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Alberto Iannelli

ΔΙΆ

Attraversando l'ultimo Orizzonte e Altro della Notte
Epopea dell'Originario ed Epoche dell'Umano

Aracne, 2020
Iannelli Alberto - Dia
Versione cartacea
e digitale
Se l’Essere che anzitutto appare fosse piuttosto l’immediata autodatità o teticità fenomenica della contraddittorietà che, per coerenza identitaria o coalescenza al sé, endoreattivamente dimora nell’immanenza atra e apofatica della Contraddizione, l’Origine o l’Emersione del Tutto non dovrebbe in verità essere afferrata giacché Evento — intrinsecamente estroflessivo — dell’Uno-in-sé-diviso, autoctica epperò sempre più controaffermativa ante-sé deposizione dell’escate o trascendentalmente sempre sottraentesi meontica inseità dell’Antinomia (Pólemos), abissale altresì prolessi (Entwurf) e inaudito proponimento (Sollen) dell’assolutamente Estremo stesso? Non dovrebbe ossia la Seinsgeschichte più autenticamente venire indicata in quanto omodeissi monumentale del Nulla ultimo, tutto nell’orizzontalità ipseitale propria pre-avvolgente e anzitutto la principiale pro-posizione ipotetica del sé, enantiodromica epperò Epopea (Geschehen) o processuale destinazione (Geschick) al suo compimento?
Silloge Argomentale
Nulla ed Essere
Essere, Nulla, Divenire
Élenchos e Contraddizione
Esistenza ed Essenza
Essere e Uomo
Il Paradosso di Russell
En-ΔIA-dologia
Antologia Citazionale
Una pietra deposta a memoria, un pugno di terra, un tributo d’ocra, la cura della compostezza di due mani giunte, il lascito di un fiore, la pietà di un adagiamento fetale: questi e non altri sono i reperti della paleoantropicità, e anzi questi il nulla della deissi sua.

[...]

Pertanto, l’identità dell’Alterità che qui si ex–cute, l’incontraddittorietà della Contraddizione parimenti, non può apparire se non giacché questo stesso teleologico procedere (Geschichte) dell’Alterità verso l’escate puntualità del sé originariamente promessosi quale il Sé-pro-mettentesi, verso ebbene l’ultima o completa conquista dell’affermazione prima e autoprincipiativa del sé “Processo-di-conquista-del-sé”, se non pertanto in quanto incrementale attribuzione di positività o incontrovertibilità alla pro-posizione o affermazione che appella l’Originario all’ex-sistenza in quanto Pro-posizionalità, Negazione, Contraddizione, se non ebbene quale progressivo suo conferire o imprimere il carattere di Verità, Atto, Essere e a punto Identità alla deissi del contenuto della propria verità prima, del proprio autoattuativo atto, della propria esistenza primiera o precisamente di essa sempre sua identità archea.

[...]

Se l’identità di qualcosa si è dimostrata essere determinata dalla relazione tra contenuto del sé e pertenimento presso sé di tale inseità, ecco che ciascuna individua medesimezza, se astratta dall’orizzonte della Non-identità-in-sé (e dal suo processo) e lasciata alla presa dell’Identità-in-sé (e della sua stasi) — ciascuna determinata medesimezza e certamente la stessa seconda Identità-in-sé —, si ora palesa consegnarsi all’immobile permanenza presso la propria vuota tautologia, all’eterno altresì suo riverbero od oscillazione improgrediente dell’insé entro e attorno al punto didimo o dipartito del sé: funzione ossia dell’in-sé- Identità, funzione ovvero extrin-secazione del suo contenuto identitario, si dimostra pertanto essere esclusivamente il pertenimento presso sé del qualcosa, il “che cosa” del qualcosa-che-è-sé o contenuto distintivo dell’identità dimostrandosi invece ancora una volta essere determinato — autenticamente o negativamente — dal processo di coerentizzazione del sé dell’in-sé-Dif- ferenziantesi, dal (moltiplicativo/differenziativo) progresso suo epperò di impressione d’incontraddittorietà identitaria o extro-flessione dall’in-sé di tutta la solo propria contraddittorietà, ebbene di tutta la coerentizzazione o incontraddittorietà possibile, parimenti di ogni possibile attuazione o posizione distinta di coerenza identitaria. Infine, la stessa permanenza perpetuamente endoriflessiva dell’insé presso il punto uni-duale del sé, si dimostra ulteriormente essere impossibile da conseguire per ciascuna posizionalità particolare senza l’originario conseguimento — proleptico-ipotetico — del punto tautologico del sé della Non-identità, Differenza inseitale o medesimezza prima la cui funzione o extrin-secazione del proprio contenuto identitario altro non appare pertanto essere se non processo di conferimento autentico o contraddistintivo di ogni contenuto identitario o distintivo attraverso il processo di conferimento (= di conquista) d’incontraddistintività al sé del proprio pre-suppositivo contenuto identitario (= inseità) di Contraddistintività e Negazione-di-ogni-identità, di Alterità-da-ogni-medesimezza e Pre-sub-positività-in- sé.

[...]

Ecco dunque che avvenendo lungo il procedersi dell’Originario, le realtà distinte - cioè i frantumi della deuteriorità - prendono via via posizione entro la plurivocità categoriale e dell’Essere e dell’Identità, cioè entro il loro co-aderire alla Deuteriorità [...], ma proprio poiché essa stessa ipostasi seconda o extrin-seca della contraddittorietà dell’Originario entro cui le realtà distinte (Tà ónta) trovano dimora, a sua volta trova dimora a punto entro la negatività (partecipazione negativa) dell’insé e positivo e coerente in quanto Non-essere o Alterità, ogni realtà distinta o precisamente, e d’ora innanzi con fondamento, ogni sinolarità onto-tautotetica, e partecipano - positivamente - e dell’Essere, e dell’Identità, per cui e sono, e sono se stesse, e partecipano - negativamente - della positività dell’in-sé Negazione (cioè di questa stessa positività autentica, che si è dimostrata divenire contenuto dell’inseità deuteriore, alla cui plurivocità ogni dipartizione o individuazione ulteriore afferisce per ciò detto con positività), per cui e non sono l’Essere-in-sé, e non sono l’Identità-in-sé, e non sono alcuna altra sin-olarità onto-tautotetica o inseità distinta.

[...]

Pertanto, il toglimento o ad-nullamento della contraddizione entro S, altro anzitutto non rappresenta se non una particolarità (Vestigium) del processo di incrementale sussunzione entro la Contraddizione in se stessa di tutta la contraddizione presente oltre essa Contraddizione prima o transcendentale, questa particolarità ossia del progressivo empimento di vacuità o nullità dell’affermatività di C (Kénosis), ovvero, a-un-medesimo-tempo in processione contraria, questa particolarità del progressivo empimento di posizionalità o affermatività della Negatività di C (Oíkisis). Tale orizzonte estremo di completezza di C certamente rappresenta pertanto la totalità della Mediazione, ebbene l’estroflessione o istituzione di ogni punto o posizione relazionale, di ogni distintività onto-tautotetica altresì: la Medialità-in-se-stessa infatti non in altro può trovare compimento se non nel massimamente mediare o corelare, ebbene nel mediare o corelare ogni cosa con ogni cosa (ekybérnese pánta dià pánton). In quanto dunque il grado massimo o totalità del mediare coimplica l’affermazione di ogni punto o posizione relazionale, cioè e, anzitutto, della distintività onto-tautotetica C, e, deuteriormente, della distintività onto-tautotetica S (“totalità [a-concreta] dell’immediato”), e, ulteriormente, secondo l’ordine del tempo, di ogni distintività onto-tautotetica (cioè della stessa concretezza di S), la totalità dell’Immediato, ossia la Totalità-in-se-stessa o l’inseitale Immediatezza, cioè ancora e del pari la posizione dell’Eterno, dell’Essere, dell’Incontraddittorietà e della Pienezza (quindi già egualmente di S), altro non è se non la posizione o realizzazione deuteriore o esterna della contraddizione di C - l’originaria o immanente contrad-dizione di C altro non essendo se non la stessa autoposizione od omo-realizzazione di sé in quanto C, cioè C stessa -, altro epperò egualmente non è se non la posizione o realizzazione deuteriore o esterna proprio di C medesima, ebbene la sua vestigia seconda.

[...]

Il Cielo, radicato alla Terra, lotta per oltre-protendersi contro l’allignamento della Terra. La Terra, compresa nell’omni-avvolgimento del Cielo, lotta per restare contro il trans-volgimento del Cielo. Gli Im-mortali, de-stinati alla Mortalità, lottano per essere al-di-là della partizione della Mortalità. I Mortali, determinati all’Im-mortalità, lottano per essere-sé al-di-qua dell’im-partibilità dell’Im-mortalità. I mortali, scrutando il Cielo, sostengono l’essere-stato del lottante contro il Cielo. Gli Im-mortali, calcando la Terra, riassumono l’essere-venturo del lottante contro la Terra […]. Nella decisione che destina a determinazione incontrovertibile, l’Uomo acquista l’irripetibile distintività del se stesso e del solo proprio solco identitario: se vi fosse il Divino, esso dominio non potrebbe sotto-articolarsi in Pantheon; se l’Eterno si desse nel modo d’essere dell’atto, non a essa stessa dimensione imperitura potrebbe contrapporsi il perituro; se l’Infinito comparisse giacché presenzialità, non alcuna individualità - mortale o immortale - conseguirebbe presenza e posizione. Nella decisione che aderge la Perpetuità omni-sovrastante, l’uomo conferisce lontananza e remotezza al proprio sguardo e scaglia nell’ex-tremo l’Orizzonte del suo poter-essere ancora, altrimenti, ulteriormente: se non vi fosse trascendenza rispetto alla caducità, non vi sarebbe processione, direzione, senso, ad-venire, compimento e conquista. Imprimendo il sé nella Terra e scrutando il punto di fuoco ultimo del Cielo (Ouranós Éschatos), l’Uomo dimora saldo e atremido nella solo sua coincentrativa autenticità. Mortali-Immotali, Chthoníe-Ólympos, si co-ad-partengono e co-implicano, perennemente antagonisti insistendo nell’im-morsatura dell’Uno auto-di-lacerantesi ove solo inquieta l’essenza e polemica dell’Umano riposa e giace […]. Nell’accogliere il Cielo che preserba la Terra-del-Cielo, nell’attendere la mortalità che conduce all’immortalità-del-mortale, avviene l’abitare autentico presso la Pro-abitazione come in-centro della Quadratura, l’autentica custodia ossia della solo sua impartecipabile essenza d’Ulteriorità-in-sé, nella co-essenziale ripresa che ne ri-presenzia, del suo non-essere di Non-essere-ancora, tutto l’essere-stato.
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Una pietra deposta a memoria, un pugno di terra, un tributo d’ocra, la cura della compostezza di due mani giunte, il lascito di un fiore, la pietà di un adagiamento fetale: questi e non altri sono i reperti della paleoantropicità, e anzi questi il nulla della deissi sua.

[...]

Pertanto, l’identità dell’Alterità che qui si ex–cute, l’incontraddittorietà della Contraddizione parimenti, non può apparire se non giacché questo stesso teleologico procedere (Geschichte) dell’Alterità verso l’escate puntualità del sé originariamente promessosi quale il Sé-pro-mettentesi, verso ebbene l’ultima o completa conquista dell’affermazione prima e autoprincipiativa del sé “Processo-di-conquista-del-sé”, se non pertanto in quanto incrementale attribuzione di positività o incontrovertibilità alla pro-posizione o affermazione che appella l’Originario all’ex-sistenza in quanto Pro-posizionalità, Negazione, Contraddizione, se non ebbene quale progressivo suo conferire o imprimere il carattere di Verità, Atto, Essere e a punto Identità alla deissi del contenuto della propria verità prima, del proprio autoattuativo atto, della propria esistenza primiera o precisamente di essa sempre sua identità archea.

[...]

Se l’identità di qualcosa si è dimostrata essere determinata dalla relazione tra contenuto del sé e pertenimento presso sé di tale inseità, ecco che ciascuna individua medesimezza, se astratta dall’orizzonte della Non-identità-in-sé (e dal suo processo) e lasciata alla presa dell’Identità-in-sé (e della sua stasi) — ciascuna determinata medesimezza e certamente la stessa seconda Identità-in-sé —, si ora palesa consegnarsi all’immobile permanenza presso la propria vuota tautologia, all’eterno altresì suo riverbero od oscillazione improgrediente dell’insé entro e attorno al punto didimo o dipartito del sé: funzione ossia dell’in-sé- Identità, funzione ovvero extrin-secazione del suo contenuto identitario, si dimostra pertanto essere esclusivamente il pertenimento presso sé del qualcosa, il “che cosa” del qualcosa-che-è-sé o contenuto distintivo dell’identità dimostrandosi invece ancora una volta essere determinato — autenticamente o negativamente — dal processo di coerentizzazione del sé dell’in-sé-Dif- ferenziantesi, dal (moltiplicativo/differenziativo) progresso suo epperò di impressione d’incontraddittorietà identitaria o extro-flessione dall’in-sé di tutta la solo propria contraddittorietà, ebbene di tutta la coerentizzazione o incontraddittorietà possibile, parimenti di ogni possibile attuazione o posizione distinta di coerenza identitaria. Infine, la stessa permanenza perpetuamente endoriflessiva dell’insé presso il punto uni-duale del sé, si dimostra ulteriormente essere impossibile da conseguire per ciascuna posizionalità particolare senza l’originario conseguimento — proleptico-ipotetico — del punto tautologico del sé della Non-identità, Differenza inseitale o medesimezza prima la cui funzione o extrin-secazione del proprio contenuto identitario altro non appare pertanto essere se non processo di conferimento autentico o contraddistintivo di ogni contenuto identitario o distintivo attraverso il processo di conferimento (= di conquista) d’incontraddistintività al sé del proprio pre-suppositivo contenuto identitario (= inseità) di Contraddistintività e Negazione-di-ogni-identità, di Alterità-da-ogni-medesimezza e Pre-sub-positività-in- sé.

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Ecco dunque che avvenendo lungo il procedersi dell’Originario, le realtà distinte - cioè i frantumi della deuteriorità - prendono via via posizione entro la plurivocità categoriale e dell’Essere e dell’Identità, cioè entro il loro co-aderire alla Deuteriorità [...], ma proprio poiché essa stessa ipostasi seconda o extrin-seca della contraddittorietà dell’Originario entro cui le realtà distinte (Tà ónta) trovano dimora, a sua volta trova dimora a punto entro la negatività (partecipazione negativa) dell’insé e positivo e coerente in quanto Non-essere o Alterità, ogni realtà distinta o precisamente, e d’ora innanzi con fondamento, ogni sinolarità onto-tautotetica, e partecipano - positivamente - e dell’Essere, e dell’Identità, per cui e sono, e sono se stesse, e partecipano - negativamente - della positività dell’in-sé Negazione (cioè di questa stessa positività autentica, che si è dimostrata divenire contenuto dell’inseità deuteriore, alla cui plurivocità ogni dipartizione o individuazione ulteriore afferisce per ciò detto con positività), per cui e non sono l’Essere-in-sé, e non sono l’Identità-in-sé, e non sono alcuna altra sin-olarità onto-tautotetica o inseità distinta.

[...]

Pertanto, il toglimento o ad-nullamento della contraddizione entro S, altro anzitutto non rappresenta se non una particolarità (Vestigium) del processo di incrementale sussunzione entro la Contraddizione in se stessa di tutta la contraddizione presente oltre essa Contraddizione prima o transcendentale, questa particolarità ossia del progressivo empimento di vacuità o nullità dell’affermatività di C (Kénosis), ovvero, a-un-medesimo-tempo in processione contraria, questa particolarità del progressivo empimento di posizionalità o affermatività della Negatività di C (Oíkisis). Tale orizzonte estremo di completezza di C certamente rappresenta pertanto la totalità della Mediazione, ebbene l’estroflessione o istituzione di ogni punto o posizione relazionale, di ogni distintività onto-tautotetica altresì: la Medialità-in-se-stessa infatti non in altro può trovare compimento se non nel massimamente mediare o corelare, ebbene nel mediare o corelare ogni cosa con ogni cosa (ekybérnese pánta dià pánton). In quanto dunque il grado massimo o totalità del mediare coimplica l’affermazione di ogni punto o posizione relazionale, cioè e, anzitutto, della distintività onto-tautotetica C, e, deuteriormente, della distintività onto-tautotetica S (“totalità [a-concreta] dell’immediato”), e, ulteriormente, secondo l’ordine del tempo, di ogni distintività onto-tautotetica (cioè della stessa concretezza di S), la totalità dell’Immediato, ossia la Totalità-in-se-stessa o l’inseitale Immediatezza, cioè ancora e del pari la posizione dell’Eterno, dell’Essere, dell’Incontraddittorietà e della Pienezza (quindi già egualmente di S), altro non è se non la posizione o realizzazione deuteriore o esterna della contraddizione di C - l’originaria o immanente contrad-dizione di C altro non essendo se non la stessa autoposizione od omo-realizzazione di sé in quanto C, cioè C stessa -, altro epperò egualmente non è se non la posizione o realizzazione deuteriore o esterna proprio di C medesima, ebbene la sua vestigia seconda.

[...]

Il Cielo, radicato alla Terra, lotta per oltre-protendersi contro l’allignamento della Terra. La Terra, compresa nell’omni-avvolgimento del Cielo, lotta per restare contro il trans-volgimento del Cielo. Gli Im-mortali, de-stinati alla Mortalità, lottano per essere al-di-là della partizione della Mortalità. I Mortali, determinati all’Im-mortalità, lottano per essere-sé al-di-qua dell’im-partibilità dell’Im-mortalità. I mortali, scrutando il Cielo, sostengono l’essere-stato del lottante contro il Cielo. Gli Im-mortali, calcando la Terra, riassumono l’essere-venturo del lottante contro la Terra […]. Nella decisione che destina a determinazione incontrovertibile, l’Uomo acquista l’irripetibile distintività del se stesso e del solo proprio solco identitario: se vi fosse il Divino, esso dominio non potrebbe sotto-articolarsi in Pantheon; se l’Eterno si desse nel modo d’essere dell’atto, non a essa stessa dimensione imperitura potrebbe contrapporsi il perituro; se l’Infinito comparisse giacché presenzialità, non alcuna individualità - mortale o immortale - conseguirebbe presenza e posizione. Nella decisione che aderge la Perpetuità omni-sovrastante, l’uomo conferisce lontananza e remotezza al proprio sguardo e scaglia nell’ex-tremo l’Orizzonte del suo poter-essere ancora, altrimenti, ulteriormente: se non vi fosse trascendenza rispetto alla caducità, non vi sarebbe processione, direzione, senso, ad-venire, compimento e conquista. Imprimendo il sé nella Terra e scrutando il punto di fuoco ultimo del Cielo (Ouranós Éschatos), l’Uomo dimora saldo e atremido nella solo sua coincentrativa autenticità. Mortali-Immotali, Chthoníe-Ólympos, si co-ad-partengono e co-implicano, perennemente antagonisti insistendo nell’im-morsatura dell’Uno auto-di-lacerantesi ove solo inquieta l’essenza e polemica dell’Umano riposa e giace […]. Nell’accogliere il Cielo che preserba la Terra-del-Cielo, nell’attendere la mortalità che conduce all’immortalità-del-mortale, avviene l’abitare autentico presso la Pro-abitazione come in-centro della Quadratura, l’autentica custodia ossia della solo sua impartecipabile essenza d’Ulteriorità-in-sé, nella co-essenziale ripresa che ne ri-presenzia, del suo non-essere di Non-essere-ancora, tutto l’essere-stato.

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