Orizzonte Altro
Diurnalia

L'ordinarsi nell'effimero dell'apparire del Mondo

Una generazione di ipocriti e opportunisti (ma non solo)
3 giugno 2026
L’ultimo gruppo dirigente del PCI che, sotto la segreteria generale di Achille Ochetto, ha gestito e diretto, in senso gramsciano, la transizione post-comunista, era costituito da: Massimo D'Alema, Walter Veltroni, Piero Fassino, Luciano Violante, Claudio Petruccioli, Aldo Tortorella.

Tra questi, proviamo – per fondare esemplificativamente il nostro ragionamento – a eleggerne paradigmaticamente tre, usando come criterio la maggiore fortuna e carriera politica raggranellata a seguito della cosiddetta "svolta della Bolognina: Massimo D’Almena, già presidente e vicepresidente del Consiglio, Ministro degli affari esteri e presidente del Copasir (il comitato di controllo politico sui servizi segreti italiani); Piero Fassino, Ministro della Giustizia e del Commercio estero, sottosegretario agli Affari Esteri; e Walter Veltroni, Vicepresidente del Consiglio, Sindaco di Roma e candidato premier. Tutti e tre sono stati Segretari del partito, al di là dei (molti) nomi da esso assunti nella filogenesi tra il PCI e l’attuale PD.

Ebbene – preso il potere – che ne fu di tutto il loro pathos riformistico?

D’Alema fu Presidente del Consiglio durante la prima guerra di aggressione imperialista yankee condotta nell’epoca postsovietica (Vicepresidente – e Ministro della difesa – di quell’esecutivo fu l’attuale nostro Presidente della Repubblica, al suo secondo settennato: noi sosteniamo la tesi che vede nella prima carica istituzionale italiana l’organo garante della nostra fedeltà ai potentati esteri – anglosassoni perlopiù – che ci governano e dominano dal 1945, una “investitura” viepiù divenuta cogente con la cosiddetta Seconda Repubblica). I piani di demolizione degli asset che furono del Secondo Mondo (geoestensione strategica, risorse energetiche, know how tecnologico, militare e nucleare, anzitutto) principiano, infatti, col vile e col vigliacco bombardamento illegale di Belgrado del 1999, compiuto anche da aerei italiani, in un momento in cui l’allora fragile potere moscovita stava per passare dalle mani di El'cin – che concludeva in quell’anno, insieme al decennio e al secolo, il proprio mandato [estero] di scempio, disgregazione e svendita dalla patria russa – a quelle di Putin, l’uomo politico che ne ereditò i frantumi.

Fassino, già celebre per rubare profumi nei duty free aeroportuali e per esultare al motto rivoluzionario e sandinista di: «Allora, abbiamo una banca?», è di recente tornato in auge per aver “rimbrottato” l’attuale “nostro” (confidando che la messa in virgolettato del possessivo lasci intendere agilmente la reale e l’effettiva persona grammaticale esprimente autenticamente il possesso) ministro della difesa circa la flebile riluttanza a fare entrare nell’Unione Europea una nazione corrotta fino al midollo, gestita in conto terzi (eccoli qui i “loro” di cui sopra, sicché i medesimi “terzi” noi gestenti, nonché i “mandanti” di El'cin e della borghesia compradora arricchitasi con le privatizzazioni selvagge di quel decennio infausto e infame), da una banda di gangster, coadiuvati nella loro azione corrotta, mercimoniante e ladresca da squadroni paramilitari, da noi armati, di stampo ideologico nazista (quando Z. celebra gli eroi collaborazionisti del Terzo Reich, non lo fa, certamente, per convincimento ideologico personale; a lui interessano esclusivamente il suo naso e il suo cesso; bensì poiché codesti battaglioni gli servono per tenere in piedi la sua rete di malaffare). In una recente intervista rilasciata al giornale che fu diretto da Pietro Croci e Aldo Borelli… , Fassino ha parlato infatti di “onda revisionista del governo”, di “scelta irresponsabile”, e di altre stizzite espressioni richiamanti all’ordine (di Black Rock) il povero Crosetto nel Paese delle Meraviglie…

Finiamo, agilmente, col più “fricchettone” del gruppo, Walter Veltroni, già celebre per aver appellato Berlusconi, durante il loro scontro pre-elettorale, con la perifrasi: “il maggior esponente della colazione a noi avversa". Ci piace ricordarlo così, quando paragonava Z. a Roosevelt (e quindi P. a H.) e invitava i giovani del nostro Wyoming (le Marche? L’Abruzzo?) a morire per Mariupol (eravamo – invero – ancora nel 2022, quando questi cialtroni ancora sognavano di infliggere una sconfitta strategica alla Russia… da lì ci saranno Mariupol, Bachmut, Ugledar, Adveevka, Soledar, Pokrovsk, Mirnograad, Volchansk, Chasiv Yar, Lyman, Serebrianka, Kupiansk etc…  a breve Konstantinivka, a seguire, e concludere Sloviansk e Kramatorsk; questo giusto per i cialtroni che a tutt’oggi parlano e titolano di “stallo” e stupidaggini varie e assortite)

https://www.la7.it/in-onda/video/ucraina-veltroni-inaccettabile-linvito-alla-resa-del-popolo-ucraino-se-roosevelt-avesse-fatto-lo-02-04-2022-432377

Bene, D’Alema e Fassino sono nati nel 1949, Veltroni è nato nel 1955. Secondo i cluster sociologici vigenti, i nati tra il 1946 e il 1964 sono definiti Baby Boomers, e sono coloro che, oggi, hanno un’età tra 80 e 62 anni. Secondo le ultime rilevazioni Istat, la ricchezza netta pro capite per fasce di età, vede primeggiare di gran lunga gli over 65, con 193.576 euro, seguiti da coloro la cui età va dai 51 a 65 anni (132.943 euro). I più poveri sono, naturalmente, gli under 30 (45.757 euro). Non solo. Dal 1991 al 2022, quindi negli ultimi 30 anni, gli over 65 hanno incrementato la propria ricchezza con un moltiplicatore di 4,8 (passando ovvero dai 40.235 euro del 1991 ai 193.576 odierni). Di contro, gli under 30 l’hanno aumentata solo di 1,8 (24.920 Vs 45.757).

Bene, ora proviamo a scegliere, in una sorta di riedizione torbida e nanesca, sicché borghese e vile, delle vite parallele plutarchee, tre campioni – più o meno figli della medesima generazione – del cosiddetto cantautorato politicamente impegnato e militante degli anni ’70, esponenti apicali di quell’industria dell’intrattenimento di massa già compiutamente descritta da Horkheimer e Adorno nella Dialettica dell’Illuminismo del 1947: Guccini (1940), De Gregori (1951), Vecchioni (1943). Guccini debutta tardi, nel 1967, a 27 anni. De Gregori, tra il 69 e il 71; sempre nel 1968, almeno come cantautore, debutta Vecchioni. Sono, naturalmente, gli anni della contestazione studentesca e della controcultura che, dal mondo anglosassone e precipuamente statunitense, irrompe in Italia, sulla scia della guerra imperialista yankee in Vietnam, contestazione che, dal maggio francese, in Europa assume un carattere maggiormente politico e di “classe”, cioè rivoluzionario in senso marxista, aprendo la strada persino alla lotta armata e al terrorismo.

Ebbene – conseguito il successo – che ne fu di tutto il loro pathos rivoluzionario?

Partiamo dal casus belli, dal perché, sicché, spendiamo tempo per deprecare, ulteriormente, un mal costume quasi “innato” nell’uomo, e anzitutto o elettivamente nel borghese (con climax nell’italiano piccolo-borghese): l’Ipocrisia, già severamente punita dal padre Dante (schiacciati in eterno da mantelli speciosi: d’orati in esterno, ma bronzei nell’animo, marci per contrappasso). Facciamo riferimento alla recente intervista rilasciata da De Gregori al Fatto Quotidiano: “Il cantante deve solo cantare e non esporsi su Gaza

Premettiamo: il luogo heideggeriano della discussione non è, qui, ben inteso, il ruolo che l’artista o l’intellettuale debba avere nella società, se dipartito dal mondo, eremita e solingo come lo Zaratustra nietzschiano o San Gerolamo, l’asceta dei deserti siriaci; oppure se attivo nel Secolo, formatore della classe dirigente, come Seneca e Aristotele, allignato nel domino del Pratico, come impone la missione del dotto fichtiana: non vogliamo, infatti, che l’ipocrisia di De Gregori e il suo nascondersi dietro i paludosi paraventi imbiancati delle moltitudini whitmaniane possa proteggerlo. Solo un inciso, anti-paraculistico, per così dire: se dentro la sua molteplicità variopinta si dà anche l’individualità genocidiaria sionista, ebbene la merda, l’unicità plurima del suo essere sintetico puzza, semplicemente.

<< Provo sempre un certo imbarazzo quando un uomo di spettacolo, che quindi ha una visibilità pubblica, vuole schierarsi in maniera così netta su questioni internazionali di guerra perché tutto ciò tutto che ci sta intorno va analizzato con estrema cura. Io non faccio proclami, perché non sono superiore a nessuno per dire quale posizione assumere su Gaza o Israele. Non do lezioni, visto che io anche ho le idee confuse. Per citare Whitman ‘contengo moltitudini’, il mio pensiero non è totalitario e non voglio né dare né prendere lezioni da nessuno, tanto meno da un uomo di spettacolo, che titoli ha per farlo? >>.

Nessun titolo, non angustiarti, sei solo un opportunista scaltro che ha imparato a suonare la chitarra, fiutare il vento per ottenere fama e denaro. Ma, vogliamo tranquillizzarti: la tua fama più o meno morirà con te, seppur il tuo patrimonio - così oculatamente accumulato - sopravviverà qualche generazioni in più.

Non sorte maggiormente progressiva toccò in verità a Guccini e Vecchioni, passati dal “lanciare a bomba – le locomotive – contro l'ingiustizia capitalistica, e per il trionfo della giustizia proletaria”, al lanciare le bombe democratiche dell’oligarchia burocratica europea, gestente i popoli per contro della superclass transnazionale al comando della Corporation capitalistiche e finanziarie angloamericane. Ricordiamo tutti, infatti, gli slogan così falsi come “pindarici” (“armiamoci per la pace”; “nutriamo di gentilezza lo spirito guerresco” … ) e gli interventi comiziali surreali di quella giornata di mobilitazione atta a celebrare il “ReArm Europe” di Ursula Von Der Leyen e Friedrich Merz (e, su tutti, di Larry Fink e Salim Ramji).

<< C’erano 6 amici al bar, che volevano cambiare il proprio conto in banca, la propria posizione di potere, la propria fama >>, e si sono venduti al migliore offerente d’ogni epoca, girando via via a seconda delle correnti contingenti. Le cronache, infatti, non riportano di particolari ritrosie ostense dalla Contessa du Barry alle profferte amorose del Borbone, di sospensione sicché del suo concedersi a Luigi XV allorché questi passò dall’antagonismo all’alleanza con l’Austria (Guerra di Successione Polacca e Guerra dei Sette Anni).

Negli anni '70 era utile seguire certi venti; oggi è utile seguirne (e servirne) altri. Banale, semplice, terribile, misero.

Ma, ci chiediamo, e qui dimora il punto capitale: siamo sicuri che i due venti siano realmente differenti? O non, piuttosto, un medesimo vento, un medesimo grumo di potere, ha soffiato e soffia – pro domo sua – in due direzioni differenti, così costringendo codesti opportunisti serventilo ai suddetti voli retorici, pseudo-colti e realmente para-culeschi?

E sia: nell’immediato dopoguerra, il “Potere del nostro Tempo” si è messo a tavolino per studiare il modo di finalmente adempiere al sogno dei loro padri, i pirati e i mercanti inglesi del '600: come conquistare tutto il mondo? E, ancora – come allora, quando decollarono il Borbone, nipote del nostro focoso amante e vizioso – la risposta strategica fu: distruggendo l’Orizzonte del Politico, dello Stato, di Cesare, sradicando ogni coalescenza aggregativa super-individuale, eradicando gli uomini, seminando discordia, generando il caos, figlio e padre del niente. Ed è qui, in questa “breccia della Storia” occidentale, che si inseriscono i destini personali dei vari D’Alema, Fassino, Veltroni; De Gregori, Guccini, Vecchioni.

Ma, siamo sicuri solo ed esclusivamente i loro destini personali?

Da un lato, infatti, molta della nostra storia di quegli anni andrebbe rivista: dal momento che diversi esponenti della lotta armata (operativi o “cattivi maestri” che fossero) oggi scrivono per fogli sovvenzionati dalla filiera Cia-Mossad, appare, retrospettivamente, immediatamente autoevidente come quella “stagione” (stragistica nera prima e terroristica rossa dipoi), sia stata eterodiretta dalle medesime potenze che ora ci vogliono lanciare come agnelli al macello in una guerra contro il più grande nemico attuale adertosi – resistente, meravigliosamente catechontico – contro la loro talassocrazia: il glorioso impero di Terra russo (infatti, come già scrivemmo, se con la talassocrazie cinese, i figli nati dall’incontro tra i predoni del mare anglosassoni e gli empori e gli usurai calvinisti, potranno forse trovare compromessi e punti in comune, l’Impero di Terra russo li avversa e schifa nell’essenza).

Dall’altro, ci sentiamo in dovere di estendere le loro responsabilità personali alla generazione tutta di cui sono stati, a vario titolo e grado, rappresentanti e portavoce: tutta quella generazione – ebbene tutto quel cluster che, come dimostrato, è di gran lunga il detentore massimo della ricchezza privata italiana – ha distrutto l'Italia, anzi ha, al contempo, svenduto e smunto il nostro Paese, la nostra sacra Patria, corrompendola sotto ogni punto di vista: culturale, educativo, morale, politico. E per cosa? Per il più classico dei “posti al sole” borghese: altro che “sole dell’avvenire”, fu il sole degli stabilimenti balneari toscani radical-chic a guidarli, come dimostrano a ogni piè sospinto nella loro senescenza e tramonto, i nostri

Vergona.