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Per noi, ram-mentando Heidegger, indica il modo prevalente di intendere l’Essere degli enti, sicché il modo elettivo – l’Edra epocale – in cui il Pensiero autoctico stesso, in accordo al ritmo diacosmetico della propria struttura originaria, dispiega, in speculare concento all’Ordine del Tempo, il Sentiero del Giorno, la Seinsgeschichte.
Con quale faccia, pertanto, appare il Pensiero dell’Essere degli enti nel nostro Tempo, quindi nell’attuale nostra civilizzazione? Da generazioni ormai si è evocato, per rispondere a codesta Grundfrage, l’ospite più inquietante: “Nichilismo è: manca lo scopo, manca il perché, i valori supremi si svalutano, tutto è niente”. Riteniamo tuttavia ciò non bastevole a descrivere lo Zeitgeist che stiamo attraversando. Nostro, infatti, non è semplicemente il Tempo che ha preso coscienza e consapevolezza dell’a-bissalità di ogni fondamento, della naufragabilità di ogni posizione epistemica, nostro è il Tempo che Vuole tutto ciò, ebbene che ha tutto ciò per Télos, dunque per Sollen.
Lo Zeitgeist che stiamo attraversando è, infatti, l’apparire alla Storia del Compito di distruggere ogni ente già disposto in forma e ordinato in ecceità nella suddetta armonica disposizione in discretudine degli enti che chiamiamo Vicenda dell’Essere (= dell’Assolutamente Altro da ogni ente e dall’Essere degli enti deuteriore stesso).
E come vuole tutto l’ontico e l’eidetico distruggere, come ogni limite discreto e ogni finitudine distinta nientificare? Forse con finitezza e limite? Per niente, piuttosto con l’impeto di Faust: indistintamente distruggere ogni distinzione, imprimendo al divenire il carattere dell’essere, questa è la suprema volontà di nullificazione dello Spirito del Moderno.
Ma, nondimeno, ancora tutto ciò riteniamo non basti a descriverlo nel proprio segmento estremo, l’attuale nostro, poiché noi non attraversiamo l’epoca in cui si erigono guglie, suonano fughe contrappuntistiche o dipingono cupole prospettiche. Nostro invero non è il Tempo della celebrazione dell’Aoristia e dell’edificazione dell’Apeiria, nostro, egualmente, non è il tempo della Kultur, bensì della Zivilisation, un tempo ovvero in cui lo scopo stesso della Grande Anima che informò la Civiltà, si annulla, transmutando il sé nell’áition efficiente: la cieca e l’indirezionata distruzione fine a se stessa, il “détruire, encore détruire, toujours détruire” per niente e non più per il Niente, come già nella Kultur che fu gotica.
Per tutto ciò condurre al di-mostramento (deiknýnai), per compiutamente disvelare (apo-kálypsis) sicché i signa di Faust, la seguente opera prende in esame dieci epifenomeni dell’essenza appena evocata, occorsi, come in premessa, negli ultimi 6 anni entro il nostro – di Occidentali post-moderni – orizzonte storico: decisioni politiche, movimenti cultuali, eventi di cronaca, claim pubblicitari, innovazioni tecnologiche, articoli di approfondimento sul costume e sulla società: tutto escute sul proscenio del Concetto il crepuscolo dell’Esperia, contro il cui escate turgore cremisi già si stagliano sorgenti i vessilli ultimi, i mefistofelici redimiti, del sovrano Niente, l’Originario.