Argomenti
Annali Faustiani
Diurnalia
Opere
Autori
Antologia filosofica del '900
Prospettiva Russia
Rivoluzione Conservatrice

L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo
Già: poiché la tensione alla trascendenza è la nostra essenza costitutiva (il "ti esti" socratico dell'umano), non la possiamo spegnere. Se non si dà, noi semplicemente non (ci) siamo. Certo, possiamo decidere se per-seguirla seguendo la via autentica delle prime funzioni (la gloria dell'esistenza, nelle gesta; la gloria dell'anima, nella rettitudine comportamentale), o la via inautentica della terza funzione, la perpetrazione della nostra carne, del nostro soma, terminale neurologico e psicologico del piacere, del vizio e del lusso. Da questa scelta discende chi siamo, in essenza. Da questa scelta discende la funzione a cui, elettivamente ed esistenzialisticamente, antropologicamente apparteniamo, al di là del ruolo che ciascuno di noi assolve in una società complessa e articolata.
Quella che si prospetta nell'innanzi, per i mesi e gli anni a venire, è, infatti, una guerra di civiltà, anzi, una guerra della Civiltà (umana) nel suo complesso, una guerra per la nostra Storia, plurimillenaria, una lotta tra la Kultur di Apollo e la Zivilisation di Faust: o il mondo sarà in grado di fermare questa sparuta minoranza di teratomorfi degeneri, queste esistenze votate all'inautentico e al niente, contronaturalmente alla materia e al Male ("gli uomini che camminano stando in equilibrio con le mani", cioè a dire i Borghesi contro natura per l'autore del ns incipit), o dell'umanità tutta non ne sarà più niente, più niente essendone per allora della nostra suddetta essenza autentica comune.
Quella della Russia e dell'Iran (anzitutto) e, in parte minore, della Cina, non è, infatti, solo uno scontro tra imperialismi, tra i leoni canuti e giovani che bramano scalzarli, tra un Occidente senescente e morente che – coerentemente a quanto perpetrano nel privato e nell’individuale dai suoi maggiorenti – si deve nutrire di sangue e linfa vitale giovanile nella speranza di sopravvivere ancora qualche generazione prima che ineluttabilmente un mondo che si è dimostrato essere troppo grande per essere asservito alle brame di un’esigua superclasse escrescenziale dell’umanità autentico – li spazzi via, trans-volgendoli procombi nella polvere aurea rubata al Reno.
Al di sotto di questi eventi contingenti e storici, scorre invero la linfa del Destino collettivo, del Ge-schick. Codesto in atto è, ordunque, uno scontro tra Nature Umane, tra Essenze, tra Funzioni, tra l'Uomo come è sempre stato, da che è (sicché, se si preferisce, tra la Tradizione e la Terra secondo altri semantemi e visioni differenti), e l'uomo deforme, innaturale, del malriuscito risentito, dell’inadatto che affina la scaltrezza supercompensativa e si specializza nell’arte della frode alimentata dal rancore e dal suo innato senso di inferiorità e abnorme deformità, saldandola infine con l’essenza faustiana della Tecnica, di questo figlio del Caos e del Niente, dell'Erebo e della Notte, della Hyle equorea e della Pleonexia, così tanto seduttiva come testimoniato dall'illaqueazione delle classi dirigenti arabe (peccanti di “eccentrismo”, secondo l’illuminante lemma coniato dall’antropologo russo Nikolaj Sergeevič Trubeckoj), svendenti se stesse e la loro plurisecolae civiltà la loro grande Anima magica, la loro tradizione e il loro Dio, per i dollari degli yankee.
Che i nostri antenati comuni - indoeuropei - proteggano il grande popolo iraniano nella sua lotta katechontica contro il Male.
<< Qatar, Bahrein, Kuwait. Ci siamo abituati a chiamarli "Stati" ma è un eccesso di cortesia linguistica. Sono, a tutti gli effetti, delle gigantesche lounge aeroportuali per VIP e zoccole, dotate per puro caso di un seggio all'ONU. Per decenni hanno vissuto nell'illusione, squisitamente cafona e borghese, che il denaro potesse comprare l'immunità dalla geografia. Hanno comprato squadre di calcio parigine, grattacieli londinesi e campionati del mondo, scambiando gli estratti conto a nove zeri per una politica estera. Si sono convinti che, avendo appaltato il proprio intrattenimento all'Occidente, nessuno avrebbe mai osato rompere i loro bicchieri di cristallo. Che oggi i missili iraniani piovano su questi [***] dorati non è una tragedia: è un sillogismo aristotelico. È la logica ineluttabile della fisica e della storia. Se costruisci un castello di carte di credito accanto a una polveriera ideologica non puoi indignarti se salta tutto in aria. È la natura delle cose. Il missile balistico se ne infischia del PIL pro capite. Quando un impero vero decide di flettere i muscoli colpisce esattamente dove il vetro è più fragile, perché sa che farà un rumore magnifico. È la fine umiliante, ma perfettamente coerente, del più grande luna park del secolo: la polvere che si posa sulle macerie dei mall e la scoperta definitiva che i soldi non bastano a toglierti di dosso la puzza di merda >>