ad–volge (= Orizzonte trans–scendentale) la positività di ogni significare altro non ulteriormente anche qui ed ora e sotto questi particolari ri–guardi ri–ad–pare essere se non lo stesso pro–cesso di significazione del Negativo–di–ogni–significazione, ovverosia il solo proprio auto–contrad–dittorio o im–manentemente dis–giuntivo già originario ad–puntar–si (= in–stituir–si, fondar–si) presso la per–sistenza o con–sistenza (= positività, significazione, ri–levanza posizionale, essere) di tale solo propria co–erenza identitaria (momento dell’in–contrad–dittorietà del Nulla o tauto–logia prima [Diversità = Diversità], identità aut–entica altresì), ex–actamente nell’attimo — uni–duale — di questo stesso proprio a–bissale o ab–solutamente liceo ad–tribuir–si (= de–terminar–si, de–cidersi, dis–tinguer–si, voler–si, pro–por–si, ipo–tizzar–si, pro–gettar–si) essa stessa significazione di Negazione–di–ogni–significazione (si ram–menti ancora essere il “No” originario non re–attivo né re–lativo ris–petto ad un’ad–fermazione già presente, ma ab–soluto, a–bissale e auto–ctico, ad–fermativamente auto–re–attivo epperò), Altro–da–ogni–per–sistenza (= Dia–venienza, Orizzonte), Dif–ferente–da–ogni–con–sistenza (= Nullità, Vacuità, Potenza), Oltre–passamento–in–sé e dunque oltre–passamento di questa stessa ipo–stasi prima o, prima, omni–ad–volgente o in–trans–scendibile (= in–reversibile) formulazione o pro–posizione della propria significazione di Non–significazione, superamento ossia dell’essere di questo suo essere Dover–essere, dell’identità di questo suo auto–eguagliar–si in quanto Dis–tinguente–si, della per–manenza di questo suo per–manere giacché Altro–da–ogni–per–manenza.

L’aut–entica significazione (= essere, identità o per–menza) dunque, proprio in quanto significazione–del–Non–significante (= essere–del–Dover–essere, identità–del–Dis–tinguente–si e Per–manenza–dell’Altro–da–ogni–per–manenza), nello stesso in–stante d’auto–pro–posizione del proprio con–tenuto significante(–si), già si dis–tacca da esso stesso suo con–tenuto, ebbene da ciò che essa significa, cioè si dis–tacca da se stessa (in quanto significazione si dis–tacca da questa [sua] significazione [di Non–significazione]), e dis–taccando–si con–sente a questo stesso suo dis–taccato con–tenuto di stare, per–sistere, essere, essere–eguale–a–sé, e a punto significare.

Nondimeno, dis–taccando–si, essa significazione non re–cide la co–erenza identitaria del sé che la de–termina (questa aut–entica significazione, infatti, si ri–ad–ferma, non è de–terminata dall’essere significazione, ma dall’essere questa significazione), non perde il legame–con–sé, col proprio con–tenuto (momento dell’in–contrad–dittorietà del Nulla o Auto–contrad–dizione), proprio giacché questo stesso sé così pro–filante essa medesima sua significazione, si con–ferisce l’identità o a punto l’eidetica peri–metrazione dis–tintiva di Re–cisione–in–sé, Dis–taccante–si, ebbene si co–alesce o co–erentizza, co–rela o im–morsa il sé–al–sé, proprio e pre–cisamente poiché il con–tenuto di esso stesso sé (momento dell’auto–contrad–dittorietà del Nulla o Auto–contrad–dizione) per–siste — in–contrad–dittoriamente o in–re–cedibilmente — nell’essere Dis–secazione.

Eppure, se sì, in quanto, in ab–soluta o a–bissale liceità, vuole per–sé questa significazione (di Non–significazione), già significando (e così: sin–olarità onto–tautotetica) l’Originario si dis–tacca da sé, epperò, a punto dis–taccato–si dal con–tenuto del sé (Non–significazione), significa (= è, per–mane), e così dis–taccando–si–dalla–significazione–del–sé, ri–trova questa stessa Significazione–del–sé; non e mai — proprio ri–trovando–la e sempre identica — può nonpertanto ri–trovar–la identica e per sempre (l’In–nanziante–si, ri–trovando–si, si ri–trova identico, altrimenti non si sarebbe ri–trovato, epperò, proprio identico ri–trovando–si, non si ri–trova identico, cioè ex–actamente lì dove già era, ma si ri–trova a punto già in–nanzi o già dif–ferente): ri–trovando l’ad–puntar–si originario (T = 0) nell’in–recedibile co–erenza del sé (momento dell’in–contrad–dittorietà del Nulla: Diversità = Diversità), cioè ri–trovando la propria in–oltre–passabile pro–posizione identitaria archea, ri–trova la dif–ferenza–entro–sé, cioè ri–trova il–sé–in–nanzi–al–sé (T = 1).

Ebbene, se ad ogni necessaria (momento dell’in–contrad–dittorietà del Nulla) ri–con–quista dell’identità del sé, se ossia ad ogni in–contro–vertibile ri–trovamento del con–tenuto dell’ad–puntar–si originario, esso stesso Originario si con–quista ulteriormente, si ulteriormente ad–ferma, invero si ad–prossima maggiormente a questo proprio pristino a–di–mensionale o dis–tinto sé in sé Ultimità, allora il con–tenuto della ri–levanza posizione aut–entica o prima, altro non significa se non a punto Orizzonte ex–tremo, In–nanzi trans–scendentale (dunque il punto, in T = O, con–tiene l’Orizzonte).

E nondimeno, se ciò che ri–trovando l’identità sua archea in–nanzi ad–ferma esso stesso sé di trans–scendentale Con–quista, si dà quale Contrad–dittorietà — e proprio così dando–si ad–sume (anzi–tutto) per sé questa struttura dell’identità, essa struttura aut–entica o contrad–distintiva (poi di–venuta) comune dell’identità essente la sua stessa identità —, allora il suo pro–gressivo ad–fermar–si non può che ad–un–tempo essere l’eguale–e–contrario ad–fermare la propria contrad–dittorietà, cioè ad–fermare o porre (= positività o ri–levanza posizionale) ogni (puntuale) in–contrad–dittorietà con–seguente — entro la propria contrad–dittorietà di Contrad–dittorietà — la propria originaria o in–terna in–contrad–dittorietà (cioè il punto [o piuttosto l’ad–puntar–si] dell’Orizzonte stesso), deuteriormente ad–fermando o ponendo il punto dell’In–contrad–dittorietà–in–se–stessa, ulteriormente ad–fermando o ponendo tutti i punti (tà pánta): dunque se, in T = 0, l’Orizzonte originario con–tiene — nella dis–tinzione del–sé–col–con–tenuto–del–sé — solo il proprio ad–puntar–si (il–sé), cioè l’unica contrarietà in sé presente è la Contrarietà–a–sé, ebbene la contrad–dittorietà interna o con–stitutiva, intrin–seca altrettalmente o identitaria del pari (il–con–tenuto–del–sé essendo a punto dis–tinzione–del–sé–dal–sé) — intera o identitaria e quindi in–oltre–passabilmente sempre presente epperò a punto orizzontale o peri–metrale, trans–scendentale od omni–ad–volgente —; in T = 1 esso con–tiene — nella dis–tinzione tra–il–sé–fatto–si–uno–di–contro–all’altro–da–sé (cioè con–tiene nella propria contrad–dis–tinzione, epperò, egualmente, con–tiene — aut–enticamente — in–sé in quanto Contrad–dis–tinzione–in–sé) l’in–sé In–contrad–dittorietà o Significazione, ebbene la propria contrad–dittorietà ex–terna o contrarietà extrin–seca (quindi, per tornare all’esemplificazione da cui si è partiti, in T = 0, B, cioè il momento dell’auto–contrad–dittorietà del Nulla, con–tiene ex–clusivamente A, cioè il momento dell’in–contrad–dittorietà del Nulla, A che a sua volta con–tiene ex–clusivamente B; in T = 1, B con–tiene e A, e S [S = Significazione–in–sé], nella dis–tinzione [Bin T=0 diverso da Bin T=1], mentre nella puntualità o a–di–mensionalità di A [il–sé–fatto–si–uno–di–contro–all’altro–da–sé o co–alescenza identitaria di B] per–mane — e sempre o in–e–radicabilmente via via — l’ex–clusività di B [cioè del con–tenuto dell’unità o a–tomia identitaria prima, il–sé dell’in–sé Dico–tomia; B = B, e non — mai — altro, ma B = Diversità, dunque Diversità = Diversità: momento dell’in–contrad–dittorietà o identità del Nulla o Alterità–con–sé {si ram–menti altresì che è B ciò che con–ferire alla sin–tesi dis–tintività identitaria, per cui A — la co–erenza dell’identità — non può non già in principio e sempre avere per carattere o modo d’essere B, e pertanto, come sopra, sì B è già in origine in–contrad–dittoriamente B — l’Orizzonte archeo–escate od omni–volgente non può essere trans–sceso —, A essendo proprio l’in–contrad–dittorietà di B, ma essa in–contrad–dittorietà è in–contrad–dittorietà a punto del Trans–scendente o Pro–gettuale, per cui l’in–contrad–dittorietà di A — cioè l’in–contrad–dittorietà aut–entica — altro non è da in–tender–si se non quale teleo–logico pro–cedere della Contrad–dittorietà — B — verso l’in–contrad–dittorietà en–telechiale della propria ipo–tesi principiale — e dunque in–oltre–passabile — di Contrad–dittorietà o a punto Ipo–tesi, Orizzonte, Pro–cesso, Trans–scendenza, Alterità, e lì e allora — com–piuta o colmata tutta la propria contrad–dittorietà — Non–essere pienamente o com–piutamente}], per cui B, proprio dis–tinguendo–si pro–gressivamente [Bin T=0 diverso da Bin T=1 diverso da Bin T=O], si con–quista in quanto — pro–leptica o pro–gettuale, Dis–tintività [Diversità = Diversità], ossia ad–em–pie il contrad–dittorio di se stessa, cioè — egualmente — se stessa in quanto Contrad–dittorietà); e in T = O, infine, esso Orizzonte originario con–tiene (ma li con–tiene in quanto negazione della sua ad–fermazione, ossia li con–teniene nell’orizzonte del suo contrad–dittorio di Orizzonte o Contrad–dittorietà, ebbene li con–tiene in quanto ad–fermazioni il cui con–tenuto è altro dalla Negazione ab–soluta o in–seitale), nella dis–tinzione ab–soluta o ex–trema di tutto–con–tutto, nell’ex–austione ossia di ogni possibilità o ulteriorità di dis–tinzione o dis–cretudine (nell’ob–cluso–si epperò ex–aurimento della Possibilità–in–sé o dell’in–sé–Ulteriorità e pertanto, enantio–dromicamente, nella stipata–si dis–cretudine di esso suo contrad–dittorio), ogni di–versità da sé, cioè ogni egualianza–con–sé (con–tenere tutta di–versità da sé, per la Di–versità, si com–prenda come altro non significhi se non con–tenere ogni identità–con–sé, a cominciare da quell’identità–con–sé [A] della Di–versità–in–sé [B] che proprio perciò già dal principio e in–oltre–passabilmente sempre si ex–trema ex–tende l’ad–veniente tutto a circum–dare, si escate altresì pro–tende o pro–leptica a punto quale Orizzonte di ogni identità–con–sé), ogni eguaglianza–con–sé e quindi tutto l’essere (e, nell’esempio, in T = O, B con–tiene pertanto A + S + s1 + s2 > sn, mentre in A vi è sempre e soltanto con–tenuto B, e tuttavia, questo B con–tenuto in A in T = O, non è questo B con–tenuto in A in T = 0, in T = O, B essendo tutta la sua Storia di Contrad–dittorietà).

SEV: Appare, dalle considerazioni svolte, il carattere di orizzonte assoluto che è proprio dell’essere, o dell’intero. Infatti l’essere, che […] è significante in relazione all’orizzonte del nulla, include, nel modo che si è visto, questo stesso suo altro; e questa inclusione è appunto ciò per cui l’intero non lascia altro oltre di sé.

Piuttosto, in con–clusione, se è il Negativo–in–sé (B) a con–tenere ogni positività come negata ris–petto a sé, anzi–tutto con–tenendo in sé — nella solo propria o con–stitutiva, identitaria o im–manente, auto–dis–tintività — la positività–di–sé (A), non ad–pare essere proprio del Non–essere il carattere di Orizzonte–dell’essere, e non dell’Essere? Che cosa non–è, infatti, in–fine, il Non–essere se non tutto l’essere (Lebens–welt)? Oppure, sim–metricamente, che cosa è, infatti, in–fine com–piutamente, il Non–essere, se non l’alterità da tutto ciò che è?

Alberto Iannelli


1 I passi di Emanuele Severino sono tratti da:
Intorno al senso del nulla, Adelphi, Milano 2013.
La struttura originaria, Adelphi, Milano 1981.

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