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L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo
Il topos retorico si fonda sul postulato dell’assenza di memoria nei lettori / ascoltatori, nonché sulla totale impunità dei mentitori.
Ora, l’incapacità di esercitare il pensiero che rammemora e conferisce valore al ricordo, è in capo a ciascuno di noi: sta a ciascuno di noi validare o confutare tale loro assunto di partenza. Ma, l’impunità loro è in capo al nostro divenire “prassi”, “azione” collettiva: firmate assolutamente per togliere ogni finanziamento pubblico a questi cialtroni imbonitori. E ovviamente non date loro un euro per leggerne le stupidaggini propagandistiche, piuttosto sovvenzionate astrologhe e maghe: sono più esse vicine al vero.
In una recente riflessione (Il mito dello stallo), parlammo dell’impossibilità che un medesimo semantema (e noema) fosse sorto spontaneamente nelle mente e nelle tastiere dei principali giornalai italiani (ed occidentali in genere). Posto che tale convergenza lessicale e concettuale non potesse discendere da una naturale, giacché oggettiva, corrispondenza tra la realtà e l’apofansi che l’esprime, indicammo nell’unità verticistica di una catena di comando la convergenza nella scelta di parole e concetti dall’apice originariamente diffusi.
<< Non possiamo dire che i nostri vincono, quindi diciamo che gli altri non vincono, ovvero che sono in “stallo” >>.
In quell’occasione, comprovammo la malafede e la mendacità di chiunque usasse quelle parole e quei concetti in relazione all’andamento dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, con la classica collazione del prima e del dopo: se Teeteto si trova nel tempo X (dicembre 2025) nel punto α (a sud del bacino idrico artificiale presso Kleban-Byk), e se nel tempo Y (maggio 2026) lo ritroviamo nel punto β (al centro di Konstantinivka), Teeteto si è mosso (di circa 15 km in linea retta). L’altro è contraddizione, ovvero menzogna.
Chiunque parli di stallo o affini è, pertanto, un comprovato bugiardo.
Ma, quando la distanza tra le menzogne propagandistiche e la realtà fattuale di dilata sì tanto da rendere semplicemente risibili le artefazioni di quanto immediatamente appare, del Fenomeno (“a’ Gianlu’ [Di Feo] eh no, questa è troppo grossa…), ecco che passano al piano B: il silenzio.
Pokrovsk, una delle maggiori roccaforti in tutto il Donbass, cadde attorno al dicembre del 2025. Allora tutti i giornalai italiani ed occidentali smentirono la notizia, parlarono di propaganda russa, di mappe e immagini generati con l’IA; e poi silenzio…. Solo qualche giorno fa i cartografi dell’esercito ucraino su cui i vari Di Feo fondano le proprie panzane (Deep State), hanno riconosciuto e certificato la caduta completa dalla città.
Questo copione, che va avanti per anni, si sta ora replicando attorno a Konstantinivka.
Infatti, nei giornaloni italiani oggi trovano spazio:
Non una riga sulla caduta imminente di Konstantinivka. Vi assicuriamo che se Z. avesse fatto un peto particolarmente olezzante, oggi Repubblica titolerebbe a 9 colonne dell’imminente caduta di Putin.
Ieri, invece, i russi hanno tagliato in due la città di Konstantinivka, ripulito praticamente tutto il sud dell’agglomerato, tanto che tra il 60% e il 70% ne è ormai sotto controllo di Mosca, totale o parziale (nel senso che si danno ancora sacche isolate di resistenza a macchia di leopardo che verranno bonificate nei prossimi giorni). Agli ucraini rimane solamente la porzione nord-orientale, a sinistra della statale H20 (in foto). Ma non possono rifornire le truppe che difendono codesta cetera parte, ne avvicendarle, poiché le vie logistiche sono dominante dal fuoco di artiglieria russa, anzitutto tramite droni in fibra.
Quindi, verosimilmente, la città cadrà in giugno.
Questo significa che – sic stantibus rebus – i russi hanno impiegato 6 mesi per conquistare una città che, prima della guerra, contava circa 70 mila abitanti. Il ritmo rispetto alle roccaforti conquistate negli anni precedenti è superiore, e molto minore l’effort in termine di soldati attaccanti sacrificati.
Presone il controllo, inizieranno a spingere da Sud verso Druzhkivka, mentre, simultaneamente, spingeranno da Est vesto l’ultimo agglomerato di tutto il Donbass, Sloviansk-Kramatorsk, già a meno di 10km.
Sempre, sic stantibus rebus, possiamo stimare – con l’inerzia attuale – la loro conquista per la fine dell’anno.
Sic stantibus rebus ovvero se i maggiordomi Ue della superclass anglosassone non vorranno forzare ulteriormente la mano ai russi per imporre loro una scalata bellica che si sono dimostrati, per il momento almeno, riluttanti a compiere. Grazie a tutti i nostri antichi dei protettori dell’Europa.
Le opzioni sul tavolo non sono poi molte, per andare oltre questa ineluttabile inerzia che condurrà l’Ucraina a perdere completamente la guerra per fine anno, o giù di lì (fosse nell’estate del 27, poco o nulla cambierebbe: che sia una corsa contro il tempo è solo nelle mente e nelle parole menzognere della casta giornalistica prezzolata, qui a ulteriore oggetto del nostro discorrere)
Se i maggiorenti europei – eterodiretti dagli angloamericani – continueranno con gli attentati terroristici e / o la fornitura di armi a lungo raggio, la logica militare al momento dispone, concretamente, questi scenari.
Proviamo ad apparecchiarli, dal più tenuto al più duro, giusto per capire dove siamo e dove rischiamo di andare se non protestiamo vigorosamente contro i nostro politici correi:
1. Massicci e sistematici bombardamenti sulla capitale, comprese le strutture di potere (ma questo livello temiamo sia già irreversibilmente in essere: la stage di 21 ragazzini ha spezzato la celebre corda troppo tesa)
2. Mobilitazione di altri 200/300 effettivi, per cui:
2a. Discesa dalla Bielorussia verso la capitale, in modo da portare tutto il perimetro urbano sotto gittata dei droni fpv (se così sarà, Z. non potrà neppure più andare a comprare … lo zucchero).
2b. Attacco congiunto dalla Transnistria e dal mare verso Odessa.
3. Bombardamento delle retrovie produttive: la lista è già stata diffusa, e c’eravamo anche noi con un paio di aziende costruenti i motori dei droni pesanti, di cui una nella zona Nord della provincia di Milano.
4. Oreshnik “scarichi” in qualche “prateria” tedesca o polacca.
5. Oreshnik sulle capitali europee con ogive convenzionali.
6. Da Ny a Kiev in crociera (diretta).
Come si può vedere, la mobilitazione di 5 milioni di uomini per marciare su Berlino e arrivare a Lisbona a salutare Severgnini non è un’opzione sul campo. I russi non ripeteranno mai l’inferno della seconda guerra mondiale: 27 mln di sovietici (di cui 20 mln di russi) morti per salvare la patria, non almeno sinché potranno evitarlo. Se entreremo in guerra direttamente, l’Europa diverrà una landa di cenere radioattiva in 4/8 minuti, per dipoi scomparire per sempre sotto l’Atlantico.
